
“C’è un clima nero di pressione e di intimidazione (…) tipico dei regimi che nella logica delle liste di proscrizione e tipica del regime e nega l’autonomia delle scuole”, scrive Michela Cella, componente della segreteria nazionale ANPI, un clima che avevamo già trovato leggendo le NIN, le Nuove Indicazioni Nazionali; una logica che non si nascondeva certo già nella primavera dell’anno passato alla loro prima uscita, mostrava tutta la visione conservatrice, nazionalista e nozionista, l’ispirazione culturale occidentocentrica, una visione degli studenti del tutto passivi a cui chiedere di guardare al maestro con riverenza. I commenti critici non sono certo mancati, puntuali e diffusi. In quegli stessi mesi è stato pubblicato Pedagogia Partigiana di Ada Gobetti, l’abbiamo letto come una bussola per orientarci, e abbiamo pensato di portare questo libro in uno spazio pubblico, politico e culturale, il pensiero di Ada nella lotta attuale per una pedagogia democratica.
Pedagogia Partigiana, raccolta di articoli curata da Giancarla Sola, è un libro che appare come una sorta di “bussola” attuale e preziosa, come del resto tutti gli scritti di Ada, da tenere come tutti i suoi scritti accanto in questi giorni difficili. La sezione Anpi di Pisa insieme a Mce, associazione di insegnanti e alla Biblioteca Franco Serantini, ha immaginato e preparato un incontro ampio e aperto a più voci del mondo della scuola. Il titolo dalla locandina riportava: “Letture e conversazione a partire da Pedagogia Partigiana di Ada Gobetti”. Come sezione di Pisa dell’ANPI abbiamo costruito questo incontro poco a poco lungo i mesi d’autunno, tra telefonate, incontri e riunioni con vari gruppi di insegnati di ogni ordine, soprattutto insieme al Mce impegnato com’è da decenni anche nella città e nella provincia per una vita scolastica più democratica.

Intanto succede in Toscana che docenti e studenti subiscano ispezioni inviate dal ministro (e sanzioni disciplinari) perché il liceo Montale di Pontedera si è collegato a un webinar nazionale in cui Francesca Albanese prendeva la parola, succede ancora che sempre il ministro del Merito predisponga il commissariamento dell’Ufficio Scolastico regionale per il dimensionamento delle scuole in Umbria in Toscana (forse regioni di sinistra?).
Pomeriggio alla Casa del Popolo di Putignano, quartiere di Pisa, formiamo un cerchio di sedie che continua ad allargarsi, finché non ci sono più sedie e tanti restano in piedi. Un incontro che precede e inaugura il corso di formazione del Mce, che si rivela ricco di interventi, contributi, domande, aneddoti, proposte, impegni…Abbiamo invitato a raggiungerci e a commentare il libro con noi anche il nipote di Ada, Andrea Gobetti, prefatore del libro. “Con gioia accolgo il vostro invito – ci ha risposto – anch’io ritengo importante che il pensiero di mia nonna resti attuale nella lotta per una pedagogia democratica; quello che cinquanta, sessant’anni fa era profetico oggi ci pone nella drammatica necessità d’un rimedio, d’un sviluppo di iniziative raramente sperimentate.”
Mariangela Priarolo per la Biblioteca Franco Serantini e Ilaria Sabatini per l’Mce aprono l’incontro portando anche racconti di esperienze nella scuola, insieme ad ANPI, poiché siamo radicati nel nostro statuto che sottolinea un focus centrale nel promuovere attività educative e sociali. Conosciamo la storia di Ada Gobetti, la voce di una donna che la cui esistenza è stata interprete delle molteplici declinazioni della Resistenza: nata nel 1902 a 16 anni incontra Piero; insieme animano e scrivono a Torino riviste e iniziative con il loro pensiero antifascista, Piero subisce persecuzioni da parte dei fascisti, ripara a Parigi dove muore nel 1926, mentre Ada resta a Torino con il figlio Paolo. Ada Gobetti poi continuerà a insegnare, avrà un ruolo importante nella Resistenza in Piemonte, sarà vice sindaca di Torino subito dopo la liberazione nominata dal CLN prima ancora delle elezioni. Sarà componente del Consiglio nazionale dell’ANPI.
Questa raccolta di testi tratti da Il Giornale dei genitori, fondato nel 1959, riporta articoli scritti interloquendo costantemente con i lettori e le lettrici, proponendoli in uno stile molto diretto mostrando una pedagogia per gli adulti, un’educazione rivolta agli adulti, non ai bambini ai ragazzi tradizionalmente destinatari, “educare significa preparare, aiutare a vivere (…) l’educatore – sia esso padre o madre, maestro, medico, organizzatore, può insegnare al fanciullo ad avere fede in se stesso e e negli altri(..) che la libertà deve servire per vivere insieme”. La libertà per vivere insieme questa è la costante espressione della consapevolezza che Ada aveva e voleva che avessimo dello stretto collegamento tra la scuola e la società, la scuola e la vita, il senso di educazione democratica che ripudia l’identificazione della virtù con l’obbedienza passiva, con il conformismo.
Scrive sul Giornale dei Genitori dal 1959 al 1968 spesso richiamando le esperienze e la presenza di maestri eccezionali, fa spesso riferimento al Mce, e noi ricordiamo i tanti maestri eccezionali della nostra scuola: Don Milani ma anche il maestro Manzi, Emma Castelnuovo e Mario Lodi.

