Cosa c’entra la filatelia con il panegirico del colonialismo italiano? C’è una risposta sul catalogo “Collector Club” (II semestre 2018). Il catalogo è un veicolo che pubblicizza la vendita di collezioni di francobolli e di monete a prezzi scontati. E vi si trova di tutto: dai francobolli su David Bowie a quelli sui treni a quelli su Papa Wojtyla. Nulla di strano. Senonché a pagina 6, ove si presentano le collezioni della linea “Prestige” che “sono un’attenta selezione delle più significative proposte Bolaffi”, campeggia, corredato da una foto di Graziani con Badoglio, il titolo (tutto in maiuscolo) “La gloriosa epopea coloniale”, che è anche il nome della raccolta di francobolli. Sotto il titolo, la presentazione: “Il colonialismo italiano in Africa ha rappresentato una risorsa preziosa, incrementando il prestigio del Regno d’Italia agli occhi del mondo. Il desiderio di conquista ha anche arricchito il panorama filatelico con alcune delle emissioni più rare e ricercate”.

Risorsa preziosa? Prestigio agli occhi del mondo? Roba da far cadere le braccia. La storia del colonialismo italiano, in particolare in epoca fascista, è costellata da violenze ed eccidi efferati dalla Libia all’Etiopia, dall’uso di armi proibite (i gas tossici), dalla consapevole volontà di Benito Mussolini di utilizzare tali metodi, come confermato da decine di telegrammi a sua firma. Uno dei tanti (a Graziani) in data 8 luglio 1936: “Autorizzo ancora una volta V.E. a iniziare e condurre sistematicamente politica del terrore et dello sterminio contro i ribelli et le popolazioni complici stop. Senza la legge del taglione ad decuplo non si sana la piaga in tempo utile. Attendo conferma”. Ordine zelantemente applicato da Graziani in particolare in occasione del massacro del villaggio conventuale di Debra Libanos tra i giorni 21 e 29 maggio 1937, quando fu sterminata l’intera popolazione copta: diaconi, preti, disabili. La stima delle vittime va da 1500 a 2000 persone. Rodolfo Graziani in un memoriale così commentò la strage “Questo romano esempio di pronto inflessibile rigore è stato sicuramente opportuno e salutare. Esso ha ammonito i nemici, ha rinsaldato la fede ai vacillanti e ha legato maggiormente a noi i fedeli”.

In occasione dell’occupazione dell’Etiopia furono comminate al nostro Paese le sanzioni economiche da parte della Società delle Nazioni, col voto favorevole di 50 Stati e contrario solo dell’Ungheria, dell’Albania e dell’Austria oltre che, ovviamente, dell’Italia. Ecco il “prestigio del Regno d’Italia agli occhi del mondo” di cui si scrive sul catalogo.

Cosa ci sia di “glorioso” nel colonialismo italiano, dunque, va chiesto all’ignoto redattore del catalogo “Collector Club”. Ma più in generale è davvero bizzarro che persino in una pubblicazione di carattere filatelico, di cui si suppone sobrietà e obiettività in particolare su temi di carattere storico così importanti e delicati, spuntino toni apologetici nei confronti delle imprese più buie e sanguinarie di cui disgraziatamente è stato protagonista il nostro Paese in epoca fascista (e non solo).