Nel 2026 la Pastasciutta Antifascista torna nelle piazze italiane, promossa dalle sezioni ANPI come ogni anno. È una tradizione che non ha bisogno di effetti speciali: nasce da un gesto di generosità che la famiglia Cervi compì alla notizia del 25 luglio 1943 quando, in quei tempi di fame e guerra rimediò la farina, prese a credito burro e formaggio, cucinò a Gattatico 380 chili di pasta da offrire a tutta comunità del vicino paese di Campegine per festeggiare la caduta di Mussolini.

La famiglia Cervi

A più di ottant’anni di distanza, quella pastasciutta continua a parlare di Resistenza, memoria, comunità, di un antifascismo che vive anche nella convivialità, nella scelta di stare insieme, nel riconoscersi parte di una storia democratica. Lo farà l’Istituto Alcide Cervi, lo faranno a cominciare dal prossimo week end le ANPI in tutta Italia, dal Nord al Sud, e anche in varie città d’Europa e perfino negli Usa, come momento di incontro capace di coinvolgere generazioni diverse e di tenere insieme paesi, città, circoli, piazze, e altre associazioni.

Interno casa Matteotti (Casa Museo Giacomo Matteotti)

E tuttavia — inutile girarci attorno — pure oggi mala tempora currunt. Quando persino Giacomo Matteotti può essere definito “divisivo”, accade che qualcuno arrivi a giudicare “divisiva” la Pastasciutta Antifascista, divisivo un gesto di condivisione nato per celebrare la fine di una dittatura.

Adelmo Cervi, figlio di Aldo il terzo dei sette fratelli, in un video dell’Istituto Alcide Cervi per dare appuntamento a tutte le pastasciutte 2026 e a quella che si terrà all’Istituto Alcide Cervi di Gattatico, Reggio Emilia

E invece, nel Polesine — proprio la terra del martire antifascista — le realtà promotrici di una delle pastasciutte nel territorio – ANPI, ARCI, CGIL e SPI CGIL provinciali con il patrocinio del Centro Documentazione Polesano e di Libera – hanno dovuto esprimere rammarico e sorpresa per la decisione del Circolo Culturale NOI di Crocetta, legato alla parrocchia di Badia Polesine, di non concedere più lo spazio già concordato per l’iniziativa.

In un comunicato, le associazioni hanno ricordato che a 83 anni dalla storica pastasciuttata di Campegine quel gesto semplice continua a vivere in centinaia di luoghi, unendo generazioni nel ricordo e nell’impegno civile: un’occasione di partecipazione e riflessione sui valori che dovrebbero tenere insieme tutte le persone. Hanno richiamato il fondamento della Repubblica: la Costituzione nata dalla Resistenza, come ha fatto anche il cardinale Matteo Zuppi. Ma se quel particolare appuntamento è annullato – informa la presidente del Comitato provinciale ANPI di Rovigo, Antonella Toffanello – restano confermate le due pastasciutte promosse a Pontecchio Polesine e a Stienta.

Proprio perché mentre nel mondo rombano decine di conflitti, in cui si parla più facilmente il linguaggio della forza di quello del dialogo, la Pastasciutta parla di pace, voglia di vivere e stare insieme, del riconoscersi in una storia che non vuole ripetere gli errori del passato. Parla di dignità, nel senso più semplice e più alto del termine.

(Imagoeconomica)

In un anno come il 2026, le iniziative assumono un significato ancora più forte. Ricordano che l’antifascismo è un principio che si rinnova nei gesti quotidiani, che la democrazia si difende anche così: con la partecipazione, la presenza, la scelta di ritrovarsi attorno a un tavolo.

La Pastasciutta Antifascista sarà, ancora una volta per ribadire che l’antifascismo è una responsabilità condivisa, che si rinnova ogniqualvolta una comunità decide di stare insieme nel segno della Costituzione. Spesso le banchettate saranno precedute da presentazioni di libri, spettacoli, iniziative culturali per riflettere insieme sul presente. Per esempio su una futura legge elettorale che sarebbe un surrogato del derubricato premierato.

Sono iniziative che generano anche ricchezza espressiva, visibile nelle locandine, nei manifesti, nei colori e nelle immagini che accompagnano i tanti appuntamenti che le Sezioni e i Comitati provinciali ANPI propongono in tutta Italia. Una vivacità civile e popolare che raccontiamo attraverso una non esaustiva fotogallery. È la memoria che si fa gesto, e il gesto che si fa comunità.

Buona Pastasciutta Antifascista!


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