Sebben che siamo…
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giovedì 3 Settembre 2026
Quell’estate insanguinata del 1944. Che non è finita
Marco De Paolis e Paolo Pezzino, Le stragi sulle Apuane. Bardine di San Terenzo, Valla, Vinca. Il processo, la storia, i documenti, Viella, 2026, pp. 180. Il volume ricostruisce i tre eccidi, con centinaia di vittime, mettendo in luce il coinvolgimento diretto dei gruppi fascisti italiani nei rastrellamenti e nelle uccisioni. Ma il libro non si ferma alla ricostruzione dei massacri, indaga la lunga e accidentata vicenda delle loro conseguenze, tra memoria e oblio, ricerca storica e giustizia. Una indagine sulla lunga durata del crimine e sul difficile percorso del riconoscimento delle responsabilità fino ai processi celebrati a distanza di decenni
giovedì 3 Settembre 2026
L’Italia che cammina tra le ombre del passato. Convivere con l’eredità del fascismo?
Il saggio di Emanuele Ertola “Tracce fasciste. L’eredità materiale del Ventennio”, Laterza 2026, ricostruisce come il Paese, dal 1943 a oggi, abbia affrontato la vasta produzione architettonica del periodo mussoliniano: edifici pubblici, monumenti, affreschi, toponomastica e interi quartieri nati per celebrare il regime. Dalle demolizioni simboliche del dopoguerra alla lunga stagione del riuso pragmatico, fino alle discussioni più recenti sulla necessità di contestualizzare, il volume segue una storia complessa di rimozioni, oblii e risignificazioni. Un lavoro rigoroso che invita a riconoscere ciò che quel lascito ingombrante continua a proiettare nello spazio urbano, sottraendolo alle fascinazioni estetiche e alle letture disinnescate delle sue testimonianze
giovedì 3 Settembre 2026
Afghanistan, parlano le donne: “Solo attraverso la lotta possiamo trovare la nostra strada”
Grazie a un’iniziativa di Cisda (Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane) le donne dell’organizzazione femminista e laica “Rawa” (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan), hanno potuto raccontare la situazione attuale. L’imperialismo statunitense ha riportato i talebani al potere. Cinque anni dopo il loro reinsediamento “l’unica cosa che è cambiata è che sono diventati più spietati”. Nel Paese più difficile al mondo per il genere femminile, il lavoro di Rawa è fondamentale perché costruisce delle possibilità investendo sull’istruzione, crea coscienza critica, sviluppa la formazione professionale per dare un sostegno a famiglie che vivono in povertà, ma anche per offrire una forma di realizzazione a quella parte di società costretta a vivere segregata




