La presentazione del progetto dell’ANPI Modena nella prestigiosa Sala di Rappresentanza del Comune

Il 25 marzo scorso, presso il Municipio di Modena, è stato presentato il progetto “La Resistenza al governo delle comunità. Partigiane e partigiani nei nuovi Consigli Comunali modenesi”, ideato dal Comitato provinciale ANPI di Modena. Il progetto si inserisce all’interno di un percorso volto a celebrare l’Ottantesimo anniversario dalla nascita della Repubblica Italiana grazie al referendum del 2 giugno 1946, riconosciuto, insieme a quello per la Costituente, come il primo voto democratico a suffragio universale.

In realtà nella Provincia di Modena le cittadine avevano già votato per la prima volta nelle elezioni dei Consigli comunali, svoltesi tra la fine di marzo e l’inizio di aprile 1946, a un anno dalla fine della guerra. È soprattutto a Modena che la Resistenza si ri-confermò essere un vero e proprio movimento legato alle popolazioni del territorio: su 1.040 consiglieri eletti in tutta la Provincia di Modena oltre 240 avevano partecipato alla lotta partigiana.

I partigiani sfilano a Modena (Archivio fotografico ANPI nazionale)

Il progetto si è poi concretizzato nella pubblicazione di un piccolo libro edito da Artestampa a cui hanno contribuito l’Istituto Storico di Modena e il Centro documentazione donna di Modena, con il patrocinio del Comitato per la storia e la memoria del Novecento del Comune di Modena. L’opuscolo pubblicato intende ricordare tutti i partigiani, partigiane, cittadini e cittadine che, dopo aver combattuto nella Resistenza, armata o civile, dedicarono il loro impegno nella ricostruzione dello Stato democratico.

La sala durante la presentazione del progetto ANPI

Gli elenchi evidenziano una grande eterogeneità che contraddistingueva i primi Consigli comunali, composti da donne e uomini con titoli di istruzione e occupazioni molto varie, spesso semplici, ma soprattutto di età molto giovane. L’intento era segnare una rottura completa con la vecchia classe politica, creando una nuova generazione di rappresentanti che, dopo aver combattuto contro il nazifascismo, scelse di impegnarsi nuovamente nella costruzione della Democrazia.

Partigiane modenesi sfilano a Modena. (Archivio fotografico Anpi nazionale)

Le elezioni amministrative del 1946 sono le prime in cui le donne acquisiscono il diritto di eleggibilità attiva e passiva. Modena fu la quarta provincia italiana per numero di donne elette: 40 consigliere elette, di cui 5 assessore e 2 sindache, Elena Tosetti a Fanano e Giovanna Bonesi a Vignola. Tra le consigliere sono presenti anche due medagliate, Gina Borellini, Medaglia d’Oro al Valor Militare, e Norma Barbolini, Medaglia d’Argento.

Uno scatto ricordo con la pubblicazione realizzata. Da sinistra: Vanni Bulgarelli, presidente provinciale ANPI Modena; Vittorina Maestroni, Centro documentazione donna di Modena; Ilaria Franchini, Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea; Massimo Mezzetti, sindaco di Modena

Il progetto è stato realizzato grazie al contributo fondamentale di diverse personalità della rete di ANPI provinciale di Modena, che hanno saputo arricchire la storia di ogni Comune, restituendo un volto e una storia a elenchi di nomi che altrimenti sarebbero rimasti vuoti di significato. La presentazione si è svolta nella stessa sala in cui, 40 anni prima, si discutevano gli eventi per la celebrazione dei Quaranta anni della Resistenza. Tra il pubblico si potevano poi riconoscere sindaci e consiglieri degli anni passati.

Alfeo Corassori che il 22 aprile 1945, mentre ancora si combatteva per le strade cittadine, assunse la carica di sindaco di Modena su designazione del locale CLN. Nella foto, proposta nella pubblicazione del progetto, è ritratto mentre vota in un’elezione negli anni Cinquanta

“La Resistenza al Governo delle Comunità” ci ha ricordato che la lotta partigiana non è solo memoria ma il fondamento della democrazia, perché la Resistenza non è stata solo una battaglia per la liberazione dalla dittatura, ma un impegno politico e umano per la costruzione di una nuova società civile. Il ricordo dei primi Consigli comunali ci fa riscoprire gli obiettivi che animavano quei rappresentanti, comprendendo i valori profondi che li muovevano; la scelta di diventare partigiano e partigiana era una scelta di vita, che andò oltre il periodo di occupazione nazifascista. L’impegno riguardò il combattimento per la libertà e la sua ricostruzione, attraverso il confronto per la creazione di un dialogo democratico.

Questo progetto ci spinge a guardare il presente da una prospettiva diversa, anche critica, nei confronti di istituzioni che troppo spesso appaiono lontane dai giovani e impermeabili alla loro voce e ai loro bisogni. Evidenzia una fiducia verso le nuove generazioni ormai andata persa, escludendo giovani adulti e adulte dal tavolo delle discussioni, in un mancato dialogo tra diverse generazioni, tutte degne di essere ascoltate. La Resistenza al governo delle comunità è uno stimolo a recuperare il dialogo generazionale e quella fiducia reciproca che sono state le fondamenta della nuova vita dei territori, riportando partecipazione e impegno civile e sociale.

Alice Ballarin, Agnese Pinzi, volontarie del Servizio Civile Universale (SCU)