
Pian de le Femene è una bellissima zona montuosa situata a circa 1.100 metri di altitudine sulle Prealpi a cavallo tra le province di Belluno e Treviso. Guardando verso il basso, si possono scorgere la pianura trevigiana, Revine-Lago e il suo lago e, nelle giornate più nitide, la laguna di Venezia. Qui passa il confine che divide le due province e tre Comuni: i due bellunesi di Limana e Borgo Valbelluna, e il trevigiano Revine-Lago. Nel 1982, nel territorio del Comune di Limana, era stato inaugurato il monumento voluto dal partigiano della brigata “Tollot”, Renzo Cortina, per ricordare le vicende della lotta di Liberazione in quel territorio. La scultura, opera di Gianni Pezzei di Livinallongo del Col di Lana, rappresenta un caduto partigiano sorretto da una figura femminile; sotto, una targa in bronzo recita la scritta “Dall’estremo sacrificio la Libertà”, frase suggerita dal poeta Andrea Zanzotto partigiano della brigata “Mazzini”.

Dodici anni dopo, nell’agosto 1994, a fianco del monumento è stato aperto al pubblico un rifugio partigiano/Museo per volere delle ANPI provinciali di Belluno e Treviso, intitolato ad Augusto Piol, Medaglia d’Oro alla memoria, conosciuto come Agostino, un comandante partigiano di origini limanesi morto in battaglia a Rivalta nel Piemonte, dove la famiglia si era trasferita nel 1936 per motivi di lavoro del padre Eliodoro. L’edificio è costruito su due piani: al piano terra si trovano una cucina-refettorio, i bagni e altro spazio per depositare materiali di vario tipo.
Al piano superiore un’unica stanza è adibita a “Museo partigiano” nella quale si sono custoditi, nel tempo, diversi documenti originali, oggetti, fotografie. Per contestualizzare, sono stati predisposti pannelli con foto e articoli di giornale riguardanti la storia d’Italia dall’invasione dell’Etiopia (1935) fino all’entrata in vigore della Costituzione (1 gennaio 1948), con particolare attenzione alle vicende della lotta di Liberazione sia in ambito nazionale che locale: le battaglie partigiane; le rappresaglie nazifasciste tra deportazioni, impiccagioni, fucilazioni e paesi dati alle fiamme; il ruolo del clero e delle donne nella Resistenza. Al centro della stanza, su un grande tavolo, sono state posate molte fotografie di partigiani, sia da soli che in gruppo, a volte in posa con le loro armi.

Il museo consta anche di importante oggettistica: un pezzo di paracadute originale che testimonia i lanci alleati fatti in questa zona. Viene ricordato che la popolazione, che aiutava i partigiani nonostante il pericolo di rappresaglie, conservava il tessuto dei paracadute che si prestava magnificamente a diventare biancheria intima; una radio ricetrasmittente, utilizzata dalle missioni angloamericane qui operanti attivamente; le chiavi originali del carcere di Baldenich di Belluno dove, nella notte tra il 15 e il 16 giugno 1944, avvenne l’”Operazione Baldenich”, ovvero l’azione capolavoro in cui una quindicina di partigiani irruppe nel carcere con alcuni russi travestiti da nazisti tedeschi e, fingendo di consegnare dei partigiani catturati, riuscì a immobilizzare le guardie italiane presenti e a liberare una settantina di detenuti politici senza sparare un colpo! Le chiavi sono state donate da Carlo Mandolesi, il figlio del partigiano Mariano Mandolesi “Carlo” capo dell’operazione, durante una pastasciutta antifascista.

Ora due sezioni ANPI, “La Spasema”, sinistra Piave bellunese, e la “Divisione Nino Nannetti” di Vittorio Veneto, sono state incaricate dai rispettivi Comitati Provinciali, della gestione e manutenzione dell’edificio e della cura e apertura del Museo nei mesi da giugno a settembre durante i sabati e le domeniche.
Ormai sono diventati tradizione del luogo, due appuntamenti estivi che richiamano moltissima gente: la “pastasciutta antifascista” il 24 luglio e, ogni prima domenica dopo Ferragosto, una cerimonia ufficiale con interventi istituzionali e l’orazione tenuta ogni anno da un diverso relatore, per ricordare l’incontro delle Brigate Tollot e Mazzini prima del ripiegamento in Cansiglio, in seguito al grande rastrellamento nazi-fascista di agosto. Il pranzo, alla fine della cerimonia, è un momento atteso di condivisione e fratellanza per rinsaldare relazioni e riconoscersi negli stessi valori. Nel 2013, si è proceduto ad una prima sistemazione del materiale presente nel Museo che risultava essere sistemato in modo confuso e approssimativo, ma poco dopo, tra il 2018 e il 2019 è stato necessario pensare ad una nuova radicale organizzazione per dargli una veste più moderna, con l’utilizzo di linguaggi consoni ai nuovi stili comunicativi, quindi più fruibile ai visitatori. Ci si è dunque rivolti ad una museologa, Elisa Bellato, per trasformarlo da luogo di “appassionati” in cui erano presenti tanti elementi, a volte ridondanti, a un vero museo basato su nuovi supporti tecnologici.

