Trionfo della Resistenza (1972), Alfonsine

Ci sono vicini, sono parte integrante dell’arredo urbano, inseriti nelle nostre piazze, nelle nostre vie, nei nostri giardini. Eppure spesso sono quasi invisibili, occultati dal nostro disinteresse, dalla fretta o dalla distrazione. Sono i monumenti, una presenza costitutiva del nostro territorio urbano e non solo, fondamento materiale della nostra memoria; opportunità di conoscenza del nostro Paese e di riflessione sulla nostra storia. Allo scopo di contribuire alla restituzione di visibilità a queste componenti del nostro territorio, il Comitato provinciale Anpi di Ravenna ha avviato negli ultimi anni due iniziative volte alla divulgazione della conoscenza dei monumenti dedicati ai Caduti nella seconda guerra mondiale e nella lotta di Liberazione dal nazifascismo.

Faenza

Sulle pagine di Resistenza Libertà, periodico a cadenza bimestrale del comitato, è iniziata a partire dal n. 1 del 2012 la pubblicazione di una serie di articoli sull’argomento. In ognuno viene introdotta la genesi di un monumento della provincia, indicato (se reperibile) il suo autore e descritta l’opera; una foto completa il testo, raffigurando l’opera scultorea o architettonica. Finora sono stati raccontati 32 dei monumenti della zona in altrettanti articoli.

In alcuni casi si tratta di realizzazioni di scultori di levatura internazionale, come Angelo Biancini (1911-1988), uno degli artisti del bronzo, del marmo e della ceramica più rappresentativi del panorama artistico novecentesco; a lui si deve il complesso monumentale, articolato in più elementi, Trionfo della Resistenza (1972), posto nella centrale piazza Antonio Gramsci del paese di Alfonsine. Oppure il complesso monumentale Omaggio alla Resistenza (1981) a Ravenna, dello scultore Giorgio (Giò) Pomodoro (1930-2002), dedicato ai caduti nella rappresaglia del 25 agosto 1944.

Ravenna

In altri casi, invece, l’opera è frutto del lavoro di artigiani locali, come il Monumento ai Caduti per la libertà dal nazifascismo (1958), che si trova nella frazione di Voltana di Lugo, realizzato da Luigi (Gigi) Soldati (1893-1974) che ha lavorato la pietra e il metallo con la stessa sensibilità con cui scriveva le sue poesie, in dialetto romagnolo. In altri casi ancora il monumento è la modifica di un’opera preesistente: come nel caso del Monumento ai caduti nella frazione di San Pancrazio di Russi. L’opera nacque con l’intento di celebrare le vittime della prima guerra mondiale, ma poi estese la sua funzione memoriale anche ai Caduti del secondo conflitto e della Resistenza. Sempre qui, accanto al tempietto edificato nel 1925 in ricordo delle vittime della grande guerra e che accolse in seguito anche la memoria dei morti in battaglia nell’Africa Orientale nel 1935 e nel 1943, dei cittadini uccisi su diversi fronti nella seconda guerra mondiale e delle vittime dei campi di concentramento nazisti, fu inaugurato nel 1954 un secondo monumento per ricordare i civili uccisi per rappresaglia e le vittime dell’esplosione di ordigni bellici.

Monumento ai caduti, San Pancrazio di Russi

In, altri casi, poi, il monumento è dedicato a coloro che caddero a conflitto ormai terminato, morti durante operazioni di ricerca e rimozione di mine. L’esempio più significativo è quello del Monumento nazionale ai caduti per la bonifica dei campi minati, inaugurato nel 1984 con cerimonia solenne a Castel Bolognese. Si tratta di un’opera dell’architetto Erminio Ferrucci ed è uno fra i primi esempi d’impostazione architettonica decostruttivista.

La seconda iniziativa approvata dal comitato provinciale Anpi di Ravenna riguarda la pubblicazione settimanale sulla propria pagina Facebook, di una “cartolina” dedicata a un monumento ai Caduti. La pubblicazione è iniziata il 22 maggio 2020 e ha descritto , fino a oggi 43 opere, alcune delle quali sono state raccontate anche sulla rivista. Sui social i monumenti del ravennate vengono presentati attraverso una scheda che ne spiega i dettagli e il contesto storico, aggiungendo le informazioni sull’artista. A commento della “cartolina” viene aggiunta una breve frase che rimanda alla genesi del monumento e ne traccia le caratteristiche principali. I post hanno l’obiettivo di far conoscere molti di questi monumenti (a volte, purtroppo, “invisibili”) soprattutto in concomitanza delle ricorrenze ad essi legate.

Queste due iniziative promosse dal comitato provinciale si propongono di rendere il più possibile noti la presenza e il significato dei numerosi monumenti sparsi nelle diverse località del territorio ravennate. Il progetto è rivolto non solo agli iscritti Anpi, ma a tutti coloro che hanno interesse a (ri)scoprire un territorio carico di storia e arte, entrando direttamente in contatto con importanti pagine del passato, capaci di parlarci della nostra realtà sociale, politica e istituzionale. Non monumenti inermi, ma testimonianze vive, che ci stimolano a non dimenticare e ci forniscono precise indicazioni sul cammino da percorrere.

Eugenio Spreafico