Giorgio Gaber

Nella canzone del 1976 Le elezioni, un brano firmato da Giorgio Gaber e Sandro Luporini tratto dallo spettacolo teatrale Libertà obbligatoria, si descriveva con sottile ironia il giorno in cui, generalmente “in una domenica di sole”, ci rechiamo al seggio di una scuola e ci apprestiamo a ritirare la scheda per esprimere la nostra volontà di voto. Una scuola che, quando ci sono le elezioni, ci appare ancora “più bella”. Anche la gente per la strada ci sembra più educata e cordiale. E i carabinieri di vigilanza ai seggi hanno perfino un’aria rassicurante. “Una curiosa sensazione che rassomiglia un po’ a un esame, di cui non senti la paura ma una dolcissima emozione”.

Proprio come a un esame, in previsione del prossimo referendum del 22 e 23 marzo, ci stiamo preparando da qualche settimana per arrivare sicuri il giorno del voto. Non è materia facile quella su cui dovremo esprimerci. Dovremo esprimerci sulle modifiche introdotte dal governo con la cosiddetta “Riforma Nordio” che, come sostenuto dai fautori del Sì, rappresenterebbero la soluzione per rendere più equa e trasparente la giustizia o invece, come affermato dai favorevoli al NO, si configurerebbero come una riforma della magistratura nel tentativo di sbilanciare a favore della classe politica l’equilibro tra i poteri sancito dalla Costituzione.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (Imagoeconomica, Andrea Di Biagio)

La paura del NO

Oggi sono i social oltre alla tv a farla da padrone. Ma quando la Rete non c’era, come si muovevano le macchine organizzative dei partiti? Mi è venuto in mente che tra gli anni Sessanta e i primi anni Ottanta, per influenzare gli elettori e ottenere il consenso nelle diverse competizioni elettorali, i protagonisti della competizione elettorale avevano utilizzato, anche attraverso, i “testimonial”, uno strumento che dopo anni di compact disc, downloading e streaming, è tornato a vivere da qualche tempo una felice stagione, con un mercato in espansione e locali, fiere ed eventi dedicati.

Una delle tante iniziative territoriali del Comitato per il NO (Imagoeconomica, Saverio De Giglio)

I vinili

È vero. C’erano le tribune elettorali televisive, oltre naturalmente alle abituali forme di propaganda (comizi, volantini, manifesti, ecc.). Ma c’erano anche i dischi. Oggetto di indagine, nel caso del Partito Comunista Italiano, dell’interessante saggio presente sul web di Antonio Fanelli e Jacopo Tomatis I dischi del Pci sul numero 32/2021 della rivista “Il de Martino” che prende in esame il processo che ha permesso al supporto-disco di diventare negli anni Sessanta e settanta, seppur con le iniziali diffidenze (in particolare del Pci) “uno strumento di comunicazione politica e finanche un simbolo identitario per i partiti e i movimenti di sinistra”. Da segnalare inoltre, a proposito di dischi e politica in Italia, il convegno tenutosi a Torino dal 30 settembre al 10 ottobre 2025 dal titolo La rivoluzione a 33 giri, iniziativa coordinata dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino nell’ambito del progetto di ricerca PRIN 2022 “Atlante della discografia antagonista. Italia 1958-1980”.

Tornando ai dischi “elettorali” mi limiterò a dare spazio ad alcuni vinili usciti in quegli anni che vedevano impegnati non soltanto i segretari di Partito o i candidati di spicco ma anche personaggi famosi che prestavano la propria voce per veicolare una causa politica. I sopra citati “testimonial”.

L’attore e conduttore televisivo Enrico Montesano

I primi esemplari di vinili elettorali prodotti dalle Sezioni Stampa e Propaganda dei partiti contenevano, nella metà degli anni Sessanta, gli appelli dei segretari di partito su entrambi i lati. Con il tempo le voci dei leader politici, non sempre a loro agio con lo strumento, si affiancavano sempre più a quelle di personaggi famosi (attori, cantanti, gruppi musicali). C’è da fare però qualche distinzione su questo strumento “elettorale”. Nella metà degli anni Sessanta compariva quasi sempre soltanto il monologo del segretario di partito. In seguito, a partire dai primi anni Settanta, l’intervento del politico occupava nel disco elettorale soltanto più il lato A del 45 giri o dell’EP mentre sul lato B compariva per la prima volta una canzone o un brano recitato. Salvo poi presentare negli esemplari successivi soltanto più i contributi di musicisti ed attori. Nel caso dell’attore il messaggio politico era quello di un volto noto al grande pubblico che utilizzava in alcuni casi la voce di un personaggio popolare interpretato in televisione (un esempio è Felice Allegria nel caso di Enrico Montesano o Renatino nel caso di Renato Rascel). Nel caso del musicista il messaggio politico era quello di un cantante o un gruppo “d’area” che creava una canzone ad hoc o recuperava dal proprio repertorio un brano coerente con le posizioni del partito in quella tornata elettorale. Talvolta il lato A e il lato B del disco erano interamente occupati da cantanti o gruppi.