Il percorso non è stato facile: la mancanza di fondi e il Covid l’hanno bloccato per due anni. Fondamentale è stata la fiducia accordata dalla Banca Prealpi-San Biagio che, con i suoi finanziamenti su tre anni, ha permesso di cominciare la progettazione individuando ciò che poteva servire per diffondere al meglio ciò che era stata la Resistenza con i suoi valori, nel territorio dell’alto trevigiano e del bellunese dove i partigiani avevano spesso combattuto insieme grandi battaglie. Oltre ai Comitati Provinciali dell’ANPI, hanno stanziato un contributo lo Spi Cgil di Belluno e Treviso, la Coop 3.0, alcune associazioni del bellunese che hanno offerto il guadagno della festa del 25 aprile 2025 e altre… In pochi mesi, i volontari delle due sezioni ANPI hanno fatto un lavoro tanto eccezionale quanto miracoloso: svuotando il museo, ridipingendolo sia all’esterno che all’interno, sistemando un nuovo impianto delle luci, procurando e mettendo in funzione i nuovi monitor. Giovani storici, grafici e tecnici informatici, coordinati dalla museologa, hanno individuato e trasferito nei monitor i contenuti fondamentali scelti.
Il MuRes, nuovo nome, è stato aperto al pubblico in occasione della consueta pastasciutta antifascista, il 20 luglio. L’inaugurazione ufficiale è avvenuta un mese dopo, il 30 agosto, alla presenza delle autorità municipali e di molti simpatizzanti. Ora, all’interno ci sono due lunghi pannelli che scandiscono “La linea del tempo” in cui si ricordano le date e gli avvenimenti principali dallo scoppio della II Guerra Mondiale fino alla Liberazione, a livello nazionale e mondiale e a livello bellunese e trevigiano. Alcuni monitor, con le apposite cornette da cui si può ascoltare, propongono in loop: le testimonianze della rappresaglia che colpì Revine e le sue frazioni; gli interventi di Alessandro Casellato (docente di Storia all’Università di Venezia), Francesco Filippi (storico della mentalità), Enrico Bacchetti (direttore Isbrec) e Roberto Tacca (ANPI “la Spasema”) su Resistenza e fascismo; il video del docente del Dams di Padova, Mirco Melanco, sul comandante partigiano “Bruno” Paride Brunetti; il video dell’Isbrec e dell’Istresco sul ruolo fondamentale delle donne nella Resistenza con interviste alle staffette partigiane; le relazioni fra Chiesa, basso Clero e le formazioni partigiane.
Inoltre, un touch screen permette, digitando il nome di un partigiano, di vederne la scheda tecnica con tutti i relativi dati. Un paio di gigantografie significative e un proiettore che dall’alto illumina sul pavimento i territori dove hanno operato le brigate partigiane, rendono suggestivo l’insieme, armonizzando lo spazio molto scarso con i sistemi tecnologici presenti. L’oggettistica è stata mantenuta. Il MuRes è l’unico del Veneto, perciò si è orgogliosi dei risultati raggiunti; il progetto, se i finanziamenti lo permetteranno, è in evoluzione. Visto che la tecnica lo consente, si potranno approfondire alcuni contenuti e spaziare su altre tematiche. Si organizzeranno percorsi nei sentieri limitrofi e nelle malghe/casere utilizzati dai partigiani, dei quali si parla in alcuni documenti. Soprattutto, si cercherà di pubblicizzarlo: si è già provveduto alla costruzione di un sito web, e si inserirà nella rete museale regionale e nazionale.

L’obiettivo dei fondatori era di far conoscere cosa era stata la loro esperienza resistenziale: oggi, si vogliono rimarcare i valori che hanno ispirato la scelta di quell’esperienza. Si auspica che i visitatori più assidui siano i giovani studenti e studentesse, spesso nipoti di quei volti, che, incuriositi e stimolati, comprendano alcuni aspetti del passato di cui vedono tracce nel museo e riflettano sul presente, con spirito critico e consapevolezza. L’estate del 2026 potrebbe essere anche l’occasione perché i compagni del Comitato nazionale, vengano a visitare di persona il MuRes!
Roberto Tacca, presidente ANPI “la Spasema”,sinistra Piave bellunese, e Maria Chiara Marangon, presidente ANPI “Divisione Nino Nannetti”, Vittorio Veneto
Pubblicato lunedì 19 Gennaio 2026
Stampato il 19/01/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/servizi/si-chiama-mures-e-un-museo-partigiano-di-montagna/





