(foto Paolo Degan)

La festa nazionale dell’ANPI a Limena ha lasciato un segno che va oltre i giorni della manifestazione: una comunità larga, consapevole, capace di tenere insieme memoria e attualità. Tra dibattiti affollati, incontri inattesi e una partecipazione che ha attraversato generazioni e territori, l’associazione ha mostrato la sua forza civile. Di questo nuovo slancio e delle sfide che attendono l’ANPI parliamo con Vincenzo Calò, della Segreteria nazionale.

Vincenzo Calò, qual è il bilancio complessivo di questa festa nazionale?
È largamente positivo. La festa nazionale dell’ANPI a Limena, cioè a Padova, ha rappresentato una ulteriore occasione per testare la capacità dell’associazione di fare comunità e ribadire la sua funzione di raccordo tra la valorizzazione della memoria e la necessità di renderla attiva in riferimento ai temi dell’attualità. Iniziare la festa in maniera “liturgica”, ovvero con la deposizione dei fiori presso la lapide dove si ricordano i partigiani liminesi e subito dopo offrirsi alle “lusinghe” delle rappresentanze istituzionali (inclusi gli esponenti delle forze politiche di destra), segna il riconoscimento alla storia dell’ANPI e al contempo il suo indiscusso protagonismo oggi. Il merito va al gruppo dirigente, al presidente Pagliarulo a tutti gli iscritti. In quel “Facciamo Resistenza”, slogan della festa, c’è la missione dell’ANPI di ieri, di quella di oggi e di quella di domani.

(foto Alice Perego)

La presenza di tanti giovani, arrivati da tutta Italia, è sembrata un segnale forte. Cosa racconta del futuro dell’ANPI?
Sì, il domani è garantito da loro, che hanno avuto modo di trovarsi e ritrovarsi, che hanno portato una ventata di freschezza e motivazioni e che hanno partecipato attivamente alle varie fasi della festa, oltre sé stessi. Ma non solo da loro. È garantito dalla contaminazione che si è determinata tra vecchie e nuove generazioni, la contaminazione tra territori diversi, tra culture politiche diverse, tra il centro – come si dice – e la periferia. È garantito dal desiderio di guardare avanti, senza dimenticarsi da dove veniamo, facendo propria la lezione della Resistenza.

(Nella foto, quarta da sinistra, la coordinatrice del primo dibattito: Maria Cristina Paoletti, presidente provinciale ANPI Venezia)

Lo ha raccontato bene il dibattito d’apertura coordinato da M. Cristina Paoletti: “Ieri Partigiani, Antifascisti sempre”. Questa è l’ANPI. Orgogliosi di appartenere a un sistema di valori che ci unisce e soprattutto fieri di non aver paura di rivendicarli. A conferma di ciò va citato l’incontro sulle leggi fascistissime svoltosi a Fratta Polesine, presso la Casa Museo di Giacomo Matteotti – curato dall’ANPI di Rovigo e dalla sua presidente Antonella Toffanello – dove inizialmente era prevista la sola presenza di giovani e poi si è trasformata in una occasione di scambio generazionale e di conoscenza reciproca anche coi meno giovani, senza cedere di un solo centimetro sul terreno delle grandi idealità.

E per chi non c’è stato?
Certamente non lo ha scelto, ma credo abbia perso una buona occasione per “fare ANPI”. Eppure c’erano tanti presidenti provinciali, in primis quelli del Veneto, gran parte del gruppo dirigente nazionale, semplici iscritti. Inoltre chi non c’era ha potuto comunque assistere ai dibattitti attraverso il web. Si cresce anche con queste cose!

Negli ultimi anni l’ANPI ha mostrato una vitalità sorprendente. Che cosa raccontano oggi i numeri del tesseramento?
L’ultimo tesseramento dice che raggiungiamo quasi 170.000 iscritti. Un esercito di persone consapevoli e determinate, un esercito di volontari che, come i Partigiani, non hanno atteso che qualcuno li invitasse alla lotta ma hanno semplicemente scelto di non voltarsi dall’altra parte. Essi rappresentano il vero orgoglio per ognuno di noi.

