Il sacrario di Marzabotto

“Dobbiamo tornare a interrogarci per cercare le risposte ai grandi problemi del nostro particolare tempo caratterizzato dal ritorno del nazionalismo, di forme di oscurantismo, neofascismo e neonazismo. Riflettendo sull’antifascismo, abbiamo bisogno di un nuovo pensiero critico che, analizzando un inedito presente e guardando al futuro, sia ancorato alle grandi intuizioni resistenziali e pre-resistenziali: la riflessione sul passato non è mai sufficiente, ma è sempre necessaria”. È questo il filo conduttore del convegno organizzato dall’Anpi a Marzabotto, città martire, simbolo della Resistenza, il 30 giugno e il primo luglio scorsi, con il titolo “Le visioni della democrazia dopo il fascismo. Idee costituzionali prima del 25 luglio 1945”.

Il vicepresidente dell’Anpi, Carlo Ghezzi presenta il convegno degli storici

“Con la Fondazione Gramsci, la Fondazione Basso e l’Istituto Luigi Sturzo – ha spiegato il vicepresidente nazionale vicario dell’Anpi, Carlo Ghezzi – abbiamo voluto avviare un percorso di studio sui valori fondanti della democrazia e una riflessione storica sugli errori dei partiti antifascisti e sulle loro iniziali divisioni durante il ventennio, ma soprattutto sulle responsabilità delle classi dirigenti, dal Re agli industriali, dagli intellettuali alla Chiesa, sull’avvento del fascismo. Pur di far prevalere i suoi interessi contro le rivendicazioni del mondo del lavoro, la borghesia italiana ha nascosto la testa sotto la sabbia”.

La sindaca di Marzabotto, Valentina Cuppi, fa gli onori di casa

Il convegno di Marzabotto è voluto quindi ripartire da lì, con due obiettivi di fondo. Da una parte rispondere alla offensiva culturale delle destre contro i valori della Resistenza e della Costituzione, come ha detto con nettezza la sindaca di Marzabotto, Valentina Cuppi, nel saluto agli ospiti. Dall’altra riflettere, sulla base della ricerca storica più recente, sui valori fondanti dell’Italia dopo il fascismo per far ripartire un percorso democratico che a un certo punto si è interrotto e che vede oggi in particolare i partiti della sinistra in grande difficoltà.

“Abbiamo voluto riflettere su quella che appare come una democrazia regressiva – ha detto il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, nelle conclusioni – e abbiamo scelto Marzabotto perché qui è nata la Costituzione. Abbiamo bisogno di affermare che l’antifascismo non è una negazione, ma che è frutto di valori e di precise teorie politiche come quelle elaborate da grandi protagonisti come Dossetti, Basso, Terracini, Nenni, Curiel con la sua idea di una democrazia progressiva”. Per il presidente dell’Anpi riflettere sulle culture che hanno contribuito alla stesura della Costituzione significa prima di tutto ripartire dalla centralità che i costituenti attribuirono alla persona come si capisce per esempio dall’articolo 3 (“È compito della Repubblica…”). “Persona, non individuo”, spiega Pagliarulo facendo riferimento alla vulgata dominante basata sulla centralità dell’individuo consumatore contro i diritti sociali e civili delle persone. La necessità di costruire dunque un nuovo pensiero critico democratico in un momento in cui i partiti (in particolare quelli di sinistra) non svolgono più quel ruolo di “cerniera” che ha consentito lo straordinario progresso civile del dopoguerra.

