Lo scorso sabato 21 febbraio, Vicenza, città Medaglia d’Oro al Valor Militare per la Resistenza, è stata offesa da un evento di chiara matrice neofascista e revisionista, promosso da Nicolò Naclerio, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale. L’evento ha previsto il laboratorio musicale “Freccia nera”, un podcast dedicato a Norma Cossetto e uno all’esodo giuliano-fiumano-dalmata, la presentazione del libro I fiori dell’oblio (per i tipi dell’editore di estrema destra Passaggio al Bosco) e, per finire, un concerto del gruppo neofascista “La compagnia dell’anello”. A denunciare con forza questa iniziativa è l’ANPI cittadina e provinciale. Ne parliamo con Luigi Poletto, presidente di ANPI Vicenza e membro della presidenza provinciale vicentina.

Chi sono gli organizzatori dell’evento in questione e presso quali strutture si è svolto?
Le prime informazioni – ancora embrionali e approssimative – ci sono pervenute circa un mese fa. Abbiamo cercato di individuare gli organizzatori e i contenuti dell’evento, dato il proliferare di iniziative di chiara matrice neofascista anche nel nostro territorio. La nostra sezione ANPI cittadina ha quasi 800 iscritti (su un totale di circa 2.800 in provincia), rappresentiamo l’organizzazione politica più importante del capoluogo per iscritti, per quantità e qualità delle iniziative politiche e di approfondimento storico attivate, siamo dentro una vasta rete di associazionismo con cui collaboriamo stabilmente e quindi sentiamo la responsabilità di fare argine contro il dilagare della destra radicale. Pensavamo si trattasse di un incontro per pochi militanti in qualche luogo appartato. Solo poi abbiamo scoperto, via social, che l’organizzatore era il capogruppo in Consiglio comunale di Fratelli d’Italia, il quale però non indicava la location che poi si è rivelata essere il Teatro San Marco, una struttura centrale di proprietà privata.
Quali sono, in questo evento, i simboli, i richiami e i contenuti palesemente nostalgici del fascismo o neofascisti che vi hanno messo in allerta?
Abbiamo esaminato attentamente i contenuti dell’iniziativa e ci siamo confrontati con studiosi ed esperti del fenomeno neofascista. Sono quattro gli aspetti che ci hanno indotto a mobilitarci:
1) L’apertura della serata è stata assegnata a Francesco Mancinelli [il cui nome, poi tolto, compariva nell’annuncio iniziale, ndr], personalità nota per la consolidata militanza nella destra radicale.
2) Il libro I fiori dell’oblio («Donne civili, Ausiliarie delle Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana, volontarie della Decima Mas e “Volpi Argentate” dei Servizi Speciali: furono moltissime – dall’inizio della “guerra civile” a ben oltre il termine del Secondo conflitto mondiale – le donne uccise dalle brigate partigiane comuniste. Storie agghiaccianti, spesso sepolte dalla storiografia ufficiale o distorte dalla memorialistica resistenziale») si situa in un solco denigratorio della Resistenza secondo una metodologia ormai consolidata nel neofascismo italiano, dal MSI a oggi, che seleziona singoli fatti decontestualizzandoli al fine di delegittimare l’esperienza resistenziale quale evento fondativo della democrazia repubblicana e di rivalutare la Repubblica Sociale Italiana.
3) La casa editrice del libro è Passaggio al bosco, editore di riferimento per l’area della destra radicale e creata da Casaggì, centro sociale della destra fiorentina con ambizioni di espansione, attivo nel campo della cultura della destra identitaria, delle “comunità militanti” e con un approccio “metapolitico” cioè attento a promuovere e organizzare iniziative culturali e associative per creare consenso al neofascismo rigenerato del nuovo millennio. Casaggì peraltro ha legami fortissimi con l’area neofascista interna al partito della premier Meloni, fa riferimenti continui al nazionalsocialismo e al fascismo e ne evoca quali “maestri di vita” molte personalità, usa parole d’ordine e immagini proprie del patrimonio ideologico della destra radicale.
4) Infine il complesso “La compagnia dell’anello” – costituito a Padova nel 1977 e definito dallo stesso Naclerio “non conforme” ed espressione della “musica alternativa” – è un complesso della musica neofascista italiana che si distingue per i contenuti dei brani musicali e per i circuiti innn ci suona ed è attivo.
Sulla base di questi elementi, la Presidenza provinciale dell’ANPI ha elaborato un documento chiamando a raccolta la Vicenza antifascista.

Nicolò Naclerio è capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale a Vicenza ed è stato promotore dell’evento: cosa ci dice questo in merito ai legami fra l’estrema destra e il partito di maggioranza al governo?
Il fatto che un evento di tal genere sia stato organizzato dal capogruppo consiliare di Fratelli d’Italia è di una gravità inaudita ed esprime chiaramente il legame intrinseco che esiste tra questo partito e il neofascismo militante. Fratelli d’Italia è il maggior partito italiano e governa questo Paese. Le scelte governative – l’autonomia differenziata e la rottura del regionalismo solidaristico, il premierato e la curvatura plebiscitaria dei circuiti istituzionali, la politica economica neoliberista, il riarmo in contrasto con il dettato pacifista della Carta Costituzionale, la legislazione repressiva e illiberale in materia di sicurezza e ordine pubblico, il restringimento dei criteri di accoglienza dei migranti, la politica di attacco all’autonomia della magistratura – vanno chiaramente verso quello che Gramsci definiva il «sovversivismo delle classi dirigenti». Ci troviamo di fronte a una forza politica di fatto eversiva degli equilibri istituzionali, sociali e civili delineati dalla Costituzione. Direi che il fascismo dal nostro nostro Paese non si è mai stato sradicato, ma si è rigenerato sulla base delle solite parole d’ordine: identità, gerarchia, ordine. L’episodio di Vicenza è il disvelamento drammatico di una verità: FdI attraverso l’azione di suoi dirigenti centrali e periferici è una risagomatura del vecchio Movimento Sociale Italiano, a sua volta erede del fascismo repubblicano.
Qual è stata la reazione delle diverse forze politiche?
La risposta è stata netta e immediata da parte di tutte le forze politiche democratiche, con prese di posizioni pubbliche inequivoche: l’iniziativa è stata aspramente stigmatizzata da AVS, PSI, PD, PRC, M5S che hanno sottolineato l’enormità del fatto che il n° 1 in Consiglio comunale del maggior partito di governo si sia fatto promotore di una iniziativa di ispirazione neofascista, hanno ribadito la filiazione diretta della Costituzione – e quindi della democrazia repubblicana – dall’esperienza resistenziale e hanno chiesto a Fratelli d’Italia di prendere le distanze dall’evento.