Il cantante e attore campano Aurelio Fierro, popolarissimo negli anni 50

C’era poi un altro tipo di 45 giri o di EP dove uno o più brani, dal contenuto distante dai temi della campagna elettorale, venivano utilizzati giustapponendo al brano o ai brani i riferimenti di un certo candidato. C’era poi il caso di alcuni cantanti che loro stessi si candidavano alle elezioni (tra i più celebri il cantante napoletano Aurelio Fierro). E infine c’erano poi dischi con canzoni svincolate dalle competizioni elettorali, prodotti dalle sezioni stampa e propaganda dei partiti in occasione di congressi, anniversari, celebrazioni (altro esempio quello realizzato dal Partito Comunista Italiano in occasione della morte del segretario Palmiro Togliatti).

Gli esemplari citati in questa raccolta, di certo non esaustiva, sono recuperati in particolare dalla piattaforma Discogs.com, dal sito della Discografia nazionale della canzone italiana dell’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi, da siti di vendita online o da segnalazioni di collezionisti di vinili. Molti di questi brani sono reperibili sul web.

Il referendum sul divorzio

Iniziamo, visto che il prossimo sarà un referendum, da alcuni vinili fatti uscire in occasione di un importante referendum, quello sul divorzio del 12 ed il 13 maggio 1974, primo referendum abrogativo in Italia, promosso dalla Democrazia Cristiana di Amintore Fanfani per cancellare la legge Fortuna-Baslini del 1970 che aveva introdotto la possibilità di sciogliere il matrimonio. La tecnica di propaganda attraverso il vinile era già stata sperimentata nelle precedenti esperienze elettorali di inizi anni Settanta e in questa occasione i due partiti della sinistra producevano due vinili a sostegno delle ragioni del No all’abrogazione della legge.

Uno, del Partito Socialista Italiano, presentava sul lato A il brano L’anniversario di Domenico Modugno e sul lato B l’intervento dell’attore Arnoldo Foà intitolato Cosa ne pensa del divorzio. Sul lato A il celebre cantautore, attore e deputato con il Partito Radicale, noto come “Mr. Volare” (si veda di Giancarlo Governi e Leocarlo Settinelli, Mister volare – La rivoluzione di Domenico Modugno, Firenze, Valsecchi, 2024) utilizzava per l’occasione una canzone pubblicata l’anno precedente con la RCA, anticipando il brano con una dichiarazione di sostegno al No all’abrogazione della Legge, ovviamente non presente nell’originale: “il matrimonio significa amore, libera scelta, non deve diventare un ergastolo, dimostriamo di rispettare il matrimonio dicendo no all’abolizione del divorzio”, concetto peraltro ribadito nella canzone in cui il cantante, rivolgendosi alla moglie, dichiarava: “Noi non giuriamo niente perché non c’è bisogno, con un contratto non si lega un sogno. Come ti sono grato di questa libertà, la libertà di amarti senza essere obbligato”.

Un altro disco a favore dell’istituto del divorzio uscito in quel periodo lo realizzava Franco Trincale, cantautore e cantastorie siciliano emigrato a Milano negli anni cinquanta, voce degli sfruttati e degli operai delle fabbriche occupate negli anni Sessanta e settanta, autore, come vedremo in seguito, di vinili a sostegno del Partito Comunista. Da segnalare, a proposito di Trincale, un interessante libro che contiene poesie e disegni del cantastorie siciliano, quello a cura di Mauro Geraci con la copertina del fumettista milanese Ivan Manuppelli dal titolo Pensu, chiudu l’occhi e scrivu, Pitigliano, Strade Bianche di Stampa Alternativa, 2020, disponibile sul sito web dell’editore (si veda inoltre Chiara Ferrari, Franco Trincale, informazione e politica. Quelle buone su Patria Indipendente del 13 dicembre 2020).

Il cantautore Franco Trincale

Per il Referendum sul divorzio il cantastorie siciliano incideva un brano Ballata di Franco Trincale che dice No! all’Abolizione del Divorzio, diviso in due parti, con la copertina che riportava un eloquente riproduzione semplificata della scheda. Anziché il classico riferimento al Partito il disco presentava la denominazione “Campagna contro l’abolizione del divorzio”.

