
L’8 dicembre del 2024 in Siria è avvenuto un passaggio di potere manu militari. Il presidente Bashar al-Assad è scappato con la sua valigia ricolma di crimini contro il suo popolo e Ahmed al-Sharaa, considerato fino ad allora il leader di una pericolosa organizzazione terroristica, Hayat Tahrir al-Sham (HTS), e lui stesso finito nella lista dei terroristi più ricercati, è diventato il Presidente ad interim. Al-Sharaa ha promesso di lavorare per una Siria pluralista, nel rispetto delle diverse culture, religioni e popoli. Tuttavia le violenze settarie da parte delle sue milizie hanno colpito prima le comunità alawite sulla costa, poi quelle druze a sud e infine quelle curde nel Rojava, nel nord-est del paese.
Nel 2012 in questa regione, dove le unità di resistenza curde, Ypj e Ypg, hanno combattuto contro l’Isis riconquistando i territori che erano stati occupati dall’organizzazione terrorista, ha preso il via l’esperienza del confederalismo democratico teorizzata da Abdullah Öcalan che ha portato alla nascita dell’Amministrazione autonoma democratica del nord-est della Siria (Daanes). La Daanes, costituita anche da comunità arabe, assire e turcomanne ma non solo, ha sempre rivendicato il modello dell’autogoverno delle comunità in opposizione a quello del centralismo dello Stato.
Dalla caduta di al-Assad sono iniziate delle negoziazioni tra Damasco e la Daanes per portare all’integrazione di questa nello Stato ed evitare uno scontro armato sanguinoso. A marzo del 2025 è stato firmato un accordo che avrebbe dovuto essere implementato entro la fine di dicembre dello stesso anno. I nodi da sciogliere però erano molti e così alla scadenza prevista le parti sono arrivate con un nulla di fatto. Lo scorso gennaio il Nuovo Esercito Siriano, formatosi sotto l’attuale governo, ha deciso di sferrare un attacco militare alla Daanes per farla capitolare con la forza. Dopo un mese di scontri è arrivato un accordo quadro per il cessate il fuoco permanente, che prevede l’avvio del processo di integrazione della Daanes. Ogni passo è oggetto di un’intensa negoziazione.

Emîne Osê, portavoce del Comitato per le relazioni e le alleanze democratiche di Kongra Star, organizzazione ombrello delle donne principalmente operativa in Rojava, ci ha spiegato le difficoltà che tale processo incontra nel trovare il difficile equilibrio tra due visioni politiche di società e di gestione del potere profondamente diverse. Ecco come ha risposto alle nostre domande.

Qual è la sua valutazione politica del processo di integrazione in corso e come si coniuga con il confederalismo democratico?
Esiste una differenza di vedute tra noi e le autorità provvisorie di Damasco in merito al processo di integrazione. Noi lo consideriamo una partnership completa e globale che consente alle nostre istituzioni di operare all’ interno delle istituzioni governative, un processo bidirezionale. Loro, invece, lo vedono come un processo di resa, e pertanto la sua attuazione procede a rilento.
Il processo di integrazione rappresenta un tentativo di ridefinire il rapporto tra il governo centrale e le periferie in Siria. La sua importanza risiede nella convergenza di due progetti politici distinti: il progetto di uno Stato centralizzato, rappresentato dalle autorità di Damasco, e il progetto di autogoverno basato sui principi di decentramento politico e governo comunitario. La fusione non può essere considerata pienamente compatibile con il concetto di federalismo democratico, così come precedentemente implementato nel nord e nell’est della Siria, se non include autentiche garanzie istituzionali che consentano la continuità del governo locale e un’ampia partecipazione della comunità. Pertanto, il successo del processo dipende dalla capacità di entrambe le parti di sviluppare un modello ibrido che combini l’unità statale con il decentramento politico.

La Daanes per oltre dieci anni ha costruito le sue istituzioni, amministrazioni e organizzazioni basandosi sul modello di società disegnato dal confederalismo democratico, radicalmente diverso da quello che ha in testa al-Sharaa. Tenuto conto di queste profonde diversità, in cosa consiste concretamente l’integrazione come sta procedendo e quali sono le difficoltà che la Daanes ha davanti?
In pratica, l’integrazione comprende diversi livelli sovrapposti: le istituzioni di sicurezza e militari, le amministrazioni civili, il settore dell’istruzione, il sistema giudiziario e la gestione delle risorse economiche. La sfida maggiore risiede nelle diverse percezioni della natura dell’autorità politica. Per oltre un decennio, l’Amministrazione Autonoma ha costruito istituzioni basate su consigli locali e rappresentanza comunitaria, mentre lo Stato siriano ha storicamente teso verso un modello amministrativo più centralizzato. Le sfide sono anche in merito all’ allocazione delle risorse, ai meccanismi decisionali e al futuro delle istituzioni che abbiamo costruito durante gli anni di conflitto.

