Panorama di Genova

Quest’anno, per celebrare l’8 marzo a Genova, presso la sede del Comitato provinciale ANPI, è stata organizzata, dalla locale sezione ANPI (S. Teodoro), una iniziativa dal titolo: “Sicurezza: parlano le donne”. Sono state invitate a partecipare le rappresentanti delle donne dei corpi dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Polizia Municipale e dei Vigili del Fuoco. In una sala che si è riempita e ha seguito con attenzione gli interventi. Erano presenti anche l’assessora alla Sicurezza, Arianna Viscogliosi, e la vicepresidente del Municipio centro ovest, con delega alle Pari Opportunità, Stefania Mazzucchelli. In sala anche il presidente provinciale ANPI, Massimo Bisca. Alle pareti erano appesi i pannelli di una mostra sulle donne della Costituente realizzata dagli studenti del ISS Casaregis.

Al tavolo della presidenza del convegno Massimo Bisca, presidente ANPI provinciale Genova, membro della Segreteria nazionale ANPI e Arianna Cesarone, presidente ANPI San Fruttuoso, componente Comitato nazionale ANPI

L’introduzione, la moderazione e le conclusioni sono state affidate a me, Arianna Cesarone, vicepresidente ANPI di Genova, referente del coordinamento donne ANPI cittadino e membro del Comitato Nazionale ANPI. Il tema affrontato era quello della sicurezza, declinato e analizzato dal punto di vista delle donne. Questo distinguo è stato voluto perché questo è un tema che è sempre stato trattato dagli uomini, essendo non troppo velatamente legato alla forza, ed è un tema di cui si è appropriata, arbitrariamente, una parte politica che cerca di risolverlo in maniera repressiva. La tematica appartiene, invece, a tutte e tutti e non deve essere il punto di forza di una sola parte politica.

Genova, il porto di notte

Si tratta infatti di un tema che, nonostante sia sempre stato lasciato in mano agli uomini, riguarda invece principalmente le donne. Sono le donne che non si sentono sicure se escono la sera per andare al teatro o al cinema, se escono con le amiche per andare in discoteca, se devono aspettare da sole il bus di sera o di notte perché abitano in zone isolate o meno abitate, se non possono essere libere di indossare una minigonna per timore di essere aggredite. E il non sentirsi sicure mina la loro libertà, diritto fondamentale che la Costituzione garantisce a tutti e compromette quindi il principio di uguaglianza. Perché se non c’è libertà non c’è nemmeno uguaglianza… I ragazzi maschi possono uscire, le femmine… insomma. Spesso anche come genitori si manifesta questo bias, viene chiesto sempre alle figlie femmine con chi escono, dove vanno, chi le riaccompagna, mentre per i figli maschi ci si preoccupa di meno…

2 Giugno 1946. Si vota per l’Assemblea Costituente e per il referendum Monarchia/Repubblica. La prima volta del voto delle donne italiane
All’incontro “Sicurezza: parlano le donne” promosso da ANPI provinciale Genova. Dietro i pannelli della mostra sulle donne della Costituente realizzata dagli studenti del ISS Casaregis

Per parlare di sicurezza però è bene chiarire cosa significhi il termine sicurezza. La sicurezza è una condizione che permette di essere esenti da pericoli, o che dà la possibilità di prevenire, eliminare o rendere meno gravi danni, rischi, difficoltà, evenienze spiacevoli. Si basa su prevenzione, protezione e promozione. Volendo fare una suddivisione  la sicurezza si divide principalmente in Safety (prevenzione di incidenti involontari) e Security (protezione da atti dolosi). I tipi principali includono la sicurezza fisica (luoghi/beni/persone), quella informatica (dati/reti), la sicurezza sul lavoro (prevenzione rischi), la sicurezza nazionale, quella economica e quella alimentare. L’iniziativa era organizzata per parlare della sicurezza fisica, legata alla criminalità o ad azioni dolose premeditate. Ne hanno parlato le donne per la vicinanza con l’8 marzo, la Giornata internazionale della donna, e anche perché, dopo molti anni di lotte e di battaglie politiche, le donne, nel nostro Paese, grazie alle conquiste della Resistenza, alla nascita della Repubblica (di cui quest’anno festeggiamo l’80° anniversario) e alla Costituzione hanno raggiunto posizioni, ruoli e professionalità importanti dovute alla conquista di alcuni diritti fondamentali:

