Il 3 marzo il Comune di Roma ha ricordato la figura di Teresa Gullace nel 82° anniversario della sua tragica fine. Questa ricorrenza, insieme all’appuntamento dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, o dei diritti della donna, mi hanno ispirano questo articolo. All’indomani dell’8 settembre 1943, in tutta Italia cresce il fermento contro l’invasore tedesco e contro i fascisti. Il 10 settembre a Roma reparti di granatieri e di civili tentano di opporsi, a Porta S.Paolo, all’attacco tedesco conclusosi con la resa della città che viene dichiarata “città aperta” (ma i nazisti non rispettarono mai questa decisione). Il clima di quei giorni viene raccontato nel film “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, uscito nel settembre del 1945.
Universalmente riconosciuta come un capolavoro, simbolo del Neorealismo, la pellicola racconta attraverso le vicende di una popolana, Pina, e di un sacerdote – le atrocità dell’occupazione tedesca, le sofferenze della gente comune e le coraggiose gesta dei resistenti. Accolto freddamente in Italia, Roma città aperta ebbe immediato successo all’estero vincendo il Festival di Cannes nel 1946. Il soggetto del film, scritto da Sergio Amidei, si ispira alla vicenda reale di Teresa Talotta Gullace, “Pina”, interpretata dalla grande Anna Magnani.

Nata l’8 settembre del 1906 a Cittanova, in provincia di Reggio Calabria, emigrata a Roma intorno alla fine degli Anni ’30, e conosciuta negli ambienti resistenziali come una “popolana romana”, Teresa Talotta all’epoca dei fatti aveva solo 37 anni. La mattina del 26 febbraio del 1944 suo marito, Girolamo Gullace, viene preso dai nazisti nel corso di un rastrellamento dalle parti di Porta Cavalleggeri e condotto nella caserma dell’81° Fanteria in Viale Giulio Cesare. Per sei mattine di fila Teresa si presenta davanti la caserma per cercare di vedere il marito e di passargli, magari, un pezzo di pane, qualche sigaretta e una camicia pulita. Ci sono poche donne davanti a quella caserma e Teresa, in qualche modo, riesce ad intravedere il marito. Quindi, complice un pietoso soldato, riesce perfino a passargli un fagotto che stringe al petto.
La mattina del 3 marzo, invece, vi è un assembramento mai visto, perché nei due giorni precedenti sono stati rastrellati centinaia di uomini e ora le donne gridano, implorano pietà, ma sono bloccate da una muraglia di soldati tedeschi. Teresa arriva in ritardo, è impaurita e sconvolta di fronte a tanta moltitudine dolente, ma si fa coraggio, sgomita tra la folla e riesce a raggiungere la prima fila. Vede il marito aggrappato alla grata di una finestra e si fa ancora più avanti. Ha in mano il solito fagotto, si stacca dal marciapiede e attraversa la strada dirigendosi decisa verso la caserma.
Un soldato tedesco, però, le sbarra il passo con modi bruschi, spianando il fucile. Teresa tenta di spiegargli che vuole solo lanciare un pezzo di pane a suo marito; il soldato rimane indifferente e allora Teresa comincia ad urlargli in faccia tutto il suo disprezzo. È solo una donna, una moglie, non è armata, vuole gettare un pacchetto con un pezzo di pane e formaggio al marito o solo semplicemente parlargli.
Il gesto viene punito da un sottufficiale tedesco che spara con la sua Luger una sventagliata di colpi mettendo fine all’esistenza di Teresa Gullace, madre di cinque figli e al sesto mese di gravidanza. Lo sdegno e la rabbia popolare che immediatamente seguono alla morte della donna convincono i tedeschi a rilasciare Girolamo Gullace. La tragica storia ha presto una notevole eco nella città e numerosi gruppi partigiani, da Azione Patriottica allo stesso Comitato di Liberazione Nazionale, rendono la sfortunata donna uno dei simboli della loro lotta, della Resistenza romana.

Dopo la Liberazione, Teresa Gullace viene insignita il 31 marzo 1977 della Medaglia d’Oro al valor civile dal Presidente della Repubblica italiana Giovanni Leone e di Medaglia d’Oro della Resistenza dalla Regione Lazio. Alla donna è stato dedicato un francobollo italiano nel 1995, compreso in una serie di 9 valori dedicati ad episodi della Seconda guerra mondiale, racchiusi anche in un blocco foglietto.

Il personaggio del sacerdote, interpretato da Aldo Fabrizi, è ispirato alla figura di don Giuseppe Morosini. Don Giuseppe Morosini è stato ricordato nel 1997 con un francobollo in occasione del 53° anniversario della morte. In precedenza era stato ricordato da una vignetta del Poligrafico dello Stato, utilizzata come chiudilettera, senza valore postale ma nonostante ciò diversi esemplari furono usati per l’affrancatura di lettere e raccomandate.
Valerio Benelli (CIFR- Centro Italiano filatelia e Storia Contemporanea)
Pubblicato lunedì 9 Marzo 2026
Stampato il 10/03/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/servizi/la-memoria-di-teresa-gullace-la-pina-di-roma-citta-aperta-sulle-pellicole-e-i-francobolli/