Veniamo alle elezioni

Un disco “elettorale” inciso dal Partito Comunista interamente musicale per le Elezioni Politiche del 19 e 20 maggio 1968 era un EP che conteneva quattro brani di Antonio Infantino ed Enzo Del Re. Antonio Infantino cantautore e poeta di origini lucane, maestro della tradizione popolare meridionale, era stato il fondatore del gruppo dei Tarantolati di Tricarico (si veda il recente libro I denti cariati e la patria e altre poesie, Buccino, Eretica, 2025 che riprende con l’introduzione di Fernanda Pivano un quaderno di poesie di Antonio Infantino pubblicato da nel 1967). Enzo Del Re cantautore pugliese, interprete di importanti canzoni di lotta e di protesta aveva, tra le tante, composto il brano Lavorare con lentezza diventata un inno per il movimento politico spontaneo del Settantasette (si veda il recente libro di Leonardo Vita, Enzo Del Re. Il cantaprotestautore corpofonista, Roma, Arcana 2025). A proposito del disco, Antonio Infantino in un’intervista di Walter De Stradis del 24 febbraio 2016 raccontava: “Nel 1968, avevo fatto un 45 giri di propaganda politica, diffuso dagli altoparlanti in tutta Italia, ma accreditato al PCI e non a me. Era stato registrato artigianalmente all’interno di Botteghe Oscure alla presenza di Nilde Iotti”. Questo, a dimostrazione della propensione a favorire la sobrietà d’esecuzione di queste produzioni, del resto già affermata da un gruppo importante come i Cantacronache che sostenevano come l’accompagnamento musicale di un brano “politico” dovesse essere “di grande naturalezza e semplicità”: Sul lato A del disco si trovavano Il generale Westmoreland e Il padrone mi ha detto. Sul lato B La vita cambierà e Figliolo caro. Ne Il padrone mi ha detto il protagonista faceva riferimento alle intenzioni di voto del suo datore di lavoro: “Il padrone mi ha detto, non sei stufo di votare, con uno straccio di scheda che cosa credi di fare? Ma lui a votare ci va e non vota scheda bianca, di fare il padrone non si stanca mai. Il padrone mi ha detto, la politica è roba sporca, stai bene a casa tua e tieni chiusa la porta. /…/ Il padrone mi ha detto, basta con i partiti, tanto sono tutti uguali e sono poco puliti. Ma lui il partito ce l’ha, e non vota scheda bianca, di fare il padrone non si stanca mai”.

Elezioni regionali del 1970

In occasione delle prime storiche elezioni regionali del 7 e 8 giugno 1970, insieme ad amministrative e provinciali, il Partito Comunista lanciava un appello agli italiani emigrati all’estero e distribuiva un 45 giri che conteneva sul lato A L’emigrazione deve finire da un discorso di Palmiro Togliatti e sul lato B Appello agli emigrati del segretario del partito Enrico Berlinguer con Canto dell’emigrante di Franco Trincale. L’Appello agli emigrati veniva riproposto in occasione delle elezioni politiche del 1972 e diventava il lato A di un 45 giri che conteneva sul lato B L’internazionale.

Il segretario del Pci, Palmiro Togliatti

Sempre in occasione delle elezioni regionali del 7 e 8 giugno 1970 il Partito Socialista Italiano ingaggiava due grandi attori, Nino Manfredi e Gianni Bonagura, che sul lato A di un 45 giri esponevano le ragioni del loro voto al PSI in un Dialogo tra due elettori al di sopra di ogni sospetto. Sul lato B del disco era inciso il brano Noi Siamo di Anna Casalino, attrice di prosa e cantante, sposata con Silvano Spadaccino dei Cantastorie che l’anno successivo incideva Bella Ciao per il PSI in occasione delle elezioni regionali in Sicilia. In Noi siamo Anna Casalino era accompagnata dall’orchestra del celebre direttore d’orchestra e compositore milanese Bruno Canfora. “E noi… Noi siamo quelli… una casa per tutti, una terra per tutti. Noi siamo quelli… della pace per tutti, di una scuola per tutti. Diciamo NO ai cannoni su Praga! /…/ Noi non crediamo ai padroni che danno premi fedeltà. Diciamo NO a chi affama la campagna! Lo stesso NO a chi strozza le città! L’autunno sindacale ha aperto una breccia sul fronte del lavoro, del potere e dei padroni. L’altra l’apriremo nello Stato accentratore, nello Stato autoritario: e saranno le Regioni”.

In occasione delle elezioni regionali in Sicilia dell’anno successivo, il 13 giugno 1971, le Sezioni Stampa e Propaganda dei partiti producevano un numero significativo di 45 giri. I più prolifici erano i socialisti che coinvolgevano due celebri personaggi. In due 45 giri si trovavano infatti gli interventi di due attori importanti quali Aroldo Tieri e Pino Caruso. Quello con Aroldo Tieri era intitolato Pendolare stanca, quello con Pino Caruso Uno + uno + uno fanno tanti. In entrambi i 45 giri sul lato B era presente una versione di Bella Ciao che andava a intrecciarsi con l’altrettanto famosa canzone partigiana Fischia il vento. Il brano era eseguito dal gruppo i Cantastorie di Silvano Spadaccino, cantautore e musicologo pugliese, autore di canzoni per Domenico Modugno, attore di teatro, di cabaret e a partire dal 1968 anche di cinema. Tra i ruoli più noti al pubblico sul grande schermo quello dello spietato dietologo professor Birkermaier nel film del 1980 Fantozzi contro tutti di Neri Parenti.

