(Imagoeconomica, Carlo Carino Ai)

Nel mese di marzo prossimo, il 22 e 23, si voterà un referendum popolare per la modifica di alcune norme della Costituzione riguardanti l’organizzazione del potere giudiziario; cioè quello che controlla la corretta applicazione delle leggi da parte di chiunque, soggetti politici compresi. Apparentemente si tratta di norme che riguardano i soli magistrati (circa 9.000 persone), e perciò il rischio di indifferenza della popolazione è assai alto, trattandosi di materia specifica e molto tecnica, oltre che destinata a poche migliaia di cittadini; dunque poco comprensibile, in fin dei conti, ed estranea alla vita dei più.

(Imagoecnomica, Clemente Marmorino)

Cosa può importare a un cittadino-lavoratore, che si guadagna uno stipendio (per lo più magro) se i Giudici separano le loro carriere; se vengono estratti a sorte o giudicati da un’Alta Corte per le loro eventuali violazioni disciplinari?

(Imagoeconomica, Sergio Oliverio)

Il fatto è che, dietro tale vicenda, che non ha conseguenze invece su quello che conta per i cittadini, e cioè l’efficienza della giustizia e la brevità dei processi, si nascondono questioni ben più ampie e gravi, che riguardano tutta la vita della nostra collettività e le regole fondamentali della nostra democrazia, che non può e non deve essere messa in discussione.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (Imagoeconomica, Paola Onofri)

Ebbene con il testo che segue si cercherà di mettere in evidenza quali siano quelle questioni e quali interessi siano in capo a chi vorrebbe attuare questa asserita riforma, denominata “riforma Nordio” o impropriamente “riforma della Giustizia”.

In realtà la giustizia non c’entra niente. Si tratta solo, come si cercherà di evidenziare, di una questione di potere.

(Imagoeconomica, Stefano Scarpiello)

1) La Magistratura, in uno Stato democratico e di diritto, non è uno strumento del potere per reprimere o affermare le ragioni dei più forti, economicamente o politicamente. È invece un organo di garanzia della applicazione delle regole esistenti, approvate dai rappresentanti eletti dai cittadini. Più la Magistratura è indipendente e più tale funzione può essere garantita in modo equidistante e senza condizionamenti. Se il Giudice è meno autonomo e indipendente sarà più condizionabile da chi è più forte economicamente e politicamente.

(Imagoeconomica, Saverio De Giglio)

2) I Giudici tutti, sia i Pubblici Ministeri che coloro che giudicano, devono avere tutti la stessa preparazione culturale e giuridica sulle garanzie dei cittadini e sui loro diritti.
Non debbono esistere magistrati che hanno come unico scopo ottenere le condanne degli imputati. Tutti i magistrati debbono amministrare la giustizia, e non devono esserci categorie di loro che amministrano solo la repressione.

3) Dunque, separare i magistrati tra coloro che perseguono gli imputati, e quelli che li giudicano, significa che una parte della magistratura, (quella requirente, cioè i PM), non ha più come obbiettivo di perseguire la giustizia (che vuole dire anche prosciogliere o assolvere), ma dovrà necessariamente perseguire i presunti responsabili.

4) Il Governo vuole separare le carriere tra PM e Giudici (diversi concorsi, diverse funzioni, due diversi Consigli Supremi della Magistratura – CSM) perché vede troppa vicinanza tra i magistrati e ritiene che i PM e Giudici si spalleggino vicendevolmente o che i PM condizionino i giudicanti. Niente di meno vero.
a) Già oggi è molto difficile che un PM diventi Giudice e viceversa. I casi di tale passaggio sono pochissimi, tanto è vero che, di recente, tale eventualità ha riguardato circa 40 passaggi su 9.000 giudici, perché tale richiesta si può fare solo una volta e solo nei primi 10 anni di servizio.
b) Oltre il 40% dei processi termina con l’assoluzione. Il che significa che i giudicanti molte volte (quasi la metà dei casi) smentiscono il PM.

5) I nuovi due CSM, per la componente dei magistrati, che debbono essere i 2/3 del Consiglio, mentre il rimanente terzo è di nomina politica, non verrà eletta dai magistrati medesimi, ma verrà estratta a sorte. Ciò significa negare ai giudici il diritto, fondamentale in ogni democrazia, di avere propri rappresentanti. Non sarà così per i componenti di nomina politica che verranno scelti in una lista di nomi votata dalla maggioranza politica. E cioè rappresenteranno precisi interessi e la corrispondente parte politica. Così nei CSM si confronteranno magistrati che non rappresentano che se stessi con altri componenti che rappresentano, in modo certamente più omogeneo fra loro, una precisa parte politica. Chi prevarrà nelle discussioni? Un CSM con un blocco politico coeso e magistrati sorteggiati, non rappresentativi e isolati, darà maggiore forza alla componente politica dell’organismo, che invece dovrebbe garantire l’autogoverno indipendente dalla Magistratura, cioè di quel potere dello Stato che costituisce una garanzia contro eventuali abusi di potentati politici ed economici.

