L’ «Atlante» di una drammatica contabilità: accertate in Italia 22mila vittime civili. Impuniti tanti criminali di guerra tedeschi e austriaci. La presentazione ufficiale il 6 aprile
Quando, a fine 2013, abbiamo cominciato a lavorare alla redazione di quello che sta per diventare un patrimonio pubblico, l’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, noi ricercatori abbiamo avuto la netta percezione di essere stati coinvolti in un progetto dalla duplice natura: innanzitutto, avremmo contribuito a un’importante operazione di rilevazione scientifica, facendo confluire in un discorso complessivo i dati che per anni, individualmente o in piccoli gruppi, avevamo raccolto su specifiche esperienze locali e territoriali. Tale discorso avrebbe finalmente fornito le basi storiografiche per un’analisi e un’interpretazione di tipo comparato, che inserisse gli eventi relativi a singoli episodi di strage in un quadro e in un contesto obbligatoriamente nazionale (e quindi potenzialmente sovranazionale ed europeo/mediterraneo). Quindi, per fare un esempio di personale sintesi, avrei finalmente potuto parlare, con cognizione di causa e precisione di dettagli, di ciò che accadde nel 1943 sulla Gustav e nel 1944 sulla Gotica. Un grande risultato, a mio parere.
In secondo, ma non secondario, luogo, è stata netta, fin da subito, la percezione di essere stati coinvolti in un’operazione di ampio respiro e di preciso intento culturale e politico (nel senso bello e aristotelico del termine). A dircelo, era innanzitutto la natura di chi aveva voluto e proposto tale progetto, e di chi aveva fatto del proposito di sostenerlo un impegno irrevocabile: la commissione storica italo-tedesca, innanzitutto, con le sue indicazioni ai ministeri degli esteri dei due Paesi, e quindi il coinvolgimento diretto dell’ANPI e dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (INSMLI). Qualcosa, nella spesso complicata relazione tra Italia e Germania – una relazione che talvolta inciampa o zoppica proprio (anche se non solo) sulle conseguenze del “passato che non passa” – stava indubbiamente cambiando: la realizzazione dell’Atlante, questo «grande memoriale virtuale» che trasforma le vittime in «uomini, donne, bambini»[1], grazie agli sforzi scientifici ed economici di Italia e Germania, sta permettendo – e lo farà ancora di più dopo la presentazione ufficiale del 6 aprile, quando il lavoro sarà utilizzabile, da tutti, online (http://www.straginazifasciste.it/) – l’inizio di un discorso comune «per giungere a una migliore comprensione del passato»[2], anch’esso comune.
Dell’Atlante, una vera e propria “guida storica” in tutti i singoli episodi di crimini di guerra accaduti in Italia dall’estate del 1943 alla primavera del 1945, conosciamo già alcuni fondamentali risultati[3]: innanzitutto, il numero degli episodi di strage, 5.300, un’enormità se si considerano lo spazio temporale e quello geografico nei quali accaddero queste centinaia di omicidi singoli o grandi eccidi, dai nomi notissimi o finora totalmente ignoti, avvenuti nell’estremo meridione del Paese e nei borghi più remoti del settentrione, ma anche nelle grandi città d’Italia. Poi, il numero delle vittime, che non sarà mai definitivo ma che è ora non solo indubbiamente più certo, ma anche notevolmente superiore a quello che avevamo fin qui ritenuto. Dalle 10-15.000 finora ipotizzate si è passati a 22.000 vittime accertate, un numero che esclude i caduti in combattimento e comprende quindi solo coloro che, inermi, furono uccisi perché catturati e disarmati, ma soprattutto – è la stragrande maggioranza dei casi – perché civili scelti appositamente quale preda di rastrellamenti, oggetto di cosiddette “rappresaglie”, pratiche di terra bruciata, stragi “eliminazioniste” o dirette contro specifiche tipologie di persone (ebrei, antifascisti, religiosi etc.). L’Atlante fornisce i nomi di queste 22.000 vittime e, quando possibile, quello dei loro carnefici, per dimostrare, anche così, che l’indicazione di responsabilità verosimili o accertate è – come ci insegna il lavoro svolto, negli ultimi anni, da una magistratura finalmente “sensibile” – l’unico sistema per sottoporre a giudizio non astratte ideologie, in pratica non condannabili, ma nomi e cognomi di esseri umani, separando da questo ciò che inferno non fu, per dirla pensando a Calvino[4].