  • Il diritto al voto e alla partecipazione politica quest’anno si festeggia il primo voto delle donne nel 1946 (prima alle elezioni amministrative del marzo e poi al referendum costituzionale del 2 giugno). È importante ricordare che prima del 1945 le donne  non potevano votare…
  • L’accesso all’istruzione e la possibilità di accedere a tutte le professioni in passato le donne potevano solo in alcuni casi avere il titolo di studio ma spesso non la possibilità di accesso alle professioni…
  • L’accesso al lavoro con pari retribuzione, diritto presente in Costituzione, ma non nella attuale realtà del mondo del lavoro.
  • Il diritto all’autodeterminazione diritto fondamentale delle donne di prendere decisioni libere e consapevoli sulla propria vita, il proprio corpo e il proprio destino, senza condizionamenti esterni, culturali o sociali.
  • La parità nel diritto di famiglia.
  • La libertà da discriminazioni e stereotipi.

Per le donne il concetto di sicurezza è strettamente legato a quello di violenza che si configura quando un soggetto violento effettua un atto dannoso di tipo fisico, psicologico, sessuale o economico verso una donna instaurando una dinamica di limitazione della libertà, dipendenza e sottomissione. Alla progressiva acquisizione di diritti da parte delle donne si accompagna il problema della violenza, psicologica e fisica, contro le donne. Non che in passato non ci fosse, le radici della violenza contro le donne affondano nella storia millenaria del patriarcato e negli integralismi religiosi. Ma nel nostro tempo il problema appare in tutta la sua gravità.

La violenza contro le donne fino al femminicidio può essere letta infatti come l’esito estremo di un conflitto di generi: la maggior indipendenza acquisita dalle donne e la messa in discussione di quelli che erano i ruoli precisi che a loro  erano riservati nel passato, espongono la donna  ad un rischio sempre maggiore di violenza sino alla sua uccisione.

Dall’inizio dell’anno sono già tantissime, troppe, le donne uccise.

La sicurezza nella Costituzione italiana non è un diritto assoluto, ma un valore che serve alla tutela dei diritti fondamentali e della convivenza democratica. La sicurezza viene garantita attraverso il bilanciamento delle libertà individuali e nel rispetto della dignità umana e della legalità. È concepita sia come sicurezza dei cittadini (giustizia, incolumità) sia come sicurezza sociale (circolazione, iniziativa economica).

I principali riferimenti alla sicurezza nella Costituzione Italiana sono:

  • Sicurezza personale e pubblica (Art. 13): La libertà personale è inviolabile, ma la legge disciplina i casi in cui l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori in situazioni di necessità.
  • Circolazione e Riunione (Art. 16-17): La libertà di circolazione e soggiorno può essere limitata per motivi di sanità o sicurezza. Le riunioni in luogo pubblico possono essere vietate per comprovati motivi di sicurezza.
  • Misure di sicurezza (Art. 25): Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge, garantendo il principio di legalità.
  • Sicurezza del lavoro (Art. 35, 38, 41): La Repubblica tutela il lavoro e la salute, garantendo misure infortunistiche e assicurative. L’iniziativa economica privata non può svolgersi contro la sicurezza, la libertà e la dignità umana.

