Lo scorso anno, era il 4 febbraio 2020, nella Biblioteca del Senato, l’associazione dei partigiani chiamò a raccolta insigni storici, per il convegno nazionale “Il fascismo di confine e il dramma delle foibe”. Una pagina terribile delle vicende del Paese ancora da approfondire con il rigore e l’assenza di pregiudizi che dovrebbero essere i cardini della ricerca storiografica.

«Non a caso – scrive nella presentazione della pubblicazione il presidente nazionale Anpi, Gianfranco Pagliarulo, esce in questi giorni carichi di memoria un volumetto con gli atti del convegno. Demmo vita a questo convegno nel febbraio dello scorso anno con l’ambizione di contribuire alla ricerca storica su quel tempo terribile attraverso l’intervento di quattro storici e ricercatori di chiara fama: Giovanni De Luna, Anna Maria Vinci, Franco Cecotti, Marta Verginella. L’obiettivo – prosegue Pagliarulo – era approfondire i temi senza alcuna reticenza e contrastare il disegno da anni in corso di riduzione della storia a uno strumento della politica, proponendo invece una politica che faccia davvero i conti con la storia. Oggi l’argomento è quanto mai attuale, perché, coerentemente con i miasmi dell’attuale vento neo-nazionalista, va avanti nel dibattito pubblico una pesante operazione su scala nazionale tesa a presentare l’insieme del movimento partigiano italiano e slavo come qualcosa di simile a un movimento criminale, e ad assolvere, di converso, il fascismo nel più generale disegno di costruzione di un memoriale vittimario fascista».

4 febbraio 2020, Biblioteca del Senato. Gli storici del convegno promosso dall’Anpi “Il fascismo di confine e il dramma delle foibe” moderato da Gianfranco Pagliarulo (il quarto da sinistra) accanto alla compianta presidente Carla Nespolo. Da sinistra, Franco Cecotti, Anna Maria Vinci, Giovanni De Luna, Marta Verginella. Nella foto, durante saluto del presidente provinciale Anpi Roma, Fabrizio De Sanctis

Nella presentazione, Gianfranco Pagliarulo si sofferma su scorrette e strumentali interpretazioni che poco hanno a vedere con la serietà scientifica: «La tecnica di queste forme di revisionismo consiste prevalentemente nell’isolare la singola vicenda o il singolo episodio al di fuori del suo contesto e delle sue cause, o nell’omettere consapevolmente e colpevolmente qualsiasi riferimento ai crimini del fascismo o addirittura nel negare legittimità morale, oltre che culturale, a chiunque intenda approfondire la dinamica e il contesto di tali crimini, ovvero, nella migliore delle ipotesi, a mettere sullo stesso piano ogni episodio di violenza, al fine di dimostrare la tesi per cui “tutti colpevoli, nessun colpevole».

Una pratica faziosa con un fine ben preciso, perché continua il presidente dei partigiani «stiamo assistendo a una vera e propria campagna di omissioni tendenziose, di delegittimazione di qualsiasi opinione avversa, in alcuni casi di vere e proprie falsificazioni, con l’obiettivo in ultima analisi di scalzare la Resistenza come radice, ragione della Repubblica e scrigno dei suoi valori fondativi”. Per questo c’è bisogno di una risposta forte e risoluta, che ristabilisca in modo aperto e deciso la verità storica, che non si limiti a rispondere a questa o quella provocazione, ma metta a tema l’ininterrotta sequela dei crimini del fascismo».

Sono le assenze a documentare la necessità di una corretta, visione storica: «Oggi non si parla dei delitti del fascismo di confine, che rappresentò per molti aspetti il cruento avvio del ventennio e proseguì a lungo avvelenando la terra di confine. Non si parla della follia megalomane, omicida e suicida, dell’ingresso dell’Italia in guerra nel 1940. Non si parla dell’invasione della Jugoslavia col suo spaventoso carico di stragi e di violenze. Non si parla della catastrofica invasione dell’Unione Sovietica. Non si parla di una politica coloniale di repressione criminale. Non si parla, in breve, di tutti i misfatti di un regime la cui cifra era la violenza omicida in politica interna – basti pensare alle sevizie e gli assassinii in generale ed in particolare verso centinaia di donne – , l’occupazione militare in politica estera, il razzismo e la prevaricazione la sua filosofia di vita».

Biblioteca del Senato, 4 febbraio 2020, la sala piena

Poi una presa di impegno: “Esattamente per queste ragioni noi, l’Anpi, ne parliamo e ne parleremo, anche “allo scopo di far conoscere in forma obiettiva ai cittadini e particolarmente ai giovani delle scuole l’attività antidemocratica del fascismo”, come recita il 9° comma della Legge n. 645 del 1952 (legge Scelba), peraltro mai applicato”.

Dunque la pubblicazione del volume degli atti del convegno sul fascismo di confine e sul dramma delle foibe, conclude presentando gli atti il presidente nazionale Anpi, Gianfranco Pagliarulo «costituisce un’altra tessera del grande mosaico del contrasto attivo, che pratichiamo ogni giorno, al revisionismo dominante; rientra nel rilancio di quello “spirito repubblicano” che è alla base del lavoro dei padri e delle madri costituenti; è pienamente inscritto dei compiti statutari dell’Anpi: “battersi affinché i princìpi informatori della Guerra di Liberazione divengano elementi essenziali nella formazione delle giovani generazioni” e “tutelare l’onore e il nome partigiano contro ogni forma di vilipendio o di speculazione».

È possibile scaricare il pdf degli atti sul sito dell’Anpi nazionale.