Marcon (VE), la seduta del consiglio comunale del 3 giugno 2024

Fortunatamente il replay non esiste solo nelle partite di calcio. Grazie alla diretta streaming e alla registrazione anche di molti consigli comunali, è possibile a tutti sapere cosa succede. Ed è importante soffermarsi sul grave fatto accaduto durante il consiglio comunale dello scorso 3 giugno a Marcon, comune di circa 17.500 abitanti nel veneziano.

Il sindaco di Marcon, Matteo Romanello

La seduta è cominciata ormai da un’ora abbondante e l’ordine del giorno pone in discussione un accordo tra pubblico e privato circa la riqualificazione di un’area industriale. I consiglieri di minoranza – come da loro ruolo – intervengono per metterne in luce criticità e aspetti migliorabili. Per tutta risposta il sindaco Matteo Romanello (rieletto al secondo mandato nel 2022, già leghista ora FdI), con fare sarcastico e provocatorio, chiede alla consigliera Pd, Margherita Lachin se abiti in Italia o in Russia, se sia cosciente cioè di vivere in un Paese, il nostro, in cui non è possibile allo Stato fare quello che vuole nelle proprietà private altrui. È una strategia diffusa tra chi ha pochi argomenti: il sindaco butta all’aria le critiche argomentate che gli sono state mosse, spostando l’attenzione su altro, fingendo cioè che in gioco ci siano il riconoscimento e il rispetto della proprietà privata ed evitando così di fornire le risposte coerenti ed esatte che da lui si pretenderebbero. È proprio per questo, per fare chiarezza e rimuovere le subdole illazioni del sindaco, che la consigliera Lachin, quando riceve la parola dal presidente del Consiglio comunale, Thomas De Rossi, ritiene importante – in premessa – ribadire che riconosce senza dubbio la proprietà privata visto che essa è riconosciuta dalla nostra “Costituzione antifascista”.

La consigliera di opposizione Margherita Lachin insultata per aver detto che la Costituzione è antifascista

“An-ti-fa-sci-sta”. È questa la parola che dà fuoco alle polveri della maggioranza: dai loro banchi parte infatti un sonoro e udibilissimo “Vaff*nc*lo” (a un’ora e sette minuti della registrazione) all’indirizzo della consigliera. Viene dalla bocca dell’elegantissimo consigliere Stefano Franceschetto, capogruppo di Fratelli d’Italia. Lachin, i compagni di opposizione, il pubblico presente sono esterrefatti dall’offesa. I cittadini in sala rumoreggiano, si lamentano ad alta voce della maleducazione aggressiva di Franceschetto. Lachin tenta di riprendere la parola, è indignata che il presidente del Consiglio non abbia alzato un dito per l’ingiuria che le è stata rivolta, ma questi sostiene di non aver sentito nulla. Provate allora ad ascoltare voi cosa si sente da questo link al video e andando a 1h e 7 minuti della registrazione, oppure se preferite cliccate qui per l’audio che in due minuti e 58 secondi riassume l’insolenza protagonista in Aula. Se lo streaming non basta a far da deterrente all’arroganza, che almeno la tecnologia consenta di smascherare chi per tifoseria si finge sordo. C’è di più: Lachin fa appena in tempo ad aggiungere “È un dato di fatto” che il presidente De Rossi le ingiunge di “chiarire la sua posizione”. Che cosa intende infatti con “è un dato di fatto”? Avrà forse inteso – prosegue imperterrito e scandalosamente parziale il presidente – dare del fascista a qualcuno dei consiglieri di maggioranza?

È difficile replicare a discorsi surreali, Lachin ci si mette anche di impegno ma è come tirare testate a un muro, alla fine indirizza un “si vergogni” al presidente che, dopo questo anziché dopo il “vaffa”, decide di sospendere la seduta.

Dal profilo Facebook del capogruppo di FdI in Consiglio comunale

Consigliera Lachin, chi è il consigliere Franceschetto che l’ha offesa e perché secondo lei è sbottato in questo modo scomposto e aggressivo?