La sicurezza è dunque un “bene pubblico” che bilancia i diritti individuali con la necessità di salvaguardare l’ordine e l’integrità fisica dei cittadini. Sono le Forze dell’ordine che in Italia garantiscono la sicurezza pubblica, l’ordine, il rispetto delle leggi e la gestione dell’ordine pubblico e che svolgono un ruolo importante nella prevenzione dei reati attraverso il controllo del territorio. Attività come pattugliamenti, controlli e iniziative educative puntano a prevenire gli eventi criminosi prima che avvengano.

In sala

È importante però ragionare anche sulla percezione dell’insicurezza: che è la relazione tra la percezione di un fatto e il suo reale accadimento. Questo può condizionare dinamiche politiche, comportamenti collettivi e decisioni individuali. Non è un problema semplicemente “psicologico”: è un fatto sociale. Quando un fenomeno viene percepito come pressante, minaccioso o fuori controllo, produce effetti concreti anche se i dati non confermano quella percezione. Un esempio particolarmente calzante, nel nostro Paese, riguarda la sicurezza e il rapporto tra timore della criminalità e andamento dei reati.

L’idea che “la criminalità aumenti sempre” è ricorrente nel discorso pubblico. Tuttavia, la realtà è più complessa: alcune forme di criminalità crescono, altre diminuiscono, molte oscillano con fattori strutturali (contesto economico, demografico, opportunità criminali) e contingenti (come la pandemia). Dentro questa complessità, la percezione tende ad amplificare alcuni segnali, semplificando il resto. Spesso certe percezioni vengono amplificate dai media anche se non hanno reali riscontri nella realtà.

Un ulteriore spunto interessante è quello che parla di prevenzione, che è legata soprattutto a fenomeni culturali ed educativi. Ma la tematica della sicurezza urbana dal crimine e della percezione dell’insicurezza è anche strettamente correlata alle caratteristiche dei luoghi e degli spazi urbani soprattutto pubblici. Si tratta di una tematica specificatamente attinente alle città, visto che la maggior parte degli abitanti si concentra nelle aree urbane e cittadine. Esistono dei sistemi progettuali sulla sicurezza degli ambienti e degli spazi urbani che in alcuni stati sono una prassi consolidata.

Centrale operativa di controllo (Imagoeconomica, Sergio Oliverio)

Uno in particolare, che si chiama Prevenzione del Crimine Attraverso la Progettazione dell’Ambiente Urbano, è un approccio incentrato sulla progettazione ambientale. L’obiettivo è quello di migliorare la qualità dello spazio fisico per ridurre il degrado e di conseguenza la criminalità. Purtroppo questa sperimentazione non esiste nella realtà italiana, sotto questo profilo ancora un po’ arretrata.

Questo progetto costituisce un metodo multidisciplinare complesso che coinvolge più soggetti (operatori istituzionali; urbanisti e progettisti, forze dell’ordine; privati cittadini, ecc) con l’obiettivo di rendere più vivibile e sicuro l’ambiente cittadino nelle sue diverse articolazioni fisiche e spaziali mettendo in evidenza le potenzialità del rischio criminale, i fattori fisici e spaziali che lo possono favorire, le misure e gli interventi in grado di ridurlo prevenendolo prima che si concretizzi l’atto criminoso. L’obiettivo esplicito è quello di creare le condizioni per una più ampia sicurezza urbana con un’attenzione particolare verso i soggetti potenzialmente più deboli, cioè donne, anziani, portatori di handicap, bambini, persone sole, ma anche turisti e visitatori, tutte vittime potenziali e privilegiate del crimine.

Questa impostazione si pone in contrapposizione con l’approccio culturale e politico abituale che interpreta la sicurezza urbana come tematica legata esclusivamente al tema dell’ordine pubblico. Spesso infatti gli approcci delle politiche di intervento sulla sicurezza si sono storicamente basati principalmente sul controllo del fenomeno criminoso attraverso l’applicazione della legge e l’intervento delle forze dell’ordine in ottica repressiva,  e solo raramente, mettendo in atto interventi preventivi capaci di ridurre i fattori di disagio sociale che favoriscono la criminalità.