Durante la cinque giorni avete consegnato la tessera dell’ANPI al vescovo di Verona.
Già. Grazie all’impegno dell’ANPI di Verona e del suo presidente Andrea Castagna, si è iscritto all’ANPI Monsignor Domenico Pompili, Vescovo di Verona. È stato al termine di un importante incontro, per suggellare un rapporto iniziato col pontificato di Papa Francesco. Da Limena si è recata a Verona una delegazione dell’Associazione formata dal presidente nazionale, Gianfranco Pagliarulo, da Massimo Bisca e da me stesso, oltre che dal suddetto presidente provinciale ANPI di Verona, Andrea Castagna, e da altri dirigenti veronesi. È stato un incontro cordiale e formativo, durante il quale si è trovata un’intesa sostanziale sui temi della centralità della persona umana e della pace. Abbiamo scoperto un graditissimo compagno di viaggio!

L’organizzazione della festa è stata molto apprezzata. Cosa l’ha resa così efficace?
Ne siamo molto orgogliosi. L’ANPI di Padova e la sua presidente Floriana Rizzetto, Irene Barichello che incarna il senso della festa e le splendide ragioni dello stare insieme, e Massimo Berto che si è dimostrato molto più che un eccellente organizzatore, si sono simbolicamente caricati sulle spalle tutta l’ANPI. Ci hanno dato forza, concretezza e sentimenti positivi, di cui c’è un gran bisogno. Insieme a loro vanno ricordati quei cuori pulsanti operanti in cucina, come in tutta la festa, che hanno ricordato a ognuno di noi il valore della complicità, il bello di cercarsi e di trovarsi, di volersi, perché ce n’è bisogno per essere importanti. Così come è stata fondamentale la presenza della delegazione dell’ANPI nazionale che ha garantito la rappresentanza e la comunicazione, vivendo per quasi una settimana in simbiosi col territorio.

Una visione romantica!
Una visione realistica. Non una semplice impressione. Ti dico questa cosa: in occasione del dibattito su “La Costituente e l’Italia di oggi”, uno degli gli oratori mi raccontava d’aver ricevuto una telefonata da parte di Paola Caridi che il giorno prima aveva partecipato al dibattito su pace e guerra, la quale gli aveva parlato della festa, del dibattito, della “gente dell’ANPI” in modo straordinario. Dunque nessuna vena romantica ma un dato di fatto. Se me lo permetti, non come ci vediamo, ma come ci vedono!

Nei dibattiti sono emersi temi forti: Costituente, diritti, pace, Resistenza. Quali elementi ti sembrano più significativi?
Si è parlato di tanto, direi, non di tutto. Si è parlato delle cose giuste. Siamo nell’80° della Costituente e perciò si è parlato delle radici della nostra Repubblica, ed essendo anche l’80° del voto delle donne, si è parlato dei diritti, soprattutto al femminile. Ce n’è bisogno oggi più che mai. Eccellente al proposito il dibattito coordinato dalla stessa Irene Barichello. Si è posto poi l’accento sui principi costituzionali nel dibattito “La Costituente e l’Italia di oggi”, dove la giornalista Conchita Sannino ha esaltato l’autorevolezza dell’ANPI. E ancora vorrei segnalare il senso della nostra missione, ottimamente espresso nel dibattito “Gli alpini nella Resistenza”, coordinato da Dino Spanghero. Le tematiche internazionali, poi, oltre che nel dibattito specifico del sabato sera, aleggiavano in tutti gli incontri. Al centro la causa del popolo palestinese e di tutti i popoli oppressi. Una nota a parte merita il dibattito conclusivo, coordinato dal nostro presidente nazionale che in un momento di grandi solitudini ha visto confrontarsi le parti sociali (i tre sindacati più importanti e Confindustria). Un bel modo di promuovere la piena attuazione della Costituzione repubblicana.

Accanto ai momenti di confronto, non sono mancati quelli conviviali. Quanto contano per costruire comunità?
Sono stati fondamentali. Non a caso lo spazio più esteso della festa era quello della ristorazione, dove si mangiava bene, si beveva e soprattutto si faceva aggregazione. Ho percepito animi felici, abbracci sinceri e sguardi rivolti al domani, che sussurrano: “è già finita”?

E tu, personalmente, cosa porti a casa da questa festa?
Un animo felice, un abbraccio sincero che sa di calore umano e uno sguardo, puntato sulla coscienza, che ci autorizza ad andare avanti, con la consapevolezza di essere dalla parte giusta e che mi ha insegnato una volta e di più che vale la pena osare.