In migliaia ad Ancona per il Pride

Sabato 6 giugno scorso, ad Ancona si è svolto il Marche Pride. E Ancona, come da tradizione, ha accolto e ha incluso. Anche se la giunta comunale ha scelto di non dare il patrocinio all’evento, per “evitare possibili distorsioni e strumentalizzazioni politiche”: evidentemente i gay e le lesbiche che votano Forza Italia, Fratelli d’Italia e la Lega godono già dei diritti che chi non li vota ancora esige. Così come i parenti gay e lesbiche di tutti quegli odiatori seriali che hanno pensato bene di fare la figura dei trogloditi immortalando la loro stupidità su internet con commenti da terza elementare (sia nei contenuti che nella grammatica) i quali provano bene perché in Italia, nel 2026 suonato, c’è ancora bisogno di organizzare e di sostenere il Pride.

Non importa: il Pride va avanti lo stesso, senza il patrocinio della giunta della città che lo ospita (hanno patrocinato, invece, i Comuni di Jesi, Gabicce Mare, Gradara, Terre Roveresche, Fossombrone, Urbania e Pesaro) e alla salute dei perdigiorno da social. Alla salute anche di quel ragazzotto codardo che per due volte, a bordo della sua macchina blu, è passato di fianco ai partecipanti che si stavano radunando, urlando “viva il duce” prima di sgommare virilmente via passando sotto gli occhi della polizia che non gli ha fatto manco mezza paletta. All’inizio del terzo giro ci sono voluto io, con la mia grazia da lavoratore portuale, a dirgli “Oh stupidotto, cala giù” (tradotto: scendi dalla macchina, pusillanime) per convincerlo a girare quella macchinina da cis e a levare le tende… perché Ancona accoglie e include, sì, ma in Ancona è anche la città dove “una è poghe, e due è troppe”…

Appianati questi triviali scambi di opinioni, torniamo al Pride: è stata una festa bellissima, strapiena di gente, strapiena di giovani, tutti colorati, la musica, le bandiere.

“Lotta manifesta” era la parola d’ordine di questa edizione: ed era tutto un programma, perché qui si esige il rispetto dell’individuo, l’accettazione di essere come si è; si esige di non dover più avere paura di esternare la propria natura ed anche giudicati per quel che si è, grazie, il che suonerà pure come una rivendicazione banale, ma visto che succede di continuo è bene ribadirlo.

Mentre marciavamo esigendo tutte queste cose, a un certo punto mi trovavo alla testa del corteo, davanti a tutti, di fianco al primo furgone; mi sono girato ed ho visto una fiumana di gente, forte e allegra, ed ho visto un ragazzo ballare, un ragazzo che avrà avuto meno della metà dei miei anni, e mi si è stretto il cuore ed ho dovuto distogliere lo sguardo perché mi sono salite due lacrime, perché io ho quarant’anni e la mia generazione non è riuscita a dare, a questo ragazzo, una società che non lo discrimini per le sue inclinazioni sessuali o per la sua identità di genere.

Ma ci rendiamo conto, che in Italia ci sono ancora persone discriminate in base al sesso? Persone che devono soffrire tutta la vita, che magari la passano a nascondersi, e che spesso si uccidono perché la nostra società, sulla base di un’idea di normalità decisa da non si capisce bene chi, né con che diritto, le considera persone di serie B?

A pensarci bene è una situazione grottesca: ma come ci permettiamo di lasciare che tutto questo accada senza intervenire?

Ma meno male che c’è il Pride!

E quello svoltosi ad Ancona è stato molto partecipato: circa cinquemila persone sono partite dal monumento ai caduti di piazza 4 Novembre e hanno sfilato per le vie della città, passando sotto lo sguardo bonario di Cavour nell’omonima piazza e concentrandosi infine in piazza Pertini, dove le numerose Associazioni marchigiane LGBTQIA+ si sono date il cambio sul palco, ciascuna esponendo le proprie rivendicazioni e tracciando ciascuna il bilancio del suo Pride.

Hanno parlato, ad esempio, Priscilla, Karma B, l’Associazione Famiglie Arcobaleno, l’Arcigay Comunitas di Ancona, esponenti del Disability Pride, la Cgil e tante altre realtà, che hanno toccato temi quali la necessità di una legge nazionale contro l’omolesbobitransfobia, il pieno riconoscimento della genitorialità per le coppie queer, l’accesso universale e sicuro all’aborto e percorsi di affermazione di genere gratuiti e accessibili. Altri temi sono stati l’abbattimento delle barriere per le persone con disabilità, la tutela del linguaggio inclusivo, il riconoscimento dei corpi non conformi ed il rafforzamento dei servizi di salute mentale.

Si è parlato anche del diritto di voto, del diritto all’autodeterminazione e del contrasto alla disinformazione… interventi davvero ricchi di contenuti e riflessioni.

L’intervento della presidente ANPI di Senigallia, e grande illustratrice, Mabel Morri

Per l’ANPI ha parlato Mabel Morri, presidente della sezione di Senigallia. Un discorso breve ma molto sentito e davvero molto, molto intimo. Oltre che una bravissima illustratrice, Mabel ci sa fare anche con le parole e le è “bastato” (lo metto tra virgolette perché, per farlo, ci vuole un coraggio non comune) mettere sé stessa a nudo su quel palco per lanciare un messaggio in cui si sono riconosciuti tutti, ma proprio tutti, anche io che sono un uomo etero che si identifica come uomo etero e si è pure sposato. Perché l’amore è amore, è un linguaggio universale e tutti devono poter essere liberi di viverlo appieno.

Tra i rappresentanti ANPI per sostenere i diritti di tutti, anche Nicia Pagnani, presidente provinciale Ancona

Che poi il paradosso è proprio quello: ti pare che ci voglia ancora un coraggio non comune, per poter parlare liberamente di amore?

Concludo con l’amichevole esortazione ai compagni e alle compagne dell’ANPI di partecipare sempre al Pride e di sostenerlo in tutti i modi possibili: sabato eravamo una decina, la gente ci ha riconosciuti dai fazzoletti ed in molti sono venuti a salutarci festosamente. Il Pride è una battaglia che ci riguarda tutti e, se i miei nonni partigiani fossero stati ancora vivi, avrebbero senz’altro marciato insieme a noi.

Mauro Fiorentini, ANPI Ancona