A Limena, in provincia di Padova, lo scorso giugno, si sono ritrovati circa settanta giovani dirigenti dell’ANPI arrivati da ogni angolo d’Italia, da Nord a Sud. Tre giorni intensi di dibattito e confronto che hanno dato a ragazze e ragazzi, già attivi nei loro territori, la possibilità di conoscersi sul serio, scambiarsi esperienze e fare il punto sulle sfide concrete che l’Associazione si trova davanti oggi. C’era un clima sereno, ma soprattutto una grande voglia di fare, l’ideale per far dialogare realtà locali spesso molto diverse tra loro.

L’idea di fondo era semplice: creare uno spazio tutto per i giovani dirigenti. Si è parlato di comunicazione, del ruolo che l’ANPI deve avere nella società di oggi e di come l’antifascismo possa ancora parlare alle nuove generazioni in un mondo in continuo cambiamento. La conclusione è stata condivisa da tutti: i giovani non sono il futuro dell’ANPI, sono già il presente. Fanno già parte della classe dirigente e hanno la responsabilità – e le idee – per far crescere l’Associazione.

Certo, l’ANPI custodisce la memoria della Resistenza e di chi ha lottato contro il nazifascismo, ma guai a pensare che si tratti solo di fare memoria. Il vero compito è far vivere i valori della Costituzione, della democrazia e della partecipazione ogni giorno. Ecco perché i giovani non possono limitarsi a fare i custodi di un’eredità ricevuta: devono rimboccarsi le maniche, inventare nuove iniziative e trovare i canali giusti per trasmettere quei valori ai propri coetanei.

La Costituzione è stata la grande protagonista dei tavoli di lavoro. Ci si è concentrati molto sui primi dodici articoli, i principi fondamentali della nostra Repubblica. Studiarli e capirli significa non solo dare il giusto valore al lavoro straordinario delle madri e dei padri costituenti, ma anche avere in mano una bussola per leggere il mondo di oggi.

Insieme a questo, si è ribadita l’importanza di studiare la storia con rigore, senza cedere a semplificazioni comode o a letture distorte. Il momento che mi ha colpito di più è stato un passaggio preciso sul significato del rinnovamento: «Non dobbiamo dimenticarci le nostre peculiarità perché verrebbe meno la nostra natura e i nostri punti di forza. Il problema non è il “cosa” ma semmai il “come”. Quando parliamo di svecchiare, rinnovare, comunicare meglio dobbiamo stare attenti a non confondere tutto questo con lo snaturare le nostre radici e fondamenta o con aggiungerne di nuove».

In poche parole, un invito chiarissimo a rinnovare il linguaggio e gli strumenti della comunicazione, ma senza perdere un briciolo dell’identità profonda dell’ANPI. Nello stesso discorso è arrivato anche un consiglio prezioso per noi giovani: l’ANPI è un’esperienza di impegno civile bellissima e fondamentale, ma non deve diventare l’unico posto in cui cercare risposte ai problemi sociali. Dobbiamo vivere a pieno anche altri spazi: il volontariato, l’associazionismo, i collettivi studenteschi o i contesti di lavoro. L’obiettivo deve essere quello di portare l’antifascismo e i valori costituzionali ovunque, fuori dalle nostre stanze.

Lo sguardo si è poi allargato inevitabilmente a quello che succede nel mondo. Le guerre in Ucraina, in Medio Oriente e nei tanti conflitti dimenticati della Terra ci costringono a rimettere al centro l’Articolo 11 della Costituzione e il valore assoluto della pace. In uno scenario internazionale così difficile, difendere i diritti umani e la libertà resta il punto di riferimento invalicabile per chiunque si riconosca nell’antifascismo.

È stato poi molto interessante ascoltare la testimonianza della dirigente della sezione ANPI di Berlino. Ha raccontato il lavoro che fanno le sezioni all’estero, che oggi sono diventate un porto sicuro per tantissimi italiani che vivono fuori ma non vogliono smettere di fare la propria parte. Un legame importante, soprattutto oggi che tanti giovani lasciano l’Italia per studiare o lavorare.

L’appuntamento di Limena ha dimostrato che il ricambio generazionale non è una promessa per il domani, è qualcosa che sta già accadendo. I giovani dirigenti stanno creando una rete nazionale fortissima, mettendo in comune progetti e idee. La vera sfida adesso è rendere l’ANPI capace di parlare la lingua della società contemporanea, tenendo sempre ben saldo il filo che ci lega alla nostra storia.

Il messaggio che è partito da Limena è forte e chiaro: il ruolo dei giovani nell’ANPI non è quello di mettersi in fila e aspettare il proprio turno. È quello di esserci adesso, di sporcarsi le mani, custodendo la memoria, difendendo i valori e costruendo il futuro insieme a tutte le generazioni dell’Associazione.
Alice Perego, direttivo Sezione ANPI di Opera, Milano
Pubblicato giovedì 3 Settembre 2026
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