Una straordinaria risposta di partecipazione democratica ha riempito il Centro Hospitalis di Melfi in occasione della “Quarta festa dello studente antifascista”, trasformando la memoria storica in un laboratorio vivo di cittadinanza attiva. Nata a Melfi nel 2021 con l’obiettivo chiaro di radicare i valori della Resistenza tra le giovani generazioni attraverso linguaggi nuovi, questa iniziativa è cresciuta anno dopo anno, trasformandosi da momento di riflessione locale a un appuntamento di mobilitazione civile e culturale. La forza della ricorrenza risiede proprio nella sua capacità di fare della memoria non una sterile celebrazione del passato, ma uno scudo critico contro i tentativi odierni di revisionismo storico e di erosione dei diritti democratici.
L’edizione di quest’anno ha assunto un significato speciale, inserendosi a pieno titolo nel percorso storico che porterà agli 80 anni della Costituzione italiana. Il fulcro dell’evento è stato declinato attraverso una formula coraggiosa e stimolante che ha dato anche il nome alla manifestazione: “Processo al Futuro: Nitti, Di Napoli, Del Secolo a difesa della Costituzione”. La tematica è stata affrontata mettendo simbolicamente alla “sbarra” le sfide del domani e ponendo al centro la difesa della democrazia costituzionale. Quattro studenti del territorio – Pietro Luisi, Guido Tartaglia, Francesco Cammarota e Jacopo Nuccitelli – si sono fatti carico di interrogare il presente e rivendicare il futuro, incarnando lo spirito di quei giovani che, ottant’anni fa, scelsero la strada della lotta di Liberazione per regalarci la libertà.
La vera svolta di questa quarta edizione è rappresentata dalle importanti sinergie istituzionali, sociali, religiose e associative che l’ANPI di Melfi è riuscita a tessere. Per la prima volta, infatti, l’evento è stato sostenuto da una straordinaria e fitta rete di associazioni del territorio – tra cui Filocontinuo, Pro Humanitate, Bottega delle emozioni, Csi e Uisp – che condividono i valori cardine di inclusione, democrazia, libertà e solidarietà civile. Un’unione di intenti che si è riflessa anche nel dibattito istituzionale, arricchito dalla prestigiosa presenza di Alberto Iannuzzi, già Presidente della Corte d’Appello di Potenza, che da anni mette la sua straordinaria esperienza a servizio delle giovani generazioni con l’obiettivo di diffondere la cultura della legalità e la difesa dei valori democratici. Ha seguito i nostri ragazzi nella simulazione e, al termine, ha offerto un suo importante messaggio di altissimo profilo giuridico e civile. Accanto a lui, il Presidente del Consiglio Comunale di Melfi ha trasmesso il saluto e la vicinanza dell’intera amministrazione, sancendo un legame indissolubile tra la memoria partigiana e le istituzioni nate dalla Resistenza.
La formula del “Processo” ha visto inoltre un’innovativa collaborazione sul campo: a supportare legalmente e concettualmente la performance e le tesi dei ragazzi sono scesi in campo quattro avvocati iscritti alla sezione ANPI di Melfi: Enzo Bufano, Pietro Monico, Antonio Silvestro e Marco Zampino. Si è trattato di un esempio concreto di come le competenze professionali possano e debbano mettersi al servizio della formazione civile dei più giovani.
A dare ulteriore solennità e profonda commozione alla giornata sono stati i messaggi scritti giunti dagli eredi delle tre gigantesche figure del pensiero e della lotta antifascista richiamate nel titolo. Antonella Dolci, nipote di Francesco Saverio Nitti, Sonia Di Napoli, nipote di Attilio Di Napoli e Maurizio Perriello, pronipote di Floriano Del Secolo, hanno voluto inviare un messaggio di profonda ammirazione rivolto proprio a Pietro, Guido, Francesco e Jacopo. Nel loro vibrante appello, gli eredi di Nitti, Di Napoli e Del Secolo hanno ricordato ai quattro ragazzi che l’avvenire appartiene a loro, esortandoli a non essere semplici spettatori, ma custodi attivi della democrazia. Hanno poi sottolineato come il domani abbia un profondo bisogno del loro coraggio, indicandoli come la nuova Resistenza chiamata a costruire il futuro.
