Il questionario proposto nelle scuole di alcune città italiane da Azione Studentesca, organizzazione giovanile dell’estrema destra, ha giustamente suscitato la sdegnata protesta dei partiti antifascisti, della Cgil, di parte dell’associazionismo democratico e delle organizzazioni professionali dei docenti (il Movimento di cooperazione educativa è stato il primo a richiamare l’attenzione sulla scellerata iniziativa).

Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale ANPI (Imagoeconomica, Andrea Panegrossi)

Anche l’ANPI, per il tramite del presidente nazionale Gianfranco Pagliarulo, ha denunciato la «straordinaria gravità» dell’«attacco frontale alla libertà d’insegnamento, all’autonomia didattica e al pluralismo delle idee» portato da Azione Studentesca attraverso il tentativo di intimidire i docenti e di creare «un clima di delazione fra gli studenti», chiedendo al contempo «alla Presidente del Consiglio, che è anche la presidente di Fratelli d’Italia», e al ministro Valditara una «esplicita e inequivocabile condanna di questa operazione di sapore fascista».

Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, e Giovanni Donzelli, deputato, vicepresidente Copasir, responsabile nazionale organizzazione FdI (Imagoeconomica, Giuliano Del Gatto)

Ora però all’immediatezza della reazione deve seguire la riflessione sugli obiettivi della provocazione di Azione Studentesca, a partire da un elementare interrogativo: siamo di fronte a un episodio isolato, alla estemporanea, improvvida trovata di una banda di “ragazzini” (Donzelli dixit) in vena di protagonismo, oppure questo episodio va inserito in una precisa strategia?

La sottosegretaria all’Istruzione, Paola Frassinetti (Imagoeconomica, Livio Anticoli)

In premessa, è opportuno riassumere rapidamente la sconcertante vicenda. Qualche settimana fa è partita in diverse aree del Paese una campagna promossa da Azione Studentesca con il titolo “La scuola è nostra!”. Titolo volutamente ambiguo: perché allude da un lato alla volontà di impadronirsi di un’istituzione pubblica (la scuola, appunto), dall’altro all’intenzione di riaffermare la centralità degli studenti nell’organizzazione e nell’attività del sistema formativo, in contrasto con tutti coloro – è chiarito nel manifesto di lancio dell’iniziativa – che pretendono di risolvere i problemi dell’istruzione pur non mettendo più piede da decenni in un’aula scolastica.

(Imagoeconomica, Andrea Panegrossi)

Essendo l’obiettivo dichiarato della campagna quello di raccogliere elementi di conoscenza utili alla stesura di un report sulla «situazione delle scuole italiane», gli studenti vengono invitati a compilare un questionario composto di sei domande: nelle ultime due si chiede di segnalare la presenza nei rispettivi istituti di professori di sinistra che fanno propaganda politica durante le lezioni, e di raccontare i casi più eclatanti di esercizio strumentale e fazioso della funzione pedagogica.

Riesce difficile attribuire in esclusiva la paternità del questionario ad Azione Studentesca, salita agli onori della cronaca per l’azione squadristica del 2023 al Liceo “Michelangiolo” di Firenze e braccio operativo nelle scuole di Gioventù Nazionale, a sua volta organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia. E infatti, di fronte alle prime contestazioni, laddove l’on. Meloni ha scelto – come di consueto in analoghe circostanze – di trincerarsi nel silenzio, non si è fatta attendere la difesa d’ufficio di Azione Studentesca da parte dei vertici di FdI: l’on. Donzelli si è scagliato contro “la sinistra”, accusandola di censurare un gruppo di giovani colpevoli soltanto di smascherare i comportamenti di professori “scorretti e comunisti”, mentre l’on. Paola Frassinetti, forse indotta a prudenza dal suo ruolo di sottosegretaria all’Istruzione, ha annunciato “accertamenti”, ha affermato solennemente che «la scuola deve rimanere un luogo di confronto libero, pluralista e rispettoso» ma ha al contempo minimizzato l’iniziativa di Azione Studentesca, a suo avviso «simile ad altre già emerse in passato [quali?] e riconducibili a sensibilità e posizioni politiche diverse».

(Dalla pagina Facebook di Azione Studentesca)

La stessa Azione Studentesca ha ritenuto di dover chiarire significato e scopo del questionario. Sulla sua pagina Facebook ha scritto che esso «nasce dalla volontà di verificare se, durante l’orario scolastico, venga svolta propaganda politica, indipendentemente dalle idee personali dei docenti», perché «le lezioni devono rimanere neutrali dal punto di vista politico, affinché la scuola sia un luogo di formazione e non di indottrinamento».