La sala del convegno presso la Casa della cultura e della memoria di Marzabotto

In questo periodo storico, ha detto Pagliarulo, finiti i partiti (in Parlamento il partito più vecchio è la Lega), nella società si muovono tante associazioni, tante organizzazioni sociali in una miriade di iniziative. La società è viva, ma per ricostruire un nuovo percorso democratico non basterà affidarsi alle sole forze spontanee dell’impegno sociale e culturale. Serve qualcosa di più e dobbiamo avere l’ambizione, come diceva Max Weber, di tentare l’impossibile invertendo il processo di regressione democratica che si manifesta prima di tutto con la disaffezione degli elettori al voto. Serviranno tempi lunghi, ma il convegno di Marzabotto ha avviato un nuovo percorso, a partire appunto dalla riflessione sul contribuito culturale e politico dei protagonisti della lotta antifascista che si è basata, prima di tutto, sulla ricchezza della pluralità delle culture. L’originalità del convegno sta proprio nella riproposizione di figure note e meno note, comunque cancellate nel dibattito politico e intellettuale: da Giaime Pintor a Lelio Basso, da Umberto Terracini ai fratelli Rosselli. Da Dossetti a De Gasperi, da Togliatti a Nenni. Molto importante poi il contributo delle donne, non solo alla Resistenza, ma anche all’elaborazione teorica che è stata base e sostanza della cultura democratica dopo il fascismo. È necessario rompere il luogo comune che descrive le donne della Resistenza come mogli, madri, compagne, sorelle, trascurando il loro ruolo storico di protagoniste.

Con questo articolo non possiamo ovviamente entrare nel merito di tutti gli interventi al convegno ed è comunque impossibile proporvi una sintesi completa di tutti gli spunti teorici che sono emersi. L’Anpi curerà gli atti completi del convegno, mentre chi fosse interessato può andare sulle pagine Facebook dell’Anpi e di Patria Indipendente per riascoltare la diretta delle due giornate (https://www.facebook.com/patriaindipendente/, https://www.facebook.com/anpinaz/). Vi proponiamo intanto qui – in ordine di “apparizione” – una fotogallery di tutti i relatori con i relativi titoli dei loro interventi e brevi accenni al contenuto dei loro discorsi.

Anna Cocchi

30 giugno, prima parte. Coordina Anna Cocchi, presidente Anpi provinciale di Bologna

Claudio Natoli

Claudio Natoli, storico, già docente di Storia contemporanea all’Università di Cagliari. Ha parlato della nuova generazione antifascista degli anni ’30: il Gruppo comunista romano e Giaime Pintor. Natoli ha ricostruito le vicende di una intera generazione (la terza) di giovani comunisti. Attraverso le loro microstorie la ricostruzione di una intera vicenda di antifascisti che hanno subito carcere, confino e morte per mano dei fascisti. Molto interessante e tutta la rileggere la biografia politica ed esistenziale di Giaime Pintor.

Giorgio Bigatti

Giorgio Bigatti, docente di Storia economica all’Università Bocconi di Milano – Fondazione Isec. Ha parlato dell’antifascismo dei ceti medi e in particolare del ruolo degli industriali a Milano che si sono schierati contro il regime e che hanno partecipato alla battaglia per la ricostruzione della democrazia. Tanti i nomi noti e meno noti degli industriali che al tempo del regime fecero la scelta di stare dall’altra parte.

Mattia Gambilonghi

Mattia Gambilonghi, ricercatore della Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Ha parlato di “operi e contadini davanti alla guerra e al fascismo”. In particolare nella relazione di Gambilonghi è emerso il ruolo fondamentale svolto dal movimento operaio italiano soprattutto in occasione degli scioperi nelle fabbriche del Nord.

Anna Tonelli

Anna Tonelli, docente di Storia contemporanea all’Università di Urbino. Ha parlato del ruolo delle donne. “Prigioniere ed emigrate, l’antifascismo delle donne”. Molti gli esempi utilizzati dalla professoressa Tonelli per sfatare il luogo comune delle donne come semplici gregari e compagne di partigiani e antifascisti.

30 giugno, seconda parte. Coordina Anna Cocchi

Alessandro Persico

Alessandro Persico, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ha parlato del Codice di Camaldoli, considerato il principale testo di riferimento della cultura cattolica. Lo studioso si è concentrato in particolare nel racconto del movimento dei laureati che elaborò le basi delle teorie cattoliche che saranno sviluppate anche nel dopoguerra.

