Santiago del Cile, è il 25 novembre 1975. Al palazzo dell’Accademia di Guerra si tiene la Primera Reunión Interamericana de Inteligencia Nacional «assolutamente segreta» tra i dirigenti delle polizie politiche di Cile, Argentina, Uruguay, Brasile, Paraguay e Bolivia. È il battesimo del Plan Cóndor, ovvero la prima rete illegale repressiva sovranazionale contro le sinistre latinoamericane, fondata sul coordinamento tra le agenzie di intelligence sudamericane con la copertura della CIA e legami con le reti neofasciste italiane. «Questa organizzazione si chiamerà Cóndor, approvata all’unanimità, in accordo con la mozione presentata dalla delegazione dell’Uruguay in omaggio al paese ospitante». Il documento conclusivo della riunione si riferisce allo stemma cileno in cui sono raffigurati lo huemul e il cóndor.
Gli artigli del Condor. Dittature militari latino-americane, CIA e neofascismo italiano (Einaudi, 2025) degli storici Marina Cardozo e Mimmo Franzinelli, dipana la struttura organizzativa dell’organizzazione criminale e le sue ramificazioni internazionali, «proteiforme struttura sovranazionale per la difesa dei valori patriottici dalle insidie dell’internazionale sovversiva» la definiscono. Segno di quanto fosse importante per i regimi reprimere alla radice il cosiddetto “pericolo rosso”: «Una terza e più segreta fase dell’«Operazione Condor» prevede la formazione di squadre speciali dei Paesi membri che si porteranno ovunque, anche in nazioni estranee all’accordo, per attuare azioni punitive sino all’uccisione dei terroristi o dei loro sostenitori. Se, ad esempio, un terrorista o un sostenitore di organizzazioni terroristiche di un Paese membro dell’«Operazione Condor» si trovasse in un Paese europeo, una squadra speciale verrebbe inviata per localizzarlo e sorvegliarlo; conclusa questa fase operativa, una seconda squadra dell’«Operazione Condor» verrebbe inviata per colpire l’obiettivo».

Lo si legge in un rapporto inviato a Washington da Robert Scherrer, agente speciale dell’FBI per l’America Latina. Il volume di Cardozo e Franzinelli si distingue per la sua capacità di intrecciare piani diversi della narrazione: la geopolitica internazionale, la macchina repressiva transnazionale, le storie personali delle vittime e l’analisi della complicità (esplicita o tacita) di attori statali e parastatali.
Il Piano Condor si struttura su tre livelli. Anzitutto, sulla sorveglianza politica dei dissidenti in esilio; in secondo luogo su iniziative segrete di controinsurrezione, assolutamente discrezionali; in terzo luogo su azioni congiunte di sterminio contro gruppi o individui, da parte di squadre speciali di assassini dentro e fuori le frontiere dei loro Paesi, sino agli Stati Uniti e all’Europa.

Il Cile di Pinochet, attraverso la Dirección de inteligencia nacional (Dina), che a partire dal novembre 1973 coordinava e attuava il terrorismo di Stato, diventerà lo snodo centrale del Plan Cóndor. In questo quadro, il colpo di Stato dell’11 settembre 1973 rappresenta un punto nodale del processo di militarizzazione delle società latinoamericane avviato a partire dagli anni Sessanta. Sebbene “accordi bilaterali” informali tra le Forze armate di alcuni Paesi siano attivi sin dagli stessi anni operando con azioni repressive segrete (in Brasile, Bolivia, Uruguay, Argentina), il colpo di Stato cileno e l’installazione della giunta militare permettono un salto di qualità nella creazione di un sistema di coordinamento delle “politiche del terrore” in grado di colpire in diverse capitali, da Buenos Aires a Montevideo, da Roma a Washington, da Santiago a Parigi.

