(Imagoeconomica, Joyce N. Boghotan)

Con il voto di midterm i Democratici si prendono Camera e Senato e infliggono a Donald Trump una sonora lezione elettorale. Lui, naturalmente, si affretta a negare che sia una bastonata a lui, attribuendo la sconfitta ai candidati repubblicani. E minaccia il veto: l’arma istituzionale di chi ha perso la maggioranza in Congresso, ma conserva le chiavi della Casa Bianca.

L’America, del resto, è una repubblica presidenziale e inquilini della Casa Bianca privi della maggioranza parlamentare hanno governato eccome. A Trump restano poteri considerevoli, soprattutto in politica estera, anche se il Congresso conserverà leve decisive: dai finanziamenti al controllo dell’amministrazione, fino alla possibilità di porre limiti alle iniziative militari.
Abdul El-Sayed El Sayed (Imagoeconomica)

Le midterm hanno cambiato anche il volto dell’America. In Senato, Abdul El-Sayed è il primo musulmano eletto, e Chris Pappas è il primo uomo apertamente gay. Ancora. Keisha Lance Bottoms è la prima donna nera governatrice della Georgia e Deb Haaland la prima donna nativa americana a guidare uno Stato, il New Messico.

Bene. Ma le cose non sono così nette, quando si passa dai diritti civili al tema della guerra.

Mark Rutte, segretario generale Nato, e Volodymyr Zelensky, presidente Ucraina (Imagoeconomica)

Perché cambiano i contrappesi a Washington, non necessariamente la grammatica della potenza: riarmo e “deterrenza” restano parte del lessico della sicurezza made in USA. Sull’Ucraina potrebbe infatti riaprirsi la strada a nuovi finanziamenti militari, anche nel quadro di una NATO che i Democratici vorrebbero più solida e Trump continua a guardare con diffidenza.

(Imagoeconomica)

Su Israele potrebbero trovare più spazio le voci critiche verso il sostegno americano alla linea genocidiaria finora adottata dall’ex governo Netanyahu, mentre sull’Iran resta aperta la partita di un conflitto che ha già pesato sul voto. Gli elettori statunitensi hanno molto guardato il prezzo della benzina e della spesa.

Giorgia Meloni (Imagoeconomica, Alessandro Amoruso)

Prima o poi le urne si riapriranno anche in Italia, anticipate o a scadenza naturale. Giorgia Meloni dovrebbe sapere che da noi la voglia di armi è assai inferiore a quella del governo, mentre il carovita resta fra le grandi preoccupazioni. Tra gli italiani il richiamo alla pace è assai più forte rispetto ai cittadini di oltreoceano e non è detto che abbiano voglia di pagare, oltre alla spesa e alle bollette, anche il conto di una guerra permanente. Al supermercato, si sa, la geopolitica dei potenti non è in offerta.