
Con un’udienza lampo e un rinvio per formalizzare l’assegnazione del procedimento a un nuovo collegio giudicante, il 14 gennaio è ripartito il processo per i mancati soccorsi che potrebbero aver contribuito a provocare la strage di Cutro dove, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, persero la vita almeno 94 persone migranti, di cui 35 minori, partiti pochi giorni prima dalla Turchia. Un nuovo rinvio dunque, motivato da problemi burocratici e di organizzazione per il processo sui ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love naufragato il 26 febbraio 2023, a pochimetri dalla riva di Steccato di Cutro. Mentre gli scafisti sono da tempo stati condannati, è ancora in fase di svolgimento il filone del processo sulle responsabilità dei rappresentanti della Guardia costiera e della Guardia di Finanza, che non avrebbero fatto tutto ciò che avrebbero dovuto e potuto fare per salvare un numero maggiore di vite fra i naufraghi. Considerando anche il ritardo dei soccorsi, come a molti era stato chiaro fin dal primo momento. La Procura contesta infatti i reati di naufragio e omicidio colposo plurimi, ipotizzando gravi negligenze, sottovalutazioni e ritardi nella catena decisionale che, sempre secondo l’accusa, avrebbero potuto cambiare l’esito di quella traversata.

Al Tribunale di Crotone, l’udienza fissata è stata subito rinviata in particolare per un errore nell’attribuzione del collegio penale: l’inizio del dibattimento, infatti, era stato assegnato a una sezione già impegnata, lo stesso giorno, in un processo contro la ‘ndrangheta con una sessantina di imputati. Da qui la necessità di attribuire il dibattimento a un nuovo collegio che sarà composto dai giudici Alfonso Scibona (presidente), Giuseppe Collazzo e Glauco Panettoni (a latere). Entrando nei dettagli del processo, gli imputati sono quattro finanzieri e due militari della Guardia costiera in servizio nella notte tra il 25 e 26 febbraio. Si tratta di Giuseppe Grillo (56 anni), capo turno della sala operativa del Reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza di Vibo Valentia; Alberto Lippolis (50), comandante del Roan di Vibo Valentia; Antonino Lopresti (51), ufficiale in comando tattico della Guardia di finanza; Nicolino Vardaro (52), comandante del Gruppo aeronavale della Finanza di Taranto; Francesca Perfido (40), ufficiale della Guardia costiera in servizio presso l’Imrcc di Roma; Nicola Nania (51), in servizio al V Mrsc della Capitaneria di porto di Reggio Calabria. Le parti civili, invece, sono 86 tra sopravvissuti, familiari delle vittime, Ong e associazioni.

Alla vigilia dell’avvio del processo, c’è anche da segnalare una forte denuncia da parte dei familiari delle vittime che si sentono tradite dallo Stato italiano. Mentre il governo della presidente Giorgia Meloni continua a discutere sulla estradizione dei rifugiati in Albania e a condurre una campagna reazionaria contro la magistratura in vista del referendum sulla separazione delle carriere, è la delusione il sentimento prevalentemente dei familiari delle vittime. “Vivere giorno per giorno nella speranza che non accada ad altri – lamentano con una lettera resa pubblica nei giorni scorsi –, vivere nella paura che altri membri delle nostre famiglie, bambini, padri, madri, nonni, non siano costretti ad attraversare il mare per piangere sulle tombe dei propri cari”.

E aggiungono: “Ci fa più male di tutto la sensazione che vi siate dimenticati di noi. Passa un anno, poi due e già si avvicina un’altra commemorazione. Alle promesse del vostro Primo ministro non sono seguiti fatti concreti. I ricongiungimenti familiari in cui abbiamo creduto e che abbiamo sperato non si sono realizzati. Nessuna delle altre promesse che i politici ci hanno fatto in questi anni è stata mantenuta”.

I superstiti annunciano intanto nuove mobilitazioni. “Con le unghie e con i denti – scrivono – con l’amore per la verità, faremo in modo di tornare a Roma nei luoghi delle promesse infrante. Torneremo nel vostro Paese per guardarvi negli occhi e chiedervi: perché vi siete dimenticati di noi?”. L’obiettivo a cui si guarda è il prossimo anniversario della strage: “Vogliamo tornare il prossimo febbraio e non sentirci soli nella notte di Steccato di Cutro, in balia di un mare di promesse e lacrime che, ormai per il terzo anno consecutivo, non porteranno a nulla”.
Se questa è, purtroppo, la dura realtà dei fatti, almeno nella società civile c’è ancora chi si indigna per ciò che il 23 febbraio del 2023 avvenne su quella spiaggia di Cutro. Tra le iniziative è stato realizzato un docufilm che, insieme ad alcune pubblicazioni già edite, racconta i fatti e la reazione della popolazione cutrese, almeno di quella che non si è allineata alla xenofobia delle destre al governo e che è ancora forte nella Calabria periferica e patria di emigranti che in milioni sono distribuiti in tutti e cinque i continenti.
A comunicare l’anteprima del docufilm programmata a Crotone per il 23 gennaio il giornalista Vincenzo Montalcini che nel suo profilo social, ha scritto: “Cari amici, è con grande emozione che vi annunciamo l’anteprima assoluta del docufilm “Cutro, 94…and more”, con la regia di Angelo Resta e la sceneggiatura di Bruno Palermo, Vincenzo Montalcini, Francesco Pupa e Angelo Resta. Questo lavoro è partito 16 mesi fa e lo abbiamo interamente autoprodotto, senza alcun supporto esterno. Vuole essere un omaggio alle persone che in quei giorni non si sono risparmiate e, soprattutto, un tributo alla verità su quanto è accaduto. L’evento si terrà venerdì 23 gennaio alle 20.00 al Cinema Teatro Apollo di Crotone, con un prezzo simbolico d’ingresso. I posti sono limitati e la proiezione sarà unica, in collaborazione con Unpli; il ricavato andrà interamente in beneficenza”.
Francesco Rizza, giornalista e membro dell’Anpi di Petilia Policastro (Kr)
Pubblicato martedì 20 Gennaio 2026
Stampato il 20/01/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/servizi/naufragio-di-cutro-si-riapre-il-processo-ma-solo-per-rinviarlo/