Già aprendo il libro restiamo colpiti dall’indice degli articoli qui raccolti: venti brevi testi che mettono subito a fuoco alcuni temi che oggi sono vivi per noi: Fiducia nei giovani (appunto!), Analfabetismo sessuale (nella scuola che vuole questo ministero?), All’armi siam fascisti! E Quando non si deve obbedire per chiudere con il suo ultimo, il più ricordato e menzionato da allora: Gli studenti hanno ragione, pubblicato nel 1968! Un indice che è come una mappa.

In apertura dell’incontro alla Casa del Popolo, Andrea Gobetti interviene, un accento piemontese e lo sguardo rivolto a tutti intorno: “Sono stupefatto di parlare di educazione, mio padre e io d’accordo con lei abbiamo fatto cose che partigiane erano davvero; io sono uno speleologo; mia nonna è stata una che diceva che la scuola era una botte dell’aceto, che qualsiasi cosa nuova si metteva dentro finché non pulisci la botte anche le cose nuove diventano acide. Ero un bambino piccolo quando a casa nostra passavano questi personaggi dell’educazione, perché Il Giornale dei Genitori lo faceva in casa; lei lavorava tanto, scriveva, ragionava, parlava, incontrava, faceva incontrare la gente, aveva questa idea che le cose hanno senso se si incontrano le persone attive, e chiunque può prendere delle posizioni, può prendere dei ruoli, può far funzionare le cose. Era una grande organizzatrice, aveva imparato a organizzare le cose quando era molto più difficile. Mia nonna ha scritto che non aveva un pensiero politico aveva delle certezze morali. L’educazione partigiana veniva da quel momento in cui si sono messi d’accordo tutti preti e mangiapreti, combattenti e donne, operai e studenti.
Tutti i bambini del paese venivano a casa nostra, mia nonna aveva l’unica televisione del paese, era casa e paese, e tutti messi insieme. Mia nonna ha sempre parlato con tutti con la stessa voce: col muratore con il presidente della Repubblica, non ha mai cambiato opinione e anche di questo bisogna darle merito. L’argomento educazione è l’argomento principale di tutto ciò. Ne esco come speleologo, io che vado nelle grotte, faccio ricerche proibite perché non si ricava denaro, non si guadagna niente”.

Dalla sua prefazione al libro: “Talvolta durante le nostre feste di compleanno la casa si trasformava in teatro e diventavano attori per favole, storielle, personaggi molto noti negli anni dell’antifascismo, la guerra partigiana e la liberazione. Si divertivano moltissimo, non c’era la retorica dei discorsi, dei ricordi tristi, o la rabbia per non essere riusciti a cambiare di più l’Italia veniva stemperata nell’impegno a provarci ancora. Leggere ancora mia nonna mi dà il sempiterno piacere delle parole chiare della semplicità ad applicarle. Ada era centrale in tutto quello che faceva, naturale che la sua casa sia stata sempre piena di gente, donne, uomini importanti di quelli che avevano fatto la Resistenza e combattevano ancora oggi che sia da temere da morire il fascismo, la cancellazione della libertà. Come sappiamo le vicende del nostro Paese e del mondo non hanno seguito le speranze di Ada, lo spettro irraggiungibile di una sicurezza totale, ancora oggi fa preferire uno schema autoritario con tutte le intenzioni di fagocitare il mondo in guerra senza fine ai piaceri e le responsabilità di scelte libertarie”.
La conversazione è proseguita con gli interventi delle insegnanti Mariangela Priarolo e Ilaria Sabatini che hanno commentato e sottolineato pensieri che nel testo di Ada suggerivano nessi con le vicende di oggi, suggerivano anche come guardare ancora in modo nuovo a situazioni note.