“Tutti votanu comunista”

Nelle stesse elezioni per il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana del 1971 il Partito Comunista richiamava Franco Trincale che in un 45 giri con etichetta Pci presentava quattro ballate imperniate sulla necessità di cambiamento in Sicilia dal titolo “Li cosi ann’a canciari”, due sul lato A Pirchì e Li stessi facci ‘n Palermo ci su e due sul lato B Tutti votanu comunista e Non farti ingannare. Sempre Franco Trincale per le elezioni politiche del 1972 compariva in un EP prodotto dal Partito Comunista che conteneva quattro brani: sul lato A Tasse e profitti e La mutua e sul lato B I baroni della casa e Ballata per la morte del Centro Sinistra.

E sempre in occasione delle elezioni politiche del 1972 il Partito Comunista produceva un altro EP che conteneva sul lato A due brani, uno di Anna Identici Era bello il mio ragazzo e uno degli Stormy Six La Birindelleide. Sul lato B altri due brani, nel disco attribuiti entrambi agli Stormy Six Quando s’era diplomato e La ballata della D.C. Soltanto il secondo La ballata della D.C., era degli Stormy Six, il primo Quando s’era diplomato era eseguito dal cantautore Nino Tristano, nome d’arte di Nino Pirito, musicista di origini calabresi che aveva inciso quindici 45 giri e quattro album prima di intraprendere la carriera di giornalista.

Della cantautrice cremonese Anna Identici (si veda tra le canzoni d’impegno civile la canzone del 1974 Quaranta giorni di libertà, sigla dell’omonimo sceneggiato televisivo dedicato alla partigiana Repubblica dell’Ossola era presente, come detto, Era bello il mio ragazzo scritta da Pier Paolo Preti con la musica di Gianni Guarnieri, singolo del 1972 contenuto poi nell’album Apro gli occhi di donna su ‘sta vita del 1972 (nel disco si ringraziava la Ariston Records per la concessione). La canzone era stata presentata al Festival di Sanremo del 1972. Il coraggioso brano trattava un argomento delicato. Quello delle morti sul lavoro causate dall’assenza delle norme di sicurezza da parte dei datori di lavoro. “Non fa niente, solo un piccolo incidente, quando si lavora sodo non c’è soldi da buttare, non puoi metter troppa cura per far su l’impalcatura” Un tema non certo consueto per la manifestazione canora sanremese. La canzone infatti non arrivava alla fase finale, vinta poi dal più rassicurante brano I giorni dell’arcobaleno cantato da Nicola Di Bari. Il titolo della canzone è stato utilizzato, tra l’altro, da Giuseppe Ciarallo nel libro Era bello il mio ragazzo – Morti sul lavoro. Canzoniere del dolore e della rabbia, Bologna, Pendragon, 2024 con i testi di settantatré canzoni che, dal secondo dopoguerra a oggi, hanno raccontato il dramma dei caduti sul lavoro. Il volume contiene inoltre settantatré disegni di altrettanti illustratori e illustratrici sempre sul tema delle morti bianche.

Gli Stormy Six a Milano

Del gruppo milanese degli Stormy Six (si veda a proposito il recente libro di Alberto Gagliardo, Come l’acciaio resiste la città. Viaggio nella Liberazione con gli Stormy Six, Bologna, DeriveApprodi, 2025) era presente, come detto, La Birindelleide, una versione aggiornata de La Badaglieide, uno dei più noti canti della Resistenza antifascista italiana composta nell’aprile del 1944 da Nuto Revelli, canzone che prendeva di mira il maresciallo Badoglio e il re, interpretata tra gli altri da I Gufi e da Fausto Amodei. Nel caso de La Birindelleide il bersaglio era Gino Birindelli ufficiale e ammiraglio della marina italiana, deputato del Movimento Sociale.

Gli Stormy Six sul palco di una manifestazione

Nel brano era citato Fernando Tambroni, presidente del Consiglio di un governo sostenuto da democristiani e missini, caduto il 19 luglio 1960 dopo la reazione popolare provocata dal tentativo di far celebrare il congresso del Movimento sociale italiano a Genova, Città Medaglia d’oro della Resistenza. Erano citati inoltre Giovanni De Lorenzo capo del servizio segreto militare e artefice del progetto eversivo “Piano Solo” del 1964, Junio Valerio Borghese, repubblichino comandante della X Mas, missino promotore di un tentato golpe nel 1970 e Giorgio Almirante, segretario del Movimento Sociale Italiano, funzionario del regime fascista durante la Repubblica Sociale Italiana.

Da segnalare che proprio Gino Birindelli in quella tornata elettorale autoproduceva un 45 giri Birindelli Agli Italiani Elezioni Politiche 7 – 8 Maggio 1972. E sempre a proposito di Movimento Sociale Italiano, da segnalare un 45 giri pubblicato nel 1971 dal cantautore icona della destra anni Settanta Leo Valeriano che riportava sul lato A La ballata dell’illusione e sul lato B Bella bambina, disco utilizzato l’anno successivo a scopi promozionali (cambia anche la copertina) in coincidenza delle elezioni politiche del 1972. Il disco riportava il nome del candidato Pino Rauti, parlamentare missino, fondatore nel 1969 del movimento di estrema destra “Ordine Nuovo” sciolto a seguito del processo a carico dei suoi dirigenti accusati di ricostituzione del disciolto Partito Nazionale Fascista. Da ricordare che il brano Bella bambina contenuto nel disco diventava in seguito l’inno dei “volontari nazionali” il servizio d’ordine del Movimento Sociale Italiano sul quale la procura di Milano disponeva nel 2009 un’indagine per il reato di apologia di fascismo.

