
Un passo prima della voragine. Il silenzio prima del caos. La vertigine prima del lancio. La notte prima dell’11 settembre 1973, quando una parte dell’esercito cileno, guidato dal generale Pinochet, stroncò in molto, molto sangue il sogno di democrazia di Unidad Popolar, la coalizione di sinistra guidata dal Presidente Salvador Allende.

La vive il capitano Jorge Silva (un personaggio storico), una delle autorità della scuola di guerra aerea di Santiago del Cile, già paracadutista di grande notorietà: e eroe della maggioranza di governo per aver sventato, tre anni prima, un attentato al Presidente Allende, messo in opera a suo tempo dal colonnello Mario Jahn. Quest’ultimo, trasferito negli Stati Uniti per punizione, è tornato per far parte del gruppo di militari che misero in atto il golpe dell’11 settembre. E Silva si deve confrontare proprio con lui e con il suo riacquisito potere: Jahn sembra non tener conto di quanto accaduto in precedenza, purché il capitano si metta al servizio del regime.

Silva è un personaggio popolare in Cile (a suo tempo ha eseguito un lancio con il paracadute assai spettacolare, atterrando nello stadio di Santiago in occasione di una partita internazionale di calcio), ma soprattutto ha alle spalle la formazione nella famigerata Scuola delle Americhe, dove la CIA addestrava a interrogare, torturare, reprimere con violenza coloro che in vari Paesi dell’America Latina si occupavano di contrastare la dissidenza di sinistra e il marxismo. Una scuola da cui è uscito il fior fiore delle dittature, dai tiranni agli zelanti esecutori dei loro progetti nefasti, che si sono resi colpevoli di crimini contro l’umanità di vario genere e efferatezza.

Il tutto per la realizzazione del Progetto (o Piano) Condor, messo in atto dagli Usa per il controllo del “giardino di casa”, quei Paesi latinoamericani che furono dichiaratamente considerati l’espansione del loro territorio, soprattutto in prospettiva economica. Il tutto origina dalla cosiddetta Dottrina Monroe, dal nome del presidente statunitense che la sancì nel 1823 davanti al Congresso.
La maggior parte della politica estera Usa del XX secolo fu prodotta a partire da questo presupposto, con le conseguenze che ricordiamo bene: una lunga storia di condizionamenti a Stati sovrani, repressioni eterodirette, colpi di stato nei confronti dei governi non allineati. Il tutto a opera di uno dei servizi segreti più famosi e criminali, la Central Intelligence Agency, CIA. Il suo ruolo nel golpe cileno è storicamente accertato, nel solco di quello dell’amministrazione Nixon.

Comincia un sottile gioco dialettico tra il capitano e il colonnello: Silva si trincea dietro alla disponibilità a obbedire agli ordini, l’altro blandisce, minaccia velatamente, opera per metterlo in condizione di uccidere e far uccidere, ricatta soavemente. Jorge viene incaricato della gestione di coloro che, arrestati per lo più a scuola e nelle facoltà universitarie, passano per la scuola aerea (e qui ammassati nell’hangar rosso del titolo, non perché quello sia il suo colore, ma perché in esso si detengono quelli che con il massimo disprezzo vengono classificati comunisti: e subito torturati) per poi essere destinati al tristemente ricordato Estadio Nacional de Chile di Santiago.
In quel luogo furono concentrati buona parte dei dissidenti, alcuni presto destinati a morte, altri a torture feroci (spesso senza che ce ne fosse nessuna utilità: anche questo lo insegnavano alla Scuola delle Americhe?), alla detenzione e al percorso maledetto che conduce a diventare desaparecidos… In quello stadio fu messo termine alla breve e preziosa vita del cantautore Victor Jara, comunista: prima di ammazzarlo gli spezzarono quelle mani che avevano suonato per la libertà e la poesia.
Il conflitto tra Jahn e Silva diviene palese. Prenderà il sopravvento l’istinto di sopravvivenza (anche nella preoccupazione per la moglie Rosa, docente universitaria di sinistra), lo status di militare, la convenienza a far parte di un regime che in quel momento non è possibile sconfiggere, o la propria coscienza di democratico e uomo libero, pur nella dimensione di membro dell’esercito, tenuto quindi a rispettare gerarchia e ordini?

