Tra le strade di Cuba. Tutte le foto e i filmati della Carovana di solidarietà sono di Maghweb

La Habana – «Qui stiamo vivendo una guerra, solo che le bombe sono ». Questa frase, raccolta tra le strade de L’Avana, riassume il dramma umano trovato dalla Carovana istituzionale di solidarietà “Rotta su Cuba: dove conta esserci”.

Promossa da un ampio fronte civile e politico – tra cui ARCI, CGIL, ANPI, Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, Nexus, ARCS, AOI e Rete Pace & Disarmo, insieme a parlamentari e consiglieri di PD, M5S e AVS – la delegazione è partita dall’Italia con un mandato preciso: rompere il muro del silenzio e portare aiuti concreti a un Paese allo stremo. Questo viaggio è l’atto concreto di una promessa fatta a settembre 2025, quando è stata lanciata la campagna “Energia per la vita. Accendiamo la luce a Cuba!”, mirata a raccogliere fondi per sostenere il sisin tutttema elettro-energetico nazionale.

L’arrivo all’aeroporto de L’Avana, nel cuore della notte, è il primo impatto brutale con la realtà. Non ci sono i soliti taxi ad attendere i viaggiatori. C’è solo il pullman della delegazione che, immerso nel buio, ci accompagna in hotel. La mente torna inevitabilmente a quando, nove anni fa, arrivai sull’isola per una vacanza. Raccontando quel mio vecchio viaggio a una signora cubana, lei mi ha risposto con una frase tanto semplice quanto dolorosa: «Quando eravamo felici e non lo sapevamo».

Oggi quella normalità è svanita. Cuba attraversa una crisi economica, energetica, alimentare e sanitaria senza precedenti. Dal finestrino si osservano quartieri completamente oscurati. A causa della mancanza di carburante, persino la raccolta dei rifiuti passa in secondo piano. L’acqua non esce dai rubinetti perché, senza energia elettrica, le pompe del sistema idrico restano ferme.

All’Avana

Per le vie di L’Avana, la sensazione che Fidel Castro sia ancora una guida spirituale resta fortissima a dieci anni dalla sua morte e a cento dalla sua nascita. Il volto del “Comandante” è ovunque: nelle scuole, negli ospedali, nelle strade, affiancato da scritte storiche come “Fidel siempre”, “Qui non si arrende nessuno” e “Nessun passo indietro”. Un legame identitario inscindibile, che fa da scudo a una popolazione stremata.

Un momento della visita della Carovana di solidarietà a Cuba

L’isola affronta un sistematico “soffocamento a distanza” a causa dell’inasprimento del bloqueo statunitense che, da gennaio 2026, è diventato sempre più stringente, imponendo dazi doganali a qualsiasi Paese fornisca petrolio a Cuba. Le conseguenze si sono manifestate rapidamente: la cronica assenza di carichi regolari di carburante da fine marzo si traduce in blackout che raggiungono le 22 ore giornaliere.

Questa stretta si inserisce su un embargo commerciale già strutturale che dura da oltre sei decenni. Durante l’incontro con la Federación de Mujeres Cubanas, emerge la profonda preoccupazione anche per la salute mentale: la fatica quotidiana nel reperire il cibo per la famiglia, le enormi difficoltà a raggiungere i luoghi di lavoro o a curarsi, potrebbero lasciare ferite profonde sulla popolazione anche sul lungo periodo.

La contrazione economica ha colpito duramente il turismo: i dati ufficiali certificano che il 73% del parco alberghiero è chiuso, una desertificazione che mette a rischio immediato migliaia di posti di lavoro. Una signora che vende oggetti artigianali ci ha confidato che eravamo i primi turisti che vedeva da una settimana; nei sette giorni precedenti erano passati soltanto due viaggiatori messicani.

Etienne Labande, Coordinatore ONU a Cuba

Etienne Labande, Coordinatore ONU a Cuba, ha descritto durante il nostro incontro una crisi umanitaria acuta: la mortalità infantile è balzata da 4 a quasi 10 decessi ogni mille nati vivi, mentre la penuria di farmaci mette a rischio 32mila donne in gravidanza. Inoltre, più di 7.000 container di aiuti umanitari restano bloccati nei porti a causa delle pressioni internazionali sulle compagnie di navigazione.

Ospedale Clínico Quirúrgico Docente Calixto García. Iliovanis Betancourt, la prima direttrice donna in 120 anni di storia della struttura

All’ospedale Clínico Quirúrgico Docente Calixto García, Iliovanis Betancourt, la prima direttrice in 120 anni di storia della struttura, ci ha descritto come la routine sia cambiata nella gestione delle emergenze e delle ospedalizzazioni. I farmaci che abbiamo consegnato sono una boccata d’aria fresca. «Questa visita rafforza l’amicizia tra il popolo italiano e quello cubano. Sappiamo che Cuba non è sola—  ci ha detto  —. Il numero di pazienti non è cambiato, ma la mancanza di risorse e materiali rende ogni giorno più difficile rispondere ai loro bisogni. Ogni singola cosa fa la differenza: per noi, una vita salvata è una vittoria».

