
Nei giorni dal 27 al 30 settembre ricorre l’ottantatreesimo anniversario delle Quattro Giornate di Napoli, che nel 1943 furono la prima insurrezione di una città in Europa contro la brutale occupazione nazista. Giornate di lotta che coinvolsero l’intero tessuto cittadino, i quartieri del vasto centro storico con i suoi vicoli imperscrutabili, quelli periferici e collinari che si mobilitarono per cacciare i soldati della Wehrmacht. Fu un’insurrezione popolare, tenace, creativa, che riuscì a liberare la città prima ancora dell’arrivo degli Alleati dopo un periodo calcolato in circa settantasei ore di combattimenti intensi e ininterrotti ai quali presero parte uomini, donne, giovani di diversa estrazione sociale. Furono i protagonisti di una ribellione trasversale che va considerata a tutti gli effetti come il primo seme della nostra Resistenza sebbene altrove la lotta armata contro i nazifascisti fosse iniziata subito dopo l’armistizio annunciato l’8 settembre 1943.

La scintilla che diede fuoco alle polveri si accese a causa dei rastrellamenti effettuati dagli occupanti tedeschi che avevano imposto lo sfollamento e catturato migliaia di uomini destinati al lavoro forzato. Napoli era reduce da oltre cento bombardamenti distruttivi avvenuti in tre anni di una guerra che aveva costituito brutalmente il superamento definitivo della differenziazione fra obiettivi militari e obiettivi civili. La popolazione si sollevò per difendere la città dalla devastazione sistematica del porto, degli impianti industriali, del tessuto cittadino da parte dei tedeschi.
Secondo la cronologia dei fatti ufficialmente riconosciuta, il 27 settembre fu la data d’inizio della reazione popolare con scontri al Vomero, a Capodimonte, alla Sanità, nel centro storico dove si verificarono i primi assalti ai depositi di armi per poter affrontare il nemico. Nei due giorni successivi la rivolta si allargò a macchia d’olio in tutta la città dove vennero costruite barricate che videro combattere operai, studenti, intellettuali. Giovani e meno giovani, uomini fatti e ragazzi fronteggiarono i reparti dell’esercito germanico con tecniche di guerriglia urbana.

Di certo non meno importante fu l’impegno di quanti si dedicarono a attività di sostegno tattico agli insorti armati, alla cura dei feriti e al recupero dei morti. Infine, il 30 settembre, le truppe tedesche, colte alla sprovvista dalla furia popolare, abbandonarono la città. La prima in Europa ad essersi liberata dall’occupazione nazista. Questa la scansione temporale dei fatti, anche se occorre dire che la Resistenza nella città era iniziata già da tempo.

Si sono dette diverse cose delle Quattro Giornate e, purtroppo, sono prevalse nel tempo letture inesatte e/o stereotipate che hanno descritto questo momento di ampio respiro della Storia resistenziale italiana unicamente o prevalentemente come rivolta spontanea o degli scugnizzi. Entrambe le definizioni hanno contribuito ad alimentare una visione tendente a sottolineare aspetti puramente emotivi quando non addirittura folcloristici, per quanto applicati a un evento passato alla storia come guerriglia all’interno del Secondo conflitto mondiale.

No, le Quattro Giornate non furono una sollevazione estemporanea e se è vero che non si svolsero sulla base di un piano militare prestabilito, concepito e guidato da un comando unico, è altrettanto vero che ebbero un retroterra forse troppo spesso trascurato a favore di un cliché che avrebbe visto protagoniste frotte di ragazzini poveri, massima espressione di tanto preteso spontaneismo e capaci con le loro scorribande di colpire le forze armate tedesche presenti all’epoca nella città di Partenope fino a determinarne la fuga. Un confronto del tipo Davide e Golia che però non penetra l’essenza reale delle cose. Gli scugnizzi hanno avuto di certo un ruolo nell’insurrezione, come i “femminielli”, e il loro apporto non va certo sminuito, tutt’altro. Ma questa pagina di lotta va ricordata come momento di ribellione corale preparato da una complessa serie di circostanze che contribuì in modo determinante allo sbocco insurrezionale.
La disperazione e la rabbia si erano diffuse in tutta Napoli per le distruzioni di una guerra in cui, tanti, troppi italiani non credevano più e che aveva minato la fiducia nel regime. Nel capoluogo campano i continui bombardamenti avevano messo alla prova una popolazione che in quel momento contava circa 200mila senzatetto e tanta gente costretta a vivere sottoterra, senza contare i morti. Si aggiungano la fame, le malattie, i saccheggi da parte dei tedeschi e le condizioni da loro imposte agli abitanti della città: la pena di morte per fucilazione prevista in caso di mancata consegna delle armi e di renitenza al servizio obbligatorio di lavoro in Germania. Una vera e propria deportazione, quest’ultima, nei confronti dei giovani di età compresa tra i 18 e i 33 anni.

