
Un saluto e un ringraziamento alle istituzioni, al Sindaco, a tutte e tutti voi!
Poco fa, al termine della manifestazione di Roma del 25 aprile, da una moto sono stati sparati colpi di pistola ad aria compressa contro due iscritti all’ANPI. questi sono gli squadristi di oggi.

Chi l’avrebbe mai detto che ottant’anni dopo la Repubblica, il voto delle donne, l’Assemblea Costituente, ci saremmo trovati davanti ai mostri dei fascismi nuovi e delle guerre? Chi l’avrebbe mai detto che avremmo visto, ottant’anni dopo, l’orrore di Gaza, l’occupazione della Cisgiordania, l’aggressione all’Iran e al Libano? Che il presidente degli Stati Uniti avrebbe rimproverato il Papa perché ha osato parlare di pace? Chi l’avrebbe mai detto che, dopo il ripugnante scandalo Epstein, si va avanti come se non fosse successo niente, che un grumo di persone ricchissime e potenti si stia comportando come se fosse il proprietario del mondo? Che a distanza di quattro anni dall’invasione gli ucraini avrebbero continuato a morire sotto i bombardamenti russi in Ucraina? Ma basta!
Eppure questo è il nostro tempo, la nostra tragedia.

Ottant’anni fa bisognava ricostruire mezzo mondo e tutta l’Europa. Bisognava ricostruire l’Italia, che il fascismo aveva portato alla catastrofe. E perciò un’altra Italia, opposta a quella delle camicie nere e a quella del regime monarchico liberale di un re fellone.
Il 1946: era l’Italia del dolore dopo la guerra, ma anche della speranza.


Il voto delle donne, certo. Perché le donne della Resistenza avevano dato l’esempio. Perché centinaia di migliaia di donne, in assenza dei loro uomini al fronte, erano diventate capofamiglia di fatto. Perché l’idea di eguaglianza era scritta sulle bandiere della Resistenza.
L’Assemblea costituente, perché la sovranità non poteva più appartenere al re, ma doveva essere consegnata al popolo; perché bisognava definire e nominare i due pilastri della nuova Italia, la pace e il lavoro.
La Repubblica! Perché è la cosa di tutti noi, è la casa di tutti noi, è la forma della comunità di popolo che si chiama Italia.
Allora occorreva soddisfare i bisogni primari e ricostruire comunità e famiglie divise e spesso dissolte dalla guerra. Si avviò la rinascita, ma con un pesantissimo limite: lo Stato non fu defascistizzato, e negli anni successivi si diede vita persino a una sorta di processo alla Resistenza.
Oggi è il 25 aprile. Non è una generica festa della libertà. È la Festa della Liberazione dall’occupazione nazista e dal regime fascista, ed è qui a Milano, capitale della Resistenza, dove ha combattuto Giovanni Pesce, Visone, dove è caduto Eugenio Curiel, che intuì la forma della nuova Italia quando parlò di democrazia progressiva.

Senza quella Liberazione non avremmo avuto nessuna repubblica, nessun voto delle donne, nessuna Assemblea costituente, nessuna libertà. Furono i partigiani combattenti, le donne, in armi, nella logistica, nel vettovagliamento, nel rifugio ai partigiani, i militari italiani all’estero, gli operai in sciopero, i meridionali che combattevano al nord, i sacerdoti, i carabinieri, gli agenti di polizia e della guardia di finanza, gli Internati Militari Italiani; fu resistenza unitaria nei Comitati di liberazione nazionale.
Erano nella grande maggioranza giovani, ragazzi. Ma c’erano anche quelli che avevano combattuto in Spagna nel ’36 per difendere la repubblica nelle Brigate Internazionali di cui celebriamo con orgoglio quest’anno il 90° anniversario, una linea che collega la Resistenza anche all’antifascismo clandestino nel ventennio.

Nessuno ha dimenticato Giacomo Matteotti che fu campione di antifascismo, e campione di pace, e per questo perseguitato ben prima del fascismo. Prima guerra mondiale. Nel maggio del 1915 Matteotti scriveva: “E non veniamo fuori con le ipotesi della guerra di difesa o di una minacciata invasione straniera, a meno che non vogliamo intorbidire le acque!”. Quanto sono attuali queste sue parole!
E Matteotti aggiungeva – pensate, nel 1915! – “Noi siamo partigiani”. Due anni dopo un giovane scriveva: “Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano”. Si chiamava Antonio Gramsci.

