
Diciotto imbarcazioni della missione Thousand Madleens to Gaza hanno sostato nel porto di Mergellina, a Napoli. Partite da Marsiglia il 4 aprile e arrivate il 10 aprile, sono ripartite il 13. 110 membri di equipaggio a bordo e più di tremila volontari in cinquantanove Paesi che supportano la missione da terra: logistica, raccolta fondi, mobilitazione politica, accoglienza nei porti di tappa. La flotta fa parte della Freedom Flotilla Coalition (FFC), coalizione internazionale attiva dal 2010 che riunisce diverse campagne nazionali per sfidare il blocco navale di Gaza. Tra esse Freedom Flotilla Italia.
Thousand Madleens to Gaza è una campagna civile internazionale che prende il nome dalla nave “Madleen”, un’imbarcazione della Freedom Flotilla intercettata e sequestrata dalla Marina israeliana nel giugno 2025. Il nome evoca l’idea che, se una singola imbarcazione può essere fermata, una mobilitazione di massa di migliaia di persone e imbarcazioni rappresenta una forza troppo grande per essere bloccata.

Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale ANPI, ha inviato un messaggio agli equipaggi. Il testo è stato letto dai compagni napoletani domenica 12 aprile, durante l’assemblea “Con la flotta dell’umanità” moderata dal Collettivo Argo. Riportiamo integralmente il messaggio del presidente Pagliarulo:
«A nome di tutta l’ANPI non vi porto solo un saluto e un augurio. Vi porto un grande abbraccio di vicinanza e di condivisione.
Sulle bandiere delle vostre navi leggo controluce tre parole: umanità, pace, fratellanza. Tre parole oltraggiate e violate dal mondo che viviamo.
Mai più, dicemmo 80 anni fa, dopo la guerra, i fascismi, le persecuzioni razziali. E invece oggi, di nuovo, ci troviamo davanti lo stesso nemico, lo stesso disprezzo per la vita umana, lo stesso odio per l’altro. È tempo di resistenza civile e politica. È tempo di rivolta morale.
Di chi è il coraggio? Non è del generale che comanda l’offensiva contro i civili. Non è di chi si crede eroe perché bombarda i più deboli. Non è di chiunque affermi che la sua sete di sangue esprime la volontà di qualsiasi Dio. Non è di chi calpesta la terra di un cimitero che lui ha creato.
Il coraggio è di chi si sente genere umano, il coraggio è degli inermi, il coraggio è bambino.
Camminiamo insieme, fratelli e sorelle, verso un mondo dove guerre e fascismi siano solo il ricordo di una preistoria del genere umano.
Il coraggio siete voi. Noi tutti siamo il vostro equipaggio di terra. Buon viaggio!»

Durante la sosta napoletana, la flotta ha avuto il suo quartier generale logistico e politico nella Mensa Occupata di via Mezzocannone 14-16, nel cuore del centro storico universitario. Lo spazio è autogestito dal 21 novembre 2012, data in cui un gruppo di studenti e precari ha riaperto i locali della mensa della Federico II, chiusa dal 2003. All’interno si trova la palestra popolare “Vincenzo Leone”, intitolata al partigiano che — tredicenne nel settembre del 1943 — con le Quattro Giornate di Napoli iniziò una vita interamente dedicata alla lotta. Morto nel 2010, nel 2013 gli è intitolata la palestra nei locali occupati dell’università Federico II: sport popolare autogestito, senza scopo di lucro, nel centro storico di Napoli.

L’accoglienza della flotta — pasti, riposo, incontri tra attivisti napoletani e naviganti di mezzo mondo — è stata curata dal Collettivo Argo, organizzazione studentesca molto attiva nel sostegno alla causa palestinese, tra i protagonisti delle mobilitazioni nell’Università L’Orientale e nella Federico II.

Sabato 11 aprile, centinaia di persone hanno sfilato per le strade della città con bandiere palestinesi e striscioni di solidarietà. Il corteo ha subito un cambio di percorso all’ultimo minuto: la partenza, inizialmente prevista da piazza Vittoria, è stata spostata a corso Vittorio Emanuele per motivi di ordine pubblico, impedendo ai manifestanti di sfilare davanti al consolato americano. Ma la “flotta di terra” – sia pur costretta ad ampia deviazione – è riuscita comunque a ricongiungersi con la flotta di mare, al tramonto.

Tra i presenti Tony La Piccirella, attivista e skipper barese di 35 anni, l’unico italiano ad aver partecipato alla missione del luglio 2025 della Freedom Flotilla, durante la quale le navi furono abbordate dalle forze israeliane. La Piccirella – che ha sporto denuncia per presunti atti di tortura subiti durante l’abbordaggio – questa volta si imbarcherà dalla Sicilia, in una fase successiva della missione. Guardando allo scenario attuale, ha detto: «Ora ci sono molti più motivi per salpare e scendere nelle piazze a sostegno della causa palestinese».
Stamattina, 13 aprile, al Molo Luise di Mergellina, un presidio ha accompagnato lo sgancio degli ormeggi. Sono intervenuti i portavoce della Freedom Flotilla, della Global Sumud e della Rete Napoli per la Palestina. Prima della partenza, alla Mensa Occupata, è stato caricato l’ultimo rifornimento — prodotti freschi e materiali logistici — sui furgoni diretti al porto.

La flotta è salpata verso la Calabria. La prossima tappa – prevista per mercoledì 15 aprile – è Cetraro, dove le imbarcazioni resteranno circa una settimana. La scelta è simbolica: i comitati locali intendono opporsi all’uso delle infrastrutture portuali del Sud Italia per la logistica militare. Sono previsti dibattiti, incontri pubblici e attività di formazione per preparare nuovi volontari.

A spiegare il senso di tutta la missione è Andrea Tundo, di Thousand Madleens Italia: «Da settembre-ottobre ad oggi le cose sono cambiate radicalmente a livello geopolitico, e ci troviamo davanti a uno scenario molto più complesso. Ponderando i rischi, abbiamo intenzione di salpare e rompere il blocco di Israele in Palestina — un blocco che non consente di recapitare gli aiuti umanitari in maniera corretta. Vogliamo che finiscano sia il genocidio a Gaza che l’occupazione illegale della Cisgiordania».
Pubblicato lunedì 13 Aprile 2026
Stampato il 13/04/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/servizi/la-freedom-flotilla-torna-in-mare-tre-giorni-a-napoli-poi-la-rotta-verso-la-palestina/






