Aula del Senato, 22 luglio 2025, voto sulla riforma della “Separazione delle carriere della magistratura”, i risultati (Imagoeconomica, Sara Minelli)

In quarta lettura e al termine del procedimento di revisione costituzionale previsto dall’articolo 138 della Costituzione, il Parlamento italiano ha approvato il disegno di legge costituzionale n. 1353 presentato dalla presidente del Consiglio e dal ministro della Giustizia dal titolo “norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della corte disciplinare”. Sotto il profilo del metodo adottato, va rilevato che, per la prima volta nella storia repubblicana, nessun emendamento integrativo o modificativo proposto dalle opposizioni parlamentari è stato approvato dal governo in carica e, quindi, dalla maggioranza parlamentare.

Pietro Calamandrei

Diceva Piero Calamandrei, che quando si tratta di metter mano alla Costituzione i banchi del governo dovrebbero restare deserti… e oggi, questo ovvio principio sulla separazione dei poteri e che riguarda la definizione delle regole costituzionali comuni che dovrebbero riguardare tutti i cittadini e le cittadine, è stato nuovamente violato.

L’ex ministro di Giustizia, Marta Cartabia (Imagoeconomica, Carlo Lannutti)

La legge di revisione approvata, modifica in modo sostanziale sette articoli della carta costituzionale nella parte riguardante l’assetto istituzionale della magistratura; sembra, più corretto, dunque, parlare di controriforma della magistratura e non di separazione delle carriere fra magistratura requirente e giudicante. Occorre osservare che la possibilità di passare da una funzione all’altra, dopo l’approvazione della riforma Cartabia, si è ridotta statisticamente in modo significativo (solo lo 0,8 da Pm a giudici e 0,2 per cento da giudici a Pm negli ultimi 5 anni). Esiste già, dunque, per i magistrati/e una precisa divisione delle funzioni, peraltro prevista dallo stesso art.107 della vigente carta costituzionale.

Come noto, tutte le revisioni costituzionali non sono mai neutre politicamente perché intervengono, direttamente, sull’equilibrio dei poteri dello Stato. In questo caso, le modifiche costituzionali proposte intervengono pesantemente, con l’introduzione di due Csm e di un’Alta Corte, per l’esercizio di funzioni che già oggi sono svolte dallo stesso Csm, sulla natura elettiva dei componenti togati del Consiglio Superiore della Magistratura e dell’organo disciplinare.

Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura (Imagoeconomica, Andrea Di Biagio)

Il metodo prescelto del sorteggio mina l’autorevolezza del Csm e umilia la magistratura nel suo insieme, considerata incapace di svolgere un’opera di selezione al suo interno tramite l’elezione dei propri rappresentanti. Il caso Palamara che ha messo in evidenza i rapporti oscuri fra pezzi della politica e limitati settori della magistratura al fine di concordare nomine e incarichi direttivi, viene usato come pretesto per eliminare il pluralismo culturale naturale in qualsiasi categoria e per giustificare il “sorteggio casuale” dei componenti del Csm a prescindere dall’ esperienza professionale maturata e dalle conoscenze del singolo magistrato estratto a sorte.

Corte di Cassazione. Palazzo di Giustizia (Imagoeconomica, Alessia Mastropietro)

Quanto all’Alta Corte, si rileva che il magistrato sanzionato disciplinarmente, dovrebbe rivolgersi allo stesso organo che ha adottato la sanzione disciplinare impugnata. Altro che terzietà del giudizio, quando si vieta al magistrato sanzionato di promuovere ricorso avanti la Corte di Cassazione per motivi di legittimità. Inoltre, con la modifica dell’art. 105 della Costituzione, all’interno del collegio dell’Alta Corte anche in grado d’appello, sarà teoricamente possibile ottenere un numero di componenti del collegio scelti, tramite il metodo del sorteggio selezionato, dalla politica superiore a quello previsto per la componente togata. I magistrati ritenuti scomodi dalla politica, nell’ esercizio del loro potere interpretativo delle norme, sanzionati, dunque, disciplinarmente.

