
A Roma, al Centro congressi Frentani, l’assemblea è stata aperta dal presidente del Comitato, il professor Giovanni Bachelet, e ha visto intervenire, oltre ai rappresentanti delle organizzazioni che lo compongono, personalità e forze sociali e politiche che lo sostengono. In rappresentanza dell’ANPI è intervenuto il presidente nazionale Gianfranco Pagliarulo, che ha spiegato le ragioni principali del No e si è soffermato in particolare su alcune di esse. In democrazia la forma è sostanza, il rispetto delle regole democratiche è la democrazia stessa. Necessario è allora riflettere sulla modalità con cui questa riforma è stata presentata e poi portata avanti: “Il governo, a colpi di una maggioranza che rappresenta meno del 23% degli elettori, cambia la Costituzione e lo fa su di un disegno di legge presentato non dal Parlamento, ma dalla presidente del Consiglio”, un disegno di legge, ha detto Pagliarulo, in cui “il Parlamento non ha toccato palla”.

E poi l’assoluta noncuranza della riforma verso le numerosissime, reali e spesso drammatiche difficoltà della giustizia; e ancora, la messa in pericolo dell’indipendenza della magistratura, di cui si tende a menomare la forza di controllo, soprattutto nei confronti dei membri del governo. Si tratta dunque di un attacco allo Stato di diritto. Una magistratura addomesticata, suddivisa in due organismi di autogoverno formati per mezzo del puro caso, tramite sorteggio. (Pubblichiamo di seguito l’intervento integrale del presidente Pagliarulo).

Dopo Pagliarulo, hanno preso la parola il segretario generale della Cgil. Maurizio Landini, il presidente del Comitato referendario fondato dall’Anm, Enrico Grosso, e i presidenti nazionali e portavoce di tante delle organizzazioni che compongono il Comitato. Sono intervenute da remoto o in presenza ai Frentani importanti personalità del mondo della cultura come Maurizio De Giovanni, Benedetta Tobagi, Tomaso Montanari, Gherardo Colombo, Sigfrido Ranucci e il premio Nobel Giorgio Parisi. C’è stato anche un intervento dell’avvocato Carlo Guglielmi, il portavoce dei 15 cittadini che hanno richiesto l’ulteriore quesito referendario per cui è in corso una raccolta firme che sta avendo un grandissimo successo.

