Hanno vinto la democrazia e la storia a Dongo, nonostante il raduno nostalgico autorizzato. Che c’è stato, ma in forma molto ridotta. Una cinquantina appena gli irriducibili del ventennio a ritrovarsi sul lungolago di Como, rinunciando perfino al saluto romano, sostituito da quello del legionario, il pugno destro battuto sul petto. E neppure un quarto d’ora è durato il corteo degli estremisti di destra, negli anni scorsi ben più imponente, per ricordare la fucilazione, il 28 aprile 1945, di Mussolini, Claretta Petacci e dei gerarchi fascisti intercettati dal Clnai mentre fuggivano verso la Svizzera.

Un risultato della mobilitazione della società civile che ha risposto al grido di allarme e alla richiesta di rispetto della Costituzione lanciati dall’Anpi nazionale, che ha fatto doverosamente sua una battaglia per la legalità avanzata dalle sezioni e dal comitato provinciale dei partigiani del territorio. Associazioni democratiche, tra cui Arci, Acli, Istituto Alcide Cervi; sindacati con Cgil e Uil, parlamentari del centrosinistra, tra gli altri Andrea De Maria (Pd), Nicola Fratoianni (Si) che presentato un’interrogazione alla ministra Lamorgese, Mario Perantoni (M5S), il senatore Sandro Ruotolo (Gruppo misto), e ancora esponenti di partiti quali Arturo Scotto, coordinatore di Articolo 1 e Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista. Ad aderire anche la sindaca di Marzabotto, Valentina Cuppi, e il presidente della Fnsi, la Federazione nazionale della stampa italiana, Giuseppe Giulietti.

Grande e corale è stata la partecipazione nella piazza del Municipio di Dongo, intitolata a Giulio Paracchini, partigiano di quella 52ͣ Brigata Garibaldi che intercettò il vigliacco convoglio fascista. Così l’allegria e la voglia di vivere in pace e democraticamente che contraddistinse la vittoria dell’insurrezione 77 anni fa si è ritrovata quest’anno l’8 maggio a Dongo. Nel segno prezioso dell’unità contro tutti i fascismi e i razzismi, di ieri e di oggi. Con Bella Ciao a far da colonna sonora nel ribadire la necessità di sciogliere le organizzazioni fasciste.

Come ha sottolineato l’Anpi nazionale nelle parole di Mauro Magistrati, presidente provinciale a Bergamo oltre che componente del Comitato nazionale dell’associazione: “I gravissimi fatti di sabato 9 ottobre 2021 a Roma, con l’assalto e la devastazione squadrista della sede nazionale della Cgil, sono stati organizzati, pianificati in modo dettagliato e addirittura annunciati da Forza Nuova; per questo sono un esplicito segnale d’allarme del livello che abbiamo raggiunto e fin dove si sono spinti i fascisti oggi, nel nostro Paese”.

Tanti gli interventi la mattina dell’8 maggio in piazza Paracchini per dare voce alla parte del migliore del Paese, maggioranza inascoltata. A parlare sono stati Umberto Colombo, segretario generale Camera del Lavoro di Como; Salvatore Monteduro della Uil Como; la deputata del Pd Chiara Braga; Celeste Grossi di Si, Pierluigi Tavecchio, segretario Rifondazione comunista di Como; Antonio Proietti, segretario provinciale Anpi Como; Daniela Concia, presidente della sezione Anpi Dongo; Gianpaolo Rosso, presidente Arci Como, e rappresentanti dell’Uds e di Como Pride. E infine Mauro Magistrati, presidente provinciale Anpi Bergamo oltre che componente del Comitato nazionale dell’associazione. Magistrati portando i saluti del presidente nazionale Anpi, Gianfranco Pagliarulo, in un denso discorso ha affrontato i temi più caldi, urgenti e attualissimi che stanno a cuore a chi è impegnato a tutelare ogni giorno i valori della Costituzione nata dalla Resistenza. Ve lo proponiamo integralmente:

Vi porto i saluti del Presidente Nazionale dell’ANPI, Gianfranco Pagliarulo e di tutto il Comitato Nazionale che è qui con voi, in questa vostra battaglia democratica e antifascista. Ringrazio l’ANPI Provinciale di Como, le Sezioni di Dongo e Centro Lago per lo straordinario lavoro che hanno condotto in queste ultime settimane e tutte le realtà politiche, sociali, sindacali, associative che hanno voluto accogliere l’appello per questo presidio democratico. Saluto tutte le Sezioni e i Comitati Provinciali dell’ANPI presenti.