Il ministro di Giustizia Carlo Nordio (Imagoeconomica, Alessandro Amoruso)

E ancora: veramente pensiamo che un corpo che dirige e dispone della polizia giudiziaria, separato dalla cultura della giurisdizione, sia uno strumento di garanzia per i cittadini? Un Pubblico Ministero privo della cultura della giurisdizione, dunque, giudicato per gli illeciti disciplinari da altri pubblici ministeri, legale della polizia giudiziaria gerarchicamente dipendente dal ministero dell’Interno, non sarà più una parte pubblica imparziale, ma sarà una parte sempre più ricattabile dal potere politico. Il Parlamento indicherà i reati da perseguire; reati che, spesso, non coincidono con quelli commessi dai colletti bianchi ma unicamente su quelli commessi contro il patrimonio o quelli commessi, invece, da coloro che manifestano il proprio dissenso attivo come comprovato dal decreto sicurezza. Il rischio, dunque, sarà quello di ottenere un modello di giustizia nella direzione di un modello processuale falsamente accusatorio, sempre più giustificato dalla scelta della separazione delle carriere, ma nell’esperienza pratica delle aule di giustizia sempre più favorevole per coloro che devono difendersi e già dispongono di ingenti risorse economiche per fare indagini, ricercare prove, esercitare compiutamente il diritto di difesa.

Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini. Sullo sfondo il progetto del Ponte (Imagoeconomica, Alessia Mastropietro)

Poi c’è il quadro politico in cui opera questa riforma; da leggere unitamente alla nuova legge elettorale, l’applicazione dell’autonomia differenziata e il premierato elettivo promosso dal governo in carica per completare) in una possibile involuzione autoritaria dello Stato di diritto: preoccupano le prese di posizioni governative sulle decisioni della Magistratura non particolarmente gradite e ritenute invadenti dal governo nella sua sfera di competenza; da ultimo, ad esempio, l’attacco del ministro dei Trasporti nei confronti della Corte dei Conti a proposito delle decisioni adottate in relazione ai costi non preventivati con certezza della realizzazione del ponte dello Stretto di Messina, oppure alle critiche alle interpretazioni dei Tribunali della Repubblica in ordine alla definizione di Paesi sicuri nelle convalide dei fermi per i richiedenti asilo trasferiti nei centri per il rimpatrio collocati in Albania.

La raccolta firme ha superato di molto il mezzo milione di firme anche grazie al contributo informativo dell’Anpi. Si può aderire ancora fino al 30 gennaio

Sotto il profilo politico, e in prospettiva del referendum costituzionale, fissato nei giorni 22 e 23 marzo 2026, su proposta del governo e con decreto del Presidente della Repubblica, si era percepita inizialmente una certa timidezza nell’affrontare la campagna referendaria in favore del No. La raccolta di firme a sostegno del referendum costituzionale di natura oppositiva, ai sensi del secondo comma dell’art. 138 della Costituzione, promossa da quindici cittadini volenterosi, con l’obiettivo di raggiungere le 500.00 adesioni dei cittadini entro il 30 gennaio, non solo è pienamente legittima sotto il profilo della necessità di rispettare i termini previsti dalla Carta costituzionale nell’indizione della data di svolgimento del referendum, ma si è rivelata uno straordinario strumento di partecipazione popolare, tanto da aver raggiunto il risultato in appena tre settimane. La raccolta continua perché in tantissimi vogliono contare in un iter pienamente democratico.

Nella campagna per il No occorrerà, certamente, semplificare il linguaggio e la comunicazione perché questa  consultazione non sarà una questione tecnica come qualcuno cerca di sostenere; separazione dei poteri e libertà del giudizio della Magistratura servono ai cittadini per realizzare i loro diritti a ottenere una retribuzione dignitosa, avere una casa, avere cure gratuite, non subire ingiustizie sul posto di lavoro. Insomma, una Magistratura realmente indipendente e non condizionata, che riconosce i diritti e li garantisce. Il vero obiettivo di questa revisione costituzionale approvata è un riequilibrio dei poteri in favore dell’esecutivo. L’efficienza del sistema non c’entra nulla con questa revisione costituzionale, servono invece risorse pubbliche per l’assunzione di personale amministrativo nelle cancellerie, negli uffici giudiziari, per stabilizzare i precari assunti nell’ufficio del processo, e per dare soluzione alla carenza di organico, sia giudicante sia requirente. Il fronte del No deve sapere, dunque, trasmettere emozioni e non arrendersi al disincanto, alla presunta neutralità dell’argomentazione tecnica, al clima indifferente della società per temi solo apparentemente lontani dalla realtà della popolazione ed è abbastanza prevedibile che il clima politico, invece, si surriscalderà con l’avvicinarsi della scadenza referendaria.

Non c’è quorum, vince chi prende un voto in più. Anche queste modifiche costituzionali, riguardano, dunque, la vita delle persone. Per questa ragione, vale la pena impegnarsi in favore delle ragioni del No e non restare indifferenti.

Marco Sereno Dal Toso, avvocato del Foro di Milano