Il lettore più esperto, invece, troverà fra le righe di Tosi la possibilità di seguire e osservare la storia della Resistenza italiana da un punto di vista se non del tutto inaudito, certamente inusuale, ossia quello del lavoro e degli scioperi. Tosi, infatti, propone di anticipare l’inizio della Resistenza di circa sei mesi, rispetto al convenzionale 8 settembre, fissandolo al marzo 1943: allora per la prima volta in vent’anni di dittatura i lavoratori delle fabbriche del nord Italia incrociarono le braccia per chiedere pace e pane e ripeterono lo stesso gesto, a rischio della vita e della deportazione, nel 1944 durante l’occupazione tedesca.
Altro particolare interessante in questo testo è lo spaccato che l’autore tratteggia della Resistenza norvegese (dove Tosi lavorò come fisico nucleare a guerra finita e dove tuttora risiede), geograficamente e sostanzialmente così lontana dalla nostra: un Paese che non conobbe guerra civile; in cui gli occupanti tedeschi ebbero un ben diverso e, per quanto possibile, migliore rapporto con la popolazione; un Paese che seppe coerentemente perseguire e punire i cittadini filonazisti e collaborazionisti, al punto da arrivare a ripristinare la pena di morte (abolita nel 1909) giusto il tempo necessario a condannare i colpevoli per poi riseppellirla.
L’Italia del dopoguerra, invece, non solo non conobbe la tanto auspicata e doverosa defascistizzazione dello Stato, ma arrivò a sospettare e ostacolare i partigiani, soprattutto quelli che si erano impegnati nelle fila delle brigate Garibaldi, come provò e racconta lo stesso Valerio Tosi.
I fratelli Giorgio e Valerio Tosi furono partigiani giovanissimi. E se è vero, come nota l’autore, che il fascismo costruì il proprio consenso con la forza, è altresì vero che annebbiò la vista di molti con un’efficiente propaganda. Nell’aula magna del liceo Maffei di Riva del Garda, il preside e quasi tutti i professori cantavano le lodi del fascismo e del duce, quasi tutti gli studenti le bevevano passivi; solo alcuni ebbero la coscienza e la forza di ribellarsi, ma ciò avvenne anche grazie alla guida di pochi fra i loro professori, subito stimati e poi seguiti nelle idee e nell’azione dagli allievi.
L’azione del partigiano Valerio si svolse anche nelle gallerie della Gardesana, assieme agli operai dell’officina X della Fiat che saranno al suo fianco pure durante la battaglia finale di Riva, dove alcuni cadranno. È anche attraverso la storia degli operai del Battaglione X Fiat che l’autore argomenta efficacemente il significato e la funzione dei lavoratori nella guerra di Liberazione, a proseguire quanto era stato da loro iniziato nel marzo del ’43. L’autore ci fa percorrere in modo convincente quel filo rosso che parte dalle lotte operaie e contadine degli anni 20, che sopravvive alla dittatura fascista, infiamma i combattenti della Resistenza e si concretizza nei principi fondamentali della nostra Costituzione.
Certo anche senza Resistenza, ci ricorda Tosi, probabilmente avremmo avuto una Costituzione, ma certo non con quell’articolo 3 che illumina ancora oggi la strada verso la piena ed effettiva conquista dei diritti umani e civili.
Pubblicato venerdì 8 Settembre 2017
Stampato il 09/06/2023 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/terza-pagina/librarsi/resistenza-ma-quando-inizio/