Parto dallo scenario di contesto che vedo attorno a noi: formazioni organizzate che si ispirano direttamente al fascismo, al nazismo, al razzismo e formazioni politiche che si collegano, in qualche modo, a questi filoni. Una realtà italiana, ma purtroppo anche una realtà europea che vede formazioni sovraniste di destra, dichiaratamente discriminatorie, in contrasto con il principio dello stato di diritto, penso all’Ungheria o alla Polonia che oggi si riscopre improvvisamente accogliente verso i profughi ucraini – che vanno giustamente accolti e aiutati – mentre dall’altro lato tiene segregati migliaia di profughi afgani, curdi, siriani e libici. Anche questa è una tragedia che si consuma nel cuore dell’Europa e di cui sembra che ci siamo dimenticati, così come abbiamo dimenticato il dramma dei migranti che percorrono la rotta balcanica.

Organizzazioni che vorrebbero fare dell’Europa, una fortezza chiusa, stretta attorno alla difesa del suo territorio, delle sue religioni, respingente verso il fenomeno migratorio, impegnata nell’autoassoluzione delle gravissime colpe perpetrate dalla Germania nazista e dall’Italia fascista.

I gravissimi fatti di sabato 9 ottobre 2021 a Roma, con l’assalto e la devastazione squadrista della sede nazionale della CGIL, sono stati organizzati, pianificati in modo dettagliato e addirittura annunciati da Forza Nuova; per questo sono un esplicito segnale d’allarme del livello che abbiamo raggiunto e fin dove si sono spinti i fascisti oggi, nel nostro Paese. Le violenze avvenute rappresentano un salto di qualità nella strategia della eversione nera e richiedono una risposta ferma e durissima da parte di ogni struttura dello Stato.

Da tempo l’ANPI Nazionale ha denunciato la natura eversiva delle organizzazioni neofasciste, da tempo ha segnalato la strumentalizzazione da parte di tali organizzazioni nei confronti del malessere sociale causato dalla crisi; da anni, infine, l’ANPI, assieme ad un vasto schieramento democratico, ha sollecitato le autorità competenti perché provvedessero allo scioglimento delle formazioni neofasciste, come sostanzialmente imposto dalla XII Disposizione finale della Costituzione e specificamente previsto dall’art. 3 della sua legge di attuazione (Legge Scelba, 645 del 20 giugno 1952). Vanno in ogni caso assunti immediatamente provvedimenti cautelari di sospensione delle attività di tali organizzazioni. Invochiamo inoltre la massima speditezza e intransigenza nell’iter processuale per i reati di apologia e di ricostituzione del partito fascista. È giunto il momento di far sentire la forza della democrazia italiana. Il Presidente Nazionale dell’ANPI, Gianfranco Pagliarulo, ha ribadito l’impegno della nostra Associazione «per una legge che preveda, in maniera sempre più stringente, la punizione delle condotte di propaganda dei contenuti propri dell’ideologia fascista e nazifascista, di discriminazione razziale, etnica e religiosa, nella prospettiva di una più puntuale attuazione della XII disposizione finale della Costituzione e che integri, aggiorni e rafforzi la Legge Scelba». Ma accanto a questo, ci deve essere «una integrazione delle norme in materia di intitolazione toponomastica, che vieti l’attribuzione di vie e piazze, giardini ed edifici pubblici a personalità chiaramente compromesse col fascismo».