Di tutta questa storia siamo eredi, portatori di un’idea di liberazione dai fascismi e dalle guerre, cioè di un’idea di umanesimo integrale. Cosa c’è di umano nell’orrore di Gaza che rimarrà nella storia come uno spartiacque indelebile? Cosa c’è di umano nel progettare un resort di lusso su quel cimitero? Cosa c’è di umano in chi rapisce il presidente del Venezuela, non vuole riconoscere la Palestina e dice che per lui sarebbe un grande onore prendere Cuba, un Paese povero e inerme? Restiamo umani, per favore. E nessuno si permetta di dire che sosteniamo il regime degli Ayatollah contro cui siamo sempre scesi in piazza a difesa delle libertà, dei diritti e della vita delle donne.

Ma basta col doppio standard dell’occidente! Come mai nessuno insorge contro le tante condanne a morte, in qualche caso per decapitazione o per crocifissione, nella monarchia assoluta teocratica dell’Arabia Saudita? O volete che parliamo della condizione delle donne in Qatar, in Kuwait o nella stessa Arabia saudita?

L’attacco all’Iran è una violazione solare e irresponsabile di ogni legge internazionale da parte di due presidenti accecati dal delirio di onnipotenza. E per di più, a sostegno dell’aggressione di Israele e degli Stati Uniti contro la sua patria e la sua città, Teheran. assistiamo al grottesco tentativo di ritorno del figlio dello Scià di Persia, responsabile a sua volta di gravissimi crimini. Una vergogna!

Una balena crede di essere grande, scrive da Gaza il poeta palestinese Marwan Makhoul, ma è piccolissima rispetto all’immensità del mare. Ecco, qualcuno crede di essere il padrone del mondo, ma è niente rispetto al popolo, ai popoli, all’umanità.
Per il blocco di Hormuz, comunque vada a finire, si è già aperta una stagione di ulteriori pesantissime difficoltà economiche e sociali per tutti, ma in particolare per i giovani, le donne, gli operai, gli impiegati, i ceti medi, i pensionati, i disoccupati. Chi sono? Siete voi, siamo noi, il popolo del 25 aprile. Noi siamo Repubblica. Noi siamo Costituzione. Noi siamo speranza di cambiamento.

Sì, c’è una speranza, di nuovo, 80 anni dopo. La speranza ci è consegnata dalla rivolta morale per Gaza di centinaia di migliaia di persone, la speranza ci è consegnata da una nuova generazione che respinge fascismi vecchi e nuovi. Altro che pacificazione di cui straparla Ignazio La Russa! Non solo: questa generazione ripudia la guerra, non tollera razzismi e autoritarismi, difende la Costituzione e la vuole!
La democrazia è in crisi. Certo. Come la difendiamo? La difendiamo potenziando la sanità e la scuola pubblica, dando a salari e pensioni una dignità costituzionale, facendo del lavoro la bandiera del cambiamento e del welfare il primo compito della Repubblica, ricostruendo l’intero sistema industriale, operando nei fatti contro le guerre, per il negoziato, per il disarmo. Insomma, un programma di ricostruzione facendo Costituzione. Così si ridà fiducia nella democrazia.
Ecco, lo diceva agli studenti Calamandrei nel 1955: “La Costituzione contiene in sé un programma politico concordato, diventato legge, che è obbligo realizzare”.
80 anni dopo la Repubblica, uniamoci per realizzare quell’obbligo. È giunto il momento di ricostruire l’Italia per la vita e la dignità delle persone, di tutte le persone, per il lavoro, per la pace. Eravamo, siamo e saremo cittadini e partigiani!
Viva il 25 aprile! Viva i partigiani! Viva la Resistenza! Viva la Costituzione! Viva la repubblica antifascista!
Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale ANPI.
Il discorso per il 25 Aprile 2026 a Milano, in piazza Duomo, dove parlò Pertini nel 1945 all’indomani della Liberazione
Pubblicato giovedì 30 Aprile 2026
Stampato il 30/04/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/idee/editoriali/ottantanni-dopo-la-repubblica-il-dovere-di-restare-umani/


