
Ci sono voluti 138 giorni ma alla fine ce l’abbiamo fatta a ritrovare i familiari di Mario Scanu, per chiudere il cerchio di una storia affascinante che ha come location un campo di prigionia in Australia. Ne avevamo scritto lungamente su “Patria Indipendente” con un ampio corredo di foto e di documenti ufficiali della prigionia.
Tutto era iniziato quando la giovane Emma Hayes aveva contattato la storica australiana Joanne Tapiolas, la persona che ne sa di più al mondo dei prigionieri italiani degli anglosassoni in Australia, India ed Egitto, per rintracciare la famiglia di Mario e consegnargli un fazzoletto da lui dipinto che aveva regalato alla prozia Doreen Massick, infermiera dell’esercito australiano, come segno di gratitudine per le cure prestate nell’ospedale da campo di Hay dopo essere stato ferito gravemente in una rissa. La prozia, prima di passare a miglior vita, lo aveva fortemente richiesto. Joanne, alla quale mi lega un rapporto di amicizia, mi aveva attivato con una mail lo scorso 4 marzo, fornendomi una serie di documenti del periodo bellico.
Mario era nato a Fluminimaggiore (attuale provincia del Sulcis Iglesiente) il 26 giugno 1917, nella miniera di S’acqua bona. Il legame con la località era fragile, essendo collegato al luogo di lavoro del papà. Il filo di Arianna era partito da lì ma con molte difficoltà, disattenzioni (chiamiamole così pro bono pacis et amore Dei) di una serie di enti locali, all’inizio sardi e poi del cosiddetto continente.

L’individuazione dei Comuni contattati di volta in volta era collegata ai luoghi di nascita dei genitori Giuseppe e Filomena Manca, a quelli dove si era trasferita la mamma rimasta prematuramente vedova, a dove aveva aperto un panificio nel dopoguerra con la moglie Natalina Piras, dalle stravaganze e consigli sensati di una miriade di canali social sui quali era stato pubblicato il mio appello. Fino a uno spunto operativo social determinante, in assenza di un valido aiuto della pubblica amministrazione, con l’individuazione di una parente del prigioniero.
Caterina Eleonora Pala, che vive in Sardegna ad Arborea, è la figlia di Anna Rita Orrù, residente a Oristano, la nipote di Mario Scanu. Caterina mi riferisce di un loro trasferimento a Treviso e/o provincia, ma di non disporre di alcun contatto avendoli persi definitivamente di vista dal 1974, l’anno nel quale Mario era morto.
Da qui era partito un frustrante carteggio con il Comune di Treviso e alla fine bingo! anche grazie al servizio della trasmissione RAI Chi l’ha visto e al mio annuncio su un seguito gruppo social. Sullo stesso canale mi scrive Ignazio Scanu, il più piccolo dei tre figli di Mario. Il maggiore, Mauro, è prematuramente scomparso mentre Maria Paola vive nella medesima città.

Dopo poche ore mi contatta, a mezzo mail, Damiano, il figlio di Mauro, che fa il bancario e allena il Nuovo Basket Feltre in serie D. Due giorni dopo, ho incontrato in una località del lago di Garda un emozionato e felice Ignazio, che mi ha raccontato il resto della storia. Aveva 9 anni quando ha perso il papà, pochi per conoscerlo a fondo.

Ricorda un episodio commovente quando, da bambino, gli disse: “Papà, vorrei stare sempre abbracciato a te”. Mario, diventato improvvisamente serio, gli rispose: “Non è possibile perché c’è la morte e il servizio militare”. Probabilmente il riferimento era alle vicende difficili, con l’accoltellamento in prigionia, i cui strascichi per la salute non erano completamente scomparsi.

Avevano aperto un panificio, e successivamente un piccolo negozio di alimentari, a Pirri con la moglie Natalina. Larga parte della clientela, povera e con lavori precari, rimandava sine die il pagamento della merce e Mario non aveva il coraggio di negargliela, trattandosi solitamente di beni di prima necessità. La situazione, con i fornitori che reclamavano il pagamento delle fatture, aveva costretto Mario a cercare fortuna al nord, trasferendosi con la famiglia a Treviso nel 1970. Avevano portato con loro anche i genitori della moglie, Carmela Pala e Raffaele Piras.
“Era stato come sradicare un albero dalla terra”, ci dice Ignazio, con i genitori che troveranno velocemente un’occupazione ma che non dimenticheranno mai la loro Sardegna (e moriranno con la speranza di ritornarci). Erano molto innamorati.

Dopo la scomparsa di Mario per un infarto, il figlio continuerà in maniera insistente a chiedere del papà. La risposta della mamma: “Domani”, ma non gliene parlerà mai più per il dolore che il suo ricordo gli rinnovava. Natalina morirà all’età di 65 anni, giusto il tempo di crescere i loro figlioli e avviarli alla vita.
Ignazio ha scritto, in occasione del cinquantesimo anniversario del loro matrimonio, un libro a loro dedicato dal titolo POpESIE. “Accarezzami mia sposa, stringiti a me in questo sacrosanto mistero che fa nascere l’amore per elevarlo verso il blu…portami nel luogo incantato dove niente accade a far sì che questo momento sopravviva al nostro tempo reale”, alcuni dei versi per ricordare l’amore di questi sposi ritratti in copertina nel giorno del loro matrimonio.

“Grazie al fazzoletto e alla storia di mio padre raccontata dai mass media e gradita dal pubblico, è come se fossero ritornati idealmente in Sardegna, coronando il loro sogno”, sottolinea Ignazio, che continua a esprimere gratitudine nei confronti di Emma Hayes e di Joanne Tapiolas.
Un altro ritratto della felicità è quello di Emma, che si dichiara “sopraffatta da questa notizia” e che peraltro da una decina di giorni è diventata mamma di Alison Reen, l’abbreviazione di Doreen, il nome della prozia. “Questa ricerca non riguarda solo il fazzoletto, ma la storia dei 18.000 prigionieri di guerra italiani inviati in Australia durante la Seconda guerra mondiale. Simboleggia il ricordo della gentilezza e della buona volontà condivise tra persone di entrambe le parti in guerra. Per non dimenticare mai” commenta la storica Joanne Tapiolas, che con Emma si metterà rapidamente in contatto con i familiari per la consegna materiale del fazzoletto. “In tempi brevi verrò in Italia – chiosa Joanne –, ed è la volta buona che impari almeno l’italiano di base”.
Silvio Masullo
Pubblicato giovedì 23 Luglio 2026
Stampato il 23/07/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/servizi/il-ritorno-a-casa-di-un-fazzoletto-di-guerra-la-storia-ritrovata-di-mario-scanu/