Esiste un forte risentimento nei confronti delle politiche governative di nomina di sindaci e funzionari provenienti da altre province, fuori dalle città e dai Comuni curdi, su ordine diretto di Damasco, senza consultare l’Amministrazione Autonoma né coinvolgerla in tale processo. Inoltre, vengono nominati alti funzionari provenienti dalla comunità araba e da coloro che sono fedeli a Hts, come se la nostra società mancasse di uomini e donne qualificati, capaci di servire le proprie regioni, comprenderne i bisogni e affrontare le sfide che esse si trovano davanti. Inoltre, vorrei chiarire che, ad oggi, solo un ufficiale delle Forze democratiche siriane (Sdf) è stato ufficialmente nominato dal Ministero della Difesa come Vice Ministro della Difesa. Alle nostre forze sono state assegnate solo quattro brigate, per un totale di poco più di cinquemila effettivi delle Sdf. Abbiamo sottolineato la necessità di integrare tutte le forze militari, che contano oltre 25.000 combattenti, per garantire la sicurezza delle nostre regioni di fronte agli attacchi sempre più importanti dell’ Isis, che si sono recentemente verificati nel nord e nell’est della Siria.
Per quanto riguarda le risorse petrolifere e i valichi di frontiera, il loro controllo è stato trasferito al governo di Damasco. Nonostante questo cambiamento, non si è registrato alcun miglioramento tangibile della situazione generale. I problemi di sicurezza e la corruzione diffusa continuano a scoraggiare gli investitori, perpetuando l’instabilità economica e ostacolando qualsiasi progresso o iniziativa di sviluppo che potrebbe giovare ai cittadini. Un’ulteriore difficoltà è rappresentata dal fatto che molte direzioni a Hasakah e Kobani rimangono inattive, compresi i tribunali e altre istituzioni civili essenziali. Queste istituzioni restano inefficaci per ragioni poco chiare e poco convincenti, e i continui avvicendamenti del personale e la debole capacità amministrativa aggravano le sofferenze della popolazione.
Infine, il problema della povertà si sta aggravando, minacciando disordini sociali diffusi, come dimostrano le proteste che si sono verificate in diverse regioni negli ultimi mesi. Questa realtà sottolinea l’urgente necessità di misure globali e soluzioni innovative, nonché di un maggior impegno collettivo e di una maggiore cooperazione tra tutte le parti interessate per affrontare efficacemente le sfide della povertà e costruire una società più equa.
L’istruzione è un ambito chiave e strategico nella costruzione di una società. Il ministro dell’Istruzione ha già modificato il curriculum scolastico riducendo le ore di storia, geografia, scienza, lingue straniere e ha aumentato le ore di religione. La Daanes ha un proprio curriculum scolastico basato sui principi del confederalismo democratico. In che modo questi possono essere salvati e collocati nel processo di integrazione?
I programmi scolastici devono essere disponibili in curdo, poiché per i curdi è un diritto umano fondamentale poter educare i propri figli nella loro lingua madre. Allo stesso tempo, incoraggiamo l’insegnamento dell’arabo, lingua ufficiale dello Stato, che deve essere insegnato in modo efficace per consentire ai nostri figli di accedere a maggiori opportunità di istruzione e lavoro a livello nazionale. Esprimiamo le nostre preoccupazioni in merito alla politica educativa, in particolare per quanto riguarda l’estensione dell’insegnamento religioso fin dai primi livelli dell’istruzione di base. Continueremo ad adottare le disposizioni educative dell’Amministrazione Autonoma fino al 2028, dopodiché si potranno valutare soluzioni ragionevoli.