Un nuovo CSM così composto darà luogo alle seguenti conseguenze:
a) La componente politica potrà avere più voce in capitolo sulle carriere dei singoli magistrati, potendo favorire quelle di amici o affini per idee.
b) La componente dei magistrati, estratta a sorte, non dovrà rispondere a nessuno delle proprie scelte e potrà così agire più secondo opportunità che secondo legittimità.
c) I cittadini che dovranno subire giudizi saranno certamente pregiudicati da tali prospettive di perdita di autonomia e indipendenza del potere giudiziario.
d) Attualmente il CSM forma, al proprio interno, un organo disciplinare che accerta, giudica e sanziona le mancanze disciplinari di tutti i magistrati (Giudici e PM).

La Corte di Cassazione (Imagoeconomica, Livio Anticoli)

È essenziale che, proprio per garantire la autonomia di quel potere, esso si occupi dei magistrati che operano in modo non conforme ai criteri di condotta di una categoria che deve essere obiettiva e imparziale, applicando solo le leggi. Però, qualora il giudizio disciplinare, non venga ritenuto corretto, oggi il magistrato inquisito può sempre rivolgersi alla Corte di Cassazione, che dirà se le norme disciplinari siano state ben applicate o meno.

La riforma governativa prevede, sostituendo la attuale commissione disciplinare, una Alta Corte, composta da 9 giudici di lunga esperienza, pure essi sorteggiati, ma anche da 6 membri di nomina politica, la cui presenza nei collegi, di solito formati da 3-5 persone, potrebbe essere anche maggioritaria; il Presidente della Corte, però sarà di esclusiva nomina politica. L’Alta Corte avrà un grado di appello, sempre gestito dagli stessi propri membri, in diversa composizione, ma anche con il rischio della preponderanza delle componenti di nomina politica.

Tutto ciò espone all’eventualità che, stante sempre il fatto che i magistrati non sono rappresentativi, ma i componenti politici sono invece ben orientati politicamente. La componente politica potrebbe perciò giudicare negativamente il magistrato inquisito per motivazioni di natura politica o anche per pura divergenza di interessi. Tutto ciò rende tale sistema chiuso e incontrollabile dove chi controlla la composizione dei collegi (il Presidente, di nomina politica) può influenzare anche l’esito del giudizio.
Quali le conseguenze per i cittadini di una riforma che sembra non riguardarli ed essere un problema dei magistrati?

(Imagoeconomica, Marmorino)

1) Si vuole fare una modifica alla Costituzione del tutto inutile e superflua, specialmente perché non migliora i processi. Ciò può costituire un precedente pericoloso per qualsiasi successiva modifica costituzionale; è una prova generale per poter affermare che la Costituzione si può cambiare più facilmente.
2) I cittadini non avranno nessun beneficio poiché, da una parte, due CSM costeranno il doppio, dall’altra i processi continueranno a durare molto e ad essere sempre più dispendiosi. Altre sono le cose da cambiare per migliorare i processi, come ad esempio assumere più magistrati e più personale ausiliario!
3) Si tratta, in buona sostanza, di un tentativo della politica di indebolire un potere di controllo, rompendo l’unità dei magistrati e dando più forza alla componente politica nei due nuovi CSM. Se il potere giudiziario è l’organo che può controllare che il potere politico non commetta abusi, non pratichi il malaffare e non attivi condotte che discriminano o danneggiano i cittadini, nella nuova situazione, che si verrebbe a creare con questa riforma, il potere giudiziario agirebbe in condizioni menomate.
La Costituzione ha diviso i poteri dello Stato perché si controllino a vicenda, ma se uno prevale sull’altro allora i cittadini non hanno più garanzie di essere governati equamente e correttamente.
4) Non a caso il Governo ha abolito e attenuato alcuni reati tipici dei pubblici amministratori (cioè dei politici) come l’abuso di ufficio, e proprio di recente ha varato una legge che indebolisce la magistratura contabile (Corte dei Conti) che deve vigilare sul corretto uso pubblico delle risorse economiche. Con la riforma “Nordio” il Governo, che per altro verso si dimostra incapace di risolvere la gran parte dei problemi economici e sociali dei cittadini, vuole completare una serie di atti che gli garantiscono le mani più libere.
5) Bisogna opporsi, votando NO al referendum, che si svolgerà nel mese di marzo prossimo, per non assecondare una falsa riforma, che non giova affatto ai cittadini che vivono del loro lavoro ma che cerca solo di svincolare il potere politico dai meccanismi di controllo che la nostra Carta ha previsto per equilibrare tra loro i poteri pubblici.

Sarebbe un atto con il quale i cittadini dicono NO a chi vuole tutto il potere per meri interessi politici e non per il bene della collettività.

Pietro Garbarino, avvocato cassazionista, iscritto Anpi, sezione Caduti di Piazza Rovetta, socio di Libertà e Giustizia, legale di parte civile nei processi celebrati per la strage di Brescia, e autore con Saverio Ferrari del libro “Piazza della Loggia cinquant’anni dopo”