In trentuno lo hanno sottoscritto. I docenti del liceo classico “Mario Rapisardi” di Paternò hanno apposto la loro firma in calce a un comunicato diffuso alla stampa che non ammette ambiguità: “non vuole essere contro la Preside, ma contro ogni forma di censura”.
Perché ancora una volta lo storico Eric Gobetti — studioso del fascismo, della Jugoslavia e del confine orientale — si è visto cancellare un incontro in una scuola pubblica. Il quinto “non gradito” in due anni, tra Calabria, Sicilia e Piemonte.

Una delle iniziative di approfondimento storico che si sono tenute a Catania, dove è intervenuta anche la presidente provinciale ANPI Catania, Pina Palella (a sinistra mentre parla)

Questa volta Gobetti avrebbe dovuto tenere una lezione dal titolo “Okupatori e Partizani. Sguardi incrociati sulla Seconda guerra mondiale nella cinematografia italiana e jugoslava”. Una lezione concordata con i docenti nell’ultimo semestre che porterà studentesse e studenti al diploma. Annunciata come si conviene in una buona scuola. E depennata meno di 24 ore prima come se fosse un rischio per l’ordine pubblico. Con due “righi asciutti asciutti”, direbbe il commissario Montalbano.

Gobetti è da tempo bersaglio di campagne diffamatorie, Il suo libro E allora le foibe?, edito da Laterza, è stato difeso pubblicamente dalla Società italiana per lo studio della storia contemporanea e da docenti universitari. Le accuse di “negazionismo” smentite da studiosi e università. Era il 2021, ma non è mai bastato a fermare la macchina della delegittimazione.

L’ultimo silenziamento è arrivato al termine di un ciclo di conferenze in una cinque giorni di febbraio, dall’1 al 5 del mese, organizzata dal Comitato provinciale Anpi di Catania insieme alle sezioni di Misterbianco, Nicolosi e Paternò. Le iniziative precedenti, tutte interne alla stessa serie di incontri di approfondimento storico erano andate benissimo: partecipazione alta, dibattiti vivaci, nessuna criticità. Anche nei due istituti scolastici del capoluogo, i giovani avevano risposto con interesse e attenzione. Solo un’ombra aveva attraversato la scena formativa. Nella città etnea, Azione Studentesca si era presentata davanti ai cancelli dell’Istituto Vaccarini – a scuola chiusa – con uno dei soliti slogan di folclore muscolare usciti da un’altra epoca: “Uno storico fotografato con la bandiera di Tito non deve entrare nelle scuole”.

(Dalla pagina Fb di Azione Studentesca)

Tutto comunque lasciava pensare che anche l’appuntamento del 5 febbraio sarebbe stato un momento didattico importante. Invece la Storia è inciampata a Paternò, città natale di Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato, protagonista qualche tempo fa di una clamorosa uscita su via Rasella, quando definì l’azione partigiana del 23 marzo 1944 “non un attentato contro i nazisti, ma contro una banda musicale di altoatesini”.

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa

Quando si diffonde la notizia dell’annullamento, la preside Maria Grazia D’Amico, incalzata dalla stampa locale, si giustifica con una «dimenticanza»: non ha considerato in tempo la circolare ministeriale n. 1178 del novembre 2025, che invita a garantire il “contraddittorio” negli eventi pubblici scolastici. Per questo, l’incontro con Gobetti non poteva più svolgersi.

A insorgere era stata anche l’ANPI. Pina Palella, presidente del Comitato provinciale ANPI Catania racconta: “Nel mio ruolo nell’Associazione dei partigiani e come docente di materie letterarie e storia e co-organizzatrice delle giornate di approfondimento storico con il prof. Eric Gobetti, non posso che rilevare l’assurdità della situazione che definisco grottesca e pericolosa per la vita democratica del nostro Paese”.