Infatti, i giovani protagonisti hanno ricevuto l’attestato di Studente Antifascista con il prestigioso titolo onorifico di “Custode della democrazia e della Costituzione”. Le parole delle storiche famiglie hanno teso un filo rosso ideale tra il confino, le persecuzioni, il sacrificio patito durante il ventennio fascista e la responsabilità che oggi ricade sulle spalle delle nuove generazioni. Un monito potente a non considerare i diritti acquisiti come un qualcosa di eterno, ma come un bene da difendere attraverso un impegno quotidiano.
La manifestazione si è conclusa con un successo di pubblico straordinario che ha visto la sala gremita di cittadini di tutte le età: anziani custodi della memoria, famiglie e ragazzi. La straordinaria risposta di partecipazione dimostra che Melfi è un paese capillarmente antifascista, dove la richiesta di spazi di discussione democratica è più viva che mai. Da questa quarta festa usciamo più forti, consapevoli che la Costituzione non è solo un testo da leggere, ma un cammino da fare insieme, a testa alta e a passo fermo.
Anna Martino, presidente sezione ANPI Melfi
In memoria degli IMI, gli internati militari. Discorso di saluto della presidente ANPI Melfi,
20 settembre 2026
Essere qui oggi, come figlia di un internato e come presidente dell’ANPI di Melfi, significa per me adempiere a un dovere che è insieme civile e profondamente umano. Significa dare voce a una storia che per decenni ha camminato per le strade della nostra Melfi in punta di piedi, protetta da una silenziosa intesa. È la storia di mio padre e di oltre seicentomila soldati italiani. La Legge n. 6 del 13 gennaio 2025, ha istituito la Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi, da celebrarsi ogni 20 settembre. Questa data ricorda il giorno in cui, nel 1943, Hitler modificò lo status dei prigionieri italiani in “internati militari”, privandoli delle tutele previste dalla Convenzione di Ginevra.
La commemorazione di oggi rappresenta un momento di riflessione sulla sofferenza e sul coraggio degli internati, sottolineando l’importanza della memoria storica per le future generazioni e per onorare la dignità di chi ha subito queste ingiustizie. La Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi è un’occasione per rafforzare il senso di unità nazionale e il rispetto dei diritti umani. Questa legge rappresenta un atto tardivo ma necessario, che restituisce dignità a una resistenza silenziosa e dimenticata. Oggi la Basilicata intera compie un gesto straordinario: 131 Comuni, da Melfi fino al più piccolo borgo della nostra Regione, si fermano all’unisono. Questo coordinamento regionale, nato da un’idea della nostra sezione e accolto con lungimiranza dall’ Amministrazione comunale di Melfi, nelle persone del Sindaco e del presidente del Consiglio, dimostra che la memoria non è un fatto privato, ma il fondamento della nostra comunità.
Nelle ore convulse dell’8 settembre 1943, di fronte al crollo dello Stato, circa 650.000 soldati italiani si trovarono davanti a un bivio drammatico. Da una parte la libertà immediata, il ritorno a casa, a patto di giurare fedeltà alla Repubblica di Salò e alla collaborazione con i nazifascisti, dall’ altra l’ignoto, il vagone piombato, la fame, il freddo e il lavoro coatto nei lager del Terzo Reich. La stragrande maggioranza di loro disse NO, un NO convinto pronunciato nella solitudine di un fango lontano. Tra quei 650.000 soldati c’ erano anche migliaia di giovani lucani, figli di questa terra aspra e fiera. Ragazzi partiti dai nostri paesi che, senza imbracciare un fucile, decisero di combattere la loro battaglia morale.

Questa è stata la “Resistenza senza armi”, una Resistenza troppo a lungo dimenticata e relegata a una storia secondaria, ma che ha costituito il primo, fondamentale mattone su cui è stata edificata la nostra Repubblica democratica e la nostra Costituzione. Loro hanno pagato con la vita e con traumi incancellabili il prezzo di quella scelta. Oggi, vedere l’intera Regione unita, sapere che gli studenti delle scuole di Melfi hanno riscoperto i fogli matricolari, le lettere e le storie dei loro bisnonni, restituisce dignità a quel sacrificio. L’ANPI custodisce questa memoria non per guardare al passato con nostalgia, ma come bussola per il futuro. Quel NO al nazifascismo pronunciato nei lager è lo stesso SI che noi dobbiamo pronunciare ogni giorno alla libertà, alla pace, alla democrazia e alla solidarietà.