C’era poi da difendere la città, le sue infrastrutture e le risorse umane di cui disponeva e che erano indispensabili per la ricostruzione e la ripresa delle attività. Si può poi parlare, in termini di motivazioni di fondo, di un sentimento popolare proteso alla rivolta contro l’inganno fascista che aveva determinato, tra i suoi prodotti diretti e indiretti, la presenza tedesca in città con le sue violenze, i suoi soprusi, i rigori di un’occupazione a sua volta livorosa per quello che era stato vissuto come il voltafaccia degli italiani. Questi temi e sollecitazioni maturarono nella coscienza dei napoletani, né mancò una motivazione politica come indica Luigi Cortesi nell’esempio di quello da lui definito “comunismo spontaneo” partecipe della ribellione insieme al già menzionato sentimento popolare ferito. Va inoltre ricordato il ruolo del giornale “La Barricata” che vedeva nelle Quattro Giornate il proseguimento ideale e concreto al tempo stesso delle lotte risorgimentali e dei combattimenti svoltisi durante la Prima guerra mondiale “contro il nemico germanico di sempre”.
La città decise quindi di liberarsi e lo fece attraverso un’azione compiuta come prodotto di un complesso incrocio di temi e di una sopportazione vissuta all’estremo con estreme conseguenze. Le è valsa, perciò, la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione: “Con un superbo slancio patriottico sapeva ritrovare, in mezzo al lutto e alle rovine, la forza per cacciare dal suolo partenopeo le soldatesche germaniche sfidandone la feroce disumana rappresaglia. Impegnata un’impari lotta col secolare nemico offriva alla patria nelle Quattro Giornate di fine settembre 1943, numerosi eletti figli. Col suo glorioso esempio additava a tutti gli italiani la via verso la libertà, la giustizia, la salvezza della Patria. Napoli, 27 – 30 settembre 1943“.

Napoli ricorda in questi giorni la rivolta partenopea come momento tra i più alti della sua storia. Lo fa con diverse iniziative che sono già svolte o sono previste nella città e in diversi centri della sua area metropolitana, su iniziativa del Comitato provinciale ANPI del capoluogo e di altri soggetti. Tra esse la lezione di storia dedicata all’argomento, da parte del professor Giuseppe Aragno, che ha avuto luogo la sera del 19 settembre presso GalleriArt, spazio autogestito. L’Istituto Campano per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea “Vera Lombardi” organizza per il 29 settembre in collaborazione con la rivista “Infiniti Mondi” un ricordo e commemorazione.
Da parte dell’ANPI sono in programma per il 30 settembre un’iniziativa a Materdei per ricordare Carmine Muselli, tenente dei Granatieri e protagonista delle Quattro Giornate, decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare; il 2 ottobre la proiezione di un documentario incentrato sul recupero della targa dedicata al partigiano Eugenio Blasio presso la Fondazione Focus, a cura di Salvatore Iodice, assessore della Seconda Municipalità, Associazione Miniera; il 9 ottobre avrà luogo la presentazione dell’edizione inglese de “La Barricata”. Si è infine proposto, per il 30 settembre, all’interno dell’ANPI Provinciale, un presidio serale a Porta Capuana, luogo di un episodio di Resistenza ricordato da Pietro Secchia.

L’essenziale è preservare e tramandare delle Quattro Giornate un ricordo che non abbia nulla di agiografico ma che rientri in un’ottica di memoria attiva, che sappia trarre elementi di attualità dalle esperienze del passato e ci faccia riscoprire una voglia di liberazione che di questi tempi appare sempre più necessaria.
Pubblicato domenica 27 Settembre 2026
Stampato il 27/09/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/servizi/le-quattro-giornate-di-napoli-capitolo-eroico-della-lotta-al-nazifascismo/




