Se bastasse fare tanta sana, semplice, chiara, puntuale e conoscitiva informazione sulle “ragioni del NO” al prossimo referendum sulla magistratura del 22 e 23 marzo 2026, allora all’iniziativa del 14 febbraio scorso daremmo anche un altro tipo di valore e di ricordo. Sala piena, con persone in piedi lungo delle pareti. Eravamo a Lenola nel paese di Pietro Ingrao, nel cinema teatro intitolato “centro polivalente Pietro Ingrao” gentilmente messo a disposizione dal Comune, con tanto di supporti e assistenza tecnica.

Un giovanissimo Pietro Ingrao durante un comizio a Porta Venezia, Milano, 26 luglio 1943

Pietro Ingrao, la sua figura di partigiano, grande uomo politico, giornalista, scrittore, poeta, la sua formazione fortemente influenzata quando da studente al liceo Vitruvio Pollione di Formia ebbe come insegnati Pilo Albertelli e Gioacchino Gesmundo. è stata ricordata da relatori e più intervenuti al dibattito. Torneremo per raccontare e commemorare la storia di Lenola, bombardata dai tedeschi, che per essere sulla linea Gustav, subì anche le violenze delle truppe marocchine, come d’altronde tutti i nostri paesi in altura dei Monti Aurunci. E torneremo per ricordare resistenza e partigiani: Angelo De Filippis, “combattente per la libertà”, Don Gioacchino Rey, il parroco nativo di Lenola, che al Quadraro di Roma aiuto e salvò tante vite umane durante il rastrellamento del 17 aprile 1944.

Dalla Resistenza alla Costituzione oggi in particolare sotto attacco, motivo per cui tutte le voci intervenute hanno concluso con l’unico unanime appello: andare ed invitare a votare. I padri e madri costituenti seppure di diversa appartenenza politica hanno saputo ritrovarsi nella scrittura della costituzione che all’art.101, definisce la magistratura come un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere, soggetto soltanto alla legge, garantendo la separazione dei poteri. Erano così preveggenti? Si, perché venendo dal periodo nero del fascismo sapevano bene cosa evitare, quali garanzie per il cittadino dovessero scrivere, nero su bianco.

Va bene che la Corte di Cassazione abbia chiesto la riscrittura del testo del referendum, che siano chiaramente indicati gli articoli della Costituzione che verrebbero modificati. Noi ne vogliamo semplicemente fare sana e consapevole informazione. E vogliano continuare a interpretare la Costituzione come uno strumento di garanzia dei diritti contro lo strapotere. Conoscere è coscienza, e con coscienza sentiamo il dovere di recarci alle urne con lo stesso spirito del 2 giugno 1946. Qualunque esso sia, ma che si voti e si inviti a votare. È una chiamata al dovere individuale, che diventa impegno collettivo, che diventa partecipazione popolare. Noi votiamo “NO”.

Teresa Pampena, presidente provinciale ANPI Latina