Giulia Vassallo

Giulia Vassallo, storica dell’Università di Genova. Ha parlato di “Europa oltre la nazione. Il progetto istituzionale del Manifesto di Ventotene”. Nella relazione di Giulia Vassallo molti gli spunti di approfondimento sul gruppo che diede vita al Manifesto, considerato un punto di riferimento fondamentale nello sviluppo delle filosofie politiche europeistiche e federaliste. Quando si parla del Manifesto di Ventotene si cita soprattutto Altiero Spinelli, ma non meno importante fu la figura di Eugenio Colorni, che oltre a dare il suo contributo teorico ne curò la pubblicazione.

Alexander Hobel

Alexander Hobel, storico, Fondazione Gramsci. “La democrazia progressiva di Eugenio Curiel”. Hobel è un esperto di storia del Pci e in particolare di Luigi Longo sul quale ha pubblicato per Carocci una importante biografia. Nella relazione a Marzabotto il professore ha riproposto la figura (semi dimenticata) di Eugenio Curiel, fisico e militante dei giovani comunisti. È di Curiel l’elaborazione teorica sulla “democrazia progressiva”.

Tommaso Baris

1 luglio, prima parte. Coordina Tommaso Baris, docente all’Università di Palermo-Fondazione Gramsci. Baris ha tenuto i tempi degli interventi con eleganza, ma soprattutto, da storico, è intervenuto per legare i discorsi dei relatori e offrire spunti per ulteriori approfondimenti dei temi.

Marialuisa Sergio

Marialuisa Sergio, docente di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Roma Tre: “De Gasperi nel 1943”. Originale e con vari spunti per un superamento di visioni e ricostruzioni stereotipate della storia, l’intervento della professoressa Sergio ha raccontato un De Gasperi inedito, con tutte le contraddizioni di un politico di fede cristiana a contatto diretto con le gerarchie vaticane che comunque avevano convissuto con il regime di Mussolini. Importante l’analisi storica della cultura cattolica, il senso della libertà per quei giovani che si opponevano al blocco reazionario clericale.

Luigi Giorgi

Luigi Giorgi, Istituto Luigi Sturzo: “Giuseppe Dossetti tra fascismo e Resistenza”. Giorgi ha ricordato che Giuseppe Dossetti chiese di essere sepolto a Marzabotto proprio per l’enorme valore simbolico della città martire del nazismo. Dossetti era il teorico di una democrazia genuina e a differenza di altri antifascisti non credeva che sarebbe stato possibile esportare nel dopoguerra il modello dei Cln, i Comitati di Liberazione nazionale. Importante nella relazione di Giorgi la citazione della lettera ai parroci di Dossetti dove si criticavano i concetti liberisti del capitalismo.

Chiara Giorgi

Chiara Giorgi, docente di Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma: “Lelio Basso e la fine del fascismo”. Nella ricostruzione della professoressa Giorgi un capitolo molto importante della storia dell’antifascismo italiano e della sinistra, tra le esperienze di Giustizia e Libertà e quelle socialiste e comuniste.

Valerio Strinati

Valerio Strinati, redattore di Patria Indipendente: “Nenni di fronte alla caduta di Mussolini”. Nell’intervento di Strinati spunti di riflessione sia per conoscere meglio la storia dell’antifascismo e della sinistra italiana, sia per valutare le diverse analisi politiche (più o meno azzeccate) che furono proposte al tempo del regime sulla natura reale del fascismo considerato da alcuni solo una degenerazione dell’interventismo democratico. La critica di Nenni alle impostazioni stereotipate e il suo attacco durissimo alla borghesia italiana responsabile di aver lasciato cadere la bandiera dell’antifascismo ripresa in mano dalla classe operaia. Interessanti anche gli spunti sul rapporto tra le teorie massimalistiche e il riformismo socialista di Nenni che criticava il suo partito per non aver saputo intercettare la rabbia dei reduci della Prima Guerra.

