Claudio Bolognini ha deciso di farci un regalo, portando un poco più di luce su quella che è stata la vicenda umana, oltre che partigiana, di Irma Bandiera, nome di battaglia Mimma. Una donna coraggiosa e determinata, medaglia d’oro al valore militare.
Dalle ricerche di Bolognini, emergono particolari inediti sul luogo della sua uccisione e sulle abominevoli sevizie e torture subite. La resa romanzata della biografia è importante e preziosa tanto quanto la ricca bibliografia che la correda: fondare su dati e documenti certi la stessa “mitologia” partigiana la rende più solida, vicina e – meglio appunto se mediata dalla finzione letteraria – umana.
Bolognini presta attenzione non solo, naturalmente, alla protagonista e agli altri personaggi, ma altresì ai luoghi, permettendo al lettore di conoscere – assieme alle vie di Bologna – anche la campagna circostante, come quella di Argelato e delle sue frazioni.

Un libro che, attraverso alcuni personaggi, lega il passato del sacrificio di Mimma al presente, un presente che risuona per esempio dei passi di chi, a decenni di distanza, visita il mausoleo ossario ai caduti partigiani presso il cimitero della Certosa di Bologna, o odora della vernice del murales dedicato a Irma sul muro della scuola elementare Luigi Bombicci. “Mimma” vive, i suoi occhi risplendono di tutta la loro luce, si gonfia ancora leggero al vento il suo vestito rosso a pois bianchi.
Ne abbiamo parlato con l’autore, Claudio Bolognini.
Quando germina la voglia di raccontare di Irma Bandiera?
Nella prima stesura del romanzo Stella Rossa, dedicato all’omonima brigata partigiana a Monte Sole, nel contesto degli omicidi fascisti dell’agosto 1944 avevo riservato a Irma Bandiera soltanto poche righe. Durante le revisioni che precedettero la stampa, però, decisi di eliminarle. La vicenda di Irma mi sembrava compressa, sacrificata e, soprattutto, fuori contesto. Ma la sua storia continuò ad accompagnarmi. Sentivo che meritava ben altro spazio e così decisi di approfondirla, fino a dedicarle un intero
romanzo.

Perché hai scelto una biografia romanzata? Cosa può aggiungere al saggio o all’articolo storico?
Non potrei raccontare una storia in un altro modo. In passato ho provato a scrivere in forma di saggio, ma affioravano sempre suggestioni che con il saggio avevano ben poco a che spartire. Mi piace inserire nei contesti storici le atmosfere, il clima, gli odori e i sapori. Cerco di dare spazio alle emozioni e ai sentimenti, e nella vicenda di Irma ce ne sono tantissimi.
Cosa sapevi già di questa partigiana?
Sapevo poco o nulla di lei e quel poco ho scoperto essere impreciso, se non addirittura errato. Conoscevo la sua immagine raffigurata in innumerevoli contesti e la fama della sua figura, avvolta da un’aura leggendaria. Al di là di questa rappresentazione iconica, ignoravo i particolari della vera storia, come penso accada a molti di coloro che ammirano Irma Bandiera come eroina della Resistenza.
Cosa hai scoperto di inedito e in parte diverso rispetto alla vulgata durante le tue ricerche?
Ho scoperto diverse circostanze inedite. La strada in cui fu ritrovato il corpo senza vita, allora via Camicie Nere e oggi via Irma Bandiera, dista oltre un chilometro dalla casa di via Gorizia, dove Irma viveva con i genitori. Questo ridimensiona la versione secondo cui sarebbe stata uccisa davanti alla casa dei genitori. Secondo la documentazione che ho consultato, Irma Bandiera viene uccisa nella notte tra il 13 e il 14 agosto 1944, poco dopo le dieci. L’autopsia rivela tre ferite d’arma da fuoco, provocate da una pistola calibro 9 corto, sul lato sinistro: all’anca, alla guancia e alla tempia. Si riscontrano ipostasi sulla parte anteriore del corpo, mentre non si evidenziano né accecamenti né ferite al seno, come spesso ha raccontato la vulgata. Resta il fatto che, per sei giorni e sei notti, i fascisti sottoposero Irma a interrogatori, torture e sevizie. Nonostante i supplizi, Mimma non rivelò i nomi né i nascondigli dei compagni ancora liberi.