Il Duo di Piadena per il Psi

Sempre in occasione delle elezioni politiche del 1972 il Partito Socialista Italiano incideva e distribuiva un EP contenente sul lato A un intervento dell’attore Pino Caruso Basta con la libertà e sul lato B una canzone del Duo di Piadena Vogliamo andare avanti. In quest’ultima veniva richiamato nel titolo il quotidiano Avanti organo del Psi. “Vogliamo andare avanti, avanti, avanti nella democrazia e il mondo socialista è la tua garanzia. Vogliamo andare avanti. /…/ E torna a minacciare il centurione di ridurre l’Italia una galera, ma è solo il ruggito del piccione, è tramontata la camicia nera. /…/ E ordine vuol dire che i diritti di chi lavora sono rispettati. Giusti salari per giusti profitti senza i ricatti dei privilegiati. L’Italia non ha figli disuguali, i destini non sono belli o brutti. Lavoro e dignità non son regali in una società che sia di tutti”. Del duo di Piadena è stato ristampato nel 2024 il libro di Alessandro Bratus, Maurizio Corda, Fabio Guerreschi e Fabio Maruti, Il Duo di Piadena. Dalle osterie alla televisione, Cremona, Edizioni Fantigrafica, 2019. Nel disco, l’originale provenienza del duo, le osterie, era emblematicamente rappresentata dal fiasco di vino in copertina.

Sempre il Partito Socialista Italiano, ma questa volta in occasione delle elezioni regionali del 15 e 16 giugno 1975, produceva un EP contenente sul lato A una canzone del gruppo Equipe 84, uno dei più autorevoli esponenti del beat italiano degli anni Sessanta, intitolata 15 Giugno ‘75. La canzone, ricalcata su Clinica Fior di Loto S.P.A. del 1973, un singolo poi contenuto in Dr. Jekyll e Mr. Hyde, sesto album del gruppo sempre dello stesso anno, iniziava con una dichiarazione di Maurizio Vandelli, il cantante del gruppo, a favore del Psi. “Il Partito Socialista Italiano ci ha chiesto una canzone per le elezioni amministrative del quindici giugno. Noi dell’Equipe 84 lo facciamo volentieri, prima di tutto perché crediamo che il Partito Socialista Italiano sia l’esponente più giusto delle idee di noi giovani e poi perché siamo convinti che – Libertà, diritti civili e democrazia di base – siano parole belle ma vuote se non si riempiono di contenuti e se non trovano riscontro nella partecipazione di tutti e soprattutto delle giovani generazioni”.

Il gruppo Equipe 84

Cominciava poi la parte musicale che conteneva una velata insinuazione ai presunti toni velleitari della contestazione giovanile di quegli anni “Criticare giusto sì, contestare giusto sì ma oggi devi fare di più. Col tuo voto hai un’arma vera in mano tu”. Il brano prosegue con l’indicazione precisa del voto “Molti simboli tu vedrai, molte promesse, però sai che per trovare la strada tu, stai sulla sinistra e non sbaglierai mai più. Su quelle strade ci sono scuole, ci sono uomini che hanno in faccia il sol. Il Socialismo nelle loro mani verrà ad allargare le porte del domani”. Il lato B conteneva invece l’intervento di Enrico Montesano nei panni del personaggio televisivo Felice Allegria Io la penso così.

Alla Fiera dell’est

Il musicista Angelo Branduardi

Un altro vinile “elettorale” del Partito Socialista italiano era un 45 giri di qualche anno dopo che conteneva due brani non associabili alla linea politica del partito. Il sito della Discografia nazionale della canzone italiana dell’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi riporta l’anno 1983, anno in cui si erano tenute il 26 e il 27 giugno le elezioni politiche, peraltro non richiamate nel disco. Sul lato A era presente La serie dei numeri del celebre cantautore, compositore e polistrumentista Angelo Branduardi pubblicato l’anno precedente e inserito nell’album Alla Fiera dell’Est e sul lato B il brano Lupo Lupo del cantautore Mario Acquaviva pubblicato invece nel 1980 e inserito nell’album Ballabile dello stesso anno. Interessante l’immagine della copertina perché recava il garofano che, a inaugurare il nuovo ciclo craxiano; aveva progressivamente sostituito l’originale falce e martello, diventando il simbolo del Partito.

