
Solo per fare un esempio del grande attivismo di questi giorni. Lo scorso 17 aprile l’assemblea degli iscritti alla Sezione ANPI “Teresa Mattei” di Ischia ha approvato all’unanimità il deliberato riguardante la richiesta di revoca della cittadinanza onoraria concessa all’onorevole Andrea Delmastro Delle Vedove, già sottosegretario alla Giustizia del governo Meloni, dal Consiglio comunale di Forio. Una richiesta sostenuta dall’ANPI provinciale che sottolinea le evidenti ragioni di opportunità istituzionale e a tutela della comunità locale che stanno alla base di questa istanza. La domanda è stata inoltrata al Comune di Forio e per conoscenza ad altri soggetti istituzionali. A questo punto l’ANPI provinciale resta in attesa di un riscontro e si riserva di dar luogo a ulteriori passi.
Nella stessa giornata la sezione ANPI di Ischia, presieduta da Nenzi Carcaterra, ha dato vita all’iniziativa pubblica intitolata “Un fiore per Matteotti. Martire antifascista”, alla presenza del Garante provinciale ANPI, Michele Petraroia. Di rilievo e ben partecipato il convegno tenutosi a Napoli, a Castel Capuano, il 23 aprile, dedicato a un magistrato resistente: “Nicola Panevino. La magistratura tra fascismo e antifascismo” il titolo dell’incontro organizzato dalla Procura Generale della città partenopea in collaborazione con l’ANPI. Incontro che ha voluto dar luogo a un momento di riflessione collettiva sulla figura di Panevino e sulla sua vicenda personale e professionale quale filo conduttore volto a un approfondimento sul ruolo della magistratura nel passaggio dal regime fascista alla costruzione dello Stato democratico.

Presente Gabriella, figlia del giudice partigiano ucciso dalle SS a soli 34 anni, MdA VM alla memoria, i lavori sono stati aperti dal procuratore generale presso la Corte d’Appello di Napoli, Aldo Policastro, che ha sottolineato il valore della testimonianza di Panevino, la sua scelta, difficile ma giusta, fatta pur nella consapevolezza dei pericoli ai quali il giudice si esponeva e che, di fatto, l’avrebbero portato alla morte per mano nazista. Policastro ha evidenziato la necessità di riflettere sulla prova che le istituzioni devono affrontare ogni qual volta la legalità non coincide con la giustizia, situazione che richiede una scelta di coscienza. Il procuratore si è poi soffermato sui tempi attuali che dalle nostre parti – e non solo – vedono affermarsi l’idea che il giudice debba adattarsi alle posizioni del potere. “L’allineamento è contrario alla nostra Costituzione e alla nostra coscienza”, ha precisato ponendo l’accento sull’autonomia che va garantita alla magistratura. Autonomia dal potere politico di turno.
La scelta difficile. Nicola Panevino, il giudice partigiano è il titolo del libro scritto da Emilio Chiorazzo, anch’egli presente all’incontro. Un’opera che secondo Maria Rosaria Covelli, presidente della Corte d’Appello di Napoli, merita di essere diffusa in modo ampio soprattutto fra i giovani. Il garante ANPI Napoli Michele Petraroia ha messo a confronto la data del 23 marzo 1945, giorno dell’esecuzione di Panevino, con quella del 23 marzo scorso, quando al referendum ha prevalso il no a difesa della Costituzione.

Una Costituzione che “Panevino ha difeso prima ancora che venisse scritta”, ha detto a conclusione dell’incontro Albino Amodio, a nome del Comitato nazionale ANPI. Nicola Panevino era originario di Carbone, in provincia di Potenza. Giudice del Tribunale di Savona, si era unito alla Resistenza col nome di battaglia “Silva”, presiedeva il CLN savonese, aveva contatti regolari con partigiani genovesi e alessandrini. Tradito da una delazione, fu arrestato, interrogato e torturato. Morì fucilato a soli 34 anni in quello che è passato alla storia come l’eccidio di Cravasco.

Dalle sale dei convegni alla strada; nei giorni scorsi lo spirito della Resistenza si è diffuso a Napoli dove venerdì 24 ha avuto luogo un presidio di protesta andata in scena contestualmente al convegno promosso dal comitato “Remigrazione e Riconquista”, tenutosi nei pressi dell’aeroporto di Capodichino per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione. La manifestazione di protesta è stata promossa dai movimenti, dalla Rete No Kings, dalla Cgil e dall’ANPI. “Remigratevi voi, Napoli è antifa. Jatevenne!”, si leggeva su uno striscione messo in bell’evidenza per rispondere a quella che è stata una bassa provocazione nella città delle Quattro Giornate, per di più alla vigilia della Festa della Liberazione.

Sabato 25 aprile migliaia hanno sfilato in corteo per il centro del capoluogo campano. Diversi i soggetti che hanno dato vita a una giornata di mobilitazione popolare sotto un cielo più azzurro che mai: Rete No Kings, Libera, ANPI, Cgil, Cisl e Uil, organizzazioni studentesche, Movimento migranti, Potere al Popolo, Ecologia politica, Carc e varie altre sigle della società civile e politiche. Diverse le iniziative nelle zone centrali di Napoli, nelle periferie di Ponticelli, Pianura, tra le altre, e nella città metropolitana. Largo Berlinguer ha ospitato la lettura di articoli della Costituzione da parte di iscritti alle organizzazioni sindacali prima menzionate e all’ANPI, poi il momento istituzionale con la deposizione di una corona di fiori davanti al monumento a Salvo D’Acquisto alla presenza delle autorità cittadine.

Quindi, la partenza del corteo da piazza Mancini, gli striscioni, numerose bandiere, diverse quelle palestinesi, gli slogan contro il governo Meloni, contro i nuovi autoritarismi, contro la guerra e il genocidio di cui è vittima il popolo palestinese e contro la corsa agli armamenti. “Fuori la Nato dall’Università” e ancora: “Napoli è antifascista, antirazzista, antisionista”, alcuni degli slogan ripetuti in coro, a gran voce dai manifestanti. Particolarmente folto lo spezzone delle reti sociali che, dopo un percorso comune con il resto del corteo si è fermato davanti alla sede del Municipio per contestare il sindaco Gaetano Manfredi, la politica portata avanti dalla sua giunta e contro la Coppa America in programma a Napoli per il 2027.

I manifestanti dell’ANPI si sono invece recati di fronte alla Prefettura per un presidio nell’ambito del quale sono stati pronunciati degli interventi di denuncia del Decreto Sicurezza, quale espressione di un autoritarismo che vuole criminalizzare e impedire il dissenso. La piazza, però, ha risposto in modo inequivocabile sottolineando l’attualità e la necessità della Resistenza.
Pubblicato martedì 28 Aprile 2026
Stampato il 28/04/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/servizi/liberazione-resistenza-e-pace-la-straordinaria-mobilitazione-di-napoli-per-il-25-aprile/