Tuttavia, l’Atlante non è solo un censimento memoriale: è, invece e innanzitutto, una fonte da interpretare, come abbiamo fatto noi ricercatori-compilatori, talvolta con non poche difficoltà. Capire perché una strage è avvenuta, con quali modalità, nei confronti di quale tipo di vittime e – abc del mestiere – in che tipo di contesto storico-geografico, è stata la base di partenza del lavoro e il suo concreto svolgimento. Questo perché, lo sappiamo bene, i parametri della folle ira, dell’immane barbarie, della violenza inspiegabile, per i carnefici, e del martirio incolpevole, del sangue, del supplizio e del sacrificio di innocenti, per le vittime, non soddisfano la ricostruzione scientifica né, a ben guardare, la richiesta di conoscenza, memoria e giustizia espressa sempre più frequentemente dalla società civile. Se ci fossimo accontentati di questo, infatti, ci sarebbe bastato sapere che Hitler (e, forse, Mussolini) era morto. A quanto pare, invece, la storia – e chi di essa fa impegno culturale e politico quotidiano, a partire da ANPI e INSMLI – non ha alcuna intenzione di rassegnarsi né al “troppo tardi” del passato che non passa, né alla paura o all’angoscia che sembrano appartenere al presente politico europeo. A questa politica spetta, da tempo, anche il compito di risolvere la questione sospesa della giustizia di transizione, delle sentenze relative a condanne all’ergastolo nei confronti di criminali tedeschi e austriaci, emesse da corti italiane ma non rese esecutive da quelle tedesche. Il “disaccordo” giudiziario tra i due Paesi resta, per l’Unione Europea, una lacerazione profonda, che nessun investimento nella ricerca e nella memoria può autonomamente risolvere.
Isabella Insolvibile, membro del Comitato scientifico dell’INSMLI
Note
[1] C. Silingardi, Lo stato delle cose e i presupposti per la costruzione di una memoria comune, in Le stragi nazifasciste del 1943-1945. Memoria, responsabilità e riparazione, a cura dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI), Roma, Carocci, 2013, p. 21.
[2]Raccomandazioni della Commissione, in Rapporto della Commissione storica italo-tedesca insediata dai Ministri degli Affari Esteri della Repubblica Italiana e della Repubblica Federale di Germania il 28 marzo 2009, in “Patria Indipendente”, inserto allegato al num. del 1° gennaio 2013, p. 45, consultabile online al link http://www.anpi.it/media/uploads/patria/2013/Rapporto_italo-tedesco_su_stragi_naziste_gen2013.pdf.
La sera di lunedì 20 marzo abbiamo assistito, sconcertati, alle invettive di Pansa nel corso della trasmissione televisiva Otto e mezzo sulla rete La7. Ci pare doveroso invitare le lettrici e i lettori ad inviare a questo indirizzo mail (ufficiostampa@la7.it) la seguente lettera
L’aggressione nazista all’Unione Sovietica. Il contributo dei partigiani russi alla Resistenza italiana. Stalingrado. Oltre venti milioni fra militari e civili del grande Paese orientale sterminati durante la Seconda guerra mondiale
Henry Kissinger, ex segretario di Stato degli Usa, è morto all’età di cento anni. Fu fautore del dialogo con la Cina e del ritiro dal Vietnam, ultimamente anche sostenitore di un accordo tra Russia e Ucraina. Difficile però dimenticare che con le amministrazioni Nixon e Ford rappresentò il paradigma di una concezione della politica in cui la lotta al comunismo giustificava ogni tipo di intervento, compreso l’appoggio al Cile di Pinochet e alle dittature militari in Argentina e Brasile
Dedicato a studenti e associazioni giovanili della Regione, che potranno scegliere di realizzare un elaborato tra prose, poesie, grafici, disegni, pitture, corti cinematografici, spot, canzoni. C’è tempo fino al 24 febbraio 2024. L’iniziativa è promossa da Cgil Campania, Anpi, Libera, Istituto Campano per la Storia della Resistenza, Arci, Legambiente, la rivista Infinitimondi e il Centro di Promozione Culturale Insieme. La premiazione il 25 aprile. Nell’articolo il bando
Il testo del 1948 è un antidoto contro ogni tentazione dittatoriale, autoritaria e patriarcale, garantendo bilanciamento dei poteri, pluralismo delle forme associative, libertà di espressione (anche di chi è critico nei confronti della democrazia), solidarietà sociale, parità e uguaglianza dei cittadini. Per essere governati da leggi eque e non da capi. Il progetto di premierato del governo Meloni sembra invece assomigliare a quello dell’ex saloino Giorgio Almirante, che più volte tuonò contro la “Repubblica bastarda” retta da una Carta da cambiare. Non sorprende che gli eredi di fiamme e fiammelle oggi scalpitino per realizzare l’obiettivo
Nella prima volta da regista. “C’è ancora domani” parla di storia e del nostro presente. Il filo conduttore è la battaglia contro il patriarcato, la violenza sulle donne e per l’emancipazione. E prova a indicare una strada: “Che partecipazione certo è libertà. Ma è pure resistenza”
Calvino ha scritto: “l’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui”. Si chiama Gaza, credo. È il luogo del dolore
Questo sito utilizza cookie per offrirti un’esperienza di navigazione ottimizzata. Scrollando, cliccando su un qualsiasi elemento della pagina, o chiudendo questo banner acconsenti all’uso dei cookie. Consulta la nostra cookie policy per saperne di più sui cookies e come negare il consenso all’utilizzo. OKLeggi informazioni sui cookie
Privacy & Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.