Sebben che siamo…
Potrebbe interessarti
giovedì 10 Settembre 2026
Quella paura di scivolare sempre più in basso che porta l’acqua al mulino delle destre
Marx ed Engels immaginarono che la piccola borghesia avrebbe finito per schierarsi con gli operai. La storia, però, prese un’altra direzione e dopo la Prima guerra mondiale quel ceto impaurito aprì la strada al fascismo in Italia e al nazismo in Germania. Oggi le incertezze sociali tornano a pesare e impongono una ridefinizione teorica del ruolo delle classi intermedie. Per invertire la rotta occorre ripensare i concetti di “sicurezza” ed “eguaglianza”, costruendo politiche nuove sull’immigrazione come questione strutturale. L’àncora più solida contro ogni deriva autoritaria resta l’articolo 3 della Costituzione: una promessa di giustizia sociale che non abbiamo ancora saputo attuare
domenica 6 Settembre 2026
Francesco Guccini, il cantore dell’Italia che non si arrende
Nato a Modena il 14 giugno 1940, Francesco Guccini si è spento il 6 agosto 2026, a 86 anni, nella casa di Pàvana, sull’Appennino tosco‑emiliano, lasciando orfana una vasta comunità culturale. Il “Maestrone” ha trasformato quasi sessant’anni di musica in una narrazione unica della coscienza civile del Paese. La sua poetica, nutrita di esperienza personale, letteratura, cronaca e impegno antifascista, ha attraversato le fratture del Novecento. Da Auschwitz a Dio è morto, da La locomotiva a Quel giorno d’aprile, le sue canzoni hanno raccontato guerre, Resistenza, contestazione, sconfitte generazionali e trasformazioni sociali, intrecciando poesia e responsabilità civile. La sua opera, lontana da ogni propaganda, ha fatto della canzone uno spazio di critica, libertà e memoria attiva. “Io chiedo: quando sarà che l’uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare. E il vento si poserà”
sabato 5 Settembre 2026
Marc Bloch, la verità come ultimo atto di libertà
Un percorso umano e intellettuale che attraversa due guerre, una rivoluzione storiografica e la scelta estrema della clandestinità. Dalla nascita della scuola de Les Annales alla lotta contro il nazifascismo, la sua vita mostra come la ricerca rigorosa delle fonti e la critica delle testimonianze diventino un esercizio di responsabilità civile. L’arresto, la tortura e la fucilazione non ne hanno cancellato l’eredità. Ha ricevuto il massimo riconoscimento civile che la Francia conceda, l’inumazione al Panthéon, ma lo studioso che ha smascherato i meccanismi delle falsità collettive è finito paradossalmente intrappolato in un racconto infondato sulle sue ultime parole