L’Avana, a scuola

Ma è proprio nel cuore di questa difficoltà che abbiamo toccato con mano la straordinaria dignità e la bellezza di questo popolo. Momenti di pura commozione ci hanno travolto durante le visite alla scuola primaria Arturo Montori Céspedes o al Consiglio nazionale delle Case della Cultura: siamo stati accolti da tantissimi bambini e giovani che ci hanno teso le mani con sorrisi grandissimi, canti e balli tradizionali. Vedere i loro occhi accendersi di gioia e speranza di fronte alla solidarietà internazionale mi ha profondamente commosso.

Riflettendo su questo viaggio prima di partire, ho pensato che l’Italia e Cuba sembrano mondi lontani, separati da un oceano. Eppure, la mente è volata alla nostra Resistenza e a quel giovane partigiano che nel dopoguerra emigrò e si stabilì sull’isola nel 1951: Gino Donè Paro.

Gino Donè Paro era stato partigiano della Brigata Piave nell’area di Venezia, a Cuba conobbe il giovane avvocato Fidel Castro, con cui parteciò alla missione del Granma. Ora riposa nell’Isola

Gino era stato partigiano della Brigata Piave nell’area di Venezia; a Cuba conobbe il giovane avvocato Fidel Castro e scambiò con lui preziose opinioni sulla guerra partigiana. Spinto dallo stesso anelito di giustizia che lo aveva guidato in Italia, nel 1956 Gino si imbarcò sul leggendario yacht Granma insieme a Fidel, Raul e a Ché Guevara: unico italiano tra un pugno di ribelli pronti a liberare l’isola dalla dittatura di Batista. Oggi, come desiderava, Gino riposa proprio a Cuba. La sua storia è la testimonianza che l’antifascismo e il partigianato non hanno confini geografici. Chi ha lottato contro la tirannia in Italia non può rimanere indifferente di fronte alle catene imposte a un altro popolo.

La memoria della Resistenza non è retorica, ma una bussola per il presente: ci spinge a scoprire costantemente storie di vita e riafferma la necessità di un popolo di autodeterminarsi, scegliendo il proprio futuro.

Ana María Mari Machado (a sinistra nella foto) insieme a Iliovanis Betancourt

La Carovana ha vissuto anche intensi momenti di confronto istituzionale. Durante i colloqui con la Vice presidenta dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, Ana María Mari Machado, è emerso un dato che mi ha colpito: la percentuale di donne nel parlamento cubano è pari a circa il 57,2%. Questa forte componente femminile mi ha portato alla mente le nostre Partigiane che presero parte alla lotta di Liberazione, consapevoli che quell’impegno avrebbe aperto la strada verso la conquista dei diritti fino ad allora negati; una parità che in Italia, però, è ancora lontana, se si pensa che la percentuale femminile nel nostro Parlamento si ferma al 33,6%. «Nessun Paese è perfetto, neppure Cuba – ha dichiarato Mari Machado – ma ciò che ci sta accadendo da quasi 70 anni, ed in particolare con le due presidenze Trump, non può essere accettabile in nessun caso».

Una delegazione ristretta della Carovana è stata ricevuta dal Presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, affiancato da Abel Prieto Jiménez (presidente della Casa de las Américas) e da Fernando González Llort (presidente dell’ICAP). Díaz-Canel ha ringraziato la delegazione per l’impegno e la vicinanza dimostrata al popolo cubano, definendo quella espressa dalla Carovana «una forma di collaborazione molto efficace».

Negli interventi, pur non nascondendo le divergenze politiche (si è ribadito con fermezza che libertà di espressione, pluralismo e diritto al dissenso devono valere ovunque), è stato affermato che le distanze ideologiche non possono giustificare l’indifferenza di fronte a un popolo che soffre: il futuro di Cuba deve essere deciso solo dai cubani.

In tutti gli interventi della delegazione è emersa inoltre la profonda gratitudine verso i medici e le infermiere della Brigata Henry Reeve, che nei mesi più bui della pandemia vennero in soccorso dei nostri ospedali in ginocchio.

Consegnati 400 kg di materiale sanitario e e scolastico

Di fronte a dinamiche geopolitiche enormi, si rischia di sentirsi inermi. Ma la vera lezione della Resistenza è che ogni grande cambiamento nasce dalla somma di piccoli gesti. Allo stesso modo, questa carovana ha fatto la propria parte, consegnando oltre 400 kg di materiale sanitario e scolastico.

Alcuni dei 391 pannelli solari acquistati con la raccolta fondi

Grazie a 1.600 donazioni, la campagna “Energia per la Vita” ha raccolto 405.000 euro, mobilitando centinaia di circoli, strutture sindacali, associazioni e singoli cittadini in tutta Italia. Questi fondi hanno permesso l’installazione di 391 pannelli fotovoltaici in 11 strutture essenziali tra sanità, sicurezza alimentare e cultura, con un impatto che tocca, direttamente o indirettamente, oltre 800.000 persone.

Emanuela Manco

La missione si conclude con un appello formale e urgente rivolto alle istituzioni italiane ed europee affinché si attivi una diplomazia coraggiosa. La carovana chiede la rimozione immediata di Cuba dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo e la fine di un blocco economico che colpisce i cittadini più vulnerabili, riaffermando che la solidarietà e la pace non possono essere fermate da alcun embargo.

Emanuela Manco, presidente sezione ANPI Monza, componente Gruppo di lavoro Esteri ANPI Nazionale