1 luglio, seconda parte. Coordina Tommaso Baris

Gianluca Fiocco

Gianluca Fiocco, docente di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata: “1943: Togliatti, la svolta nella guerra e il futuro dell’Italia”. Anche in Fiocco una ricostruzione nuova e fuori dagli schemi tradizionali di un pezzo di storia importante della sinistra italiana attraverso il racconto di un Togliatti impegnato in Russia nella propaganda contro il fascismo, anche e soprattutto attraverso le trasmissioni radio clandestine. Interessante anche lo spunto sulla polemica di Togliatti sull’uso del termine Patria e patrioti. “Siamo noi i veri patrioti”, diceva il dirigente comunista che non si è tirato indietro neppure dal confronto-scontro con Stalin.

Pompeo Leonardo D’Alessandro

Pompeo Leonardo D’Alessandro, Università degli studi di Milano Statale: “L’eresia di Terracini”. Il comunista scomodo, Umberto Terracini, amico di Gramsci e critico della prima ora dei metodi staliniani, è emerso con chiarezza nella relazione di D’Alessandro. Per il gruppo dirigente del Pci, Terracini era considerato un eretico, salvo poi un ripensamento politico da parte dello stesso Togliatti che gli permise di partecipare alla stesura della Costituzione. La biografia di Terracini ha attraversato momenti molto drammatici perché oltre a combattere il fascismo dovette resistere ai tentativi di isolamento anche nel suo partito come avvenne al confino a Ventotene nel 1942. Importante la citazione della lettera a Togliatti del 1944.

Andrea Ricciardi

Andrea Ricciardi, Fondazione Ernesto Rossi-Gaetano Salvemini di Firenze: “Gli azionisti”. Nella relazione di Ricciardi la ricostruzione delle matrici culturali degli azionisti italiani, attraverso anche le analisi e le ricostruzioni di Vittorio Foa pubblicate nel dopoguerra con gli scritti politici.

1 luglio, la tavola rotonda finale è stata coordinata da Silvia Truzzi, giornalista de Il Fatto Quotidiano, che ha polemizzato contro le tante semplificazioni di chi attacca l’antifascismo.

Francesco Giasi

Hanno partecipato: Luigi Giorgi, Istituto Luigi Sturzo, Francesco Giasi, Fondazione Gramsci, Giancarlo Monina, Fondazione Lelio e Lilli Basso, Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale Anpi.

Giancarlo Monina

E mentre Giasi ha sottolineato l’importanza delle fonti storiche e quindi degli archivi delle Fondazioni che andranno sempre più utilizzate e valorizzate, Monina ha fatto l’elogio della pluralità culturale dell’antifascismo.

Il presidente nazionale Anpi, Gianfranco Pagliarulo, durante l’intervento conclusivo

Alla fine della tavola rotonda è stato il presidente nazionale Anpi, Gianfranco Pagliarulo, a riannodare i fili di un dibattito storico complesso. Riprendere una elaborazione politica dal punto più alto raggiunto dalle culture antifasciste italiane è oggi fondamentale per rispondere con quei valori ancora attuali alle tante sfide del presente (dal ritorno della violenza nazionalista, ai temi ambientali e delle diseguaglianze crescenti). Invece di attuare l’opera incompiuta della Costituzione, la si attacca e si propongono ricette politiche che ci riportano indietro e spaccano il Paese come il presidenzialismo e l’autonomia differenziata. Ci vuole insomma un nuovo pensiero critico democratico e si devono rinsaldare legami e forme di partecipazione che sono andate scemando con la crisi dei partiti che hanno abdicato al loro ruolo. Un nuovo pensiero critico e nuove pratiche democratiche per realizzare quella che Calamandrei definiva “la promessa non realizzata”. Da parte loro i rappresentanti degli istituti di ricerca storica hanno dichiarato la massima disponibilità a proseguire il lavoro. Marzabotto può essere insomma l’inizio di una nuova storia antifascista.