Con il golpe argentino del 24 marzo 1976 si chiude il puzzle della trappola mortale e così l’organizzazione espande agevolmente la repressione senza frontiere, poiché gli esuli sudamericani fuggiti dai Paesi di appartenenza che non erano riusciti a lasciare il continente avevano trovato assistenza nel governo peronista. In questo quadro, il colpo di Stato in Argentina favorisce il consolidamento dell’organizzazione, tanto che gli anni a seguire segneranno il periodo più attivo in termini di operazioni repressive contro le organizzazioni e i “nemici” anche al di fuori del Cono Sud. Inoltre anche il Brasile decise di aderire formalmente, cui seguiranno Perù ed Ecuador, e la sede operativa del Cóndor verrà trasferita da Santiago del Cile a Buenos Aires. In queste condizioni la ragnatela criminale agirà utilizzando la prigionia, la censura, le sparizioni forzate, la tortura, i campi di concentramento e le esecuzioni sommarie, dentro e al di fuori dei confini nazionali. «Ai costanti contatti tra le polizie corrisponderà l’allestimento di una banca dati sovranazionale, tecnologicamente all’avanguardia, con decine di migliaia di schede su dissidenti ed esuli, cui attingere per la preparazione di missioni contro «sovversivi» rifugiati in Paesi terzi, in Sud America come in altri continenti». È previsto che ogni straniero sospetto venga consegnato – senza formalità burocratiche – alla polizia dello Stato d’appartenenza.

Proprio l’ultimo capitolo del libro esamina l’apporto fornito dai neofascisti italiani al Piano Condor, dall’attentato romano all’esule democristiano cileno Bernardo Leighton (6 ottobre 1975) alla «fase sudamericana» di Stefano Delle Chiaie, Pierluigi Pagliai e altri loro camerati, affiancatisi alle polizie politiche di Cile e Argentina nella caccia agli oppositori e diventati nel 1980-81 spietati collaboratori dei generali boliviani, sia quali addestratori di reparti scelti sia nella gestione del narcotraffico con cui quella dittatura si finanziava.
Grazie al lavoro di Cardozo e Franzinelli, emerge la rete dell’internazionale nera. Infatti i vertici della Dina cilena all’indomani del golpe avevano investito sui neofascisti e pongono a loro disposizione un’agenzia stampa con sede a Santiago, diretta da Vincenzo Vinciguerra. L’agenzia di Stefano Delle Chiaie si occupava dell’immagine della Giunta, diffondendo notizie sulla pericolosità del sovversivismo comunista e la provvidenzialità patriottica dei militari cileni. Il neofascista opera prima a Santiago del Cile per poi spostare i suoi servigi alla corte della dittatura a Buenos Aires. Inoltre, come viene descritto nel libro, si stabiliscono e operano nel Cono Sur dalla metà degli anni Settanta: Maurizio Giorgi, Sandro Saccucci, Vincenzo Vinciguerra, Giovanni Lanfré, Elio Massagrande, Clemente (Lello) Graziani. Solo per citarne i più noti e attivi.
La ricerca di Cardozo e Franzinelli chiarisce quindi come il Piano Cóndor non sia stato un semplice coordinamento tra dittature militari, ma una vera e propria infrastruttura del terrore istituzionalizzato. Un “sistema” che ha superato le barriere nazionali per attuare una repressione sistematica e scientificamente organizzata, colpendo oppositori politici, attivisti per i diritti umani, rifugiati e persino i loro familiari in esilio in Europa e negli Stati Uniti. Il Piano Condor si concluderà formalmente solo nel 1983, ma nell’ultimo quinquennio la sua attività e il raggio d’azione vengono notevolmente ridimensionati, a livello perlopiú regionale, senza incursioni terroristiche in Europa o negli Stati Uniti. Il bilancio non è comunque negativo per i suoi promotori, avendo il Piano scompaginato e decimato la sinistra latino-americana, in patria come nell’esilio.
Andrea Mulas, storico
Pubblicato domenica 30 Novembre 2025
Stampato il 30/11/2025 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/terza-pagina/librarsi/dittatori-servizi-segreti-e-neofascisti-italiani-gli-intrecci-perversi-dellamerica-latina-dei-colpi-di-stato/