Fin qui le produzioni elettorali dei due principali partiti della sinistra di quegli anni. Anche la Democrazia Cristiana, il partito al governo ininterrottamente per quasi cinquant’anni, aveva prodotto dischi elettorali con il proprio servizio di propaganda. L’acronimo SPES che in latino vuol dire speranza e compariva in alcuni casi sui dischi corrispondeva al Servizio di Propaganda e Stampa del Partito. I testi delle canzoni promosse dalla Dc non erano espliciti richiami al voto come in quasi tutti i singoli di Pci e Psi ma allusivi appelli all’elettorato di riferimento, come quelli contenuti nel 45 giri realizzato dall’attore, comico, ballerino e cantautore romano Renato Rascel.

Renato Rascel nel film “Il cappotto”

Il disco, uscito nello stesso anno e sfruttato in occasione delle elezioni regionali del 1970, conteneva due brani. Sul lato A un brano melodico dal titolo Bambina dagli occhi neri, sul lato B una filastrocca dal titolo Renatino e la coscienza che aveva come protagonista un personaggio creato dall’artista, Renatino appunto, alle prese con un incubo: Il giorno in cui “al paese di Bellaria di votar si convenette” Renatino non si era svegliato per recarsi alle urne, tanto da ridestarsi il mattino dopo e trovarsi “bell’e inguaiato” alle prese con un nuovo capo che, con un inequivocabile accento russo, gli intimava: “Senti un poco amico mio, oggi qui comando io, niente sonno, niente sieste, io ti aggiusto per le feste ed in fine di giornata devi andare all’adunata”. Risvegliato dall’incubo, la voce persuasiva della coscienza invitava Renatino a “votar per la Regione proprio come si conviene”.

Papa Giovanni XXIII

Cristiani o comunisti

In occasione delle elezioni comunali romane del 1971, un candidato della Democrazia Cristiana, Giovanni Gigliozzi, autoproduceva un EP che conteneva sul lato A il brano Però ti aspetto qui del cantante romano Giorgio Onorato e sul lato B l’appello del candidato dal titolo Se Sei D’Accordo Vota Così: Democrazia Cristiana N° 35. Da segnalare che Giovanni Gigliozzi, giornalista e regista radiofonico romano, aveva pubblicato nel 1966 per il Comitato Civico Romano, l’organizzazione di laici cattolici nata nel 1948 in funzione anticomunista, un 45 giri dal titolo Cristiano o Comunista che conteneva sul quarto di copertina il pensiero di Giovanni XXIII estratto dal Sinodo Romano art. 663 sulla partecipazione dei cattolici alla vita politica. Un impegno volto a impedire che salissero al potere “cittadini i quali avversano le religioni e mettono in pericolo vitali interessi spirituali e morali del popolo italiano”:

Non si trattava, come nel caso del singolo di Renato Rascel o del precedente appello di Giovanni Gigliozzi, di un invito ad adempiere al voto per scongiurare “pericolose deviazioni” ma rappresentava invece la volontà di conservare, attraverso il voto, gli “anni felici” dei governi democristiani, il disco promosso in occasione delle elezioni politiche del 1972 dalla Dc intitolato appunto Gli anni felici. Il 45 giri conteneva sul lato A l’interpretazione del brano da parte dalla cantante milanese e conduttrice di programmi televisivi di cucina  Wilma De Angelis, e sempre sullo stesso lato quella in una versione swing eseguita dal cantante jazz e conduttore radiofonico riminese Gino Corcelli.

Anni “felici”, come sottintendeva la canzone, “fino a quando noi resteremo ancora insieme”. A rafforzare il concetto, sul lato B era inciso il brano Gli anni felici continueranno in due versioni, una di Van Prince e l’altra di Silvia Guidi, cantante ferrarese dei primi anni Sessanta. Il brano era un adattamento della canzone che portavo lo stesso titolo Gli anni felici continueranno interpretata nel 1963 da Nora Orlandi, cantante, compositrice e pianista di Voghera, nota per aver fondato e diretto il gruppo vocale I 4 + 4.

Una delle grandi proteste che si sono organizzate in tutto il mondo contro l’aggressione americana al Vietnam

Le proteste per il Vietnam

Esiste poi il caso di un 45 giri adottato da due partiti differenti. Il disco era del cantante Roberto Furia. L’orchestra che accompagnava il cantante era quella di Mario Cenci, musicista, compositore e paroliere italiano, per anni chitarrista del cantante Peppino di Capri, che in questo caso si occupava anche dei testi, delle musiche e degli arrangiamenti dei due brani. Sull’onda delle proteste legate all’invasione americana nel Vietnam del Nord sul lato A si trovava Sentiero di Ho Chi Min. “Ci sono strade piene di sole ci son sentieri sicuri come il sentiero di Ho Chi Min”. Sul lato B invece una canzone Ribelle dedicata alla Resistenza al nazifascismo “Partigiano hai lasciato la tua gioventù nella notte senza stelle per la libertà”. La cosa curiosa è che nella quarta di copertina, nello spazio vuoto tra i testi delle due canzoni, nell’esemplare presente nella piattaforma Discogs era presente il simbolo del Pci della Federazione di Imola e nell’esemplare presente nel mercato online si trovavano invece la fotografia e i riferimenti di un candidato del Psi, Adriano Marconi, per le elezioni politiche del 7 maggio 1972. Esistono poi tre casi in cui l’esecutore del brano si era candidato alle elezioni. In tutti i tre casi i brani non avevano alcun contenuto politico.