(Dalla pagina Fb di Azione Studentesca)

E qui la malafede costringe i giovani neofascisti ad arrampicarsi sugli specchi. Per cominciare, che cosa si deve intendere per “propaganda politica”? Non è infatti credibile che un docente utilizzi le sue lezioni per tenere comizi alla classe, per fare proselitismo a un partito esaltandolo e denigrando per converso i partiti avversari, per magnificare un’ideologia; e dal momento che si riconosce all’insegnante il diritto ad avere “idee personali”, e cioè non soltanto un suo bagaglio culturale e un proprio metodo didattico ma persino un orientamento politico più o meno definito, non si può ragionevolmente pretendere che, una volta salito in cattedra, egli annienti la sua personalità per trasformarsi in un automa adibito a trasmettere meccanicamente nozioni. Non è dunque la formazione a stare a cuore ad Azione Studentesca, perché una formazione degna di questo nome è inscindibile dall’educazione al pensiero critico, al pluralismo, al confronto dialettico. Quello auspicato dai giovani neofascisti è un insegnamento finalizzato all’indottrinamento che dicono di combattere: un insegnamento cioè uniformato a una sola cultura, la loro, che però è l’unica – paradossalmente – a non godere del diritto di cittadinanza nel sistema scolastico della Repubblica antifascista.

(Dalla pagina Fb di Azione Studentesca)

I primi effetti voluti dagli autori del questionario sono quello di intimidire i docenti democratici e di indurli all’autocensura, ma anche quello di boicottare le iniziative culturali organizzate da molti istituti scolastici (Azione Studentesca fa esplicita menzione del liceo “Carlo Livi” di Prato) sui temi dell’antifascismo, spesso in collaborazione con l’ANPI.

Perché se è vero che nel questionario non si chiede di fare i nomi dei docenti “comunisti”, è pur vero che le loro identità sarebbero facilmente ricavabili dalle altre informazioni fornite nelle risposte; e comunque, sia o meno tutelato l’anonimato, la pubblicazione dei risultati del sondaggio provocherebbe un’indebita pressione sull’istituto in cui prestano servizio i professori ”schedati”, comprometterebbe la loro autorevolezza di fronte agli studenti, li condizionerebbe psicologicamente, complicherebbe la collaborazione con i colleghi, innescherebbe tensioni con le famiglie.

Ma forse c’è di più e di peggio. Se, come pare innegabile, gli ispiratori del questionario siedono ai piani alti di FdI, esso non punta soltanto a intimidire singoli docenti, a stilare liste di proscrizione di irriducibili al pensiero unico che si vorrebbe impartire nelle nostre scuole: le sue finalità sono di più ampia portata, e vanno cercate nel progetto di egemonia culturale elaborato – sebbene molto confusamente – dalla destra e in particolare da FdI fin dall’insediamento del governo Meloni. Un progetto al cui interno la scuola, ossia l’educazione delle giovani generazioni, occupa una posizione preminente.

(Dalla pagina Fb di Azione Studentesca)

In questo quadro, è lecito supporre che il censimento avviato da Azione Studentesca abbia lo scopo di dimostrare con dati di fatto che l’egemonia (presunta) della sinistra nella scuola è frutto di una subdola manipolazione ideologica degli studenti operata – secondo i giovani neofascisti – da una minoranza, per quanto rumorosa, di professori “comunisti”.

(Dalla pagina Fb di Azione Studentesca)

La somministrazione del questionario avrebbe dunque lo scopo di preparare il terreno a un intervento volto apparentemente a restaurare la deontologia della professione docente, in realtà a imporne la versione di comodo propugnata da FdI: insomma, a legittimare una stretta dirigista e conformistica spacciandola per misura normalizzatrice. Ma appare plausibile anche un’altra ipotesi: e cioè che l’iniziativa dei giovani neofascisti assolva a una funzione di dissuasione (se i termini “intimidazione” e “ricatto” suonano eccessivi) nei confronti dei tanti docenti che hanno criticato e criticano attivamente i provvedimenti attraverso cui la destra pretende di costruire un sistema educativo a sua immagine e somiglianza, calpestando la libertà d’insegnamento e l’autonomia scolastica.

Federico Mollicone (FdI), presidente Commissione Cultura Camera dei Deputati (Imagoeconomica, Giuliano Del Gatto)

Il messaggio sarebbe il seguente: i contestatori stiano in guardia, perché l’espressione del dissenso produce l’automatica iscrizione al registro dei “cattivi” (degli oppositori: e contrastare chi comanda può comportare qualche inconveniente). C’è da preoccuparsi, ma non da stupirsi: per la visione che ne hanno Mollicone e soci, l’egemonia si realizza con gli strumenti non della persuasione ma della coercizione, si fonda non sulla libera espressione del consenso ma sull’imperio, si costruisce non sul dialogo ma sul monologo.

Ferdinando Pappalardo, vicepresidente nazionale ANPI