Qui il film vola alto, riportando i dialoghi sul livello del grande quesito della disobbedienza civile e quanto possano resistere i propri valori etici quando ci si trova faccia a faccia con chi incarna il potere peggiore, con il coltello dalla parte del manico. Le didascalie finali ci raccontano come sono poi andate a finire le cose sul piano storico.

Il regista Juan Pablo Sallato è un esordiente ma dirige in maniera straordinaria. Uso del bianco e nero molto efficace, sequenze costruite per lo più su primi piani e dettagli, direzione degli attori (ottima la prova del protagonista Nicolàs Zàrate, con un volto di grande pregnanza) sicura e risolta: una sceneggiatura eccellente, sintetica nel gestire pochi personaggi, ma con la capacità di farci conoscere molti elementi del golpe del 73 (prima di vedere il film date una ripassata ai dati storici).
Ogni tanto la distribuzione italiana ci fa il regalo di far arrivare sui nostri schermi film così. Se possibile, non ve lo perdete. Non sto a ripetervi che, in una fase storica come la nostra, conoscere e ricordare sono gli antidoti più efficaci a contrasto della memoria contraffatta con cui gli aguzzini celebrano quelle che rischiano di essere annoverate come le loro vittorie, non la misura dell’onta definitiva che dovrebbero avere addosso.
Due citazioni, a conclusione.

Henry Kissinger, sempre scampato, purtroppo, a quel Tribunale Internazionale per i Diritti Umani che avrebbe dovuto vederlo più volte a giudizio, ha avuto a suo tempo la sfrontatezza di dichiarare: “Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli”.
Continuo a pensare che ritenere quella statunitense una democrazia compiuta non sia corretto.

Prima di essere ucciso, Victor Jara riuscì a scrivere un ultimo testo. Il grande folksinger e militante statunitense Pete Seeger lo mise in musica con il titolo di Estadio Chile. L’ultima strofa recita così:
«Canto, come mi vieni male
quando devo cantare lo spavento!
Spavento come quello che vivo,
come quello che muoio, spavento
di vedermi fra tanti e tanti
momenti dell’infinito
in cui il silenzio e il grido
sono le mete di questo canto.
Quello che vedo non l’ho mai visto.
Ciò che ho sentito e che sento
farà sbocciare il momento…»

Ciò che ho sentito e che sento farà sbocciare il momento: ci sono donne e uomini che nella speranza, soprattutto nella loro sofferenza e nella loro morte, sono capaci di donarci la motivazione profonda alla lotta e alla resistenza. Le immagini della memoria del lancio di Jorge Silva in mezzo alle nuvole, in direzione del centro del perimetro dello stadio, divengono il simbolo della capacità di essere liberi e serbare sempre coscienza di ciò, una luce anche nei percorsi e nei momenti più difficili.
Quanto a Kissinger penso quello che canta Sting nella sua canzone They dance alone del 1987: essa fa riferimento alla danza Cueca (danza nazionale del Cile), che le donne cilene ballano in segno di lutto, da sole, portando nelle mani le fotografie dei loro cari scomparsi. Quello che le madri di Plaza de Maio hanno fatto per anni, cercando giustizia per compagni e sposi, figli, fratelli, nipoti desaparecidos, ma al contempo difendendo democrazia e dignità dell’Argentina (e non solo).

Cosa canta Sting? Lo cito dalla versione spagnola Ellas danzan solas: Un dia danzaremos. Sobre sus tumbas, libres.
Un giorno danzeremo sulle loro tombe, liberi. Siamo benevoli, sono le tombe – sovente negate – di coloro che furono uccisi, in una memoria riconoscente, resa viva nella punizione dei loro carnefici: ma anche quelle di coloro che ne hanno avuto responsabilità politiche così enormi e maledette. Non festeggeremo le loro morti, perché non siamo come loro: ma faremo festa perché il loro potere è giunto al termine.
Andrea Bigalli, docente di Cinema e teologia all’Istituto superiore di scienze religiose della Toscana
Pubblicato venerdì 6 Novembre 2026
Stampato il 06/11/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/terza-pagina/red-carpet/essere-uomini-o-caporali-il-cile-il-golpe-la-cia/





