
Abbiamo chiesto agli studenti e alle studentesse della 5 SIA e AFM dell’istituto Umberto I di Ascoli Piceno di raccontarci la loro esperienza. Ecco che cosa ci hanno detto in questa intervista collettiva.
Il vostro lavoro si è sviluppato all’interno del progetto Memoria viva. Come è nata questa esperienza e in che modo ha cambiato la vostra percezione della storia, portandola fuori dalle aule scolastiche?

L’esperienza che abbiamo vissuto tra i banchi di scuola non si è limitata alla consueta trasmissione di saperi; è stata, piuttosto, un’immersione profonda in un viaggio che ha attraversato il tempo per scuotere la nostra coscienza civile. Il progetto Memoria viva — nato dalla preziosa sinergia tra SPI-CGIL, la Rete degli Studenti Medi, l’ISML e l’ANPI, nell’ambito del concorso nazionale L’anziano si racconta — ha coinvolto cinque istituti superiori del territorio con un obiettivo che definire ambizioso è riduttivo: trasformare la storia della Resistenza da arida nozione scolastica a eredità pulsante del nostro presente.
L’idea di fondo è stata quella di abbattere le pareti dell’aula per far dialogare il passato dei testimoni con il futuro dei giovani, rendendo la storia una materia viva, capace di interrogare le nostre scelte quotidiane.

Un passaggio fondamentale del vostro percorso è stato il contatto diretto con i luoghi e i testimoni. Cosa avete provato nello scoprire la storia dei partigiani del vostro territorio?
Il percorso ha preso il via con una serie di incontri fondamentali guidati da esperti, storici e testimoni diretti. Attraverso le loro voci, abbiamo iniziato a percepire che la libertà e la democrazia non sono regali piovuti dal cielo o conquiste scontate, ma i frutti preziosi e fragili di un sacrificio consapevole.
Particolarmente toccante è stato lo studio del ruolo dei partigiani di Ascoli Piceno. Scoprire che ragazzi poco più grandi di noi, in un’epoca di oscurità, trovarono il coraggio di scegliere il rischio estremo pur di stare “dalla parte giusta”, ha stravolto la nostra prospettiva. Improvvisamente, la toponomastica della nostra città è cambiata: le vie che percorriamo per andare a scuola, le piazze dei nostri incontri e i monumenti su cui spesso posiamo lo sguardo distrattamente, hanno smesso di essere semplici nomi su una targa. Sono diventati frammenti di un mosaico più ampio, testimonianze di una lotta che ci circonda e che ci appartiene.

Per rielaborare questa memoria avete scelto un linguaggio insolito per la storiografia classica: la musica. Come avete strutturato il lavoro per trasformare i documenti d’archivio in un brano moderno?
Da questa profonda riflessione – la convinzione che la memoria non sia roba vecchia, ma il motore immobile del nostro oggi – è nata l’esigenza di tradurre quanto appreso in un linguaggio che sentissimo davvero nostro. Abbiamo scelto la musica, il codice universale della nostra generazione, per dare nuova linfa alla storia. Il nostro lavoro si è articolato in quattro fasi cruciali, ognuna delle quali ha rappresentato un tassello fondamentale di crescita. Analisi e Immersione: suddivisi in piccoli gruppi di lavoro, ci siamo immersi nello studio dei documenti e dei materiali visionati durante la mostra presso l’Istituto Provinciale di Storia per il Movimento di Liberazione di Ascoli Piceno. Questa fase di scavo d’archivio è stata essenziale per dotare il nostro brano di basi storiche inattaccabili; Composizione del Testo: tradurre i concetti di libertà, lotta e sacrificio in versi non è stato semplice. Abbiamo cercato di scrivere un testo che non fosse puramente descrittivo, ma che riuscisse a richiamare l’urgenza emotiva e l’essenza della lotta partigiana; Ricerca Sonora: la scelta del tappeto musicale, del ritmo e della melodia è stata studiata per trasmettere l’energia del messaggio. Volevamo un suono che battesse come un cuore moderno in una storia antica; Produzione Tecnica: il montaggio finale ha rappresentato la chiusura del cerchio, dove parole, suoni e campionamenti si sono fusi in un’opera compiuta, pronta per essere condivisa.

Mettere insieme così tante teste e sensibilità diverse non deve essere stato facile, allo stesso modo deve essere stata una nella sfida far convivere la metrica musicale con il rigore dei fatti storici.
Il processo creativo è stato un laboratorio di democrazia pratica. Non sono mancati i momenti di tensione e le sfide: dopo numerosi confronti e diverse versioni del brano, siamo giunti a un accordo collettivo sul risultato finale. La difficoltà maggiore è risieduta nella selezione del linguaggio: la nostra missione era rifuggire la retorica polverosa. Cercavamo parole che fossero incisive, moderne e capaci di arrivare ai nostri coetanei senza suonare come un vecchio comizio. Far incastrare i fatti storici rilevanti con la metrica, le rime e la tessitura ritmica ha richiesto un notevole sforzo di sintesi e una spiccata sensibilità estetica.

Al termine di questo viaggio, cosa portate con voi? Qual è il messaggio che la vostra canzone vuole lanciare a chi la ascolta oggi?
Studiare la storia esclusivamente sui libri può farla apparire distante, quasi astratta, come se appartenesse a un altro pianeta. Trasformarla in arte, invece, la rende nostra. Questo progetto ci ha regalato una nuova consapevolezza sui diritti di cui godiamo ogni giorno — spesso senza darvi peso — e la soddisfazione immensa di aver costruito qualcosa di concreto e collettivo.
Oggi sentiamo che il passato non è più un compartimento stagno da studiare per l’interrogazione, ma un ponte che dobbiamo percorrere con frequenza per orientarci nel caos del presente. La nostra canzone è molto più di un esercizio scolastico: è un invito a non restare indifferenti, un monito a saper riconoscere i segnali dell’autoritarismo o dell’ingiustizia che riaffiorano ciclicamente. Solo tenendo accesa la fiamma della memoria possiamo sperare di non ripetere gli errori di ieri, continuando a camminare, a testa alta, sulla strada della libertà.
E ora, non resta che ascoltarla, questa Memoria Viva!
Ringraziamo per l’ottimo lavoro svolto e per questa intervista le studentesse e gli studenti della 5 SIA e AFM dell’istituto Umberto I di Ascoli Piceno e le loro docenti, prof.sse Giuseppina Ferretti e Lorena Mariotti.
Pubblicato lunedì 25 Maggio 2026
Stampato il 25/05/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/cittadinanza-attiva/la-resistenza-suona-forte-ad-ascoli-piceno-i-giovani-cantano-una-memoria-viva/




