Si allunga sempre più negli ultimi giorni l’elenco dei Comuni “defascistizzati” o in procinto di varare strumenti normativi per vietare gli spazi pubblici a gruppi e movimenti inneggianti al duce, razzisti, xenofobi e sessisti, applicando il dettato democratico sancito dalla Costituzione, oltreché le leggi Scelba e Mancino. A Brescia, la città della strage nera di Piazza della Loggia, la consigliera Francesca Parmigiani (“Al lavoro con Brescia”), dell’Anpi, è la prima firmataria di una proposta per modificare il regolamento cittadino. Chi vorrà manifestare in piazza, allestire un gazebo, tenere iniziative in locali comunali dovrà sottoscrivere una “carta dei valori democratici”.

L’idea si ispira a delibere e atti di indirizzo adottati sia in piccoli Municipi, tra cui Arco di Trento, SarzanaCadoneghe, Chiaravalle, Cavarzere, San Giuliano Terme, sia in importanti capoluoghi (link vari pezzi Patria): Pavia, Siena, Prato, Sassari. A Torino  qualche settimana fa il Consiglio ha approvato regole simili, a Milano una mozione presentata da “Insieme X MI” sarà messa in calendario a Palazzo Marino sulla quale si prevede un pronunciamento compatto della maggioranza. E anche Brescia farà la sua parte.

«La destra estrema prolifera, si moltiplicano i danneggiamenti di monumenti dedicati alla Resistenza – spiega Parmigiani –. Si diffondono i raduni e gli episodi di vilipendio dell’Olocausto accaduti negli stadi». Inoltre, non si può più restare alla finestra di fronte «a un’insidiosa strategia di penetrazione all’interno delle istituzioni della Repubblica» di formazioni neofasciste e neonaziste. Il riferimento è a Bolzano e Lucca e pure alla realtà locale: «Alle ultime amministrative – precisa la consigliera – sono state presentate liste apertamente richiamanti i disvalori del ventennio e le pulsioni antistranieri». A Mura la lista Partito socialista nazionale ha incassato l’11% dei voti. A Trenzano il sindaco ha aderito a CasaPound dopo essersi insediato in Municipio.

Francesca Parmigiani, che ha subito intimidazioni e minacce per la sua attività prosegue: «Compito delle istituzioni è dare segnali di rilievo, far comprendere che Brescia è aperta a chi ne condivide le radici ideali di libertà, eguaglianza, solidarietà e pace. Confido di raccogliere il favore dell’intero Consiglio comunale su un atto doveroso per una città ferita nel profondo da una bomba fascista». Il 28 maggio 1974, l’esplosione dell’ordigno che esponenti di Ordine Nuovo nascosero in un cestino dei rifiuti provocò la morte di otto persone e il ferimento di altre 102: cittadini riuniti per una manifestazione contro il terrorismo neofascista molto attivo in quegli anni. Per oltre quarant’anni, la ricerca dei responsabili della strage e i numerosi i processi hanno dolorosamente puntellato la storia nazionale contemporanea.

Tra i Comuni che hanno approvato mozioni antifasciste c’è Pontedera, in provincia di Pisa. Il Consiglio si è espresso a maggioranza, sul testo presentato dal Pd e dagli Arancioni, contrari FI e Ncd. L’iniziativa caldeggiata dai sodalizi democratici, Anpi in testa, è stata sposata dal primo cittadino, Simone. In attesa della modifica del regolamento per autorizzare dimostrazioni pubbliche, ha predisposto un modulo ad hoc: il vincolo antifascista dovrà essere sottoscritto da forze politiche e associazioni per ottenere nullaosta e patrocini. “A tutti coloro che ritengono morte e sepolte le parole fascismo e antifascismo – ha scritto il sindaco su Facebook – a chi sostiene ci si debba occupare di ben altro, a quanti forniscono (involontariamente) terreno fertile all’intolleranza con il silenzio dell’indifferenza, non smetterò mai di dire che non c’è mai un tempo in cui l’odio e la violenza possono definirsi battuti, non smetterò mai di ricordare che la furia xenofoba in difesa dell’identità italiana (che l’idiozia fa credere loro di privilegiare o preservare), non ha nessuna connotazione politica ed è contraria ai fondamenti valoriali, etici e religiosi del nostro Paese”.

Pontedera. Forza Nuova si è rifiutata di sottoscrivere il modulo sui valori democratici, necessario per ottenere il nullaosta a manifestare in pubblico

La reazione di chi si è sentito colpito nel vivo non si è fatta attendere. Violando le norme, Forza Nuova non ha firmato il modulo democratico per allestire un gazebo e, come ha comunicato il suo leader nazionale, Roberto Fiore, ha presentato un esposto al Tribunale di Pisa contro inquilino di Corso Matteotti e consiglieri. Una strada diversa da quella imboccata da CasaPound a Siena, con la richiesta di annullamento del regolamento comunale attraverso un ricorso straordinario, per via amministrativa gerarchica, alla Presidenza della Repubblica. La segnalazione è contro il Comune della città del Palio e l’Anpi, in qualità di “contro interessata”, perché ha raccolto le firme per l’approvazione della delibera antifascista, spiega l’avvocato Emilio Ricci, legale dell’Associazione dei partigiani. «Ci costituiremo nel procedimento, certi di aver ragione. Quell’atto – a nostro giudizio – è privo di ogni fondamento giuridico. Per di più è un ricorso particolarissimo». Le tartarughe frecciate si son ben guardate, infatti, dal rivolgersi al Tar. «Il Tribunale amministrativo decide, il Capo dello Stato non necessariamente e inoltre il parere può richiedere tempi lunghissimi» puntualizza Ricci. Insomma, quello di CasaPound è un atto politico, che andrebbe sottoposto nelle sedi politiche, e potrebbe rivelarsi un boomerang per i “fascisti del terzo millennio”.