Pochi i nostalgici quest’anno a Dongo per commemorare la fucilazione di Mussolini. Hanno dovuto abdicare al saluto del legionario al posto di quallo romano. Uno dei risultati della mobilitazione di Anpi e società civile rislutato

Dobbiamo ribadire, anche in questa piazza oggi a Dongo, che quello che stiamo facendo qui è una pratica di antifascismo quotidiano, fatto nei territori. È questo uno dei modi per rilanciare l’antifascismo: ricostruire dei legami, delle connessioni, fare rete sui territori, nelle comunità locali. È dal basso che si possono mettere in pratica azioni incisive in grado di ribaltare gli schemi attuali. Oggi siamo qua per ribadire il nostro no ad un raduno che, con la scusa di commemorare dei morti, mette in scena una palese manifestazione di carattere apologetico del fascismo, con tutti i suoi simboli, le sue parole d’ordine. Non sono mossi da umana pietà nei confronti di alcuni morti, ma sono qui per un fattore identitario: esaltare le gesta dei fascisti. E rispetto a questo, siamo qua anche per chiedere alla politica, alle istituzioni repubblicane, di mostrare il proprio volto antifascista e di compiere delle scelte: il Ministro dell’Interno può assumere delle iniziative senza dover aspettare che si pronunci la magistratura. Questa scusa è figlia della stessa narrazione che ci propinano Prefettura e Questura quando ci dicono che non possono vietare questi raduni in nome della libertà di espressione: siamo qua anche per contrastare e smontare queste giustificazioni. Nel 1973 l’organizzazione neofascista Ordine Nuovo venne sciolta dal Ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani. Così come Avanguardia Nazionale venne sciolta nel 1976 per effetto della Legge Scelba. Solo per citare due esempi che ci sono stati nella storia della Repubblica: quello che oggi manca è una chiara volontà politica da parte del Governo di procedere con lo scioglimento. Anzi, mi pare che le istituzioni italiane abbiano, di fatto, sospeso l’applicabilità delle leggi della Repubblica, nata dalla Resistenza, con a fondamento una Costituzione compiutamente antifascista.

Oggi il problema è che il neofascismo si è ripreso la scena pubblica strumentalizzando la pandemia e prendendo la testa del movimento No Vax. A questo si aggiunge che la principale forza di opposizione attualmente rappresentata in Parlamento non ha, nei suoi valori fondanti, la pregiudiziale antifascista. Nessun partito della destra in Italia ha mai fatto questo salto evolutivo, anzi, prima la Lega di Salvini e ora Fratelli d’Italia di Meloni strizzano l’occhio alle organizzazioni neofasciste. Inutile ricordare che oggi abbiamo amministratori locali di Fratelli d’Italia che non si vergognano dei propri legami con la storia del fascismo, anzi, organizzano cene per ricordare la marcia su Roma.

Permettetemi ancora due riflessioni. I giovani sono al centro del proselitismo fascista perché sono materia da plasmare, su cui fa presa la forza seduttiva delle suggestioni e dei simboli. Ma anche perché la destra neofascista e nazionalista offre un pacchetto completo: sport, estetica, musica, moda, tempo libero. Oggi l’estrema destra ha un forte appeal soprattutto nel mondo giovanile. Costruisce luoghi di aggregazione e consenso negli stadi, nelle scuole, sui social, nelle palestre. In sostanza nel terzo millennio non c’è un tirocinio per diventare neofascisti, lo si diventa quasi casualmente: dopo una partita allo stadio, un concerto, una manifestazione in piazza. Ai giovani viene offerta l’opportunità di sentirsi “soldati politici” al servizio della patria sovrana per difendere il territorio, dove il territorio è la nazione, la città, il quartiere. Da proteggere dagli “invasori”, cioè nella narrativa neofascista gli immigrati brutti sporchi e cattivi, gli stranieri che ci portano via la casa, il lavoro, stuprano le nostre donne. Diventare un soldato politico prevede anche un addestramento fisico qualora arrivi il momento della cosiddetta “resistenza etnica”, per difendersi dall’invasione delle altre etnie, delle altre razze e i casi di cronaca ci raccontano i pestaggi agli immigrati. Il giornalista Paolo Berizzi ha documentato la fitta rete di palestre, circoli sportivi, associazioni, dove allo sport si unisce la propaganda politica. In questo i gruppi neofascisti sono abilissimi. CasaPound, Forza Nuova, LealtàAzione in Lombardia propongono un circuito in cui i ragazzi trovano tutto: dalla politica all’escursionismo, passando per il volontariato. L’aspetto aggregativo comunitario e identitario è quello che fa più presa tra i giovani.

