
È da molto tempo che l’ONU è in crisi nel senso anzitutto della sua incapacità di evitare conflitti armati o di mantenere la pace nel rispetto dei principi del diritto internazionale. Questo non solo per i veti incrociati che i cinque membri permanenti pongono nel Consiglio di Sicurezza (per ben 53 volte gli Stati Uniti hanno esercitato il diritto di veto in favore di Israele!), ma anche per le scarse risorse finanziarie a disposizione, che finiscono per ridurre ogni altra forma di intervento soprattutto di tipo umanitario.

Ma il vero problema se l’ONU non riesce o appare impotente a fronte dell’incombente “terza guerra mondiale a pezzi”, come ebbe a diagnosticare Papa Francesco, è perché è stata di fatto soppiantata da un’altra organizzazione che possiede di gran lunga superiori mezzi militari e finanziari e che non trova intralci od ostacoli nella sua azione, come avviene nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

La nuova NATO, ampliata a dismisura e rafforzata non solo militarmente, è l’organismo, che continua a essere diretto dagli Stati Uniti, deputato a intervenire in ogni area geografica in termini militari, a “contenere” l’avanzata del Sud del mondo e a contrastare l’affermarsi del multilateralismo in qualsiasi forma e modo. Nella sessione del Consiglio Atlantico del novembre 1991 e successivamente dell’aprile 1999 a Washinton con il Nuovo Concetto Strategico furono infatti stabiliti nuovi ruoli e compiti della NATO: interventi nelle crisi regionali e locali anche fuori dell’area geografica euro-atlantica stabilita dall’originario Trattato, “ingerenze umanitarie”, cioè abbandono del principio della non ingerenza negli affari interni, minacce derivanti da terrorismo, da spostamento di popolazioni, sabotaggi, criminalità organizzata, ecc., anche senza autorizzazione preventiva dell’ONU.

Tutto questo ha contrassegnato l’acquisizione di fatto, se non una usurpazione, di compiti precipui dell’ONU e del suo Consiglio di Sicurezza come è stabilito dalla stessa Carta delle Nazioni Unite. Va da sé che questi nuovi compiti della NATO costituivano modifiche sostanziali del Trattato Nord-Atlantico del 1949 sia perché andavano ben oltre la “funzione difensiva” dell’art. 5 dello stesso Trattato, sia per l’estensione degli interventi “fuori area”.

Ancorché queste modifiche sostanziali apportate al Trattato imponessero la ratifica da parte dei Parlamenti dei diversi paesi membri per divenire esecutive, come anche l’ex Presidente del Consiglio Giulio Andreotti sosteneva sul piano giuridico, il Nuovo Concetto Strategico fu approvato solo dai Capi di Stato e di Governo. Le modifiche anche in Italia non furono sottoposte a ratifica del Parlamento! Prevalse una “posizione politica! “. Si ritenne che le modifiche costituissero solo una “interpretazione evolutiva del Trattato”, un approfondimento del concetto strategico dell’Alleanza per meglio definirne gli scopi difensivi come in parte già avvenuto nel 1991, cioè dopo la “caduta del muro”, la fine dell’URSS “nemico storico dell’Alleanza”. Contro la tesi giuridica della ratifica del Presidente Andreotti prevalse quella del “documento politico-interpretativo”, contribuendo così a dare la stura alla usurpazione di compiti propri dell’ONU.

Una questione implicita, che ancora una volta si è posta in questi giorni, è quella delle “basi USA-NATO” in Italia e del loro utilizzo. Gli accordi formalmente garantiscono la sovranità italiana, messa a dura prova in varie circostanze stante la “spregiudicatezza” statunitense o più precisamente l’arrogante e unilaterale interpretazione delle clausole stabilite anche in base agli accordi bilaterali.

In una sua recente intervista, il generale Leonardo Tricarico ha ricordato alcuni principi che regolano l’utilizzo americano delle basi in Italia: “Tutto ciò che ha una copertura NATO non ha bisogno di autorizzazioni particolari. Ma quello che sta fuori da questo perimetro invece sì”. Ma ha soprattutto ribadito quanto precedentemente da lui affermato più di un decennio fa, dopo l’attacco statunitense all’ospedale Medici Senza Frontiere in Afghanistan: “Un altro equivoco è quello di chiamare sistematicamente ‘americane’ o ‘NATO’ alcune basi militari in Italia. In realtà non esistono né le une, né le altre, ma solo basi italiane su cui il nostro Paese conserva la piena sovranità e che concede in uso a particolari condizioni stabilite con specifici accordi, sulla cui puntuale applicazione occorrerebbe piuttosto esercitare una più attenta vigilanza”.