Quanto è importante sottrarre la Resistenza alla sua stessa mitologia?
Penso che i miti nascano da emozioni condivise. La complessità della Resistenza è importante, così come saper distinguere il valore storico da una sorta di santificazione. I partigiani non sono stati eroi senza ombre, ma occorre comprendere il contesto nel quale hanno agito. I miti hanno bisogno di proteggersi dalle domande scomode, una narrazione solida e schietta può invece reggerle. Dopo una presentazione del libro a Milano, sono stato avvicinato da alcuni ragazzi che mi hanno regalato un adesivo del loro gruppo rock. Mi sono stupito quando ho scoperto che avevano scelto Irma come nome. Ci sono strade, monumenti, lapidi e murales dedicati a Irma Bandiera. La sua celeberrima fotografia, riprodotta in copertina, con il sorriso splendente e la collana a tre file di perle, restituisce l’immagine di una donna attraente e affascinante, ben lontana da quella di una guerrigliera. Forse è proprio la forza di quell’immagine a renderla più vicina alla gente comune.
Quali sono state le tue fonti?
Ho avuto l’occasione di leggere due interviste al partigiano Dino Cipollani, di visitare la sua casa, vicina a quella di Irma in via San Giobbe a Funo di Argelato, e di parlare con le sue figlie. Tutto questo mi ha permesso di costruire l’impianto narrativo del romanzo. Non ho potuto conoscere direttamente Dino: quando ho iniziato le ricerche per il libro era già morto da alcuni anni. Ho potuto conoscerlo solo attraverso le interviste, i ricordi delle figlie e alcune fotografie. Nel corso della stesura del romanzo è diventato un personaggio al quale mi sento profondamente vicino. Oltre ad avere nei suoi confronti un debito di riconoscenza, ogni volta che, durante le presentazioni, cito la sua frase: “Irma morì torturata perché tanti compagni rimanessero vivi. Io, sono uno di quei compagni rimasti vivi” mi viene un groppo in gola. In quelle parole c’è tutta l’emozione e il senso della sua esperienza nella lotta partigiana.
Nel romanzo ci sono due personaggi inventati ma importantissimi non solo per la storia ma
anche per l’oggi: Flora e Renato. Che cosa ti consentono di dire?
Flora e Renato sono due personaggi di fantasia, ma assolutamente verosimili. Sono infatti un compendio di persone reali che ho intervistato o delle quali ho letto le testimonianze. Mi sono serviti per raccontare la storia di Mimma da un punto di vista “esterno”, diverso da quello
prettamente legato alla lotta partigiana. All’inizio del romanzo Flora e Renato sono adolescenti e arrivano ormai vecchi fino ai nostri giorni:
all’inaugurazione del murale dedicato a Irma e durante le visite al Mausoleo Ossario nel giorno del compleanno di Irma.
Il Mausoleo Ossario ai Caduti Partigiani alla Certosa di Bologna, dove Irma riposa, è un luogo di grande suggestione. È un imponente tronco di calcestruzzo, alto nove metri, che richiama nella forma quella di un forno industriale o crematorio. Fu progettato dall’architetto Piero Bottoni e arricchito dalle sculture di Stella Korczynska e di Jenny Wiegmann Mucchi. Mi stava particolarmente a cuore descrivere nel romanzo questo monumento: “Sulla sommità svettano le figure di quattro partigiani in bronzo e poco sotto un’epigrafe: LIBERI SALGONO NEL CIELO DELLA GLORIA. La scritta si ripete ciclica quattro volte in modo che si possa leggere da qualunque punto di osservazione: SALGONO NEL CIELO DELLA GLORIA LIBERI oppure NEL CIELO DELLA GLORIA LIBERI SALGONO”. Nel monumento riposano cinquecento partigiani. Tra loro, nel loculo numero n. 15, c’è Irma Bandiera.
Irma Bandiera nella sua vita indossò un vestito rosso a pois bianchi: cosa ce ne dici?
Il vestito rosso a pallini bianchi che Irma indossava al momento dell’arresto è lo stesso che portava quando è stata uccisa. La testimonianza di Laura Lombardo Radice ha descritto nei particolari quell’abito.
“Il Vestito di Irma” è diventato un percorso didattico realizzato nel 2023 dalla classe 4CM dell’IPSAS Aldrovandi Rubbiani di Bologna, ideato e coordinato dalla professoressa Chiara Buonfiglioli con la collaborazione di Laila Moschella, Loredana Storani, Chiara Nanni, Mattia Spalice, Valeria Cennamo, Giorgia Foschini e Sabrina Stagni. Il progetto ha ricevuto il patrocinio di ANPI, ANED, Istituto storico Parri – Bologna Città Metropolitana, UDI, Quartiere Porto Saragozza, Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna. L’abito, riprodotto in grandi dimensioni, prima di essere confezionato è stato tagliato in diversi punti, a testimonianza della furia dei fascisti. Oggi il Vestito di Irma è custodito presso l’Anpi provinciale di Bologna.
Pubblicato venerdì 14 Agosto 2026
Stampato il 14/08/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/terza-pagina/librarsi/dove-continua-a-incresparsi-quel-rosso-a-pois/



