Dapprima, nello scorso novembre, ci fu lo show governativo partenopeo “chi non salta comunista è, che a molti parve una ridicola arma di distrazione di massa, ma a poco più di un mese da quel siparietto elettorale le cronache nazionali registrano un altro attacco a quei “sinistri” e “dimostrati” che, oltre nella magistratura, sarebbero numerosi fra i docenti utilizzando il proprio ruolo per influenzare le nuove generazioni.

“Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?”: è questa una delle domande contenute in un questionario anonimo distribuito in varie scuole italiane da Azione studentesca, associazione giovanile attualmente stretta a Gioventù Nazionale, costola di Fratelli d’Italia.

Se non fosse un avvenimento serio, ci sarebbe da sorridere. Invece si tratta di una situazione di eccessiva gravità: a questo punto è a rischio l’autonomia della scuola e con la memoria è facile ritornare al 1931 quando il governo di Benito Mussolini impose ai docenti universitari italiani un giuramento di fedeltà al re e al fascismo, finalizzato a imporre il conformismo ideologico negli atenei.

La sottosegretaria Paola Frassinetti al centro del tavolo di Azione Studentesc (Imagoecoomica, Saverio De Giglio)

Su oltre 1.200 professori, solo 12 rifiutarono, perdendo la cattedra, lo stipendio e subendo isolamento. Per fortuna, adesso l’indignazione è molto più ampia, anche se a molti non è chiara la gravità di ciò che è successo. Tenta frettolosamente di gettare acqua sul fuoco la sottosegretaria all’Istruzione, Paola Frassinetti, secondo cui “si tratta di un’iniziativa autonoma promossa da alcuni studenti, che avrebbero effettuato una sorta di sondaggio anonimo. Non si tratterebbe di una ‘schedatura’ o di liste di ‘proscrizione’, stante l’anonimato, ma di una iniziativa simile ad altre e riconducibili a sensibilità e posizioni politiche diverse. La scuola deve rimanere un luogo di confronto libero, pluralista e rispettoso”. Exusatio non petita accusatio manifesta, no?

(imagoecoomica, Carino by Ai Mid)

Ma qual è la situazione delle scuole superiori italiane, con docenti fra i peggio pagati di Europa? Se ritorno con la memoria ai miei anni liceali non ho molti ricordi di docenti “di sinistra”. Oltre a tutto lo scientifico che ho frequentato era allora, ed è ancora, una delle tante scuole di frontiera della periferica Calabria.

Nonostante la competenza e la buona volontà, gran parte dei docenti erano precari e molti di loro vi trascorrevano un paio di anni al massimo: troppo poco per incidere nella personalità e nelle ideologie degli allievi. Molto spesso arrivavano dopo ore di macchina o treno, spesso già stanchi e nonostante la buona volontà con poca voglia di fare di più. La scuola italiana non era ancora un “progettificio” e prima della scuola della autonomia i programmi erano fasciati in quelli nazionali.

L’accusa di influenzare i giovani, in fondo, è per alcuni docenti antica come il mondo. L’esempio più celebre è quella rivolta a Socrate e raccontata da Platone nella Apologia del suo maestro. Personalità ovviamente politiche. L’accusa di Meleto era di empietà e di non credere negli dei della polis: una accusa di “reato di opinione” nella “democratica” Atene.

Don Milani con allievi della scuola di Barbiana

Se proprio dobbiamo trovarlo un documento di scuola di sinistra nella scuola italiana del secolo breve, mi pare di ritrovarla nella “Lettera ad una professoressa” di don Lorenzo Milani, fra i maggiori educatori del Novecento italiano, che fu un manifesto-denuncia della scuola classista e gentiliana dei suoi tempi.  La parabola biografica del maestro di Barbiana è di un martire contestatore della scuola dei suoi tempi.

Oggi come ai tempi di Socrate e di don Milani, in una società in cui la scuola non è l’unica agenzia educativa, le nuove generazioni più che di maestri hanno bisogno di educatori.

Quale l’augurio che i docenti dovrebbero fare per i propri allievi? La stessa preghiera che ne “Il Fedro” Socrate rivolgeva a Pan e agli altri dei: “concedetemi di diventare bello di dentro, e che tutte le cose che ho di fuori siano in accordo con quelle che ho di dentro. Che io possa considerare ricco il sapiente e che io possa avere una quantità di oro quale nessun altro potrebbe né prendersi né portar via, se non il temperante”.

Se la scuola italiana sarà capace di esprimere docenti con questi sogni, forse l’idea delle nostre Madri e dei nostri Padri Costituenti sarebbe finalmente realizzata.

Francesco Rizza, giornalista e membro ANPI di Petilia Policastro (KR)