da http://espresso.repubblica.it/polopoly_fs/1.281895.1472838833!/httpImage/image.jpg_gen/derivatives/articolo_648/image.jpg
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Il recentissimo provvedimento di legge sul terremoto (DL. 11 novembre 2016, n.205) va letto da due punti di vista: per quello che dice e per quello che non dice.

Dice che si tratta di “nuovi interventi urgenti in favore delle popolazioni e dei territori interessati dagli eventi sismici 2016”, il che è un fatto positivo.

Il finanziamento complessivamente reso disponibile fino all’anno 2022 assomma a circa 1,35 miliardi, che è lontano anni luce dall’effettiva esigenza ma è comunque una base di partenza.

E anche gli interventi programmati sembrano rispondere alle più immediate necessità: individuazione di aree e installazione di container per far fronte alle più immediate esigenze alloggiative, interventi urgenti sul patrimonio storico-artistico, incentivi per la ripresa delle attività produttive, quelle agricole in particolare.

Insomma un provvedimento di legge che cerca di fronteggiare i più immediati e gravi problemi creati dagli eventi sismici degli ultimi mesi, segnando un indubbio avanzamento rispetto a precedenti occasioni. È quanto vale anche per quel che riguarda la macchina dei soccorsi che, grazie soprattutto alla positiva crescita ed evoluzione della Protezione Civile, è apparsa di ben altra efficienza e qualità rispetto a quanto è avvenuto in occasione di eventi analoghi verificatisi nel tempo, non solo il terremoto dell’Irpinia del 1980 ma anche quello assai più recente de L’Aquila.

Credo che tutto ciò, con tutti i miglioramenti che potranno essere via via introdotti, vada valutato positivamente.

Però non si può nascondere la preoccupazione per ciò che non viene detto, cosa che riguarda non solamente quest’ultimo provvedimento di legge ma il permanere di un fragoroso silenzio delle principali istituzioni politiche – Parlamento, Governo, Regioni – sul tema della prevenzione degli effetti dei fenomeni sismici. Un tema antico che le maggiori istituzioni scientifiche hanno sollevato da tempo, ma che le istituzioni politiche mostrano di non sapere o non volere raccogliere.

Eppure la messa in sicurezza del territorio rispetto al rischio sismico è l’unica strada percorribile se vogliamo evitare altre vittime e altre distruzioni, sapendo che i terremoti sono eventi non prevedibili che si ripeteranno sempre nel nostro Paese.

Si sente ripetere continuamente che la messa in sicurezza è un intervento troppo oneroso sul piano finanziario, ma è una considerazione del tutto sbagliata. Solamente negli ultimi cinquanta anni abbiamo speso circa 120-130 miliardi (in euro) per riparare i danni prodotti dai terremoti e, molto spesso, con modalità del tutto insoddisfacenti (basti pensare al permanere per decenni di abitazioni provvisorie, alle molte ricostruzioni mal fatte o all’inqualificabile realizzazione delle cosiddette “new towns” a L’Aquila).

Con un finanziamento di simile entità, programmato in un arco temporale di 20-25 anni, saremmo in grado di mettere in sicurezza definitivamente la maggior parte del nostro patrimonio edilizio: case, scuole, ospedali, municipi, chiese, beni storico-artistici, aziende produttive.

Alessandro Bianchi
Alessandro Bianchi

Da queste considerazioni ha preso piede l’appello “La Terra trema”, lanciato da un gruppo di promotori formato da sismologi, geologi, ingegneri, urbanisti, storici, architetti, economisti, con l’obiettivo non solo di denunciare ritardi e omissioni da parte delle Istituzioni preposte, ma anche di sensibilizzare l’opinione pubblica su questo cruciale tema e di indicare la strada da intraprendere per affrontarlo.

 


LA TERRA TREMA. LO STATO ATTIVI UN PIANO DI RIGENERAZIONE DEL TERRITORIO

Il presente appello è stato inviato in data 5 novembre 2016 a firma dei Promotori:

Al Presidente della Repubblica, al Presidente del Senato, al Presidente della Camera, al Presidente del Consiglio, ai Ministri dell’Ambiente, dei Beni Culturali e Ambientali, delle Infrastrutture e Trasporti.