L’Anpi scomodo presidio di democrazia, secondo la destra estrema. Ma in Toscana si va avanti: Comune della città metropolitana di Firenze, Castelfiorentino è Medaglia d’argento al merito civile per la lotta di Liberazione.

Il Consiglio ha varato a maggioranza la mozione “Misure da attuare contro ogni forma di negazione e contro ogni manifestazione di discriminazione”. «Sant’Anna di Stazzema, Vinca, Foiano, Civitella, Vallucciole, Montemaggio, Cavriglia, San Polo, San Miniato, Fucecchio – hanno ricordato Anpi e Ancr – sono solo alcune delle località dove la ferocia nazifascista colpì spietatamente». E aggiungono: «Quei civili vittime delle stragi sono vilipesi ogniqualvolta si vendono, in negozi e in rete, anelli, bracciali, fotografie, calendari, spille, effigi fasciste».

A Senigallia, nelle Marche, in provincia di Ancona, un appello lanciato il 25 aprile ha ora ricevuto il supporto del sindaco Maurizio Mangialardi, autore del testo approdato in questi giorni in Aula assembleare, firmato da tutti i consiglieri di maggioranza. Il documento menziona la Dichiarazione universale dei diritti umani e la Costituzione italiana, impegna il governo cittadino a ribadire la netta contrarietà ai movimenti che si rifanno ai principi nazifascisti e a migliorare i regolamenti comunali per prevenire la diffusione di idee fasciste, razziste o discriminatorie e puntare alla formazione democratica delle nuove generazioni. Senigallia è ancora scottata dal raduno di CasaPound che aveva attirato “camerati” da tutta la regione, trasformando per ore il centro storico in zona blindata e militarizzata.

In Umbria, il Consiglio comunale di San Giustino ha approvato, all’unanimità dei presenti, cioè i consiglieri della maggioranza di centro-sinistra e del Movimento 5 stelle, l’atto di indirizzo politico “Valori della Resistenza Antifascista e dei principi della Costituzione Repubblicana” proposto dall’Anpi provinciale di Perugia e dalla sezione San Giustino-Citerna.

Il buon virus democratico è sbarcato anche nel Lazio. Antesignani in provincia di Roma i Comuni di Genzano e Monterotondo. L’Anpi, ça va sans dire, ha avuto un ruolo promotore. Nella cittadina dell’Infiorata, è stato ratificato l’ordine del giorno “Spazi all’antifascismo, condanna e contrasto a qualsiasi organizzazione neofascista, razzista, xenofoba, omofoba” all’insegna del tempo presente e della storia: furono 6 i genzanesi martiri delle Ardeatine. La sezione dell’Associazione di Monterotondo ha sostenuto con la cittadinanza una mozione approvata all’unanimità a Palazzo Corsini. Il sindaco Mauro Alessandri ha salutato la presa di posizione della città medaglia d’argento al valor militare per la Resistenza, spiegando che il documento «Non è solo memoria, non è solo testimonianza. È presenza nella società, nella carne delle involuzioni sociali e culturali del nostro tempo, è militanza dalla parte giusta. Non l’abbiamo scelta solo noi questa parte, oggi, e solo ora. L’hanno costruita e custodita i padri e le madri della nostra Patria libera, repubblicana e democratica. Con il sacrificio della libertà, della vita, delle intelligenze e degli ideali che hanno poi plasmato la nostra Costituzione, dopo averci liberati dall’oppressione del nazifascismo. Crediamo – continua Alessandri – di essere stati pienamente all’altezza del ruolo che la Costituzione ci assegna nel momento in cui abbiamo raccolto l’invito dell’Anpi Monterotondo, lavorando insieme alla sezione Edmondo Riva, Medaglia d’oro al Valor militare, trucidato dai nazisti, per radicare nei nostri regolamenti comunali questo principio: il fascismo, il razzismo, la xenofobia, le discriminazioni di ogni genere non sono consentiti nella nostra Città. In nome della sua Storia di Città resistente e del suo presente di Comunità accogliente, giusta, libera, pienamente democratica. Farlo proprio nel momento in cui in tanti luoghi d’Italia e d’Europa si assiste alla crescita e alla strisciante riaffermazione di movimenti e azioni di propaganda delle ideologie che hanno portato l’Umanità sull’orlo della distruzione e disseminando la strada della Storia di cadaveri e ingiustizie, di violenza e prevaricazioni, è stato sentito dalla nostra Amministrazione come un dovere – conclude il sindaco – al quale non bisogna sottrarsi. I nostri anticorpi democratici vanno rafforzati. Noi ci siamo».