
Tesseramento alla sezione ANPI di Bari, come ogni anno ci rechiamo a consegnare la tessera ad honorem a due donne: Teta, sorella minore del giovane Graziano Fiore, ucciso il 28 luglio 1943 insieme ad altri ragazzi in via Nicolò Dell’Arca, e Porzia, sorella di Benedetto Petrone, accoltellato a morte da militanti del Msi il 28 novembre 1977. Le due storie sono molto lontane tra loro, ma c’è un filo che le unisce.

Graziano, classe 1925, era un giovane studente e un talentuoso poeta: capelli scuri, fronte alta e un sorriso accennato misto di orgoglio e sfida, leader del movimento studentesco che si opponeva all’autoritarismo fascista. Era figlio del grande antifascista scrittore e meridionalista Tommaso che il 28 luglio 1943 era detenuto con altri oppositori politici nel carcere di Bari: all’indomani della caduta di Mussolini si era sparsa in città la voce della loro liberazione, per cui un corteo festante composto quasi tutto da ragazzi disarmati attraversava la città per andare loro incontro.
In prima fila anche Graziano, che sventolava una bandiera più grande di lui. Un reparto dell’esercito italiano che eseguiva gli ordini della circolare Roatta e fascisti dal balcone della federazione fascista a due passi fecero fuoco: tre scariche di fucileria e colpi di mitragliatrice sparati verso il basso, mentre i ragazzi increduli cercavano riparo cadendo. Venti i morti dilaniati, tra cui Graziano e settanta, probabilmente anche più, i feriti. Teta, la sorella più piccola, il giorno seguente avrebbe compiuto cinque anni, e a tanto a lungo quel posto vuoto a tavola ne avrebbe condizionato la vita.

Andiamo a trovarla in un bel condominio circondato dal verde in una zona residenziale della città: appartamento elegante, salotto, alle pareti litografie e quadri, anche un Guttuso, fotografie, piante e libri, tanti libri. Dal corpo agile e minuto, Teta ha insegnato molti anni latino nelle scuole superiori e ci parla con grazia, passando dalle testimonianze del passato all’attualità; vive da sola, ma ha una vita attiva, legge molto e frequenta i social. Il suo archivio comprende foto e documenti di quasi un secolo, tutto il Novecento pugliese. Racconta episodi legati alla grande casa di via Calefati, in cui abitavano quando il padre era provveditore agli studi e lamenta come la storia antifascista della nostra città sia poco conosciuta e riconosciuta. Prima di salutarci e ringraziarci per la consegna della tessera, con un sorriso che è ancora “sorriso di ragazza” ci indica il nostro fazzoletto posto in bella mostra sulla libreria, in attesa di indossarlo il 25 Aprile.

Quarantatré anni dopo la morte di Graziano, in un’altra zona della città, nei pressi della prefettura, verrà ucciso Benedetto Petrone, appena all’ingresso della città vecchia: lui abitava lì, quinto di nove figli di una famiglia di umili origini e lì, oltre alla frequentazione dei gruppi giovanili della Cattedrale, militava nella sezione del Pci che in quegli anni si batteva contro l’espulsione dei ceti popolari verso zone periferiche di nuovo insediamento e la conseguente speculazione. Aveva abbandonato gli studi di ragioneria al quarto anno ed effettuava lavori saltuari: manovale alla Fiera del Levante, bagnino, da un paio di mesi lavorava come scaricatore di pacchi con un’agenzia di trasporto merci. Era un lavoro pesante per lui, che da piccolo aveva contratto la poliomielite e quando non indossava le sue scarpe ortopediche aveva difficoltà nel correre: forse anche per questo quella maledetta sera non era riuscito a fuggire dall’agguato. Un compagno cercò inutilmente di soccorrerlo, rimanendo anch’egli ferito.

La sorella di Benedetto, Porzia, all’epoca non aveva ancora trent’anni: da allora è iniziato per lei un cammino di consapevolezza ed emancipazione; sostenuta dall’ANPI ha seguito tutto l’iter giudiziario che la vede ancora oggi opporsi all’archiviazione del processo. Robusta, un viso largo e sorridente incorniciato da capelli brizzolati, occhi vispi ed attenti, è quasi sempre in sedia a rotelle per problemi di salute. Le sue mani in continuo movimento spesso si stringono tra loro quasi a cercare la forza per trovare le parole, quelle “giuste”. Porzia non ha potuto proseguire gli studi, ma con orgoglio parla ora della laurea conseguita dai nipoti, quella che un tempo sognava per Benedetto: la sua è una storia di lotta e riscatto sociale. Abita un basso nell’intricato dedalo di strade della città vecchia, dove la porta è sempre aperta. Vi entrano parenti, amiche, esponenti di associazioni e di istituzioni, sindaco e presidente di Regione compresi, registi, gente di cultura: per ciascuno, racconti e memorie, dolci e limoncello rigorosamente fatto in casa. La città vecchia è ora molto cambiata: ristoranti, B&B e case vacanza hanno preso il posto dei luoghi frequentati da Benedetto e dai suoi compagni, ma Porzia resiste!
Benedetto e Graziano, morti entrambi a diciotto anni, rimasti ragazzi per sempre: per entrambi non c’è stata finora giustizia. Generazione, ceto sociale, vissuti, mondi lontani e diversi tra loro e tra le loro sorelle. Eppure un filo lega Teta e Porzia: portano entrambe il fardello di un’eredità consegnata loro dalla storia e dal dolore; condividono il vuoto di un giovane fratello strappato alla vita dalla violenza fascista e il dovere della Memoria. L’antifascismo le unisce!
Pubblicato mercoledì 8 Aprile 2026
Stampato il 08/04/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/servizi/lantifascismo-che-unisce-due-sorelle-due-ragazzi-una-sola-memoria/