Qual è stata la reazione delle istituzioni di fronte a un simile evento in città e al fatto che un loro rappresentante se ne facesse promotore?
La vicenda è stata oggetto di articoli della stampa locale ed è approdata in Consiglio comunale il 24 febbraio scorso, veicolata da una interrogazione urgente dei consiglieri Mattia Pilan e Martina Corbetti (AVS-Coalizione Civica). Il sindaco Giacomo Possamai (centrosinistra) ha ribadito la natura antifascista della città, decorata di due medaglie d’oro, la seconda per il ruolo avuto nella Resistenza, ha sottolineato l’estraneità delle iniziative neofasciste dal sentire della comunità cittadina e ha rammentato l’introduzione della clausola antifascista nell’ordinamento regolamentare comunale per la fruizione degli spazi pubblici.

Avete avuto un riscontro della partecipazione avuta? Qual è, se si riesce a percepirlo, l’atteggiamento della città di fronte a tali iniziative?
In Consiglio comunale Nicolò Naclerio, promotore dell’iniziativa, è intervenuto per dire che non accetta lezioni da chi fiancheggia l’occupazione di edifici pubblici, che l’iniziativa ha avuto successo e ha visto la partecipazione di deputati e consiglieri comunali e ha concluso affermando: “Voi continuate a fare il solito circo”. Inoltre gli organismi dirigenti di FdI sono intervenuti per difendere il proprio capogruppo e l’evento. Vicenza è una città cattolica e moderata, ma indubbiamente antifascista. La provincia di Vicenza è stata una delle più resistenziali d’Italia. Moltissimi vicentini hanno avuto parenti a vario titolo coinvolti nella Resistenza. Essa si è impressa nelle viscere della nostra società e per noi è un giacimento morale che nessuno può inquinare. Nel vicentino i partigiani sono stati migliaia, la Resistenza è stata densa e pesante e tanto sangue è stato versato: una storia grandiosa e magnifica nel dolore patito, nei sacrifici affrontati, nelle contraddizioni vissute, nelle speranze coltivate, nei sogni immaginati. La Resistenza è stata un fenomeno radicato socialmente e pluralistico politicamente, ma allo stesso tempo animato da una fortissima attitudine unitaria. Più si approfondisce la Resistenza vicentina e più si comprende come lo spirito di costruzione di una società rinnovata e libera dalla dittatura prevalesse sulle differenze politiche e ideologiche. Questa unità di sentire antifascista perdura tuttora e si trasmette quale inestimabile eredità etica di generazione in generazione. Va però ammesso anche che una parte molto consistente della società vicentina accoglie messaggi identitari, sovranisti e xenofobi e – anche per ignoranza – appare permeabile a riformulazioni revisionistiche e anti-antifasciste della vicenda storica nazionale.
Qual è il rischio nel sottovalutare o sminuire eventi e messaggi del genere oggi? Quali sono le vie per battere neofascismo e postfascismo
Il neofascismo è oggi un fenomeno liquido e proteiforme che cerca di recuperare spazio sul terreno dell’esclusione sociale. Per batterlo occorre, a mio giudizio, una risposta multidimensionale: sul piano istituzionale è necessario attivare l’intero complesso delle istituzioni repubblicane per marginalizzare il fenomeno neofascista e disseccarlo; sotto il profilo culturale è indispensabile operare attraverso le molteplici istanze culturali del Paese, centrali e periferiche, e le varie “agenzie di senso” per consolidare il paradigma costituzionale e antifascista quale perno della convivenza associata e realizzare percorsi formativi per le giovani generazioni; infine relativamente alla dimensione repressiva bisogna dare piena attuazione alla XII disposizione transitoria della Costituzione, anche attraverso penetranti modifiche legislative. Ma la vicenda di Vicenza offre una lezione di natura squisitamente politica: esiste una relazione simbiotica tra neofascismo e destra di governo, sotto il profilo della identità politica profonda e dei riferimenti valoriali. Ciò rinvia alla imprescindibile necessità di articolare una vasta alleanza democratica e antifascista nella società civile e nella società politica, perché è anche per errori dei partiti del fronte democratico che Meloni governa il Paese. Occorre unire le culture democratiche di questo Paese in un progetto di difesa e attuazione della Costituzione repubblicana nel suo impianto di equilibrio dei poteri dello Stato, di tutela dei diritti di libertà e di emancipazione sociale e trasformare questa convergenza di principio in operatività politico-elettorale.
Pubblicato martedì 3 Marzo 2026
Stampato il 03/03/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/servizi/fratelli-ditalia-di-governo-o-di-estrema-destra/