Il cantante Aurelio Ferrio

Oscar Bartoli, avvocato e giornalista, in gioventù chitarrista e cantante, era stato consigliere comunale a Palazzo Vecchio a Firenze. In occasione delle elezioni regionali e comunali del 1970 in Toscana si presentava nelle liste del Partito Liberale Italiano e autoproduceva un EP che conteneva quattro ballate romantiche voce e chitarra. Sul lato A si trovava Stanchi della nostra vita e Quando mi guardi, sul lato B Il viandante e Le solite cose. Sulla copertina foto e nome dell’esecutore, sulla quarta di copertina una breve biografia del candidato e l’appello al voto. Sempre per le elezioni amministrative del 1970 (questa volta a Napoli) il cantante Aurelio Fierro protagonista della musica partenopea nel secondo dopoguerra e vincitore del festival della canzone napoletana per cinque volte, incideva con l’etichetta King Universal un 45 giri per la sua candidatura al consiglio comunale di Napoli. Da segnalare che il celebre cantante, consigliere comunale in quegli anni nel capoluogo campano, era stato inoltre candidato sempre dalla Dc alla Camera dei Deputati ma, pur con 21.500 preferenze, non era riuscito a essere eletto. Sul lato A di questo disco si trovava Vivere e sul lato B La mia canzone al vento due brani incisi nel 1964 sempre su singolo, composte alla fine degli anni Trenta da Cesare Andrea Bixio (Vivere) e sempre da Cesare Andrea Bixio con Bixio Cherubini (La mia canzone al vento).

La cantante e attrice Antonella Lualdi nel 1961

Vorrei regalarti una rosa

Qualche anno più tardi, per le elezioni politiche del 1976, la cantante e attrice italiana nata a Beirut Antonella Lualdi incideva con l’etichetta New York Record un 45 giri per la sua candidatura alla Camera dei deputati nelle liste del Partito Socialdemocratico Italiano. Sul lato A si trovava Se ti va e sul lato B Vorrei regalarti una rosa. Lo stesso singolo era stato pubblicato sempre nel 1976 senza sponsor politici e con una copertina diversa. Sul 45 giri promozionale che ritraeva la cantante si sfruttava in modo allusivo il titolo Se ti va accompagnato dall’invito a votare Antonella Lualdi alla Camera dei Deputati e Antonio Pala alle elezioni comunali che si tenevano nella stessa tornata elettorale.

Fin qui gli esemplari indicati sono quelli reperibili in particolare nella piattaforma Discogs. Il successivo lo inserisco grazie a una segnalazione di un collezionista di vinili d’epoca, Gabriele Lele Roma, conduttore radiofonico di storiche emittenti torinesi e narratore di interessanti storie di costume e musica. Si segnalano a tale proposito Le pillole di Lele – Cultura e curiosità musicali in 120 secondi visibili su YouTube, affascinanti viaggi su vinili storici, protagonisti del rock e curiose vicende che ruotano attorno al mondo della musica. Un esempio, visto che siamo in tema di vinili “particolari”, è quella sulle cabine collocate nei pressi delle stazioni ferroviarie utilizzate da chiunque volesse registrare un disco. “Un messaggio di auguri, un saluto di ringraziamento, una solenne promessa di matrimonio su un supporto a 45 giri del diametro di sei pollici” utilizzate, racconta Gabriele Lele Roma, anche da artisti a inizio carriera: “Elvis Presley aveva inciso un brano per il compleanno della mamma, mentre in Italia Franco Battiato aveva preparato un provino da fare ascoltare ai produttori discografici”.

Tornando al 45 giri elettorale segnalato, si trattava di un disco pubblicato per la campagna elettorale di tre candidati della Democrazia Cristiana alle elezioni comunali di Torino del 1970 che conteneva due brani di Enzo Maolucci & Le Vite Parallele. Sul lato A Strega d’aprile e sul lato B Una ballata per Mike McCoy. Era la prima prova discografica del cantautore torinese Enzo Maolucci, autore tra l’altro della prima tesi di laurea italiana (relatore Massimo Mila) su un argomento legato alla musica rock (si veda a tale proposito la puntata sulle citate Le pillole di Lele dedicata al cantautore dal titolo Enzo Maolucci e la Torino che non è New York).

Lettere dei condannati a morte

Quelli presentati finora sono vinili “elettorali”. Come si diceva all’inizio però, i partiti politici avevano utilizzato tali supporti musicali non soltanto in occasione delle elezioni ma anche in occasione di eventi slegati dalla competizione elettorale. Qualche esempio. In occasione delle celebrazioni del 25 Aprile del 1963 il comitato comunale milanese della Democrazia Cristiana aveva fatto uscire un 33 giri che conteneva sul lato A brani recitati dall’attore Tino Carraro con musiche originali del Maestro Vittorio Giuliani tratte dal volume a cura di Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli, Lettere di Condannati a Morte Della Resistenza Italiana, Torino, Einaudi, 1952 e sul lato B Brani del discorso del Presidente della Camera dei Deputati, Giovanni Gronchi, pronunciato nella seduta del 22 Aprile 1955, con introduzione e chiusura del Gruppo corale della FIAP di Cuneo.