Donne di vari corpi invitate alla conferenza

Graditissime ospiti dell’evento ANPI sono state le donne rappresentanti di diversi corpi che hanno la sicurezza come obiettivo, al quale lavorano tutti i giorni: due rappresentanti della Polizia di Stato, due rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, due rappresentanti della Polizia Municipale e due rappresentanti del corpo dei Vigili del fuoco. Sono intervenute: per il Corpo della Polizia di Stato, Paola Zappavigna, prima dirigente e Martina Fossati, ispettore. Per l’Arma dei Carabinieri: Giada Conti, capitano comandante della compagnia di Sestri Levante;  Eleonora Spinelli, maresciallo, addetta alla stazione dei Carabinieri locale di San Teodoro e scali. Tra il pubblico era presente il colonnello Alessandro Magro. Per la Polizia Municipale: Elisa Frau, comissario e responsabile del nucleo fasce deboli; Aurora Tornabene, agente, operatore del nucleo fasce deboli. Tra il pubblico era presente il primo commissario Emiliano Anania, responsabile del reparto di Polizia Giudiziaria della Polizia Locale. Per il Corpo dei Vigili del Fuoco: Barbara Barrani, vigile esperto, e Irene Dagninola, vigile permanente. Tra il pubblico erano presenti il caporeparto Stefano Casagrande e il caporeparto in quiescenza Piero Gamberini. Negli interventi è stato raccontato il lavoro di una donna all’interno dei vari corpi di appartenenza e come sono i rapporti con i colleghi e i superiori. È stata anche citata la storia delle prime donne all’interno dei vari corpi e come sia modificata fino ad oggi. Sono state anche analizzate le caratteristiche differenti tra donne e uomini nei diversi ambiti e nei rapporti con i cittadini.

Paola Zappavigna, prima dirigente della Polizia di Stato
Martina Fossati, ispettore Polizia di Stato

Dagli interventi delle donne della Polizia di Stato abbiamo estrapolato i seguenti concetti: Per una donna il lavoro in Polizia di Stato non è semplice, perché è difficile conciliare lavoro e famiglia, serve condivisione. Sono ancora presenti problemi culturali verso le donne che fanno questo mestiere. Nel 1959 venne istituito il corpo femminile della Polizia di Stato. Inizialmente le donne erano destinate a ruoli più “delicati” (tutela dei minori, buoncostume) e diversi da quelli maschili. Inizialmente non era consentito indossare i pantaloni, era consentita l’arma ma per le donne non doveva essere a vista. Nel 1981 entrò in vigore la riforma della Polizia di Stato, venne riconosciuta parità dei ruoli, si ebbe una maggiore sensibilizzazione. Fu un traguardo culturale. Infatti la sicurezza non ha genere, anzi necessita della pluralità di genere. La finalità è sempre quella di non incutere timore. L’importanza è dar valore alla forza delle competenze non alla forza fisica, generare empatia con la comunicazione, l’ascolto e la sensibilità. La Squadra Mobile è l’organo investigativo della Polizia di Stato per la tutela dei diritti delle persone. Anche in questo contesto è indispensabile il lavoro in sinergia tra colleghi uomini e colleghe donne, necessario per migliorare le strategie.

Arma dei Carabinieri: capitano Giada Conti, e maresciallo Eleonora Spinelli

Dagli interventi delle donne dell’Arma dei Carabinieri sono emerse alcune criticità. L’attuale epoca storica è frenetica, fluida e richiede la gestione quotidiana di una grandissima quantità di informazioni, non sempre corrette. È elevato il rischio di disinformazione. La disinformazione crea la percezione di insicurezza e mina la fiducia nelle FFOO. La giustizia, inoltre, ha dei tempi, certe volte lunghi, spesso strumentali al diritto di difesa. Se c’è sfiducia nelle FFOO non ci si affida ad esse. Le donne nelle forze armate sono entrate nel 2000, a seguito della legge n. 380 del 20 ottobre 1999 che ha aperto le Forze Armate al personale femminile. Le prime carabinere hanno iniziato a prestare servizio effettivo quell’anno, segnando una svolta storica che ha integrato le donne in tutti i ruoli, dagli Ufficiali alla truppa. Il contatto con il pubblico permane talvolta difficoltoso, sembra spesso che alcuni cittadini non riconoscano il ruolo delle donne.