Il governo di al-Sharaa non ha simpatia per le donne e in alcune zone della Siria le amministrazioni locali hanno emesso provvedimenti che danno forma alla segregazione di genere. Al contrario nella Daanes le donne rivestono ruoli a tutti i livelli sociali, culturali, politici e militari. L’accordo del 29 gennaio 2026 è stato negoziato senza la presenza di rappresentanze femminili della Daanes e non fa alcun riferimento ai diritti acquisiti dalle donne sotto il governo della Daanes. È noto l’approccio maschilista e patriarcale di questo governo. Il processo di integrazione è però basato su continui negoziati e quindi cosa ci puo’ dire su quelli che si riferiscono alle donne?
La partecipazione delle donne è una delle caratteristiche più rilevanti che distingue l’esperienza di autogoverno dalla maggior parte delle esperienze politiche nella regione. Pertanto, l’assenza di una rappresentanza femminile diretta in alcuni negoziati ha sollevato legittimi interrogativi sui riflessi che potranno esserci nei futuri accordi politici. Da un punto di vista istituzionale, il riconoscimento simbolico del ruolo delle donne non è sufficiente; è necessario includere garanzie legali e costituzionali per assicurare la loro continua partecipazione alla vita politica, amministrativa e militare. Questa questione rimane ancora irrisolta. Per quanto riguarda le Unità di Protezione delle Donne (Ypj), si sta procedendo alla loro integrazione nel Ministero della Difesa all’ interno di un quadro indipendente che tuteli la loro privacy, ma non abbiamo ancora ricevuto una risposta chiara e sufficiente dalle autorità di Damasco.
Il governo ad interim siriano continua a parlare della volontà di riconoscere il pluralismo culturale e religioso ma la Costituzione temporanea approvata lo smentisce e così fanno anche dei provvedimenti varati da alcune amministrazioni locali che impongono divieti in linea con la religione musulmana nella sua interpretazione più rigida, non tenendo conto delle altre culture e religioni presenti sui territori. Questo governo potrà gestire le sue tante contraddizioni?
Il governo provvisorio siriano si trova ad affrontare una sfida significativa nel conciliare la sua retorica di unità nazionale con la realtà sociale estremamente diversificata in termini di etnie, religioni e sette. L’esperienza degli stati multietnici dimostra che la stabilità a lungo termine richiede istituzioni capaci di accogliere tale diversità, anziché tentare di sopprimerla. Se queste contraddizioni non verranno affrontate attraverso autentiche riforme politiche e legali, potrebbero rimanere fonte di tensione e instabilità. Il caos che imperversa oggi in Siria riflette l’incapacità dell’attuale governo di intraprendere azioni concrete e attuare soluzioni fondamentali a problemi cruciali come il caos legato alla sicurezza, le uccisioni, i rapimenti a sfondo identitario, la retorica settaria e la povertà diffusa in diverse regioni siriane: fattori che potrebbero spianare la strada alla rinascita dell’Isis.

Quali aspettative ha il popolo della Daanes rispetto a questo processo di integrazione?
Una larga parte della popolazione nel nord e nell’est della Siria teme che l’integrazione porti alla perdita dei progressi politici e culturali raggiunti negli ultimi anni. La maggioranza della popolazione si concentra su tre rivendicazioni principali: sicurezza, riconoscimento della specificità culturale della regione e mantenimento di un livello efficace di governo locale.
Se il processo di integrazione dovesse fallire, quale scenario si può ipotizzare?
Qualora il processo fallisse, la regione rischierebbe di entrare in una nuova fase di incertezza politica, con esiti che vanno dal congelamento degli accordi e dalla continuazione della situazione transitoria a una ripresa delle tensioni militari e di sicurezza, in misura variabile. Tuttavia, al momento nessuna delle principali parti sembra disposta a tornare a un confronto su larga scala, dati gli enormi costi politici, economici e militari potenzialmente ingenti.

Quale peso e ruolo hanno gli Stati Uniti, l’Europa, Israele, i Paesi arabi e la Turchia nel processo di integrazione?
Il processo di integrazione non può essere compreso isolatamente dal contesto regionale e internazionale. Gli Stati Uniti esercitano ancora una notevole influenza attraverso le loro relazioni militari e politiche con diverse parti. Anche i Paesi europei seguono la questione nell’ottica della stabilità regionale e della lotta al terrorismo. La Turchia interpreta gli sviluppi nel nord della Siria attraverso la lente della propria sicurezza nazionale e della questione curda. Gli Stati arabi, d’altro canto, tendono a sostenere la stabilità e l’integrità territoriale dello Stato siriano. Israele, infine, vede questi sviluppi nel più ampio contesto delle dinamiche di potere regionali legate al futuro della Siria e alla sua influenza regionale al suo interno.

Come questo processo di integrazione è legato al processo di pace in Turchia che vede coinvolto nelle negoziazioni il leader Abdullah Öcalan?
Qualsiasi progresso nel processo di risoluzione delle controversie tra lo Stato turco e il movimento curdo potrebbe avere un impatto positivo sul contesto politico della Siria del nord e dell’est, e viceversa.

Com’è la situazione a Kobane?
Kobane occupa un posto simbolico e politico speciale nella storia del popolo curdo e nel conflitto siriano contemporaneo, dato il suo ruolo cruciale nella guerra contro l’Isis. Oggi, la città funge da indicatore chiave della direzione generale del processo di integrazione. Se gli accordi di sicurezza e amministrativi ivi attuati avranno successo, potrebbero costituire un modello applicabile ad altre aree. Tuttavia, se tali accordi dovessero incontrare difficoltà significative, potrebbero diventare un banco di prova cruciale per il futuro degli accordi tra il governo e l’Amministrazione Autonoma.
Carla Gagliardini, vicepresidente ANPI provinciale di Alessandria e componente del direttivo dell’Associazione Verso il Kurdistan odv
Pubblicato lunedì 27 Luglio 2026
Stampato il 27/07/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/servizi/il-nodo-siriano-il-rojava-nel-confronto-decisivo-tra-centralismo-e-confederalismo/