Dopo questa presa di distanza, in sintonia con il generale Tricarico fu l’ex ambasciatore Sergio Romano a porre con estrema chiarezza il nodo delle basi, da cui tuttora possono partire iniziative militari che confliggono con la linea di politica estera dell’Italia: “È giunta l’ora di rivedere gli accordi sulle basi. Non credo che l’Italia possa continuare ad ospitare sul proprio territorio senza qualche necessario aggiornamento alcune enclave militari americane, strumento di una politica che non è sempre quella del suo Governo… Le basi sono regolate da accordi largamente superati dalle condizioni e circostanze in cui stanno operando dopo la fine della guerra fredda. Gli accordi garantiscono la continuità della sovranità italiana, ma dubito che il Dipartimento della Difesa (ora della Guerra!) a Washinton presti a quelle intese una particolare attenzione”. Non sono state quelle di Sergio Romano e del generale Tricarico voci isolate. Tuttavia in questi anni più volte il problema dell’utilizzo delle nostre basi si è ripresentato, ma purtroppo accompagnato da sterili e inconcludenti polemiche senza affrontare con la dovuta responsabilità la questione di fondo.

Anche sulla diatriba dei 500 jet USA partiti dalle nostre basi per l’attacco all’Iran si è svolta una vera e propria “tarantella” tra i diversi esponenti del Governo e i partner NATO, con offesa al principio aristotelico di non contraddizione, secondo cui è impossibile che la cosa sia nello stesso tempo vera e falsa, ovvero che sia e insieme non sia. Va da sé che le attività “operative” presuppongono quelle “tecniche e logistiche” concesse dal Governo italiano. Quindi…?
In sostanza è venuto il momento di rendere trasparenti quelle clausole del Trattato relative agli “obblighi” di aderire alle richieste statunitensi, nonché quelle altre derivanti dagli accordi bilaterali tra Italia e USA, come il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954, che aggiungono nuovi impegni a quelli già stabiliti per l’appartenenza alla NATO.
Il Parlamento non può essere sempre tenuto in disparte, per non dire all’oscuro delle decisioni del Governo in questioni così delicate e che possono comportare pericolosi rischi e perniciose conseguenze per il paese. Il “disimpegno” USA dalla Alleanza Atlantica, di cui tanto si parla, è solo di carattere finanziario, nel senso di imporre e ottenere, dopo tanti anni di analoghe richieste restate senza esito, adeguati stanziamenti da parte dei Paesi membri insieme all’impegno di acquistare dagli USA enormi quantitativi di armamenti, gas liquido ecc. Continuerà a esistere l’utilizzo delle basi, ove non si proceda a una revisione degli accordi, senza la quale resteranno sostanzialmente immutati i contingenti militari statunitensi, il Cosmic Top Secret per l’accesso al quale occorre il nulla osta di sicurezza, continuerà a esistere il ”Direttorio Segreto” che studia e attua i Piani di intervento, di cui parla il Presidente Cossiga in “Fotti il potere!”.

The flag of the North Atlantic Treaty Organization (NATO) consists of a dark blue field charged with a white compass rose emblem, with four white lines radiating from the four cardinal directions.
Adopted three years after the creation of the organization, it has been the flag of NATO since October 14, 1953. The blue colour symbolizes the Atlantic Ocean, while the circle stands for unity.
La nuova NATO, organismo eterodiretto a guida USA, non può essere una sorta di Santa Alleanza del XXI secolo volta ad imporre un suo “modello di civiltà” al di fuori del territorio dei suoi paesi membri. Non può essere l’affermazione di un “suprematismo morale” che giustifica ogni intervento militare ove lo si ritenga funzionale ai nuovi obiettivi assunti dall’Alleanza dal 1991 in poi. Di qui o la perenne crisi dell’ONU sino alla sua comunque non auspicabile fine come avvenne per la Società delle Nazioni, o avviare, malgrado le difficoltà non facilmente sormontabili ed i tempi necessari, un processo di democratizzazione della stessa ONU riaffermando i principi della legalità internazionale nello spirito della Carta delle Nazioni Unite.
Luigi Marino, Comitato nazionale ANPI
Pubblicato giovedì 2 Luglio 2026
Stampato il 02/07/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/idee/editoriali/il-sorpasso-atlantico/