Liliana Segre dice che sotto sotto l’Italia non ha mai smesso di essere fascista e neppure ha perso la fascinazione per l’uomo forte al potere. Certo, la storia non si ripete mai uguale a se stessa, però nemmeno in forma di farsa. Il fascismo può riproporsi in forme nuove: liquido, culturale. I fascisti sono già nei Consigli comunali, siedono in Parlamento, governano delle Regioni. Il rischio è che l’architettura democratica perda gradualmente dei mattoni in una deriva autoritaria dove prevale la narrazione dell’uomo forte. Purtroppo, noi italiani non abbiamo mai voluto fare i conti fino in fondo con il fascismo. Lo abbiamo rimosso dalle nostre coscienze, come se l’avessimo subito e non inventato. Su questo, aveva ragione Umberto Eco quando nel 1995 parlava di fascismo eterno. Ovvero un fascismo che torna, si ripresenta, rialza la testa quando sente che tutti i tappi e i filtri saltano, quando annusa un vuoto e assume contemporaneamente vesti antiche e vesti nuove. Le vesti antiche sono la sopraffazione, la violenza, l’ostilità verso la diversità, verso la libertà, e soprattutto verso la libertà di informazione e di essere informati. Queste sono caratteristiche che non si spengono mai, che sono appunto caratteristiche del fascismo eterno. Poi c’è la contemporaneità, cioè un fascismo che come un camaleonte muta pelle e si mimetizza con l’ambiente. E oggi strumentalizza la rabbia sociale e la povertà che lambiscono troppi strati della nostra società.

Ci troviamo di fronte al paradosso di un Paese che ha prodotto il fascismo, ma lo ha anche sconfitto e che ha inventato pure il neofascismo nel dopoguerra; eppure, in Europa siamo il Paese dove più sono tollerate manifestazioni e propaganda fascista.

Sembra in atto, da diverso tempo, un copione ormai collaudato: si è cominciato, nei primi anni Novanta, con lo screditamento del movimento partigiano, si è poi passato alla riabilitazione dei “bravi ragazzi di Salò”, per poi cedere il passo alla presentazione edulcorata ed efficientista del regime fascista sostenuta dal leitmotiv secondo il quale “Mussolini ha fatto anche cose buone”. Tutto questo reso possibile da un depotenziamento sistematico dell’insegnamento della Storia. Parallelo a ciò, abbiamo assistito ad attacchi mirati alla Costituzione e alle sue conquiste sociali e democratiche: le basi della democrazia italiana sono rappresentate dalla difesa del Diritto al Lavoro, dalle lotte sindacali e politiche, così come sono passaggi importanti di emancipazione sociale la conquista dello Statuto dei Lavoratori, il divorzio, l’aborto, il Sistema sanitario nazionale e tutti i tentativi di eguaglianza sociale. In tutti questi passaggi storici l’antifascismo ha sempre giocato un ruolo fondamentale. Il fascismo oggi si è imposto non solo in specifiche organizzazioni politiche, ma lo ritroviamo nel modo di concepire, pensare e interpretare le relazioni sociali, anche quelle di genere. C’è un’egemonia culturale dominante da combattere ripensando la prassi e la teoria dell’antifascismo la cui crisi è connessa alla più generale crisi della partecipazione politica alla cosa pubblica.

Anche da questa piazza, dobbiamo essere capaci di articolare un nuovo e radicale antifascismo culturale capace di incidere sull’immaginario culturale delle persone e in grado di, pazientemente e faticosamente, rovesciare i paradigmi del tempo presente. Per questo siamo qua oggi, per ribadire la nostra difesa dei valori democratici e costituzionali e per riaffermare che l’Antifascismo è l’unica cultura democratica in grado di assicurare un futuro di progresso alla nostra comunità.

Viva l’ANPI, viva la Repubblica, viva la Resistenza, viva l’Antifascismo, viva la Costituzione.