Da lunedì 7 novembre inizierà la diffusione anche sui social.

È possibile aderire inviando un messaggio all’indirizzo:

laterratrema2016@gmail.com

  

Alle 7.41 del 30 ottobre 2016 la Terra ha tremato ancora una volta con forza devastante in tutto il Centro Italia.

E tremerà ancora al Sud, al Nord, ovunque, perché nel nostro Paese il terremoto è un fenomeno endemico, che durerà per sempre.

Solamente negli ultimi 48 anni, con i terremoti del Belice (1968), del Friuli (1976), dell’Irpinia (1980), dell’Umbria (1997), del Molise (2002), de L’Aquila (2009) e dell’Emilia (2012), abbiamo avuto 4472 vittime e abbiamo speso – e continueremo a spendere fino al 2029 – 120 Miliardi di euro. Considerando quelli di Amatrice e Norcia (2016) arriviamo a 4770 vittime e almeno altri 8-10 miliardi di spesa.

Dunque dobbiamo rassegnarci a vedere crolli, distruzioni e vittime e ad intervenire solamente dopo, per piangere i morti, per proteggere chi è stato colpito e per tentare di ricostruire con costi enormi quello che i terremoti hanno distrutto?

No, non dobbiamo affatto rassegnarci a quello che sembra un inevitabile destino, perché sappiamo esattamente cosa dobbiamo fare prima: dobbiamo mettere in sicurezza il territorio  contro gli effetti dei terremoti.

Non potremo mai prevederli né contrastarli, ma possiamo fare in modo che le case, le scuole, i presidi sanitari, i municipi, le chiese, le aziende, il patrimonio artistico non vengano distrutti.

E sappiamo anche come fare. Lo sanno i sismologi, i geologi, gli ingegneri, gli architetti, gli urbanisti, gli storici, gli economisti, le imprese. Lo sanno e lo dicono da moltissimo tempo ma inascoltati, perché di fronte alla Terra che trema lo Stato – il Parlamento, il Governo e i suoi Ministeri, le Regioni – fornisce risposte inadeguate ad affrontare alla radice questo enorme e non eludibile problema.

Dunque a tutte queste Istituzioni, e alle singole persone che ne fanno parte, è rivolto il nostro appello, con il quale chiediamo che si facciano parte attiva per l’elaborazione e l’avvio di un  Piano di rigenerazione che metta in sicurezza i nostri territori, un Piano che deve camminare in parallelo con la macchina dei soccorsi e delle ricostruzioni perché è altra cosa: è una intelligente prevenzione.

Ci vorranno 20 anni o forse più, e serviranno 100 miliardi o forse più per mettere in sicurezza il nostro Paese.  Ma è quello che va fatto, da subito.

 

 PROMOTORI

Alessandro Bianchi (Urbanista, Rettore UniPegaso, Direttore “Scuola di Rigenerazione Urbana”)

Enzo Boschi (Sismologo, già Presidente INGV)

Remo Calzona (Ingegnere strutturista, Università Roma “La Sapienza”)

Giovanni Cannata (Economista agrario, Rettore UniMercatorum)

Massimo Cialente (Sindaco de L’Aquila)

Emanuele Greco (Archeologo, Direttore “Scuola Archeologica Italiana di Atene”)

Eugenio Lo Sardo (Storico, Direttore “Archivio Centrale di Stato”)

Franco Mundo (Sindaco di Trebisacce)

Agostino Nuzzolo (Ingegnere, Ordinario di trasporti Università Roma “Tor Vergata”)

Bernardino Primiani (Architetto, Presidente “Unione Nazionale Italiana Tecnici Enti Locali”)

Francesco Paolo Rizzi (Storico, Segretario Generale UNIMED)

Enzo Scandurra (Ordinario di Urbanistica, Università Roma “La Sapienza”)

Roberto Troncarelli (Presidente Ordine Geologi Lazio)

 

Alessandro Bianchi, professore ordinario di urbanistica, Rettore dell’Università Telematica Pegaso, già Ministro dei Trasporti nel secondo governo Prodi