Il  libro di Davide Conti, Il generale Roatta – Il passato rimosso del fascismo, Salerno Editrice, riporta fedelmente la carriera di un controverso personaggio come il generale del Regio esercito Mario Roatta, iscritto nelle liste dei presunti criminali di guerra della War Commission alleata. Il suo percorso cominciò, nel 1934, con la spinta di Mussolini a occuparsi del Sim, il Servizio Informazioni Militari, con una dedizione da vero fascista osservante che non abbandonò mai. È quindi un tipico esempio del passato mai rimosso del fascismo. Un passato che diventa presente proprio attraverso quel Sim, il servizio che – non certo caso unico – non pagò mai per i crimini commessi e che, assieme all’Ovra, fu un perfetto persecutore degli antifascisti.

1935, Cerimonia militare al Vittoriano, Vittorio Emanuele III, Mussolini davanti alle gerarchie militari. Tra loro Pietro Badoglio, quarto da destra, accanto a Italo Balbo, quadrunviro trasvolatore

Roatta fu mandante di svariati assassinii e misfatti, ma – a guerra finita – beneficiò della cosiddetta “continuità” dello Stato, insieme a molti altri colpevoli. “Continuità” è una parola che, assieme a “criminali”, ritroviamo spesso nel racconto dettagliato di Davide Conti. Roatta ha cavalcato, con i suoi degni compari generali, tutto l’arco temporale fascista: dalla guerra di Spagna all’invasione della Jugoslavia, da capo di Stato maggiore del Regio esercito al colpo di Stato monarchico del 25 luglio, dal quale, analizzato come fa Davide Conti, emerge tutta la tragedia morale che permeò l’Italia.

Fascisti italiani in Spagna a sostegno di Franco (Archivio fotografico Anpi nazionale)

Roatta e Badoglio furono tra i registi della vergognosa fuga dei vertici dello Stato a Brindisi per assicurare sempre la “continuità”, artefici della tragedia dell’abbandono di migliaia di “loro” soldati, dimenticati ovunque avevano portato l’aggressione fascista.

L’elenco dei generali accusati di crimini di guerra, assassini e felloni, è variegato, ma i capintesta sono sempre Roatta e Badoglio, maestri nel proteggersi attraverso la connivenza con gli Alleati, Gran Bretagna in primis, servendosi della “continuità” politico militare. La “continuità” del Sim di Roatta, illustrata minuziosamente da Conti, permette di comprendere – nella palude del suo processo dopo l’arresto (avvenuto “solo” per l’omicidio dei fratelli Rosselli) e la sua fuga in Spagna – tutte le trame occulte che troveremo a ripetizione nell’altra “continuità” dei nostri Servizi segreti.

Roatta non fu solo criminale di guerra, colpevole di massacri e deportazioni, estensore della famigerata Circolare 3C, con cui si ordinava scrupolosamente all’esercito di fucilare e deportare in maniera indiscriminata civili e partigiani jugoslavi; colpevole di aver fatto sparare ad altezza d’uomo contro cittadini italiani che esultavano per la caduta del fascismo. Roatta fu colpevole anche di aver fabbricato il metodo per uscirne sempre senza colpe, tra ricatti e omertà, e contemporaneamente perpetuare la “continuità” degli attacchi alla democrazia. Ripercorrendo l’intrico torbido dei Servizi segreti ci si imbatte sempre nel suo zampino.

Mario Roatta

Roatta già nel 1944 aveva creato una struttura clandestina, un Servizio parallelo, il “Noto Servizio” o “Anello”, per elaborare progetti eversivi. Gli stessi Servizi che, traghettati dal Sim al Sifar e al Sisde, misero in atto pari le modalità di occultamento e depistaggio fasciste nelle tragiche vicende della nuova Italia, dove con altre strutture parallele hanno infettato la nostra democrazia. Alla luce e dalla prospettiva del “Noto Servizio” si potrebbe scrivere una biografia non autorizzata della Repubblica Italiana, primo firmatario Mario Roatta, criminale di guerra, generale impunito.

Bruno Maran, iscritto ANPI, conduttore Radio Cooperativa e fotoreporter Stampa Alternativa