Grazie al Sindaco, al Presidente del Consiglio Comunale di Melfi, al D.S. Prospero Armentano, al professor Camardelli e a tutti i docenti dell’IIS “Federico II” per aver creduto in questo progetto, grazie a tutti i Sindaci lucani che hanno risposto a questa chiamata e grazie a voi ragazzi: gli Internati Militari Italiani vi passano il testimone. Custodite la loro storia, siate sentinelle di libertà. Oggi, però, la nostra memoria collettiva avverte un vuoto profondo. Qualche mese fa ci ha lasciati Angela Maiorino. La “maestra partigiana”, come amavo chiamarla. Angela ha vissuto un dolore diverso, di una disumanità ancora più lacerante: lei suo padre non l’ ha mai conosciuto, ha scoperto il volto e l’anima solo attraverso i racconti strazianti di sua madre e attraverso le poche, ma preziose lettere scritte dalla prigionia. Eppure, quel dolore privato Angela l’ha tramutato in un dono per tutta Melfi. Con una semplicità disarmante e un amore immenso, ha dedicato la sua vita a raccontare ai suoi alunni le sofferenze dei soldati in guerra. Spiegava ai bambini che la storia non è scritta solo sui libri, ma è sangue e amore di padri e nonni la cui sofferenza è stata il prezzo pagato per regalarci la libertà di cui godiamo oggi.
Ora che Angela non c’è più, sento ancora più forte il peso, la responsabilità e la bellezza della nostra missione. Per questo voglio fare una promessa davanti a tutti voi. Il mio impegno, da oggi in poi, si stringerà in un legame ancora più forte con le sue figlie Tina e Sabrina. Insieme a loro, ci adopereremo per far conoscere la triste storia degli anni della guerra di Liberazione alle giovani generazioni. Non lasceremo che quel patrimonio di dolore e di riscatto vada perduto, metteremo insieme i nostri ricordi, uniremo i nostri racconti familiari e porteremo nelle scuole la lettura incrociata delle lettere dei nostri padri che vissero il dramma della prigionia. Il testimone di mio padre, di Donato Maiorino, papà di Angela e di tantissimi altri di cui per decenni abbiamo custodito i diari, le lettere, gli elenchi e i silenzi dolorosi, sono ora nelle nostre mani e diventeranno un’unica grande voce.
I ragazzi delle nostre scuole impareranno a conoscere la solidarietà della baracca di Breloh, la forza di un sarto che ha diviso il suo pane con i suoi camerati e la passione di una maestra che ha insegnato ai suoi alunni a guardare al futuro con gli occhi della libertà.
A noi, oggi, spetta il compito più nobile: raccogliere i loro fili spezzati e continuare a tessere insieme la tela della Memoria. Oggi, da questo luogo, voglio dare voce anche a chi quella guerra l’ha sofferta senza indossare una divisa: le donne degli IMI. Le mamme che hanno strappato le foto dei figli per paura delle perquisizioni, le spose e le fidanzate che per anni hanno scrutato l’orizzonte aspettando un ritorno che sembrava impossibile, le figlie e le sorelle che hanno dovuto caricarsi sulle spalle il peso di famiglie vulnerabili e duramente provate dal conflitto, mandando avanti la casa e i campi nella miseria più assoluta.
Il dramma degli internati è stato anche quello delle donne che hanno vissuto l’inferno dell’attesa, della fame e dell’incertezza e, al ritorno dei loro uomini, hanno dovuto curare ferite invisibili, accogliendo tra le mura di casa i traumi e i silenzi di reduci distrutti nell’anima. Grazie al lavoro delle mani sapienti, della mente aperta e del cuore sensibile degli alunni e dei docenti del Liceo Artistico “Mario Festa Campanile” di Melfi, questa “Stele” diventerà un simbolo eterno dedicato al sacrificio degli internati e alla forza delle loro donne, esempi per tutti noi di straordinaria e silenziosa dignità. Nelle scuole abbiamo seminato il loro ricordo per anni, oggi consegniamo alla città un luogo fisico dove quel ricordo diventa Memoria viva.
Oggi, 20 settembre 2026, a Melfi è stata scritta una pagina di giustizia che attendevamo da oltre ottant’ anni e da Melfi, coinvolgendo l’ANCI Basilicata, è partito un ideale abbraccio che ha unito i 131 comuni lucani in un ideale filo rosso di Memoria che unisce l’intera regione. Nessuno di loro sarà mai più un numero dimenticato nei registri della storia.
Pubblicato sabato 3 Ottobre 2026
Stampato il 03/10/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/cittadinanza-attiva/processo-al-futuro-a-melfi-la-quarta-festa-dello-studente-antifascista-e-la-memoria-degli-imi/