Molto apprezzata dalla platea è stata inoltre la partecipazione di leader politici di opposizione, che hanno preso la parola in sostegno del Comitato e della sua campagna referendaria. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri in rappresentanza di “Ali”, la lega delle autonomie locali, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Hanno parlato anche i rappresentanti del Partito della rifondazione comunista e altre forze politiche.
La mobilitazione per il No al referendum è ora ufficialmente avviata. Ci saranno iniziative e incontri in tutta Italia per spiegare la pericolosità di questa riforma e dunque le ragioni del No. La posta in gioco è alta ma l’energia è tanta. L’ANPI e tutto il Comitato per il No è in campo per difendere la Costituzione.
L’intervento del presidente nazionale ANPI, Gianfranco Pagliarulo all’apertura della campagna referendaria
Come disposto dall’art. 138, le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Succede però che un governo ha la maggioranza assoluta in entrambe le Camere, che alla maggioranza parlamentare non corrisponde una maggioranza dei voti, che si è di fronte ad un alto tasso di astensione elettorale, e la vicenda diventa davvero singolare. Grazie all’attuale legge elettorale, l’attuale maggioranza ha il 59% dei seggi alla Camera e il 56% dei seggi al senato. Ma alle elezioni politiche del 25 settembre 2022 l’attuale maggioranza aveva avuto il 44% dei voti, che corrispondeva grosso modo a 12 milioni di votanti, a fronte di 14 milioni di voti per l’opposizione e circa 17 milioni di astenuti.
In parole povere, il governo, a colpi di una maggioranza che rappresenta meno del 23% degli elettori, cambia la Costituzione e lo fa su di un disegno di legge presentato non dal parlamento, ma dalla presidente del Consiglio; un disegno di legge che dopo due successive deliberazioni di ciascuna Camera a distanza di tre mesi non è cambiato di una virgola; cioè il Parlamento non ha toccato palla, non ha avuto nessun ruolo nel processo di formazione e approvazione di una modifica della Costituzione.
Se dal punto formale il procedimento è legittimo, dal punto di vista della sostanza, che etimologicamente vuol dire ciò che sta sotto, una minoranza ha imposto uno stravolgimento costituzionale. Ma la Costituzione, proprio grazie alla sua rigidità, ci consente uno strumento per vanificare l’intera operazione; il referendum.
Dico quelle che mi sembrano le questioni essenziali e mi fermo su due o tre punti specifici. Le questioni essenziali:
1) La legge non migliora minimamente la giustizia in Italia che è invece in uno stato di grave asfissia;
2) La legge è scritta per tutelare in ultima analisi in particolare gli esponenti del governo da indagini della magistratura, negando così di fatto il principio per cui “tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge”;
3 La legge mette in discussione l’autonomia e l’indipendenza della magistratura al fine di un controllo progressivo del governo nei confronti del potere giurisdizionale;
4) In queste misure la legge mette in mora il principio costituzionale della divisione dei poteri, a tutela della sicurezza e delle libertà di tutti i cittadini.
5) In sostanza viene messo in discussione lo stato di diritto.
Mi soffermo ora solo su alcune delle tante questioni che mi pare dovremmo sottolineare in questa campagna referendaria.
Questa legge che viene definitiva di riforma della giustizia non riforma affatto la giustizia, cioè non rende più brevi i tempi dei processi, non aumenta il numero né dei magistrati né del personale tecnico e amministrativo, non migliora la digitalizzazione; quindi non va nell’interesse dei cittadini. Non solo: non c’è nulla sulla grande maggioranza dei processi, sui processi civili, tributari, amministrativi, del lavoro, cioè, per esempio, non c’è nulla sulla difesa dei diritti dei lavoratori, tema oggi quanto mai attuale; e più in generale non c’è nulla sulle carceri che sono sempre più una discarica sociale. Altro che perseguire la funzione rieducativa prevista dalla Costituzione! L’associazione Antigone ci dice che al momento dell’entrata in carica del governo Meloni, le persone in carcere erano circa 56mila. A fine 2025 sono diventate quasi 64mila. Il tasso di affollamento è passato da circa il 120 per cento dell’ottobre 2022 a circa il 139 per cento attuale.
Ancora: c’è una subdola propaganda che enfatizza gli errori giudiziari facendo intendere che con questa legge si eviterà o si minimizzerà questo rischio; è falso, anzi è possibile che, aumentando di fatto il potere del pubblico ministero come accusatore, aumenti l’accanimento giudiziario per alcuni reati e di conseguenza il rischio dell’errore.
Ancora: si dice che il meccanismo del sorteggio dei magistrati come membri dei due Consigli Superiori azzererebbe il potere delle correnti; è un’altra bugia, perché le correnti rimarranno, ma potrebbe avvenire – dico per paradosso ma mica tanto – che col sorteggio siano eletti tutti magistrati della stessa corrente, magari di minoranza. Di più: potrebbero essere tutti di prima nomina, o tutti maschi, o tutti lombardi, o tutti campani. Anche dalla scelta del sorteggio emerge il tentativo di colpire la magistratura, umiliata dal sorteggio stesso e divisa fisicamente nei due Consigli superiori. Ci illumina, da questo punto di vista, un recentissimo testo di Cierno e Russo Spena, in cui si ricorda che in un disegno di legge del 1971, primo firmatario Almirante, si proponeva una revisione costituzionale del CSM attraverso la nomina dei membri togati – indovinate come? – mediante sorteggio.
Ma il punto essenziale – come ha detto il presidente Bachelet – è quello pronunciato dalla presidente del Consiglio tempo fa, quando ha affermato che “la riforma della giustizia e la riforma della Corte dei Conti rappresentano la risposta ad una intollerabile invadenza”. Vogliono le mani libere, con i cittadini soli davanti a una giustizia addomesticata, a fronte di un immaginario che viene sollecitato e costruito per cui la magistratura è una casta in gran parte faziosa e potenzialmente corrotta mentre il governo è fatto di liberatori da questa intollerabile invadenza. Ne deriva la necessità di dividere la magistratura e colpirne l’autonomia. Questa legge è la porta d’ingresso della giustizia addomesticata, in cui si mettano progressivamente sotto controllo politico i pubblici ministeri e si sottraggano i governi dall’attenzione della magistratura.
Nella conferenza stampa di ieri la Presidente del Consiglio ha annunciato di voler rafforzare le misure repressive sia per ciò riguarda la legge sicurezza che per ciò che riguarda il decreto Caivano, e di star lavorando per un altro provvedimento specifico. E non è mancato l’attacco alla magistratura. Vedo molta americanizzazione in tutto ciò, e sempre più la trasformazione dello stato sociale in stato penale. La condizione giovanile, l’odissea dei migranti, la vicenda dei lavoratori, il declassamento dei ceti medi, tutti i conflitti sociali che ne derivano sono affidati al ministero dell’Interno, e non vedo nulla che serva per risolvere tali conflitti, per dare risposte alle domande sociali. Assieme, si umilia e si divide il potere giurisdizionale.
Nell’anno del centesimo anniversario delle leggi fascistissime, non ci stiamo; non ci stiamo a una magistratura indipendente fino a un certo punto, a una difesa dei diritti e delle libertà dei cittadini fino a un certo punto, a una Costituzione fino a un certo punto.
Votare NO è difendere i cittadini.
Votare NO è democrazia al potere.
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Pubblicato lunedì 12 Gennaio 2026
Stampato il 19/01/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/servizi/votare-no-per-difendere-la-democrazia-al-via-la-campagna-referendaria/






