Lo storico Gobetti, con la presidente dell’ANPI di Paternò e docente, Matilde Pino, e Daniela Privitera, un’altra professoressa

Ma è proprio questa spiegazione – così fragile, così tardiva – ad alimentare l’indignazione. Nel loro comunicato, per tre volte i docenti del Rapisardi difendono la persona della dirigente. «Non contro la Preside», scrivono. «Diverso è il suo ruolo», di «cerniera tra la Scuola e le Istituzioni». «Non contro di lei». Un’insistenza che alimenta il dubbio di pressioni dall’alto, molto in alto. Se trentuno insegnanti sentono il bisogno di scagionare così ripetutamente la figura apicale della scuola, è perché sospettano fortemente che la responsabilità non è lì, ma altrove.
Insistono i docenti, credono «pienamente in una Scuola che educhi gli studenti a pensare e non semplicemente ad eseguire, e ritengono che non esiste necessità di istituire un contraddittorio quando si parla di fatti storici e di responsabilità incontrovertibili, e come non sarebbe neanche ipotizzabile istituire un contraddittorio con mafiosi in un convegno sulla mafia o con nazifascisti in uno sulla Shoah».

L’Anpi di Paternò, che ha seguito i fatti da vicino con Andrea Maione del direttivo, commenta: “Questa famosa circolare porta a questi paradossi”. La conferenza, infatti, consisteva in un’attività di analisi critica di diverse narrazioni storiche e cinematografiche. Il pluralismo era insito già nel tema e nasceva dal confronto tra memorie e rappresentazioni differenti, con il ruolo determinante di mediazione didattica degli insegnanti. La circolare del ministro Valditara, dunque, sarebbe stata pienamente rispettata”. Che poi l’argomento rispondesse a un bisogno di conoscenza lo dimostra il fatto che un incontro pomeridiano in un circolo culturale è stato affollatissimo.

Grande partecipazione a ogni incontro con lo storico Gobetti

Precisa la presidente Palella: “Intanto la circolare in questione richiama eventuali eventi di carattere pubblico che si dovessero tenere nelle scuole. Cosa già di per sé lesiva della autonomia didattica, della formazione del pensiero critico di quella libertà sancita dalla Costituzione italiana: art.33 ‘L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento’. Sono preoccupata perché le scuole sorvegliate speciali del grande occhio del Ministero, intimidite da eventuali minacce di ispezioni o altro, preoccupate da ‘eventuali segnalazioni’ di ‘solerti informatori’, potrebbero diventare i bersagli del governo di turno e sottoposte a ‘preventive’ censure”.

Affonda Palella: “Siamo preoccupati per la limitazione alla libertà di insegnamento e allo sviluppo del pensiero critico. E mi chiedo perché una lezione di storia fa così paura nella città di La Russa? In una eventuale realtà distopica sembrerebbero i prodomi di un ‘regime’ liberticida che si insinua lentamente. Noi abbiamo uno strumento per mantenere democrazia e libertà nella nostra Repubblica e si chiama Costituzione, ed è nata dalla Resistenza al nazifascismo”.

Non tacciono però a Paternò, le voci di “pressioni”. Il dubbio resta. E quando il dubbio riguarda la libertà di insegnamento, non è un dettaglio.

Jugoslavia, partigiani dell’Esercito di Liberazione e soldati italiani della Divisione Italia, molti tra loro erano meridionali, colti su quel fronte di guerra dopo l’armistizio e moriranno nella comune lotta (archivio fotografico ANPI nazionale)

Ecco: questa è l’Italia dove la storia viene distorta e la memoria ridotta a strumento di propaganda. Da anni, il Giorno del Ricordo, è ulteriore occasione di screditare la storia antifascista, sostituire i fatti con un racconto identitario costruito a tavolino. È la prova che una parte della destra ha scelto la riscrittura del passato come fondamento della propria identità politica, perché solo quel passato reinventato ha da offrire. Stiamo già vivendo ciò che credevamo un pericolo futuro: la normalizzazione di una storia capovolta che entra nelle scuole, nei discorsi pubblici, nelle scelte istituzionali.

Il caso fatica a emergere sulla stampa nazionale. Oltre lo Stretto, nulla. Eppure si parla di libertà di insegnamento. Si parla di scuole pubbliche. Di pressioni politiche, di un Paese che rischia di abituarsi alla censura senza chiamarla censura.

(Imagoeconomica, Sara Minelli)

Alla fine, la questione è semplice. Non riguarda Gobetti, non riguarda Paternò, non riguarda nemmeno La Russa. Riguarda noi. Riguarda la scuola come luogo di libertà o come luogo di sorveglianza. Riguarda la storia come ricerca o come propaganda. Riguarda la democrazia come pratica quotidiana.

Con una destra che approva nuove strette sulla sicurezza e vorrebbe controllare la magistratura, quanto spazio resta per una storia che non si lascia addomesticare?