Abbiamo avuto spesso accese discussioni, ma è la prima volta che Franceschetto offende in Consiglio comunale, dove siede – come me – dalla precedente consiliatura, 2017-2022. È stato rieletto ed è sempre stato capogruppo di FdI. Nel prossimo consiglio comunale presenterà una mozione per togliere i finanziamenti all’Anpi, mozione che FdI propone in vari Comuni, perciò di certo da parte sua c’è una evidente matrice contraria all’antifascismo, una matrice che rivendica principi e visioni del futuro per il nostro Paese ben diversi da quelli a cui mi ispiro io. Franceschetto è sbottato appena ho pronunciato “Costituzione antifascista”, mandandomi a quel paese. Ognuno tragga le proprie conclusioni. Fa specie non solo l’insulto, ma l’averlo udito nella massima assise del Comune, mentre ricopriamo ed esercitiamo i nostri incarichi istituzionali. Non siamo al bar: occorre un contegno degno dell’istituzione stessa. Rappresentiamo la città e tutti i cittadini, e Marcon merita di più, è una città – la mia – con una bella storia cui va portato il giusto rispetto.

Ill presidente del Consiglio comunale di Marcon, Thomas De Rossi, durante la seduta

Come commenta il comportamento del presidente del Consiglio, che dovrebbe garantire imparzialità nella conduzione della seduta ed esigerne da tutti il rispetto delle regole?

Innanzitutto il presidente nel Consiglio Comunale De Rossi deve tenere sempre a mente che la sua è una funzione di “conduzione” e non di “comando” dell’assemblea. Non è la prima volta che è smaccatamente parziale. Abbiamo già presentato, come consiglieri di opposizione, un esposto al Prefetto di Venezia per quando, a luglio dell’anno scorso, il sindaco ci diede dei “terroristi”: circostanza in cui De Rossi non disse e non fece nulla, addirittura negò che il sindaco avesse utilizzato quel termine! Due consigli comunali fa (22 aprile 2024), di nuovo il sindaco ha offeso un consigliere di minoranza dandogli del “vile procacciatore di voti” e dell’“inetto” (si ascolti al link, a un’ora e quaranta minuti) e, naturalmente, il presidente non ha mosso un dito. Con quello del 3 giugno scorso siamo perciò al terzo grave episodio dello stesso tipo. Questa volta c’è stata una minima ripresa del consigliere Franceschetto per la sua offesa, ma poi il presidente ha immediatamente sviato tutta l’attenzione su di me – che invece avevo subìto il gesto – incalzandomi dicendo “lei deve chiarire la sua posizione, oltre ogni ragionevole dubbio!”. Come se fossi io l’imputata che deve difendersi davanti a un giudice in tribunale!

Mosca

Il sindaco che posizione ha preso rispetto all’accaduto? È lui che – anziché rispondere alle sue critiche puntuali – ha innescato la miccia chiedendole sarcastico se pensasse di abitare in Italia o in Russia e se riconoscesse la proprietà privata… Che atteggiamento ha di solito nei vostri confronti e nel suo in particolare?

Come ho appena ricordato, il sindaco Matteo Romanello ha recentemente definito noi consiglieri di minoranza “terroristi” e “inetti”. È un sindaco molto provocatore, ed è lui stesso il primo ad ammetterlo. Ma una volta che si provoca, occorre saper accettare la risposta alla provocazione. Stavolta voleva insinuare che a me non piacesse la proprietà privata e io gli ho dato una risposta istituzionale: riconosco la proprietà privata come è riconosciuta dalla Costituzione antifascista. Volevo tentare così di riportare la discussione al livello che merita. Non è successo, anzi.

A oggi non ho ricevuto chiarimenti o scuse né dal consigliere Franceschetto, né dalla maggioranza, né dal sindaco. Sono stata anzi sorpresa dalle sue dichiarazioni alla stampa, in cui di nuovo mi butta addosso la responsabilità di aver acceso la bagarre, nominando la parola “antifascismo”, e aggiungendo che neanche loro avevano sentito l’offesa… La pezza è peggio del buco, insomma! Ma una volta compresa la dinamica dei fatti, grazie anche alle registrazioni, credo sia doveroso da parte del sindaco e del presidente del Consiglio tendere la mano e scusarsi, e dare così esempio dei modi che si devono tenere in una società che voglia dirsi civile.

