
Cuba ha bisogno di noi, ha bisogno di chi si unisce alla sua resistenza con iniziative benefiche che portano nell’isola caraibica medicinali e quant’altro possa aiutare i connazionali di Fidel Castro a superare questo terribile momento. Sì, terribile, perché Cuba subisce da oltre sessant’anni un blocco criminale che le viene imposto di fronte agli occhi della comunità e delle istituzioni internazionali. Un blocco unilaterale che è una palese violazione dei diritti umani e che è un buco nero nella coscienza mondiale, una vergogna che le diplomazie del pianeta hanno avuto e continuano tuttora ad avere il coraggio di sopportare in un silenzio connivente.

Oggi siamo a un’ulteriore stretta, a un pesante irrigidimento di questa misura che vorrebbe impedire ai cubani di vivere secondo le loro scelte politiche e che li priva di servizi essenziali, li stringe in una morsa crudele con, per di più, il timore che da un momento all’altro gli Usa decidano di attaccarli in armi, per volere del presidente Donald Trump. Di Trump e della sua amministrazione che ci stanno facendo compiere dei paurosi passi indietro sul piano degli equilibri internazionali e della pacifica convivenza fra i popoli. Che altro dire di un personaggio che si sente al di sopra di qualsiasi legge, di qualsiasi regola, tanto che, solo per fare un esempio, peraltro più che eloquente, lo scorso 3 gennaio ha fatto rapire il presidente venezuelano Nicolas Maduro e sua moglie con un’azione militare avvenuta in violazione del Diritto internazionale e tale da lasciare sul campo numerose vittime, tra esse militari cubani che si trovavano a Caracas per difendere il capo di stato venezuelano? Tutto questo in modo sfrontato, spudorato, col fare di chi sa di poter contare sull’impunità.

Ciò cui stiamo assistendo ci dimostra che i nostri tempi sono sempre più caratterizzati da un’involuzione culturale, civile, umana, da una barbarie dilagante che scatena guerre di aggressione per ragioni egemoniche, guerre distruttrici di civiltà e di umanità. Siamo alla mortificazione, al calpestamento del Diritto internazionale con esiti disastrosi per l’intero globo. Quello di Cuba viene definito da molti un “genocidio silente”, che per il momento non avviene con la forza delle armi ma con quella del ricatto. Si cerca di prendere per fame un’intera popolazione, di ridurla agli stenti per fiaccarne la resistenza, piegare la sua fiducia in un sistema, quello derivante dalla Rivoluzione, che gli Usa aborrono, ma che i cubani hanno il diritto di difendere.
Oggi come oggi, a seguito di lunghi decenni di “bloqueo” e con l’attuale inasprimento del medesimo, la popolazione caraibica è ridotta alla sopravvivenza ma tiene duro, appare compatta a difesa del suo modello, quello che, tra l’altro, ha mandato brigate di medici in giro per il mondo in aiuto a diversi paesi, anche da noi, negli anni del Covid-19; ce lo ricordiamo? Cuba è un paese che ha lottato con ottimi risultati contro la povertà e l’analfabetismo e a differenza del suo ingombrante vicino nordamericano è esportatrice di pace e non vive sulle spalle della comunità internazionale.
Ma se le diplomazie mondiali tacciono o balbettano le società civili si mobilitano, come fanno anche per Gaza, manifestano a sostegno della popolazione cubana, le inviano aiuti con missioni dalle quali si capisce che c’è ancora un lembo di umanità vigile e pronta a respingere la barbarie. Si scende in piazza, lo si fa nelle nostre città, a Roma, a Milano, e di recente a Napoli, città solidale per eccellenza, dove si è svolto un presidio davanti alla sede Rai.

Presenti rappresentanze del mondo associazionistico politico-sociale del capoluogo partenopeo, presenti diverse bandiere: quelle cubane, del partito dei Carc, di GalleRi Art, spazio sociale di arte contemporanea da sempre sensibile a queste cause. Presenti le bandiere dell’ANPI, a questo proposito è da ricordare che con la CGIL, ARCI, l’Associazione Italia-Cuba e Nexus, l’ANPI Nazionale ha promosso campagne di raccolta fondi per la popolazione cubana.
Indira Pineda, sociologa e attivista cubana residente a Napoli ha parlato anche con Patria Indipendente riferendo, con parole ferme e chiare, quello che realmente sta avvenendo nel suo Paese d’origine: “Quello che stiamo vivendo è uno dei momenti più delicati dall’inizio della Rivoluzione cubana”, ha detto e precisato: “Dal 29 gennaio scorso stiamo affrontando le conseguenze di un blocco asfissiante, abbiamo oltre 20-22 ore di black-out consecutive; a causa di questa situazione è stato necessario ridurre la durata dell’anno scolastico e non di rado i nostri medici devono portare a termine degli interventi con le torce dei cellulari. Non fosse per i pannelli solari forniti dalla Cina le cose andrebbero anche peggio”.

La sociologa ha sottolineato l’importanza delle manifestazioni di solidarietà verso l’isola, una solidarietà urgente secondo il ministro degli Esteri cubano e che vede ben partecipe l’Italia. Secondo Indira, infatti, il nostro paese è tra quelli che maggiormente si sono attivati nella creazione di reti di solidarietà con Cuba dall’inizio della Rivoluzione.
Per Elżbieta Węglik di GalleRi Art, attivista polacca residente da tempo a Napoli “Cuba è un esempio di resistenza e di umanità. È l’unica luce in un mondo di soprusi. Per questo – ha aggiunto – Cuba va difesa sempre. Ciò che si sta facendo in questo momento alla popolazione cubana è un genocidio silenzioso di cui saremo tutti complici se non faremo niente”. È il momento di agire e di rendere assidua la mobilitazione solidale con Cuba, per essere certi di stare dalla parte giusta della Storia.
Pubblicato giovedì 18 Giugno 2026
Stampato il 18/06/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/servizi/cuba-ora-ha-bisogno-di-noi/