Vigili del fuoco: Barbara Barrani, vigile esperto, e Irene Dagnino, vigile permanente

Dagli interventi delle donne del Corpo dei Vigili del Fuoco sono state messe in luce alcune caratteristiche e difficoltà. La prima donna entrata a far parte del corpo dei VVFF si ebbe nel 1991. Attualmente su circa 35.000 Vigili del Fuoco totali in Italia sono operative solo circa 2.500 donne. La sicurezza da parte dei VVFF viene attuata nel momento del bisogno, su chiamata, non c’è un’attività sul territorio. Quello dei VVFF è un lavoro molto fisico, lavoro in squadra che richiede collaborazione continua. Necessario uno sforzo costante per il rispetto di ruoli e professionalità. Necessario vincere l’imbarazzo che spesso accompagna certe attività. Differente la percezione di protezione tra uomini e donne. Le donne hanno maggiore empatia ed intelligenza emotiva. Aiutare donne in difficoltà non è semplice. Tanto lavoro anche nei casi di violenza.

Polizia Municipale: Elisa Frau, commissario; Aurora Tornabene, agente

Dagli interventi delle donne della Polizia Municipale sono state messe in luce alcune caratteristiche di azione. Le prime donne sono entrate nella Polizia Municipale italiana alla fine degli anni 70, con i primi inserimenti significativi a partire dal 1976-1978. Milano è stata tra le prime città a integrare una vigilessa nel 1976, seguita da Genova e altre città con concorsi nel 1978. Le invitate al convegno fanno parte del nucleo fasce deboli che è stato istituito contro la violenza sulle donne. Il Nucleo si occupa di ascolto e riflessione, agisce in empatia perchè non è facile far rivivere le sofferenze alle donne vittime, agisce nel pieno rispetto delle donne che arrivano al centro e vengono ascoltate in momenti estremamente delicati. È una presenza diffusa sul territorio che collabora con tutte le Forze dell’ordine, con il supporto delle istituzioni. Vengono effettuati inoltre diversi interventi di prevenzione ed educazione in collaborazione con le altre forze dell’ordine.

Arianna Cesarone

Al termine dell’evento, in qualità di referente del Coordinamento donne dell’ANPI, ho concluso rilevando come l’iniziativa sia stata un bel momento di confronto con interventi chiari, interessanti, talvolta commoventi. Alcune parole sono state ripetute più volte nei diversi interventi: ascolto, empatia, rispetto, parole indicative della presa in carico e della consapevolezza della necessità di salvaguardare la dignità delle persone… Ho infine ribadito l’idea di sicurezza dell’ANPI: non repressione ma prevenzione! Non ronde organizzate di quartiere da parte di gruppi di cittadini o utilizzo di armi liberalizzato.

Ma illuminazione delle strade, città accoglienti e ben progettate, attività culturali ed educative, servizi pubblici funzionanti, numeri di emergenza sempre attivi, telecamere diffuse e sempre monitorate, negozi di prossimità e sedi delle associazioni diffuse che permettono il mantenimento del tessuto sociale ed economico del territorio e servizi (palestre, piscine, cinema, teatri) vicini a fermate di bus, tram, taxi … Siamo anche perplesse e critiche rispetto alle norme del nuovo Decreto sicurezza che si inserisce in un’ottica repressiva e lesiva di alcuni diritti sanciti dalla Costituzione, tra cui la libertà di manifestazione e il dissenso.

Arianna Cesarone, vicepresidente ANPI provinciale Genova, referente del coordinamento donne ANPI cittadino e membro del Comitato Nazionale ANPI