L’anno dopo nel 1964 il Partito Comunista Italiano, in concomitanza della morte a Yalta del segretario del Partito Palmiro Togliatti avvenuta quell’anno, faceva uscire un 45 giri che conteneva sul lato A Inno Al Compagno P. Togliatti e sul lato B Canto Trionfale Della Gioventù Comunista interpretati dal gruppo Rossana con il suo complesso: “C’era un mare di rosse bandiere, son venute da cento regioni, operai a non finire, il compagno a salutar, col pianto in cuor e con il pugno teso nel dolor”.

Inno alla gioventù

In occasione del 19° congresso della Federazione Giovanile Comunista Italiana di Firenze del 27 e 28 marzo del 1971 il Partito Comunista Italiano faceva uscire un 45 giri che conteneva sul lato A Inno della gioventù di anonimo e sul lato B Filastrocca per l’Indocina di Leoncarlo Settimelli, Sergio Endrigo ed Ennio Morricone e Canto Trionfale Della Gioventù Comunista interpretati da alcuni dei componenti del gruppo Canzoniere Internazionale Luciano Francisci, Leoncarlo Settimelli, Ivan Orano e Luca Balbo con Adria Mortari e Maurizio Francisci.

Sempre in quell’anno, il 1971, in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione, il Pci faceva uscire un 45 giri dove il cantastorie Franco Trincale eseguiva su due lati La ballata popolare per il 50° del P.C.I. Lo stesso anno in cui usciva un 45 giri con la stessa etichetta dove il cantautore, giornalista e conduttore radiofonico romano Ernesto Bassignano eseguiva sul lato A Compagno dove vai e Tempo verrà e sul lato B Veniamo da lontano e Compagni, compagni. Nel 1971, nel periodo delle sommosse di Reggio Calabria seguite alla decisione di collocare il capoluogo di regione a Catanzaro, guidate dal Sindacalista della Cisnal, Ciccio Franco e dal Movimento Sociale Italiano di Giorgio Almirante, il Pci faceva uscire un EP dove il Canzoniere delle Lame di Bologna eseguiva sul lato A Bella Calabria e Chi non vuol chinar la testa è comunista, sul lato B Reggio la rabbia esplode e Alle “sbarre” qua di Reggio.

Il cantautore Jovanotti

Da Rino Gaetano a Jovanotti

Concludiamo la carrellata con uno dei più imponenti vinili di partito. Un doppio 33 giri pubblicato dal Partito Comunista Italiano intitolato Storia del Partito Comunista Italiano del 1973 dove si alternavano le voci di politici (per esempio Enrico Berlinguer e Umberto Terracini) a quelle di attrici e attori (quali, tra gli altri, Laura Betti e Gian Maria Volontè) e cantanti (come i già citati Ernesto Bassignano e Anna Identici). Nelle elezioni successive agli anni Settanta la “canzone” incontrava in svariate occasioni i partiti. Non era più il supporto di vinile a consegnare il messaggio politico agli elettori e non erano neanche più gli stessi partiti della prima Repubblica. I dcpsi dcpci pcipsi plipri dcpci pcidc” del Nuntereggae più di Rino Gaetano non esistevano più e i nuovi partiti utilizzavano canzoni nella speranza di esaltare il loro cammino elettorale. Anche se talvolta il contenuto del brano non era perfettamente allineato alle aspettative dei leader. Si pensi al Mi fido di te di Jovanotti scelto da Walter Veltroni alle Politiche del 2008 che conteneva un “cosa sei disposto a perdere” coerente con il concetto di accettazione della “perdita” della canzone ma non proprio funzionale alle ambizioni di vittoria elettorale. O Un senso di Vasco Rossi utilizzato da Pier Luigi Bersani nella campagna congressuale del 2009, canzone che conteneva però un contraddittorio “un senso non ce l’ha”. Non vado oltre. Questo è un altro argomento.

Il presidente nazionale dell’ANPI, Gianfranco Pagliarulo interviene all’assemblea del Comitato per il NO

Al referendum votiamo NO

Chiudo con un brano di Fausto Amodei fatto uscire in occasione del referendum abrogativo della legge sul divorzio, tenutosi il 12 e 13 maggio 1974. Si intitolava Al referendum rispondiamo “NO” dall’album L’ultima crociata del 1974 realizzato sull’aria de Le tre bandiere, canzone popolare tra le formazioni partigiane garibaldine. Sono i fascisti che ce l’han proposto, ma ad ogni costo rispondiamo NO!”, dice la canzone. Ora come allora, se c’è qualcosa da difendere, si tratti di divorzio o di Costituzione, “basta buon senso e un poco di coraggio” per rispondere NO. Buon voto!