Così gli interventi, che di seguito sintetizziamo, evidenziano il fatto che ci troviamo a leggere il punto di vista di una profonda educatrice; questi testi ci spingono a riappropriarci del ruolo educativo. Ci invitano a capire come e perché dobbiamo sostenere i figli nelle loro battaglie, in particolare quando Ada Gobetti sottolinea l’importanza di rivendicare i diritti di essere uomini veramente liberi, che sapranno usare l’arma della disobbedienza non soltanto contro l’impiego di armi atomiche ma anche contro ogni forma di ingiustizia, di sfruttamento, di pregiudizio. Disubbidienza è un termine forte che oggi sentiamo che non piace tanto e invece citando un altro grande educatore a cui facciamo sempre riferimento Don Milani, lui scriveva l’obbedienza non è più una virtù.

La direzione attuale sembra opposta, purtroppo ci troviamo di fronte a una società che condanna, lo fa molto frequentemente senza prendersi di fatto la propria responsabilità e con un atteggiamento non propositivo nei confronti dei giovani. Lo vediamo nelle Nuove Indicazioni Nazionali perché esprimono un’ottica che è più punitiva che di fiducia verso il mondo della scuola; invece è bello sentire le parole di Ada come una vera e propria educatrice, che parla sempre in positivo, che dà fiducia a ogni essere umano e ancor più verso i giovani. Studiamo i ragazzi con cui veniamo a contatto e vedremo in esso i tesori di attività, di generosità e di entusiasmo che certamente contraddicono ogni generica condanna; questa fiducia deve caratterizzare ogni educatore; Ada si sofferma su aspetti che oggi sono ancora più esasperati: solitudine e difficoltà nelle relazioni tra generazioni, invita a riconoscere i limiti del mondo degli adulti ,cita una lettera di una studentessa di diciott’anni “gli educatori devono essere liberi essi stessi non insegnarci a essere liberi”.
Suggerisce un percorso per tutti “portare avanti la nostra battaglia”. Aggiungerei “la loro”, quella dei ragazzi, che viviamo insieme; che sia un aiuto a superare la solitudine e l’isolamento; una pedagogia nuova deve avere radici nell’azione comune. Ada ancora invita gli insegnanti o non trovare scuse: è vero che la scuola ha tante carenze, di investimenti è l’oggetto di tagli continui, ma questo, dice Ada, non può giustificare un atteggiamento disilluso, disfattista, perché per rinnovare la società un ruolo fondamentale lo ha la scuola, e “l’insegnante può nella sua classe creare un’atmosfera alternativa e senza paura difendere e promuovere la democrazia in ogni campo”. Quindi la bussola è sicuramente la democrazia, quei principi con cui loro hanno ricostruito il nostro paese. Un riferimento ovvio anche per noi, per esempio in Mce noi lavoriamo con i principi della Costituzione.

Per fare questo, dice Ada, perché la scuola sia democratica, bisogna abbattere i muri che separano gli insegnanti dai ragazzi, la scuola dalla vita, scrive che la vita deve entrare dentro la scuola. Invece ancora oggi sembra che i giovani debbano conformarsi a questo modello imposto dagli adulti, modello che oggi è fortemente in crisi: non ci sono certezze lavorative, economiche, la salute, la cura, la pace; quale potrebbe essere il modello a cui conformarsi? La domanda è: perché la società adulta non riconosce la profonda crisi in cui versa mettendosi in ascolto del pensiero critico e creativo dei giovani, che, come dice Ada, hanno insieme questo senso di ribellione, questa lotta che a cui si dovrebbe dare spazio.
Possiamo riprendere con lei il termine antico di educazione, ex ducere, condurre fuori, far nascere, non istruire, non ti dico come vivere. “Il silenzio dei giovani” è un articolo spiazzante per noi oggi, noi insegnanti lo sentiamo questo silenzio, che tante volte è un urlo sconvolgente, Ada ci interroga anche su questo e ci sprona a non giudicarlo, a non costringerlo in categorie; ci invita invece ad accoglierlo come un segnale forte, come in realtà una richiesta di dialogo, di comunicazione fatta agli adulti, agli insegnanti e ai genitori. Ada parla molto della relazione tra generazioni, e del senso di inadeguatezza dei genitori che lasciano un po’ correre, non si pongono come guida autorevole, ci spinge come adulti a cercare di recuperare il nostro ruolo, di portare ideali, convinzioni morali, coerenze. Ada scrive in n tempo vicino alla Resistenza, un periodo in cui gli ideali si sentivano ancora forti, lei con molta lucidità li esprime.

C’è un bell’articolo sulla Costituzione in cui riprende il famoso discorso di Calamandrei agli studenti del 1955: “Però, vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità”. Cioè la volontà l’impegno e la speranza. Questo è l’appello e oggi non basta, bisogna farla vivere, difenderla, questo è il fulcro del Mce e la democrazia è il nostro progetto educativo la partecipazione, I care, la vita pubblica politica tra i giovani, con i ragazzi, anche con i più piccoli.
Adriana Nannicini, presidente Sezione ANPI città di Pisa
Pubblicato mercoledì 15 Aprile 2026
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