Tina Anselmi, partigiana e primo ministro donna della Repubblica. A Marcon è stato impedito di intolarle un plesso scolastico (archivio fotografico Anpi nazionale)

Se non sbaglio il sindaco Matteo Romanello aveva già portato agli “onori” della cronaca Marcon in passato…

È successo in poco tempo altre tre volte. La prima quando, a fine del 2022, il sindaco e la giunta hanno cercato invano di impedire l’intitolazione del nuovo plesso scolastico a Tina Anselmi, perché ritenuta “persona di parte”. La seconda quando, a marzo 2023, hanno negato il patrocinio all’Anpi per la proiezione del film Roma città aperta, perché secondo loro non rientrante nella “cultura” del mandato della loro amministrazione. La terza, avvenuta nella consiliatura precedente ed altrettanto grave, fu quando durante le celebrazioni del 25 aprile 2018 il sindaco si tolse la fascia tricolore appena udì le note di Bella ciao. Quest’ultimo, dunque, è il quarto brutto episodio nell’arco di circa cinque anni…

Una delle scene più famose e toccanti del film “Roma città aperta” di Roberto Rossellini

Ma Marcon non la pensa tutta come il suo sindaco: quali sono state le reazioni della cittadinanza, sia fra chi era presente in sala consiliare sia fra chi è venuto a conoscenza successivamente dei fatti? Ha ricevuto attestati di stima e solidarietà? So che l’Anpi Veneto, con la coordinatrice Paoletti, ha subito bollato l’accaduto, esprimendo preoccupazione per le sorti della democrazia del nostro Paese se possono accadere simili episodi.

La vicinanza e la solidarietà mi sono state espresse fin da subito da chi era presente lì quella sera, e sono cresciute nei giorni seguenti, sorprendendomi piacevolmente. Vorrei anzi cogliere l’occasione per ringraziare tutti e tutte delle attestazioni di solidarietà, numerose e diverse: cittadini italiani residenti a Montréal che mi hanno spedito una mail, esponenti anche nazionali del mio partito, i marconesi tutti che ringrazio di cuore. L’antifascismo è un valore che accomuna, non è di parte, riguarda la nostra storia, è la base della nostra democrazia, infatti ho ricevuto solidarietà e vicinanza anche da chi non milita dalla mia stessa parte politica, e questo credo sia un segnale chiaro e il migliore possibile per rappresentare la mia città. Marcon conosce il rispetto profondo e trasversale dei principi che animano e reggono la nostra Repubblica.

l Presidente del Senato, Ignazio La Russa (Imagoeconomica, Alessandro Amoruso)

Crede che si respiri, da qualche tempo in Italia, un’aria che facilità episodi come quelli capitati a Marcon?

Quest’onda “nera”, che tocca il nostro Paese, ma non solo, è partita prima dell’insediarsi dell’attuale governo Meloni. Poi, quando salgono al potere persone che per prime – penso al Presidente del Senato La Russa – disconoscono la parola “antifascismo”, o celebrano la Rsi, o fanno identificare dalle forze dell’ordine cittadini che plaudono all’Italia antifascista, o emettono francobolli dedicati agli squadristi, allora accade che si normalizzino e diffondano principi, comportamenti e parole di violenza, accade che non si tollerino più e si reprimano la critica e la dialettica – nella vita sociale come in politica. Tuttavia mi sento anche di precisare che la maggioranza del nostro Paese non è così e non si riconosce in questi atteggiamenti e disvalori, perciò credo che sia importante che ciascuno di noi, dal piccolo comune in su, continui a testa alta a ribadirlo. Quando sento frasi come: “l’antifascismo ha stufato, è roba vecchia passata e trapassata”, o “dovete parlare del presente”, io rispondo che ben volentieri vorrei potermi occupare dell’oggi e dei suoi problemi, se non ci fosse ogni due per tre chi, anche tra i politici e i rappresentanti dello Stato, elogia e rimpiange il disciolto partito fascista, i suoi modi, i suoi simboli, i suoi uomini. Se qualcuno lo fa, non si può far finta di niente e sorvolare, occorre fermarsi rispondere.

Se qualcuno che inneggia alla X Mas si candida all’assise più importante del nostro continente, ossia al Parlamento Europeo, allora non si può tacere e ignorare: occorre ripartire daccapo e rimettere in chiaro i valori indiscutibili su cui poggiano democrazia e convivere civile. Occorre farlo sempre ogni volta che ce n’è bisogno – fosse anche la centesima volta – a testa alta e schiena dritta, a prescindere da chi dice “vogliamo sentire altro”: sentirete parlare d’altro, certo, di scuola, sanità, lavoro. Le idee non ci mancano, io non parlerei che di quelle, ma non a prezzo di rimettere in discussione le fondamenta della nostra democrazia.