Nel freddo del Magazzino Transiti dell’ex Ilva di Cornigliano che, come ogni anno, accoglie la commemorazione di Guido Rossa, quest’anno giunta al 45° appuntamento, il significato della vicenda umana e politica dell’operaio e sindacalista comunista ucciso dalle Brigate Rosse il 24 gennaio 1979, sta tutto in una scritta incisa sulla lastra di marmo davanti alla quale viene posta una corona di rose rosse: “E se fosse da rifare, rifaremmo lo stesso cammino”.

Il presidente nazionale Anpi, Gianfranco Pagliarulo, interviene alla commemorazione promossa al magazzino della fabbrica ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia

Una frase che richiama la scelta partigiana, quella di chi non ha paura di rischiare, di restare solo, se la propria strada è quella che porterà al bene comune. E in quest’altro 24 gennaio sono tante le bandiere dell’Anpi, non solo per salutare Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale dell’Associazione Partigiani, che ha ripercorso, nel corso di una lunga e intensa mattinata, i luoghi simbolici della vita di Guido Rossa; ma perché, in questo tempo confuso che ci troviamo a vivere, in un’Italia che mostra ogni giorno segni inquietanti di attrazione verso un fascismo vecchio di un secolo che speravamo sepolto dalla storia e dalla memoria, resistere è un dovere anche nei simboli.

L’intervento del presidente Pagliarulo nei pressi del monumento in memoria di Guido Rossa

Dice Pagliarulo, intervenendo in fabbrica e poi, a poche centinaia di metri, presso il monumento che ricorda Rossa alla Camera del Lavoro, davanti anche a un gruppo di giovani studenti: “Lo ammazzarono perché era un uomo della Repubblica e della Costituzione. E mai come oggi è bene ricordarlo così, e immaginare tutti noi come persone della Repubblica e della Costituzione, che hanno fatto la scelta, che in base a questa scelta si comportano, e che questa Repubblica e questa Costituzione intendono difendere contro chiunque voglia voltare pagina facendo finta di indicare il futuro ma in realtà guardando al passato, il peggiore passato della storia del Novecento. Così vorrei ricordare Guido, la sua presenza, quella forse di un eroe per caso, quella sicuramente di un operaio con una salda coscienza di classe, cioè di un uomo libero”.

Il funerale di Guido Rossa. Piazza De Ferrari, Genova, 27 gennaio 1979

Un uomo libero che non ebbe mai dubbi sull’assunzione di responsabilità, sulla decisione da prendere. Un uomo solo? Sì, come denunciò Luciano Lama, allora segretario generale della Cgil, sotto la pioggia gelida che aiutava a piangere i 250mila riuniti in piazza De Ferrari, tre giorni dopo l’assassinio, davanti a un impietrito Sandro Pertini, allora Presidente della Repubblica, che a Guido era venuto a portare la Medaglia d’Oro al Valor Civile. Solo, ma non isolato: perché altri avrebbero fatto la stessa scelta, quella di denunciare chi portava in fabbrica un’illusione pericolosa, che per difendere i diritti degli operai bisognasse sparare, uccidere in loro nome.

Il cadavere di Guido Rossa crivellato dai colpi del commando Br

È ormai storia – benché ci siano ancora tanti aspetti da chiarire intorno alla decisione di uccidere Rossa e alle responsabilità dei diversi componenti del commando – il fatto che proprio da quella morte, che colpì al cuore l’intera Italia, ma soprattutto la classe operaia, dove non mancava una “zona grigia” di acquiescenza verso la lotta armata, iniziò la fine delle Brigate Rosse.

Ma soprattutto, quarantacinque anni dopo, sono le felpe della Fiom, indossate dagli operai e dai delegati di una fabbrica – il polo genovese della ex Ilva, poi Arcelor Mittal, ora Acciaierie d’Italia, è il secondo dopo quello di Taranto – a esprimere l’urgenza di conoscere quali siano davvero le scelte che verranno effettuate per l’azienda siderurgica, come ricorda anche il segretario nazionale di categoria Michele De Palma.

Il segretario generale della Fiom Cgil, Michele De Palma, a destra del presidente Pagliarulo, a sinistra Massimo Bisca, presidente provinciale Anpi Genova e componente della segreteria nazionale dei partigiani, che conosceva Guido Rossa

Di certo, gli operai quest’anno sembrano esprimere ancora più del solito un concetto: questo è un luogo di lavoro, un luogo di storia del lavoro, e noi lo difenderemo. E anche per questo la figura di Guido Rossa, manutentore esperto, simbolo di quella grande professionalità che in quella che era allora l’Italsider era un tratto distintivo chiaro della classe operaia più esperta, diventa centrale in questo appuntamento di gennaio.

Donatella Alfonso, che ha tenuta una delle orazioni, con il presidente Pagliarulo alla commemorazione di Guido Rossa

Non a caso il presidente Pagliarulo ha spiegato che se Guido Rossa fosse ancora vivo (avrebbe compiuto 90 anni il 1° dicembre prossimo, essendo nato il 1° dicembre  ’34)  “racconterebbe ai suoi nipoti e ai giovani operai come la difesa della democrazia e della Repubblica nata dalla Resistenza sia nell’interesse della classe operaia”. Ma il terrorismo guardava alle fabbriche come un terreno di conquista di quella Repubblica: “Guido Rossa l’aveva capito meglio di tanti altri e per questo l’hanno ammazzato. Quello non fu solo il tempo del sangue e del terrorismo, furono anche gli anni in cui migliaia di studenti e lavoratori volevano partecipare alla vita politica, compiendo una delle forme più alte di democrazia. Il sangue che scorreva fu il tentativo di fermare quel movimento”. In quell’ultimo scorcio degli anni 70, insomma, secondo il presidente Anpi, “con l’omicidio Moro e l’assassinio di Rossa si torna indietro, le conquiste dei lavoratori non sono più sulle pagine dei giornali e quando ci vanno non lo fanno più per le lotte di cambiamento, ma per le lotte di difesa. Oggi è peggio di prima, il messaggio di Guido: è riprendiamo in mano la bandiera della partecipazione dei lavoratori alla vita civile, politica e sociale del Paese”.

Altrimenti, come ammonisce Igor Magni, segretario generale della Camera del Lavoro, “Il nostro dovere è di non lasciare che quella di Guido Rossa sia solo una storia da raccontare, ma un vero e proprio modello da seguire. Rossa, per difendere quello in cui credeva ha sacrificato la vita, finendo per cambiare il destino dei suoi cari, di sua moglie e della figlia Sabina”. Quel destino che lo attendeva sotto casa, in una via Fracchia quest’anno scaldata da un sole mite, per il primo appuntamento commemorativo della giornata, proprio nel luogo in cui fu ucciso.

Donatella Alfonso, giornalista, scrittrice, tra gli altri è autrice per Castelvecchi del libro “Uccidete Guido Rossa. Vita e morte dell’uomo che si oppose alle Br e cambiò il futuro dell’Italia” 


 

Ecco alcuni degli interventi alla commemorazione del 45° anniversario realizzati da Loris Viari: l’intervento del presidente nazionale Anpi, Gianfranco Pagliarulo,

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del segretario generale della Fiom Cgil, Michele De Palma,

e interventi delle istituzioni locali