Foto di riconoscimento di Mario Scanu

Un fazzoletto dipinto che viaggia da 83 anni ed è in attesa di trovare la sua collocazione definitiva. Il fazzoletto era stato regalato da Mario Scanu, prigioniero degli anglosassoni nel campo di Hay in Australia, all’infermiera dell’esercito australiano Doreen Massick che prestava servizio nell’ospedale del campo. Mario, classe 1917 originario di Fluminimaggiore nella provincia del Sulcis Iglesiente, era stato accoltellato da un connazionale nell’agosto 1943 nel corso di una rissa tra fazioni di prigionieri. Era stato ricoverato in gravi condizioni fino al 1° ottobre dello stesso anno, mentre il suo accoltellatore troverà la morte l’anno successivo in un’altra rissa.

Bardia

Scanu era stato catturato dalle truppe inglesi e australiane in Libia, probabilmente nel corso della battaglia di Bardia, il 4 gennaio 1941 ad epilogo della fallimentare campagna dell’Africa Orientale italiana, e imprigionato in Australia dopo un primo passaggio in Egitto (vedi scheda in calce).

L’Hay Hospital

Un anno dopo l’accoltellamento nel campo di Hay sarà trasferito nel campo di Murchison 13D, nello Stato di Victoria, dove svolgerà le funzioni di assistente per un ufficiale (tali figure venivano denominate “batman”). Si trattava di un incarico di fiducia a testimonianza del fatto che non avesse alcuna responsabilità nella rissa, tanto da non comparire davanti al tribunale militare e non avere nessun gravame disciplinare. E qui inizia la seconda parte della storia che meriterebbe l’interessamento di un regista.

Doreek Marsik

Doreen, prima di passare a miglior vita, aveva incaricato i familiari di restituire il fazzoletto ai familiari di Mario, scomparso a sua volta nel 1974.

Emma Hayes, pronipote di Doreen, con il fazzoletto incorniciato

Delle volontà di Doreen si fa carico la pronipote Emma Hayes, ingegnere che vive a Canberra, spinta dalla mamma a contattare la storica australiana Joanne Tapiolas che aveva seguito nel corso di un’intervista alla ABC radio Australia.

La storica australiana Joanne Tapiolas

Joanne è la massima autorità storica e divulgativa in materia, avendo peraltro scritto un libro “Walking in their boots” che tratta della vicenda dei prigionieri italiani in Queensland nel periodo 1943-1946. Joanne, che abita a Townsville, ha immediatamente contattato il sottoscritto, essendo legati da un rapporto di collaborazione e amicizia nato durante le mie ricerche su alcuni prigionieri salernitani. Patria Indipendente ha pubblicato la storia di uno di questi, approdata successivamente sui canali RAI.

Prigionieri italiani nel campo Murchison, Stato di Victoria. Scanu è la persona cerchiata

Nel fazzoletto è rappresentato un soldato in uno scenario bellico dell’Africa Orientale, con due aerei che si fronteggiano, agli angoli i simboli del regime nazifascista, lo stemma dei Savoia e il distintivo della sua unità. Il fazzoletto, che reca la data del 22 novembre 1941, è il simbolo delle migliaia di ragazzi “senza storia”, poveri, in prevalenza analfabeti e senza una reale coscienza ideologica, descritti da Italo Calvino ne “Il sentiero dei nidi di ragno”, sbattuti sugli scenari di guerra dal fascismo.

La mia ricerca dei familiari di Mario, iniziata un mese e mezzo fa, è stata a dir poco travagliata innanzitutto per l’assenza di notizie certe sui Comuni di nascita e domicilio dei genitori di Mario, che probabilmente erano soggetti a frequenti spostamenti per lavoro e non a caso Mario è nato in una miniera a Fluminimaggiore.

Una miniera del Sulcis Iglesiente nel 1938

Dalle ultime notizie apprese sembra che, dopo il rientro in patria, si sia sposato con una signora di Pirri (Natalina?), che abbia aperto un panificio con la consorte emigrando successivamente nel nord Italia, lavorando in una fabbrica che realizzava oggetti in vetro.

La mia ricerca dei figli (sembra che siano stati tre) non si è ancora concretizzata, anche per l’assenza di risposte determinanti da parte di alcuni degli enti interpellati, compensata dalle notizie apprese sui canali social. Ma non mi arrendo e questo articolo ne è l’ennesima testimonianza, perché quel fazzoletto è un simbolo delicato della storia immortale e della memoria collettiva. Dei protagonisti, Doreen e Mario, e di una vicenda più grande di loro, l’ennesima ed inutile guerra. Quindi attendiamo segnalazioni utili alla mail silvio.masullo2014@libero.it o ai contatti della redazione di Patria Indipendente per scrivere i titoli di coda di questa storia.                                                                                                                                                                                                       Silvio Masullo


MARIO SCANU, BREVE NOTA BIOGRAFICA

Nato a Fluminimaggiore (attuale provincia del Sulcis Iglesiente) nella miniera di S’acqua bona il 26 giugno 1917 da Giuseppe, minatore, e Filomena Manca, casalinga.

Era stato catturato dalle forze britanniche e australiane in Libia il 4 gennaio 1941 (con molta probabilità durante la battaglia di Bardia) e condotto in un campo di prigionia in Egitto (Middle East POW No. 10436).

Successivamente trasferito dall’Egitto a Sidney (Australia) a bordo della nave Queen Mary. Fu assegnato al campo di prigionia n° 7 di Hay (Nuovo Galles del Sud). Gli fu assegnata la numerazione di prigioniero di guerra australiano: PWI46694.

Il 4 agosto 1943 fu ricoverato nell’ospedale del campo in quanto accoltellato nel corso di una rissa tra prigionieri. Dalle cartelle cliniche risulta “in pericolo di vita”. Sarà dimesso il 1° ottobre 1943. In ospedale conoscerà l’infermiera dell’esercito australiano Doreen Massick alla quale donerà, in segno di gratitudine, un fazzoletto da lui dipinto.

Il 1° agosto 1944 fu trasferito nel campo di Murchison 13D, nello Stato di Victoria.

Il 10 gennaio 1947 venne rimpatriato in Italia con la nave Otranto.

Coniugato, ha avuto tre figli. È deceduto nel 1974.

P.S. In alcuni documenti di archivio viene classificato con il cognome “Scano”. Si ignora la località dove abbia vissuto al rientro in patria. In una scheda, durante la prigionia, viene indicato il nome della mamma (Filomena Manca) con domicilio a Marrubiu, in provincia di Cagliari.