
Eleonora Forenza, che oggi insegna in una periferia romana, all’epoca dell’aggressione subita da neofascisti a Bari era europarlamentare e aveva quarant’anni. Io di anni ne ho un bel po’ di più e sono approdata all’Anpi dopo una lunga storia politica. Abbiamo condiviso i sette anni di processo insieme ad altre donne: compagne dell’Anpi, del Coordinamento antifascista e dell’Osservatorio regionale pugliese sui neofascismi, delegate della Cgil, giovani universitarie.

I presidi davanti al tribunale, puntuali a ogni udienza, sono stati occasione, come sempre accade per noi donne, di intrecciare vita politica e personale, dando vita a una relazione che ha attraversato più stagioni.

Eravamo in presidio anche il dodici febbraio, giorno dell’udienza, ad attendere la sentenza con ansia, quasi incredule ai messaggi che gli avvocati ci trasmettevano dall’aula attraverso i cellulari; poi finalmente l’abbraccio con Eleonora e il suo pianto liberatorio. Insieme abbiamo deciso immediatamente di costruire una iniziativa pubblica che restituisse alla città non tanto la vicenda processuale, quanto la sentenza: anche se in attesa delle motivazioni, la matrice squadrista e fascista dell’aggressione era riconosciuta ai sensi dell’art. 1 e 5 della legge Scelba.
Era importante parlarne in una città costituitasi parte civile, che attende inoltre da ben quarantanove anni la verità sull’omicidio di Benedetto Petrone, il militante comunista di diciotto anni ucciso in un agguato da esponenti del Msi.

Tempo un paio di giorni e ne era definita data, luogo, titolo, interventi con finanche la loro durata. Sabato ventuno febbraio, otto giorni dopo, la sala del Consiglio Comunale di Bari era strapiena per “Bari antifascista per Costituzione” alla presenza del sindaco, Vito Leccese, e del professor Luciano Canfora che ha tenuto una lectio magistralis dal titolo “Aggiornare le nostre categorie”.

Si è dato il via quindi a un dibattito coordinato da Isabella Maselli, la giornalista dell’Ansa che ha seguito l’intero processo, e animato dagli interventi di parti civili e realtà antifasciste: la presenza di tante donne all’iniziativa ne ha testimoniato la forza e la soggettività.
A distanza di qualche isolato dirigenti di Fdl manifestavano contro la consegna delle chiavi della città da parte del sindaco a Francesca Albanese. Nessuna risposta a questa strumentale e patetica provocazione sarebbe stata migliore della testimonianza di questa nostra forza in campo a difesa dell’antifascismo e della solidarietà.
Pubblicato sabato 28 Febbraio 2026
Stampato il 28/02/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/servizi/bari-il-processo-a-casapound-e-la-lunga-vigilanza-delle-donne-antifasciste/




